FRAMMENTI D’AZZURRO

È iniziata la stagione del rinnovamento

Sembra che la stagione che sta per iniziare dovrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo per il Napoli di De Laurentiis

di Giovanni Gaudiano

Il ritiro precampionato del Napoli sta per concludersi. La nuova sede così vicina alla città ha favorito, nonostante il periodo, un afflusso copioso ed un ricambio continuo da parte dei tifosi partenopei.
I temi sui quali discutere a questo punto sarebbero: che campionato vedremo, quanti spettatori potranno occupare le gradinate degli stadi, come verrà gestita la quarantena se il contagio dovesse ripresentarsi in una forma aggressiva e come saranno gestiti i viaggi per le nazionali e per la ripresa delle competizioni europee ed i relativi ritorni in sede dei convocati.
La voglia di scrivere di queste cose però è poca. I contorni di tutto quello che è accaduto sono ancora nebulosi e spesso appaiono inspiegabili.
Lo sport, ed il calcio in particolare, è sempre stato un’occasione per coinvolgere le masse, per alimentare passioni durature, antagonismi ed a volte anche sfegatati campanilismi ma il nostro sport nazionale è stato sempre e soprattutto voglia di competere, di misurarsi.
Pur sapendo di dover fare i conti con qualcosa di imprevisto, un incubo che pare non voglia ritornare nell’oblio, è necessario voltare pagina e dedicarsi a sviluppare discorsi sul gioco, sui confronti, sul dopo partita infuocato e polemico, quello che costituisce molto spesso il sale di questo meraviglioso gioco.
Parlando del Napoli di Aurelio De Laurentiis, sembra che la stagione che sta per iniziare dovrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo.
La scelta del tecnico anche se a campionato in corso, le parole del presidente hanno lasciato intendere nei mesi scorsi che si sarebbe puntato ad una riprogrammazione, ad uno svecchiamento.
Qualche scricchiolio però trapela dalle segrete stanze. Il contratto non ancora rinnovato all’allenatore, la cui volontà peraltro sembra tentennare di fronte alle abituali clausole che la società inserisce nei contratti, non è un segnale positivo, non garantisce la continuità della conduzione e soprattutto non lascia intendere che si tratti davvero dell’inizio di un nuovo ciclo.
De Laurentiis sembra tranquillo, forse anche perché la presa di posizione di Gattuso lo mette in condizione di limitare gli investimenti previsti e spendere di meno. Ci permettiamo di dire che sarebbe un clamoroso errore avviare il motore con il freno a mano tirato, sarebbe l’ennesima dimostrazione di una politica poco competitiva in campo e solo molto redditizia in amministrazione.
È augurabile che quanto prima venga fatta chiarezza e nel frattempo noi ci dedichiamo a parlare dell’attacco del Napoli.
Di quello che è stato, dei giocatori che lo hanno composto e di quelli che dovranno riportarlo a livelli accettabili.
Non è un caso che nella stagione da poco conclusa gli azzurri abbiano realizzato in campionato solo 61 reti con una flessione che negli ultimi anni è apparsa inesorabile. Si è passati infatti dagli 80 gol del 2014-15 ed al record dell’anno seguente di 94 segnature ai 77 del 2017-18 ed ai 74 del 2018-19. Solo nel 2013-2014 si era segnato di meno con 54 reti e con la zona Champions fallita sia pur solo all’ultima partita.

La statistica in questo caso aiuta a comprendere e se analizzassimo quella dei gol subiti, lo faremo quando sarà chiara la rosa della nuova difesa azzurra, sarebbe ancora più evidente come il rendimento del Napoli abbia subito un’erosione dovuta forse alla stanchezza di alcuni uomini, ad un modulo non più applicabile e soprattutto a qualche investimento non del tutto riuscito.
Senza voler cercare il solito colpevole, giusto per parlare, è necessario prendere coscienza invece di come una stagione sia finita. Di come un tipo di gioco gradito e adeguato ad una certa rosa forse debba andare in soffitta per evitare di replicare qualcosa di superato. Il Napoli che ha preso Osimhen deve programmare un gioco che ne possa valorizzare le qualità. Un tipo di gioco dove la profondità, la velocità ed il sostegno ad una punta forte fisicamente, rapida, predatore inesorabile in area di rigore, capace quindi di creare spazi al limite ai tiratori dalla media distanza (Mertens, Fabian Ruiz, Zielinski, Politano) siano fondamentali nello schema d’attacco.
Se questo rinnovamento sarà disatteso, l’annata potrebbe svilupparsi negativamente con una serie di conseguenze che ci si augura non abbiano a verificarsi. Se la società invece si muoverà sul mercato come pare e se arriveranno un certo tipo di giocatori funzionali ad un gioco di tipo più europeo, come quello che si è avuto modo di vedere nelle finali europee organizzate in Portogallo e in Germania, l’allenatore sarà chiamato a favorire questa scelta senza soffermarsi su beghe di spogliatoio. Potrà dimostrare facilmente di avere iniziato un tale percorso partendo proprio dalla posizione del portiere, si dice di solito che si inizia a contare proprio dal numero 1, sul quale c’è poco da discutere, viste le carenze tecniche mostrate in varie occasioni da Ospina opposte ad una classe, ad una innata capacità di un ragazzo come Alex Meret, sul quale scommettono da tempo gente come Zoff e Iezzo, due portieri che appartengono alla incancellabile storia del Napoli.

pubblicato su Napoli nr. 29 del 30 agosto 2020