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Dries Mertens: riconfermarlo o salutarlo?

Il belga ha dato tanto al Napoli. Mancano pochi mesi alla scadenza del contratto ma la domanda supera l’offerta

di Lorenzo Gaudiano

Il pallone rimbalza veloce sul prato di Anfield, Mertens lo rincorre e dopo uno sguardo rapido ad Alisson calcia. Il portiere del Liverpool può soltanto stare a guardare, quel tiro è troppo forte e preciso, persino inaspettato per la posizione defilata da cui è partito. È il gol del vantaggio del Napoli, un’autentica magia, destinata a rimanere nella memoria dei tifosi.
Il “folletto belga” colpisce ancora, da anni la piazza partenopea è abituata a questi colpi. Come tutti i folletti della tradizione popolare, che hanno il dono di rendersi invisibili e predire il futuro, Dries ha poteri magici. Sa sfuggire ai difensori avversari, intuisce il momento giusto per servire un compagno grazie alla sua visione di gioco e si fa trovare sempre nella posizione più opportuna quando tocca a lui ricevere il pallone e andare in gol. Da anni è il simbolo di un ciclo che ha portato a Napoli una Coppa Italia ed una Supercoppa, di un calcio spettacolo che ha incantato l’Europa intera e di una nazionale che non riesce a fare a meno di lui nonostante la grandissima abbondanza di talenti proprio in attacco.

L’altezza non è tutto

È nella città belga di Lovanio, sede storica della famosa Stella Artois e battezzata in seguito come capitale della birra, che ha inizio la storia di Mertens. Il padre Herman è uno sportivo con la passione per la ginnastica a corpo libero, dove per cinque volte diventa campione nazionale; la madre invece è docente universitaria di pedagogia. A differenza dei due fratelli, Dries ama giocare a calcio e dimostra subito a tutti di possedere un grande talento, anche se madre natura purtroppo non gli ha donato il più robusto dei fisici. Il ragazzo però è caparbio e riesce a catturare nel 1998 l’attenzione degli osservatori dell’Anderlecht. Passano gli anni ma Mertens non cresce fisicamente e la squadra della capitale lo lascia andare. Il Gent gli dà una possibilità mandandolo in prestito all’Eendracht Alst ma alla fine il belga viene nuovamente scartato, nonostante sia stato nominato miglior talento della terza divisione. Queste prime delusioni comunque non lo abbattono, Dries continua ad avere speranza. Sa che per ritagliarsi il suo posto nel mondo del calcio dovrà farsi largo con qualche spintone in più e maggiore cattiveria agonistica.

Più di un “nano da giardino”

Mertens lascia il Belgio per trasferirsi in Olanda. L’ottimo campionato in seconda divisione con l’AGOOV di Apeldoorn, che oggi non esiste più, comincia ad attirare su di lui le attenzioni non sempre lusinghiere di numerosi osservatori. Tra questi quella di Henk Grim del Nec Nijmegen che lo boccia definendolo “nano da giardino”. Ad un simile giudizio tutti si sarebbero scoraggiati, Dries no. Come sempre, comincia a ridere e ritorna ad allenarsi con lo stesso spirito e la stessa determinazione. Arrivano poi l’Utrecht e il Psv Eindhoven, con cui si affaccia sui palcoscenici europei. Mertens sta arrivando, il calcio che conta sta cominciando finalmente ad accorgersene.

Una storia senza lieto fine

Nel 2013 Dries arriva a Napoli. Ancora oggi non si è capito se sia stato l’allora ds Riccardo Bigon o il tecnico Rafa Benitez a suggerirne l’acquisto alla società partenopea. Mertens è un esterno offensivo di sinistra, in quel ruolo c’è già Insigne e il belga inizialmente fa fatica prima di adattarsi ai ritmi e ai tatticismi del calcio italiano. Con Maurizio Sarri in panchina nel 2016, a causa dell’infortunio di Milik appena acquistato per sostituire Higuain, Dries viene schierato come centravanti e la sua carriera intraprende un nuovo percorso. Diventa un bomber di razza, un goleador implacabile, un punto di riferimento di quel Napoli che sarà per sempre ricordato nella storia del calcio pur non avendo conquistato alcun trofeo. Anno dopo anno, rete dopo rete Mertens risale la classifica dei marcatori più prolifici in maglia azzurra. La vetta è veramente ad un passo, Dries sta per diventare un pezzo importantissimo della storia del Napoli, eppure al momento tutto questo sta passando in secondo piano. Questa storia d’amore a fine stagione potrebbe raggiungere la più brutta delle conclusioni. Riconoscenza e buonsenso anche in questo caso stanno mancando e a soffrirne sarà sempre la tifoseria, destinata a perdere l’ennesimo beniamino. Sono le bandiere a non esistere più, oppure è il calcio moderno che per provvedere ai bilanci e ai profitti economici ne ha contribuito all’estinzione?

“Ciro” si racconta

“Non dimentico come sono stato accolto, quando ero un signor nessuno e tutti si facevano in quattro per farmi sentire a casa mia. Conosco ogni angolo di Napoli, anche le zone dove mi sconsigliano di andare. Qualche mio collega ha rifiutato il club azzurro? Peggio per lui non saprà mai tutto quello che s’è perso”

“Non vedevo le partite in televisione. Avevo due pali e una traversa montati in giardino, il passatempo delle mie giornate. In Belgio piove spesso, ma nei miei ricordi di bambino ci sono soltanto delle partite interminabili, come se splendesse sempre il sole. Ho studiato per far contenta pure mia mamma: però l’allegria era quel pallone da spedire nella porta”

“All’inizio per i tifosi ero diventato Ciro Martinez: il nome che il gestore del bowling scriveva sul display per i punteggi, nel tentativo di non farmi riconoscere. Poi ovviamente mi hanno scoperto lo stesso. E ora sono Ciro Mertens”

Parlando di Mertens

“Mertens può essere ancora decisivo, per lui i 32 anni non sono un problema. Dries è un giocatore sensazionale ed è nel momento di massima maturità. Non è solo un goleador: sa aprire ed attaccare gli spazi, costruire il gioco con gli altri compagni. È estremamente intelligente e ogni allenatore è felice di lavorare con uno come lui. È riuscito facilmente a passare da Sarri ad Ancelotti, è un calciatore chiave nel Napoli e in nazionale”

Roberto Martìnez, ct del Belgio

 

“Se devo scegliere un giocatore da portare nel Napoli dei miei tempi, io punterei tutto su Mertens e lo porterei sempre con me. Ha tutto ciò che occorre, il dribbling, il tiro da lontano e la capacità di fare squadra”

Diego Armando Maradona

 

pubblicato su Napoli n.19 del 10 dicembre 2019