VERSO IL BARCELLONA

Di Marzio: la sfida al Barcellona e il 4-3-3 di Gattuso

L’ex allenatore, oggi osservatore ed opinionista televisivo, analizza l’impegno agli ottavi di Champions contro il Barcellona

di Lorenzo Gaudiano

Martedì arriva il Barcellona al San Paolo. Come il Napoli con Gattuso, anche la squadra spagnola ha cambiato allenatore: fuori Valverde, dentro Quique Setién che, per chi non lo conoscesse, ha lanciato e valorizzato al Betis Siviglia Fabiàn Ruiz.
Allenatore come loro è stato Gianni Di Marzio, che di successi e soddisfazioni in carriera ne ha portati tanti a casa. La promozione in A con il Catanzaro nel ’76 e con il Catania nell’ ’83, il piazzamento Uefa proprio con il Napoli nel ’78 e due volte il Seminatore d’Oro, premio antesignano dell’attuale Panchina d’Oro.
Il tecnico napoletano, quindi, rappresenta il profilo più adatto per analizzare i cambiamenti in panchina decisi dalle due società, vista la sua esperienza di campo, che si affronteranno nel doppio confronto ad eliminazione diretta degli ottavi di Champions League.

Come per il Napoli, cambio in panchina anche per il Barcellona nonostante i due campionati consecutivi vinti ed il buon rendimento quest’anno in Liga. Ma questi avvicendamenti erano proprio necessari?

«Se in un club come il Barcellona è stata presa questa decisione, vuol dire che era diventato necessario un intervento. In un contesto di così grande prestigio, avendo a disposizione un organico di grandissimo livello, l’allenatore riveste un ruolo sicuramente importante, ma non determinante. Questa situazione è completamente differente da quella creatasi al Napoli, dove l’equilibrio è stato alterato senza alcun dubbio dalla decisione del presidente De Laurentiis di mandare la squadra in ritiro. Ancelotti a quel punto non è più riuscito a convincere i giocatori a seguirlo la sera stessa della partita contro il Salisburgo a Castelvolturno ed in quel momento i calciatori non si sono sentiti più protetti, schierandosi sia contro l’allenatore che contro la società».

Il problema oggi si può considerare risolto?

«I mancati rinnovi contrattuali a Mertens, Callejon e altri membri dell’organico hanno contribuito ad una frattura che non si può ricomporre con facilità. Il Napoli si è portato dietro per alcuni mesi una malattia senza curarla. I giocatori poi, e questo lo so bene in virtù della mia esperienza, pensano, come è giusto che sia, ai loro interessi e soprattutto al loro futuro».

Con il Barcellona si assisterà sicuramente ad un doppio confronto emozionante. Data la sua esperienza di allenatore, quanto è differente preparare un ottavo di finale ad eliminazione diretta rispetto ad una gara di un girone di qualificazione?

«Rispetto ad un girone di qualificazione dove su sei partite qualcuna si può sbagliare, in un doppio confronto ad eliminazione diretta purtroppo errori non se ne possono commettere. Poi su questo incide molto anche la squadra che si va ad affrontare. Nel caso della formazione blaugrana che è fortissima, non occorre motivare i giocatori più di tanto poiché in questo caso sono loro stessi a maturare una maggiore concentrazione. Preferibilmente bisognerebbe lasciarli il più tranquilli possibile, infondergli sicurezza ed autostima per affrontare la partita con prontezza e fiducia».

Alla gara di Champions il Napoli si presenterà con due innesti a centrocampo: Demme e Lobotka.

«Sono due giocatori ottimi che sicuramente daranno un forte contributo anche alle rotazioni a centrocampo, considerando che con il nuovo modulo e l’impiego di tre centrocampisti il Napoli numericamente era scoperto in quel reparto. Questi giocatori hanno un senso di adattamento al ruolo di metodista migliore rispetto ai giocatori già presenti in rosa, non sono più forti dal punto di vista tecnico rispetto ai compagni di reparto ma sicuramente più utili dal punto di vista tattico per migliorare la squadra».

Lei ha sempre detto che alla squadra azzurra mancava il metodista. Con questi acquisti si è sopperito a tale mancanza?

«A mio parere, non rispecchiano quel tipo di giocatore di cui ho sempre detto che il Napoli ha bisogno. Schierati davanti alla difesa, se devono avvicinarsi al difensore per ricevere palla lo fanno, sanno giocare sia sul corto che sul lungo. In fase di possesso palla fanno dei movimenti che li portano a salire insieme ai compagni, non restano a centrocampo per garantire equilibrio alla squadra come Gattuso vorrebbe. In fase di non possesso sono anche aggressivi ma non hanno le caratteristiche del metodista adatto alla perfezione per il 4-3-3. Quando la squadra avversaria attacca sulle fasce, il vertice di centrocampo, mentre i difensori si spostano verso il portatore di palla, deve entrare centralmente verso il dischetto dell’area di rigore, come se fosse un difensore aggiunto. Questo non rientra nelle loro caratteristiche, molti si illudono che siano dei metodisti solo perché accorciano e si fanno dare palla. Quindi il problema non è stato concretamente risolto, anche se sono due giocatori che ci faranno guadagnare tanto in rapidità».

Si ritorna al passato, al 4-3-3 invocato da buona parte della piazza partenopea. Secondo lei è la strada giusta da seguire per superare le difficoltà dell’ultimo periodo?

«Le difficoltà purtroppo rimarranno. È il modulo adatto alle caratteristiche di buona parte dei giocatori in organico, anche se in alcuni ruoli ci sono delle evidenti mancanze. Al di là del metodista, questa disposizione tattica necessita di due esterni alti che siano determinanti in entrambe le fasi. Lozano non sta rendendo al momento come la società si aspettava, Insigne non riesce ad esprimersi all’altezza delle sue qualità forse perché subisce eccessivamente le pressioni della città ed il peso della fascia di capitano e Callejon è in una fase negativa di forma fisica oltre che mentale».

Di ritorno dalla Colombia, dove si è recato in veste di osservatore per rimanere sempre aggiornato sui giovani talenti, Gianni Di Marzio non avverte assolutamente stanchezza per il viaggio oltreoceano, perché la passione per il calcio è infinita. In carriera non solo panchina, ma anche ruoli dirigenziali, dove si è sempre distinto, e innumerevoli apparizioni come opinionista televisivo. Perché, come ha detto il presidente della Lazio Claudio Lotito, “il pallone è per tutti, il calcio è per pochi”. E Di Marzio rientra nei pochi.

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020