IL RICORDO

Due anni fa la presa di Torino

Il triste epilogo di quel campionato non ha cancellato il ricordo dell’impresa dello Stadium firmata Koulibaly

di Bruno Marchionibus

Torino, 22 aprile 2018. A cinque giornate dalla conclusione di una stagione interminabile allo Stadium si gioca Juventus-Napoli, con i bianconeri a più quattro in classifica dagli avversari e gli azzurri che, per riaprire il discorso Scudetto, hanno come unico risultato possibile la vittoria. La partita è andata via veloce; i partenopei, come da loro filosofia, hanno tenuto il pallino del gioco in mano dal primo al novantesimo, ma non sono mai riusciti a sfondare il muro difensivo eretto da Allegri, che sta così portando a casa quello zero a zero per cui avrebbe firmato prima del match. Quando mancano una manciata di secondi più recupero al triplice fischio di Rocchi, però, il Napoli può battere un calcio d’angolo con Callejon; è, di fatto, l’ultima opportunità per non farsi sfuggire il sogno Scudetto dalle mani e per dimostrare che no, lo spettacolo non ha successo solo al circo, ma qualche volta può avere la meglio rispetto al cinico ideale de “conta solo il risultato” anche sul campo da gioco.
La primavera, a dire la verità, aveva mostrato un Napoli stanco e abbastanza teso, condizionato dal mancato mercato di gennaio, da rotazioni ridotte e forse dalla poca abitudine a giocarsi un traguardo così importante con una corazzata come quella bianconera, portatasi in testa alla graduatoria nel primo weekend di marzo. Ma nonostante questo, Mertens e compagni al sogno di riportare il titolo in riva al Golfo, accarezzato per mesi vissuti da capolista con vittorie in goleada su tutti i campi d’Italia, erano rimasti aggrappati con le unghie e con i denti anche quando sembrava impossibile farlo. Non avevano ceduto, i ragazzi di mister Sarri, quando sotto in casa col Chievo a due minuti dalla fine avevano saputo ribaltare completamente la situazione con Milik e con un eurogol di Diawara. E non avevano ceduto nemmeno quando, in svantaggio nuovamente a Fuorigrotta con l’Udinese, arrivata la notizia del pareggio del Crotone contro la Juve erano stati trascinati da un San Paolo ribollente a segnare tre gol in mezz’ora.

Adesso i sogni, le speranze, tutto il lavoro fatto in quei lunghi mesi si trovava ridotto a un istante, un’ultima occasione, un corner per provare davvero a “entrare nel Palazzo” passando dall’ingresso principale. Josè Callejon batte, e la traiettoria dello spagnolo taglia l’area juventina in maniera perfetta. È un attimo, l’intero popolo napoletano trattiene il respiro, finché tra le maglie bianconere si fa largo con un salto verso il cielo Kalidou Koulibaly. Il senegalese è imperioso, stacca in maniera così perentoria che Benatia, avanti a lui, non ha il tempo neanche di provare a contrastarlo. Il colpo di testa di Kalidou è una sassata che trafigge la porta di Buffon; rete, 1 a 0, il Napoli ce l’ha fatta, il sogno non si è ancora spento.
Gli azzurri manterranno il risultato per i restanti minuti di recupero, e regaleranno ai propri tifosi ed alla città tutta una notte, con migliaia di persone accorse a salutare i propri eroi al rientro a Capodichino, ed anzi una settimana intera vissuta camminando tre metri sopra al cielo, con la convinzione che sì, per una volta davvero la storia potesse essere riscritta e potesse cambiare protagonista. L’epilogo di quei giorni e di quel campionato è cosa nota; a San Siro, il sabato seguente, delle decisioni difficilmente spiegabili di Orsato e delle sostituzioni parimenti poco comprensibili di Spalletti condizioneranno pesantemente un Inter-Juve che i nerazzurri, in dieci da metà primo tempo, stavano per portare a casa fino a pochi attimi dalla fine prima di farsi riprendere e superare da Cuadrado ed Higuain. Il giorno dopo, a Firenze, un Napoli ancora scosso da quanto accaduto al Meazza di fatto con la testa non scenderà in campo, e verrà surclassato dai Viola e dal Cholito Simeone. Rimarranno, negli occhi e nei cuori azzurri, il rimpianto, le lacrime e quella sensazione di essersi visti scivolare dalle mani un qualcosa che mai come in quella circostanza il gruppo partenopeo avrebbe davvero meritato di raggiungere. Ma rimarranno anche le emozioni, la bellezza, la consapevolezza di ciò che è stato e l’orgoglio di essersi spinti oltre i propri limiti; queste nessun Inter-Juve le ha cancellate né le cancellerà mai.

pubblicato il 22 aprile 2020