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Dai sorteggi di Nyon il profumo della Champions

Mai benevola l’urna Uefa ma questa volta l’importante sarà dare battaglia a Barcellona per andare a Lisbona

di Giovanni Gaudiano

Se qualcuno pensava che il sorteggio per i futuri ipotetici accoppiamenti di Champions avesse arriso al Napoli, si sbagliava.
La considerazione è ovvio lascia il tempo che trova. La squadra di Gattuso è attesa alla difficile prova della gara di ritorno contro la corazzata Barcellona e quindi se vogliamo anche un eventuale sorteggio, diciamo favorevole, avrebbe avuto in questo momento un significato relativo.
Almeno una volta, però, poteva andare diversamente.
In ogni caso Insigne e compagni dovranno scendere in campo in Catalogna con il coltello tra i denti (il veleno gattusiano sa più di serpente) e se questo basterà lo sapremo solo quella sera.
Il Napoli ha poco più di un mese per cercare di presentarsi all’appuntamento al meglio. Gattuso ci si augura penserà di giocare quella gara con la stessa impostazione vista in Coppa Italia prima contro l’Inter a Milano e poi a Roma in finale con la Juve.
Quel Napoli può offrire qualche garanzia. Poi bisognerà pensare a fermare Messi cercando contemporaneamente dei veloci capovolgimenti di fronte (contropiede) capaci di creare difficoltà alla difesa del Barcellona e di valorizzare le qualità degli agili piccoletti a disposizione di Gattuso. La possibile impresa sportiva, infatti, passa soprattutto per i piedi di Insigne, Mertens e Callejon e con la loro capacità di smarcarsi e provare la superiorità nell’uno contro uno. Poi Fabian Ruiz e Zielinski rappresentano le bocche di fuoco a lunga gittata che potrebbero far saltare il dispositivo difensivo dei blaugrana.
Quello che potrebbe succedere dopo oggi è poco importante perché in ogni caso sarebbe un successo insperato solo qualche mese fa e poi perché per certe partite il pronostico di fatto vale poco.

A questo punto per ficcare un po’ il naso negli affari altrui cosa si può dire del sorteggio capitato all’Atalanta?
La dea, quella greca, era una cacciatrice, capace di correre a perdifiato per non prendere il marito scelto dal padre, di battersi e di primeggiare. Una volta diversi anni fa Nedo Sonetti lo spiegò al grande pubblico in un dopo partita dicendo che la dea doveva correre per evitare il rischio di frequentare la parte bassa della classifica.
Oggi con Gasperini le cose sono cambiate, la dea ha subito qualche piccola trasformazione: squadra epilettica, che corre molto, ci si augura per soli meriti atletici, e che ha indossato anche la benda propria della dea propiziatrice della fortuna.
Affrontare ai quarti una squadra francese il cui campionato non è ripreso è un bel vantaggio ma si può stare certi che Gasperini troverà di che lamentarsi, lui viene dalla scuola in bianco e nero e li oltre ad insegnare il gioco del calcio spendono molto tempo a far capire che bisogna alzare la mano quando si fa fallo e quando la rimessa o il calcio d’angolo è per l’avversario, bisogna negare di aver toccato uno dei giocatori avversari in area e fuori area e soprattutto è necessario sempre dire di non aver toccato in area la palla con le mani perché legate al corpo negli spogliatoi. Poi insegnano anche a protestare professionalmente con l’arbitro, ad essere generosi con l’avversario dopo averlo falciato mentre era proiettato a rete abbracciandolo per evitare le sanzioni che comunque il direttore di gara non pensa minimamente di comminare.
È il solito ritornello, tornando al campo, al Napoli non resta che augurare un “per aspera ad astra” per vivere tutti insieme un agosto indimenticabile.

pubblicato il 10 luglio 2020