SOCIETA’

“Concediamoci ogni giorno un attimo per pensare”

Marina Imparato, affetta da encefalomielite mialgica, si è fatta portavoce di chi vede cambiare la propria vita per la malattia

di Marina Topa

Nell’articolo “C’è chi la quarantena la vive tutti i giorni” dello scorso 16 aprile pubblicammo la lettera inviataci da una professoressa che combatte tutti i giorni contro la ME/CFS (encefalomielite mialgica /Chronic Fatigue Syndrome) che preferì conservare l’anonimato. Il suo desiderio non era quello di apparire, voleva farsi portavoce di un problema vissuto da quanti, come lei, vedono cambiare completamente la vita loro e di chi li circonda; con un atteggiamento resiliente nei confronti dell’attuale pandemia ha avuto la forza di scavarsi nel cuore e nella mente per descrivere gli stati emotivi provocati da situazioni che è difficilissimo comprendere veramente quando non si vivono sulla propria pelle.
Marina ci ha scritto nuovamente felice di aver fatto centro: in tanti si sono aperti al confronto allargando, come un sasso nell’acqua, le onde dell’integrazione e del rispetto reciproco di fronte alle difficoltà umane … questa volta ha firmato la sua lettera dando l’esempio di non temere la compassione ma di avere la forza di accettare la propria vita per quello che è: offre dolori ma anche piaceri. Rivista Napoli non può che essere contenta di aver contribuito!

Il colore dei sentimenti

In seguito alla mia testimonianza apparsa qualche settimana fa su questa rivista vorrei condividere con voi alcune riflessioni a riguardo.
Sono stata sorpresa e contenta per il riscontro avuto da molte persone, amici e conoscenti che hanno letto la lettera con il bisogno di condividere o di divulgare. Lo stupore, forse dovuto anche alla mia inesperienza, si è rivelato nel notare come e quanto le mie parole abbiano colpito al cuore tutti. Ognuno a suo modo ha interiorizzato il mio scritto, dandogli una connotazione personale in relazione al proprio vissuto.
Alcune di queste risposte mi hanno dato energia, gioia:
“Grazie Marina, le tue parole mi hanno toccato più delle tante scambiate in queste lunghe settimane di reclusione forzata. Le ho sentite profondamente vere. Finché mia madre è vissuta con me, mi immedesimavo nei malati cronici, poi con la sua scomparsa il pensiero è svanito, e con sé tutta la loro sofferenza. Perciò ti ringrazio per avermi dato l’occasione di ricordarmi delle battaglie che quotidianamente sono ingaggiate dalle persone malate. Grazie”
Un’altra persona mi ha scritto: “Ho gli occhi lucidi, mi hai fatto riflettere, anche se non ho una malattia sono con te”
E via via così.
Credo che in ognuno di noi ci sia una sofferenza, anche le persone che appaiono felici e che sembra posseggano tutto: affetti, lavoro, tranquillità, hanno in fondo al cuore qualcosa per cui battersi. Noi tutti siamo animali sociali ma quando la socialità ci colpisce nel profondo scappiamo, rifuggiamo dai pensieri, non accettiamo la visione altrui.
Qualcuno tra i lettori è stato così colpito nel proprio vissuto da esprimere un commento che riguardava sì me, ma rifletteva la sua o le sue paure.
Un’amica che è felicemente single, ha fatto poi trapelare nelle sue parole un’inquietudine nascosta; un’altra un vissuto doloroso oramai sorpassato ma ancora in agguato.
Pensando a quanti hanno riflettuto sulla lettera mi è venuto in mente lo scrittore Luis Sepùlveda, scomparso proprio di recente a causa del virus, che nel suo racconto “La gabbianella e il gatto” rinfresca valori assoluti, del tutto tralasciati. Ho volutamente in sua memoria rivisto il cartone tratto dal suo testo; per analogia ho ripensato ad un altro autore S. Exupéry che nel suo capolavoro “Il piccolo Principe” esprime con scrittura semplice concetti profondi ed attuali. La sua rilettura ha rispolverato in me il ricordo dell’ingenuità dell’infanzia, ho notato quanto siano sempre attuali i suoi pensieri. Ad un certo punto del suo viaggio incontra l’Allumeur che dice di fare un mestiere terribile perché non ha mai il tempo per riposare. Da un po’ di anni la situazione è anche peggiorata perché la consegna non è cambiata ma il pianeta sul quale si trova gira in modo sempre più veloce. Ora lui accende e spegne le luci una volta al minuto così da non fermarsi mai.
Ecco, il nostro pianeta è come quello del Allumeur, fino a quando non ci ha colpito un evento straordinario non ci si fermava mai, sembrava impossibile arrestare tutto o quasi tutto, eppure è accaduto.
Allora l’auspicio è non dimenticare, continuare a riflettere, prendersi cura di se stessi e del nostro pianeta concedendoci ogni giorno un attimo per pensare.

pubblicato il 18 maggio 2020