/ DIEGO GUIDA

Diego Guida e la sua vocazione editoriale

I libri, una grande passione ed una casa editrice da tanti anni nella memoria collettiva del popolo napoletano

di Bruno Marchionibus

È proprio necessario gestire tre cose contemporaneamente? Si tratta di un vezzo o di una capacità naturale? La sensazione incontrando Diego Guida è che sia per lui semplice agire e vivere col pensiero che esiste sempre qualcos’altro che si possa fare in ogni momento della sua giornata. “Portare avanti più cose in contemporanea mi aiuta a non prendere decisioni sbagliate non fermandomi a pensare troppo su un determinato tema”. Dalla laurea in economia, che gli ha permesso di approcciarsi alla gestione dell’impresa di famiglia in modo “meno artigianale e più tecnico-scientifico”, all’amore per i viaggi, tanto che il suo sogno, ancora da realizzare, è visitare il Polo Nord e dormire in un igloo, la sua iperattività è oramai nota a tutti. Diego Guida è un uomo poliedrico, una miniera di iniziative, con una grande passione per l’attività di editore culminata nel 2012 con la nascita della sua “Guida Editori”, che affonda le radici nel vissuto della propria famiglia, la cui libreria a Port’Alba, aperta dal nonno Alfredo nei primi anni Venti, è stata un pezzo di storia della città e, nonostante la chiusura, nella memoria collettiva dei napoletani continua a giusta ragione ad essere considerata tale.

Diego, lavorare nel mondo dell’editoria è sempre stato il suo obiettivo o è un qualcosa a cui è arrivato col tempo?

«Come in tutte le imprese di famiglia, i discendenti sono spesso chiamati “alle armi”. Mio padre era il primo figlio del fondatore, ma aveva seguito un’altra strada diventando medico, e così quando morì, ai tempi in cui frequentavo l’università, mi sentii chiamato, o meglio, mi chiamarono (ride, ndr) per andare a lavorare in libreria. È stata una scuola di vita fondamentale, che non mi ha comunque impedito di laurearmi in tempo. Quando nel 2012 ho pensato di poter portare avanti l’impresa con metodi più moderni, ho diviso le varie attività con i miei cugini, tenendo per me quella editoriale con una nuova società per dare un impulso più moderno e personalizzato».

Ricorda da ragazzo il primo libro che l’ha appassionato?

«Da piccolo mi colpì molto assistere allo sbarco sulla Luna, quindi ho sempre amato il genere fantasy. Mi appassionano particolarmente anche i romanzi storici; per me “Le memorie di Adriano” è un caposaldo della letteratura e dell’apprendimento di come andrebbe gestita la res publica».

Qualche anno fa, complice un viaggio in America, lei si approcciò alla vendita online quando da noi Internet era ancora in fase embrionale. Che esperienza fu?

«Unica. Io e un mio amico che parla bene l’inglese fummo ospitati negli USA da un responsabile di Amazon, al quale ci presentammo come una squadra: lui il direttore commerciale ed io l’amministratore delegato. Dopo tre giorni di intenso lavoro, in cui ci parlarono della volontà di aprire una sezione europea in Italia, arrivammo alla conclusione di un business plan da condividere. L’idea era fare una joint al 50%, per la quale provai a trovare finanziamenti presso le banche con scarso successo, il che ci costrinse a desistere; qualche anno dopo conclusero un accordo simile in Europa con Mondadori, ma per me quell’esperienza rimane egualmente fondamentale sia a livello umano che professionale, perché mi aiutò a comprendere come funziona un mondo tanto diverso dal nostro».

“Napoli Città Libro”, organizzata da Guida insieme a Rogiosi e Polidoro, ha raggiunto grandi risultati. Siete già al lavoro per il 2020?

«Certo. Ho avuto una magnifica proposta di gemellaggio da parte del Salone di Torino; loro ospiterebbero la Campania nell’edizione 2020 e noi faremmo altrettanto col Piemonte, con spazi dedicati alla regione ospite ed una serie di eventi condivisi, sulla falsariga di quello che succederà nel 2021 e nel 2023 quando come Italia saremo paese ospite a Parigi e Francoforte. Il mese scorso, inoltre, “Napoli Città Libro” è entrata nella rete Aldous dei Saloni Internazionali d’Europa, il che significa avere prospettive di ampio respiro sotto tutti i punti di vista. Siamo su un trampolino di lancio, ma adesso arriva la parte più difficile: organizzare ad aprile prossimo una terza edizione che possa raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato negli ultimi anni».

È stato confermato Presidente del gruppo Piccoli Editori dell’AIE. Che emozione è essere il primo editore meridionale a ricoprire tale carica?

«Parliamo di un’associazione con più di 150 anni di storia. È un grande impegno, che soprattutto in questa fase, in cui il Governo ha in cantiere provvedimenti che a mio parere sfavorirebbero gli interessi dei piccoli editori, richiede un’attività sindacale molto serrata. Ho voluto fortemente riproporre questo incarico tra le mie attività perché credo ci sia un serio rischio che Napoli e il Sud possano rimanere periferia rispetto all’Italia, e la rappresentanza sindacale è un tassello fondamentale per dimostrare che questa città esiste e che qui sappiamo lavorare bene; i gemellaggi tra Saloni di cui parlavo prima, a tal proposito, sono un segnale importante».

In conclusione, ha ricoperto anche il ruolo di assessore nella giunta Iervolino. Che ricordo ha di quel periodo?

«È stata un’esperienza formidabile, nel corso della quale ho avuto conferma del fatto che, se si vuole, si può fare tutto. Chiesi espressamente al Sindaco di avere un assessorato con risorse pari allo zero, perché non volevo si potesse immaginare un conflitto d’interessi tra l’imprenditore ed il politico. Sono andato via dopo due anni e mezzo avendo aperto cinque biblioteche nuove, cablando tutte le biblioteche comunali allora esistenti, avendo sistemato quasi 2500 panchine in città, riposizionando tutti i contenitori della spazzatura e riqualificando, tra le altre, Via Foria nella parte della Metro di Piazza Cavour, Piazza Municipio nella parte alta, il Molosiglio con la prima area comunale per lo sgambamento dei cani e la riqualificazione dell’accesso al mare; insomma, mi sono tolto diversi “sfizi”, lasciando anche nove milioni e mezzo di finanziamenti europei a disposizione di chi sarebbe venuto dopo di me».

pubblicato su Napoli n.13 del 07 agosto 2019

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