/ TESTIMONE DEL TEMPO

Dimaro, dimora fissa azzurra

Quando si andava ad Agerola e i palloni di Canè finivano in mare. A Folgaria con Agostinelli prima del fallimento. Poi, un’altra storia

di Mimmo Carratelli

De Laurentiis ed il Trentino

Dimaro, ancora e sempre a Dimaro, nono anno in Trentino per il ritiro precampionato del Napoli. Con De Laurentiis cominciammo a Paestum con un solo pallone e trentatré giocatori a disposizione di Ventura. Il primo precampionato di una storia nuova. Era il 2004, una vita fa. Dopo l’anno a Tarvisio (2005) e i quattro in Austria (2006 Hermagor, 2007 Feldkirchen, 2008 Jennersdorf, 2009 Lindabrunn), una puntata a Folgaria (2010), poi Dimaro dal 2011 e niente più. Da Walter Mazzarri ad Ancelotti, passando per Benitez e Sarri. Storie di varia umanità dei precampionati del Napoli dall’origine dell’usanza a oggi. Progetti di scudetto, capitomboli, avventure e disavventure. Le estati azzurre.

Agerola ed i palloni di Canè

Andavamo su ad Agerola, 1962, con la risata argentina di Pesaola e andavamo giù a … mare a raccogliere i palloni che Faustinho Canè calciava fuori dal campo. Il brasiliano aveva 23 anni e una catapulta nei piedi. Pesaola ne fece poi un attaccante di successo, il nostro bomber di cioccolato. Ad Agerola arrivò Humberto Rosa dalla Juve, un po’ sulle sue. E, per la prima volta, apparvero in prima squadra Juliano e Montefusco, Totonno non ancora ventenne, Enzo 17 anni. Facevamo ritiri precampionato che erano scampagnate. Non i romitaggi a cinque stelle di oggi. Negli anni Trenta, Garbutt aveva portato il Napoli in ritiro a Sant’Agata sui Due Golfi. La squadra alloggiava alla Pensione Jaccarino. Un anno, 1940, il Napoli fece il precampionato al Vomero, anni di guerra, c’era poco da scialare. Il Napoli tornò a Sant’Agata con Felice Borel nel 1948. C’erano Suprina e Manola. Non c’era più Cherì Sentimenti dopo dodici campionati in maglia azzurra, tutta la sua carriera nel Napoli, tutta la sua vita al Vomero. Nel 1957 il Napoli si preparò a Rieti alloggiando all’Albergo Quattro Stagioni. A Sulmona, nel 1960, si presentò uno squadrone con gli attaccanti Di Giacomo, Gratton, Pivatelli, Del Vecchio e Tacchi. Fu il Napoli che doveva vincere lo scudetto e finì in serie B.
L’anno prima dell’Agerola, gli azzurri fecero il primo precampionato al Nord. Fioravante Baldi, 1961, portò la squadra nella malinconia friulana di Tarcento. Gli allenamenti si svolgevano sul campetto dell’oratorio della parrocchia. Tornammo “vicino” casa nel 1963 con Bob Lerici che consigliò Avezzano.

In ritiro con il petisso

Poi venne L’Aquila per tre anni di seguito, Grand Hotel du Parc, fuori città. Pesaola improvvisò tre estati divertenti. Il primo anno, c’erano Panzanato e Girardo, Bandoni in porta, Juliano ormai leader. L’ultimo, 1965, la comitiva più allegra di tutti i tempi. Fiore aveva appena preso Sivori e Altafini. Il petisso fu l’irresistibile capocomico di una banda spensierata. Uscimmo dai confini meridionali nel 1967, destinazione Abbadia San Salvatore, “scoperta” da don Antonio Corcione. Hotel Tondi. Arrivarono Zoff e Pogliana. Dopo l’anno a Coira, in Svizzera, 1969, decisamente una località esotica, il Napoli scoprì e valorizzò il Ciocco. Non c’era quasi niente. Gli azzurri dovevano scendere a Barga e a Gallicano per allenarsi. Fu il Napoli di Zoff, Altafini, Hamrin, Sormani a pubblicizzare la località toscana andandovi per sette anni di seguito.

Dal Ciocco a Bressanone con Di Marzio

Il Ciocco divenne un posto turistico rinomato. Era una vasta proprietà che iniziava sulla provinciale Lucca-Barga e terminava sui crinali del monte Lama a 1200 metri. Settecento metri sul livello del mare, tutto il cibo era prodotto sul posto. Il pesce arrivava da Viareggio. Il Ciocco diventò un grande Centro sportivo e una località mondana con tavernette suggestive e un night-club. Gianni Di Marzio, nel 1977, scelse Bressanone. Prima tappa a Plancios, quota 1890 metri, Hotel Fermeda. Un giorno il Napoli si perse sui sentieri dolomitici. Accorsero due tedeschi su grosse moto che portarono la squadra a rifocillarsi in una baita con vino e focacce. La squadra camminò per 23 chilometri, disorientata da una frana. Poi, Bressanone, 560 metri sul livello del mare, Hotel Temlhof.

Prima Krol, poi Diego a Castel del Piano

Nell’anno di Krol andammo a Castel del Piano, 60 chilometri da Grosseto, ai piedi del monte Amiata, tra boschi di castagni, faggi e abeti. Hotel Impero. Daniel Bertoni e Oscar Damiani si dettero da fare con due ragazze giunte appositamente. Krol scompariva nella notte. Nel 1982, il ritiro fu a San Terenziano, in provincia di Perugia, Hotel dei Pini. Fu l’anno di Giacomini dalla rilevante capigliatura. Arrivò il triste Ramon Diaz. Bruscolotti, Vinazzani, Carmando e Di Meo si sfidavano in furenti partite di tressette. Con Maradona il Napoli tornò a Castel del Piano, trentamila tifosi al seguito. Era il 1984. Hotel Impero. Indimenticabile la prima rovesciata volante di Diego nella partitina contro i dilettanti di Castel del Piano. Orsini, il ragazzino che lo marcava e faceva il panettiere, avrebbe voluto abbracciarlo per la prodezza. Poi, cinque anni a Madonna di Campiglio. Per la “guerra” tra Maradona e Bianchi, la località venne soprannominata Madonna di Scompiglio.

La pace di Lodrone

Grande sceneggiata, nel 1988, a Lodrone. A maggio c’era stata la rivolta contro Bianchi e Maradona aveva attaccato pesantemente il tecnico. Il 31 luglio grande tavolata nel giardino dell’Hotel Lodron, 13 bottiglie di frizzantino pronte. Diego, cerchietto d’oro tempestato di diamanti all’orecchio sinistro, accompagnato da Moggi, avanzò verso Bianchi e gli tese la mano. Fu la Pace di Lodrone. Vipiteno fu scelta a sorpresa nel 1990. Poi Molveno per due anni, un grande lago e le Dolomiti di fronte. Hotel Belvedere. Maradona non c’era più. C’era ancora Zola. Allenatore Claudio Ranieri, gran parlatore di calcio. Arrivò Laurent Blanc. L’anno dopo, si aggiunse Fonseca. Di nuovo a Madonna di Campiglio nel 1993 con Lippi, poi di nuovo a Castel del Piano e al Ciocco, 1995, con le battute di Boskov. A Predazzo, nel Trentino, 1999, Novellino allenava i portieri bendandogli un occhio, poi tutti a piedi nudi nelle acque gelate di un ruscello.

Dalla mountain-bike di Zeman alla rinascita di Paestum

A Brusson, dove aveva villeggiato Togliatti, il Napoli andò prima con Zeman, poi con De Canio. Con Zeman (solo lui si spostava in mountain-bike, proibita ai giocatori) corse di dieci chilometri nei boschi e tuffi nelle acque fresche del fiume Evancon. Grande novità, nel 2002, Riscone con Colomba. A Folgaria l’anno dopo con Agostinelli. Stop. Il Napoli si dissolse in tribunale. Dopo il fallimento, Paestum fu il ritiro approssimativo del 2004. San Gennaro portò in dono Aurelio De Laurentiis che rifece il Napoli. Non c’era più niente. Montervino e Montesanto comprarono un paio di palloni. Cominciò un’altra storia.

pubblicato su Napoli n.12 del 13 luglio  2019