/L’ANALISI

Di Fusco: portiere, preparatore e … attaccante!

L’ex estremo difensore azzurro parla di Meret e di quanto sia cambiato il ruolo del portiere nel corso degli ultimi anni

di Bruno Marchionibus

Una vita nel calcio, prima da giocatore e poi da allenatore e preparatore dei portieri nonché una recente esperienza come coordinatore regionale del settore giovanile e scolastico della FIGC Campania. Raffaele Di Fusco è un pezzo di storia del Napoli, secondo portiere alle spalle di Garella e Giuliani negli anni degli scudetti, ed anche uno dei pochissimi estremi difensori ad aver disputato uno spezzone di partita in attacco, subentrando a Careca nel corso di Ascoli-Napoli nel 1989.

Meret, Ospina, Karnezis. Il reparto portieri del Napoli può essere considerato il più completo della Serie A?

«Sicuramente. Meret è attualmente uno dei migliori giovani nel ruolo, Ospina ha esperienza internazionale e Karnezis garantisce affidabilità».

Parlando nello specifico di Meret, si può dire che le sue prestazioni siano andate oltre le aspettative?

«La cosa che più mi ha impressionato del numero uno partenopeo è la tranquillità, il modo in cui grazie alla sua tecnica di braccia fa apparire facili anche le parate difficili, qualità importantissima per un portiere. L’ex spallino è uno tra i migliori prospetti italiani; è logico che come tutti i giovani presenti ancora un margine di miglioramento notevole, e starà ai tecnici riuscire a tirare fuori dal giocatore tutte le sue potenzialità».

Sotto quali aspetti crede che possa crescere ulteriormente?

«Credo che il ragazzo al momento, ad esempio, a volte tenda a stare un metro più indietro rispetto alla posizione che dovrebbe acquisire sulle palle laterali; questo è un qualcosa su cui potrà crescere tramite una costruzione fisica che gli permetta però di mantenere le grandi doti elastiche che già possiede. Può migliorare ancora, inoltre, nella tecnica di gambe e nel gioco con i piedi».

Crede, quindi, che il portiere azzurro possa rappresentare il futuro oltre che del Napoli anche della Nazionale?

«Assolutamente sì. Ribadisco che ritengo Meret un ragazzo di grandissima prospettiva, e credo che lui e Donnarumma saranno i portieri dell’Italia per i prossimi dieci anni».

Aprendo una parentesi su Ospina, pensa che il Napoli dovrebbe riscattare il colombiano?

«Come dicevo Ospina porta in dote esperienza ed affidabilità. Tra i fattori “interni” da tenere in considerazione ai fini della riconferma, la società valuterà certamente qual è il rapporto che si è instaurato tra lui ed il portiere scuola Udinese, per la cui crescita il sudamericano potrebbe svolgere un ruolo da “chioccia”; è chiaro che, in tal caso, sarà compito dell’allenatore mantenere gli equilibri tra i due. Io sono convinto che Meret debba giocare il più possibile, per acquisire quanto prima l’esperienza che, inevitabilmente, ancora gli manca; anche il gol subito a Napoli contro l’Arsenal rappresenta una tappa di crescita, perché è anche da episodi così che un portiere ha la possibilità di maturare».

Terminata la carriera da calciatore, lei è stato per anni preparatore dei portieri in diverse società. Quanto, ad oggi, è cambiato il ruolo dell’estremo difensore rispetto a quando giocava?

«Tantissimo. Oggi ogni squadra ha tre portieri in organico e tutti hanno nel corso della stagione occasione di scendere in campo, mentre ai miei tempi eravamo in due ed il secondo giocava solo in casi di emergenza; una volta si cercava il portiere di trent’anni, già esperto, a differenza del calcio attuale in cui ci si affida spesso ai giovani. Ci sono stati, poi, cambiamenti tecnici, dati dalla modifica di alcune regole; all’epoca io ero bravo con i piedi, ma questo era un fondamentale non così richiesto, dato che si potevano bloccare i retropassaggi con le mani. Ed è cambiato tanto anche dal punto di vista del posizionamento e della preparazione, in quanto attualmente esistono tecniche di allenamento molto più evolute».

E poi ci sono i nuovi palloni, che per i portieri hanno complicato non poco le cose …

«È vero; all’epoca non si conosceva il lavoro sulla propriocettività degli arti superiori. Oggi, invece, i palloni leggeri che cambiano facilmente traiettoria hanno portato a rendere fondamentale lo sviluppo di allenamenti specifici in questo campo. I palloni di una volta erano notevolmente più pesanti; ti rompevano le dita (ride, ndr), ma andavano dritti».

A proposito di ciò, lei qualche anno fa ha brevettato il “deviatore di traiettoria”, uno strumento che molte squadre hanno adottato negli allenamenti degli estremi difensori.

«Sì, il “deviatore di traiettoria” lavora sulla propriocettività e sui tempi di reazione, e si è rivelato un ottimo strumento nella preparazione dei portieri. La prima società che lo acquistò fu la Juventus ai tempi in cui Buffon era infortunato alla spalla, poiché durante un convegno in materia ad Assisi fu certificato come questo attrezzo fosse quello che più rispecchiava la realtà del campo, e quindi fosse anche estremamente adatto alla rieducazione dopo un problema fisico come quello subito dal portiere della Nazionale».

pubblicato su Napoli n.10 del 25 maggio 2019