Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

VERSO FIORENTINA-NAPOLI

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

L’allenatore del Napoli si vestirà da Troisi per chiedere con decisione di superare l’ostacolo che gli frapporrà il tecnico viola

di Domenico Sepe

Luciano Spalletti idealmente utilizzerà la battuta del film Scusate il ritardo per portare a casa un risultato positivo. È proprio a Firenze infatti, prima della pausa del campionato, che Napoli e Fiorentina si affronteranno per la conferma definitiva delle proprie ambizioni: due squadre che vogliono dimostrare quanto di buono è stato fatto nelle rispettive nuove gestioni. Da un lato, la squadra di Spalletti vuole confermare l’ottimo momento con una prestazione di alto livello, mentre dall’altra parte, la squadra di Italiano non vuole certo concedere una facile passeggiata al parco ai partenopei.

Artemio Franchi: un uomo, uno stadio

La partita che domenica alle 18.00 vedrà di fronte Fiorentina e Napoli si giocherà nel tempio del calcio fiorentino: lo storico stadio Artemio Franchi. Questo impianto, inaugurato nel 1931 con il nome di “Stadio Comunale”, fu dedicato nel 1991 dal Comune di Firenze alla memoria di un suo illustre cittadino: il dirigente di FIGC, UEFA, FIFA e Fiorentina Artemio Franchi.
Nato a Firenze da genitori senesi, è stato il dirigente della Viola negli anni del suo splendore, con uno scudetto ed una Coppa della Coppe, tra l’altro manifestazione organizzata proprio su sua iniziativa.
Successivamente Franchi fu eletto alla guida della FIGC dal 1967 al 1976 e, con lui alla guida, l’Italia colse il primo trofeo dopo molti anni, l’Europeo del 1968. Fu anche Presidente UEFA e Vicepresidente FIFA dal 1973 fino alla tragica morte avvenuta in un incidente stradale nel 1983 ed a lui, oltre allo stadio di Firenze, fu dedicato anche lo stadio di Siena, sua città natale. L’impianto sportivo, dunque, è un omaggio ad un uomo che si è adoperato nel mondo del calcio varcando i confini nazionali con i molteplici incarichi ricoperti nella sua longeva carriera da dirigente.

La nuova Fiorentina di Italiano

Sulla panchina viola siede da questa stagione Vincenzo Italiano, un allenatore che, già allo Spezia, ha dimostrato di saper realizzare l’impossibile. La Fiorentina, con la nuova guida tecnica, ha mostrato, in questo primo scampolo di campionato, una grinta alla ricerca della vittoria che mancava da molti anni, ridando al popolo di Firenze la voglia di sognare.
Complice anche il nuovo corso del patron Commisso, la Viola di Italiano è stata rivitalizzata da una serie di innesti azzeccati e dal lavoro del mister sull’intera rosa messagli a disposizione dalla società. L’avvio della stagione è stato incoraggiante con tre vittorie consecutive ai danni di Torino, Atalanta e Genoa. Poi la battuta d’arresto con i campioni in carica dell’Inter di Simone Inzaghi ha un po’ lasciato perplesso l’ambiente per come è maturato il risultato.

Due sistemi di gioco a confronto

Il Napoli e la Fiorentina sono due squadre accomunate in questa stagione dalla novità per entrambe nella guida tecnica. Entrambe le squadre sono impostate per proporre il proprio gioco perché preferiscono evitare di dover aspettare le mosse dell’avversaria di turno.
Ci sono però alcune differenze sostanziali. Il Napoli di Spalletti gioca, anche a causa degli infortuni, con un 4-2-3-1. Durante la fase di possesso i centrali si occupano di marcatura ed ogni tanto partecipano allo sviluppo della manovra mentre, in fase di non possesso, il Napoli sa difendersi con due linee di difesa costituite dai difensori e dai mediani, questi ultimi pronti a far ripartire la squadra in velocità quando è possibile organizzare un contropiede o a costruire con il possesso palla azioni manovrate ed elaborate con calma e consapevolezza.
Dall’altro alto, la Fiorentina di Italiano gioca in modo ambizioso con una tattica che appare già ben definita. Italiano applica con il suo 4-3-3 un pressing asfissiante sugli avversari. L’ottima condizione fisica, dimostrata finora, permette alla Viola di mantenere questa pressione per larghi tratti della partita. Il problema manifestato dalla squadra riguarda soprattutto i due esterni di difesa, capaci in fase di costruzione e meno in ripiegamento. Questa debolezza è emersa con evidenza nella batosta subita in casa dall’Inter di Simone Inzaghi.

Vlahovic vs Osimhen: fisicità e velocità

Probabili protagonisti della sfida tra Napoli e Fiorentina saranno i rispettivi terminali offensivi che interpretano il proprio ruolo con qualche differenza.
L’attaccante viola, Dusan Vlahovic, è un nove puro, un centravanti mancino, fisico e tecnico. Con la sua altezza di 1 metro e 90, Dusan domina l’area di rigore con il proprio corpo sovrastando spesso gli avversari sulle palle inattive. Dopo essere maturato come riserva della Fiorentina, il giocatore è stato responsabilizzato diventando bravo nel far salire la squadra e risultando devastante in campo aperto. È dotato di una forte progressione e riesce a controllare l’area di rigore e, nonostante la giovane età Italiano gli ha affidato le sorti del proprio attacco.
Il Napoli, dal suo canto, può contare sulla dirompente velocità di Victor Osimhen. Infatti, il giovane attaccante partenopeo ha dimostrato, già l’anno scorso, di possedere uno scatto difficile da arginare da parte delle difese avversarie e con i suoi movimenti riesce ad attirare su di sé più difensori nella marcatura, aprendo ampi spazi per le incursioni degli esterni. Inoltre, ha un piede in continuo miglioramento capace di gesti tecnici che non gli venivano accreditati.
Dunque, laddove Vlahovic ci mette la pura fisicità, Osimhen compensa con la velocità e l’imprevedibilità, incarnando perfettamente il ruolo di attaccante moderno e versatile capace non solo di segnare, ma di aprire anche preziosi spazi per i compagni.

Un mitico ex partenopeo

Infine, è da ricordare che Italiano può schierare anche José Callejon che ha indossato per sette stagioni la divisa azzurra da titolare inamovibile. Tutti i partenopei conoscono le potenzialità di questo giocatore e tutti gli appassionati di calcio ne apprezzano la tecnica calcistica, l’intelligenza e la duttilità che gli consentono di essere utile alla propria squadra in ogni parte del campo. Dopo la prima stagione con la Fiorentina caratterizzata da alti e bassi Callejon è ritornato, a pieno titolo, tra i protagonisti della stagione viola ed è un giocatore su cui Vincenzo Italiano potrà contare nell’intero arco del campionato, anche se domenica gli azzurri lo abbracceranno con affetto ma cercheranno sin dal primo minuto, se il suo tecnico lo schiererà tra i titolari, di rendergli la vita impossibile.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

LA SFIDA

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

Il Napoli di Luciano Spalletti affronta al Maradona nella prima partita di cartello della stagione la Juventus di Massimiliano Allegri

di Bruno Marchionibus

Non una partita ma “La partita”

Napoli-Juventus vale tre punti come ogni match ma vale anche qualcosa, probabilmente molto, di più. Nel capoluogo campano, infatti, la Vecchia Signora è da sempre considerata la rivale per eccellenza, e di conseguenza l’incrocio con i bianconeri, per il pubblico partenopeo, non è una semplice partita ma la partita più attesa dell’anno, la prima data che i tifosi napoletani cerchiano in rosso al momento della compilazione dei calendari. D’altra parte, Napoli-Juve è anche la sfida che più di tutte rappresenta l’antitesi tra Sud e Nord: da un lato la città dei Savoia, dall’altro la vecchia capitale del regno delle Due Sicilie che da sempre caratterizza il nostro Paese molto più che altre nazioni. Gli ultimi anni, inoltre, hanno acuito l’antagonismo tra le due compagini, con due simboli della rinascita azzurra come Higuain e Sarri passati dall’altra parte della barricata (non con grandissime fortune), e soprattutto con uno Scudetto contestatissimo vinto al fotofinish dalla Juventus proprio sul Napoli del Sarrismo e del calcio spettacolo. Un titolo perso sul filo di lana poi soltanto in minima parte riscattato, per i partenopei, con la vittoria della Coppa Italia 2020 ai rigori proprio sulla Signora.

Primi match poco Allegri

Dopo l’anno con Sarri al timone, vincente ma non soddisfacente per l’ambiente juventino, e quello da dimenticare sotto la guida di Pirlo, la dirigenza bianconera in estate ha deciso di affidarsi al ritorno di Max Allegri, vincitore in Piemonte di cinque campionati e capace due volte di raggiungere la finale di Champions. Le prime due uscite stagionali, nonostante il palmares del tecnico livornese, hanno tuttavia mostrato una Juve fragile difensivamente, specialmente a causa di un centrocampo che offre poca copertura alla retroguardia, e affidata più che altro alle giocate individuali, Chiesa su tutti, in fase offensiva. Il pareggio per 2 a 2 a Udine e la clamorosa sconfitta interna per 1 a 0 con l’Empoli, insomma, hanno certamente lanciato dei segnali di allarme per la squadra bianconera che vanno al di là dei punti persi. Sarà compito di Allegri, dunque, riuscire a dare un equilibrio alla squadra e, in special modo, compattare il gruppo per sopperire alla partenza di Cristiano Ronaldo, che nei suoi tre anni a Torino ha vissuto di luci e ombre ma che in ogni caso rappresentava un fuoriclasse in grado di risolvere le partite da solo.

Luciano Spalletti: un passato da cancellare

Dal punto di vista del Napoli, ad ogni modo, la falsa partenza della Juve fornisce alla squadra azzurra la possibilità, vincendo il match del Maradona, di mettere tra sé e i bianconeri un gap potenziale di otto punti in classifica; distanza che ci sarebbe naturalmente tutto il tempo di colmare con un intero torneo da giocare, ma che rappresenterebbe un ottimo punto di partenza su cui costruire la stagione 2021/22. Per farlo, dovrà essere bravo Spalletti a invertire la rotta dei suoi precedenti tanto con l’allenatore juventino quanto, soprattutto, con i bianconeri. Per il mister di Certaldo, infatti, se il bilancio dei confronti con Allegri racconta di tre successi, tre pareggi e cinque sconfitte, è il dato degli incontri con la Juventus a risultare impietoso: appena due vittorie, cinque pareggi e ben venti gare perse. Tra queste, brucia ancora nella memoria dei supporters azzurri la sconfitta con la Juve per 3 a 2 dell’Inter di Spalletti nel maggio 2018, che costò al Napoli il terzo titolo della sua storia. Quel ricordo, però, ormai rappresenta il passato, e con la sfida alla Juve l’allenatore partenopeo ha l’opportunità di entrare fin da subito prepotentemente nel cuore dei suoi nuovi tifosi.

Partita a scacchi in mediana e su entrambe le corsie laterali

Per quanto riguarda l’aspetto tattico, è facile immaginare che Allegri, dopo le difficoltà palesate dalla sua squadra nelle prime due giornate, possa operare qualche cambio in mediana e nel reparto avanzato. Dovrà essere dunque brava la retroguardia napoletana a saper fronteggiare un attacco in grado di sfruttare tanto rapidità e fantasia (Chiesa, Dybala) quanto fisicità e fiuto del gol (Morata, Kean). Come spesso accade, poi, la zona del campo in cui si deciderà la gara potrebbe essere il centrocampo. L’inserimento del nuovo acquisto Locatelli potrebbe dare ai bianconeri più qualità, ma non risolvere del tutto i problemi in copertura; quanto al Napoli, poi, Lobotka è sembrato tutt’altro giocatore rispetto a quello visto nella passata stagione, e Fabian, pur parso in condizione non ottimale, potrebbe trarre dal gol con il Genoa la fiducia necessaria per tornare a rendere sui livelli del girone di ritorno del campionato scorso. Molto importante, per gli azzurri, sarà anche riuscire a contenere gli ospiti sulle corsie esterne, dove di fatto la Juve vinse la partita dello Stadium ad aprile; in quell’occasione i partenopei soffrirono molto sulla propria fascia sinistra di difesa, e chissà che Spalletti per arginare gli spunti in velocità degli avversari non possa decidere di puntare sin da inizio gara su Juan Jesus terzino bloccato.

Fiducia ad Elmas

Proprio per il poco filtro offerto dalla mediana juventina a Bonucci e compagni, un ruolo fondamentale potrebbe averlo chi, nel Napoli, sarà deputato a giocare tra le linee. Zielinski, non al meglio a seguito del problema accusato contro il Venezia, o Elmas avranno la possibilità di essere “l’uomo in più” della sfida; il macedone, in special modo, dopo essere stato il vero e proprio jolly della rosa nell’ultima stagione, pare aver trovato una collocazione più precisa in cui sta rendendo bene, e una prestazione importante con la Juve potrebbe davvero promuovere il giovane Eljif al rango di titolare aggiunto. Imprescindibile, naturalmente, sarà poi Lorenzo Insigne, decisivo con un calcio di rigore nella sfida dell’ultimo campionato e reduce da un Europeo vinto che sembra avergli dato ancora più fiducia nei propri mezzi; è al capitano che Spalletti chiederà le giocate decisive per battere i rivali bianconeri.

pubblicato su Napoli n.45 dell’11 settembre 2021

Ultime chiamate rossonere e azzurre

Ultime chiamate rossonere e azzurre

L’ANALISI

Ultime chiamate rossonerazzurre

Napoli e Milan dovranno giocare le partite che mancano con un solo imperativo: conquistare ogni domenica i tre punti

di Bruno Marchionibus

Napoli: mal di trasferta

Nell’epoca Covid, con gli stadi chiusi al pubblico, il fattore campo dovrebbe inevitabilmente contare meno del solito. Eppure, statistiche dell’ultimo periodo alla mano, il Napoli di Rino Gattuso da metà gennaio in poi ha sofferto particolarmente lontano dal Maradona. Se nell’ex San Paolo, infatti, Insigne e compagni hanno ritrovato una certa continuità di risultati, che era mancata invece nella prima fase del torneo, è in trasferta che la squadra azzurra ha collezionato un solo punto nelle ultime quattro uscite (il pareggio a Sassuolo giunto dopo le tre sconfitte con Verona, Genoa e Atalanta). Dato curioso, questo, considerando come, al contrario, fino alla sconfitta di dicembre con l’Inter i partenopei fuori casa avevano avuto un rendimento praticamente perfetto.
Ora, però, con le residue possibilità di rincorrere il treno per il quarto posto appese ad un filo, la squadra napoletana non può più permettersi un’alternanza di risultati così evidente. I ragazzi di Gattuso dovranno sì fare in modo che Fuorigrotta resti un fortino inespugnabile, ma anche tornare a fare punti lontano da casa come nei primi mesi di questa annata, a cominciare già dalla sfida delicatissima con il Milan, che inaugurerà il trittico terribile di gare contro rossoneri, Juve e Roma.

Milan: i cugini in fuga

Situazione particolare quella in casa Milan: dopo essere stati in testa alla classifica per più di un girone, di fatti, gli uomini di Pioli sono incappati in una serie negativa di risultati, tra cui la sconfitta per 3 a 0 nel derby, e si sono visti superare e distanziare proprio dai cugini interisti. La rimonta su Lukaku e soci, realisticamente, appare molto complessa, ma i tifosi del Diavolo non vogliono darsi ancora per vinti e vedono senza dubbio nella sfida al Napoli una delle ultime possibilità per rientrare nella lotta al vertice.
Anche qualora l’Inter non rallentasse il passo, ad ogni modo, la partita del Meazza contro gli azzurri assume un valore parimenti fondamentale; in una stagione come quella in corso, in cui la classifica è estremamente corta e le pretendenti ai primi quattro posti sono molteplici, passare dalla testa della graduatoria a posizioni fuori dalle primissime è tutt’altro che impossibile. Il Milan, dunque, ha necessità di guardare non solo avanti, ma anche alle proprie spalle, e mettere quanto prima un solco importante tra sé e le inseguitrici, garantendosi così quanto meno la qualificazione alla prossima Champions League.

LA PRESENTAZIONE

Gattuso sfida il suo passato

In una partita ricca di qualità saranno i particolari a fare la differenza e a far pendere la bilancia in favore di azzurri o rossoneri

Gattuso torna a casa

Sarà senza dubbio una partita speciale per Rino Gattuso, che affronterà col suo Napoli, per la prima volta a San Siro da tecnico avversario, i colori che hanno accompagnato prima la quasi totalità della sua carriera da calciatore e poi la sua prima esperienza sulla panchina di una big da allenatore. Il mister calabrese ha sempre ammesso di considerare il mondo Milan casa sua, e difficilmente potrebbe essere diversamente dopo tredici stagioni da calciatore in maglia rossonera, ed una qualificazione Champions sfiorata come guida tecnica della squadra. La situazione del Napoli attuale, però, non lascia spazio a nessun tipo di sentimentalismo; gli azzurri hanno un disperato bisogno di punti per dare un senso alla parte finale della stagione, e toccherà proprio a Gattuso provare a dare un dispiacere ai suoi ex tifosi, che mai lo hanno dimenticato.

Confronti a tutto campo

Dalla difesa fino all’attacco, Milan-Napoli vedrà tanti confronti interessanti catturare l’attenzione in mezzo al campo. Nelle rispettive retroguardie, Koulibaly e Romagnoli avranno senza dubbio voglia di essere protagonisti; Kalidou ha il compito di restituire con la sua presenza sicurezza e stabilità alla difesa partenopea, nonché di farsi perdonare l’ingenua espulsione subita col Benevento, mentre il capitano rossonero vorrà certamente mettere a zittire qualche critica di troppo subita nell’ultimo periodo, anche in vista degli Europei di cui punta ad essere partecipe.
In mezzo al campo, poi, gli uomini più in vista delle due squadre saranno Kessie da una parte, centrocampista goleador grazie ai tanti rigori realizzati, e Fabian dall’altra, rientrato molto bene dopo l’assenza dai campi dovuta al Covid. In attacco, infine, gli schieramenti di azzurri e rossoneri dipenderanno molto dalle condizioni di Osimhen e Ibrahimovic, entrambi protagonisti di stagioni sfortunate dal punto di vista fisico.

Donnarumma-Meret: viva l’Italia!

Ma il confronto più suggestivo legato a Milan-Napoli è sicuramente quello tra i due principali portieri dell’ultima generazione di estremi difensori della scuola italiana: Donnarumma e Meret. Se Gigio, a Milano, è ormai titolare fisso da quando aveva sedici anni ed è diventato titolarissimo della Nazionale ed uno dei principali numeri uno a livello europeo, Alex, a Napoli, negli ultimi dodici mesi non ha avuto modo di trovare continuità a causa dell’alternanza tra lui ed Ospina. Certamente sarebbe bello vedere i due portieroni l’uno di fronte all’altro sul prato di San Siro; ad ogni modo, qualunque siano le scelte finali di Gattuso, l’esperienza Donnarumma dovrebbe essere da monito per tutto il mondo del calcio. L’unico modo per veder sbocciare ed affermarsi un talento, per quanto sia puro, è quello di lasciarlo giocare, crescere, e quando capita anche sbagliare.

I precedenti a San Siro

Quanto ai precedenti più recenti, la vittoria azzurra nella Scala del calcio manca dalla stagione 2016/17, quando Insigne e Callejon regalarono al Napoli il successo per 2 a 1. Lo stesso Insigne, l’anno prima, era stato grande protagonista di una delle prime goleade della gestione Sarri: 4 a 0 in casa del Milan con doppietta del Magnifico. Dopo di allora, su tre incontri tra le due compagini nel capoluogo lombardo, una vittoria rossonera e due pareggi, tra i quali quello che più fa male ricordare ai supporters partenopei è senza dubbio lo 0 a 0 dell’aprile 2018, quando un miracolo di Donnarumma su Milik all’ultimo secondo tolse ai campani due punti che sarebbero risultati poi decisivi nella lotta Scudetto.

pubblicato su Napoli n.35 del 13 marzo 2021

Napoli-Granada: prova senza appello

Napoli-Granada: prova senza appello

LA STRADA PER DANZICA

Napoli-Granada: prova senza appello

Il compito della squadra è quello di cancellare la brutta prestazione offerta allo stadio Los Cármenes di Granada

di Bruno Marchionibus

Una gara da preparare bene

Non è un momento semplice quello che sta vivendo il Napoli di Gattuso, il cui cammino da dicembre in poi è stato caratterizzato da un’incostanza di risultati a cui pare non si riesca a trovare rimedio.
Certo, i partenopei hanno a giustificazione almeno parziale del periodo no che stanno vivendo dei fattori che non possono essere trascurati nella valutazione complessiva della stagione. Giocare ogni tre giorni, in un’annata cominciata con una preparazione estiva ridotta, non è semplice e non permette di allenarsi a dovere in vista dei singoli match, e una serie di infortuni e di assenze dovute al Covid come quelli che stanno falcidiando l’organico napoletano avrebbero condizionato il cammino di qualsiasi compagine.
È pur vero, però, che a far storcere il naso a buona parte della tifoseria non sono stati solo i risultati negativi, ma anche il modo in cui alcuni di questi sono giunti, con la squadra che ha mostrato scarsa concretezza e capacità di proporre soluzioni alternative e, in alcuni elementi, una preoccupante difficoltà nel reagire a momenti avversi ed episodi sfortunati all’interno dei novanta minuti.
Il ritorno con gli spagnoli, dunque, diventa un’occasione importante per gli azzurri per compattarsi, offrire una prestazione di carattere come quella vista contro la Juve e provare a ribaltare la sconfitta per 2 a 0 dell’andata, scacciando via almeno in parte critiche e negatività.

Un trofeo da non snobbare

Rimontare gli spagnoli ed andare avanti in Europa, ad ogni modo, non servirebbe solo a dare una scossa “emotiva” al gruppo, ma sarebbe un traguardo importante anche per la società.
Per quanto si debba ammettere che, alla luce delle molteplici assenze nell’organico azzurro, sia difficile immaginare un Napoli in lotta su due fronti fino al termine della stagione, è importante tener presente che anche la vittoria dell’Europa League, così come il quarto posto in campionato, qualifica direttamente alla prossima Champions, obiettivo fondamentale per i partenopei sia dal punto di vista sportivo che da quello economico.
L’EL, inoltre, è un trofeo a volte snobbato dai più nelle sue fasi iniziali, ma che andando avanti nei turni ad eliminazione diretta recupera inevitabilmente il fascino dato dall’essere la discendente della nobile Coppa Uefa, ed un torneo di questo valore merita senza dubbio di essere onorato fino alla fine. C’è da considerare, infine, che ad ogni turno superato la società riceve un bonus economico aggiuntivo, e soprattutto in una fase come quella attuale in cui il Covid ha messo a dura prova il calcio dal punto di vista finanziario anche questo è un aspetto da non trascurare.

La partita

Una rimonta possibile

Due reti da recuperare e la necessità di non subire gol, per non rendere ancora più complicata la rimonta. Questo l’obiettivo per Insigne e compagni in vista del match del Maradona contro il Granada, quando, per riuscire ad approdare agli ottavi di EL, il Napoli dovrà scendere in campo con un approccio e un’attenzione del tutto diversi da quelli visti giovedì scorso in terra spagnola.
Il 2 a 0 del Nuevo Los Cármenes, di fatti, è un risultato che regala ai biancorossi un vantaggio considerevole, ma che non gli garantisce del tutto di avere la meglio nei centottanta minuti. Il Napoli, sulla carta, ha tutte le possibilità di trovare in casa una vittoria larga, ed anzi raggiungere il passaggio del turno partendo da una situazione di svantaggio potrebbe rappresentare una bella iniezione di fiducia per una squadra apparsa non sempre centrata proprio dal punto di vista mentale. I ragazzi di Gattuso, in ogni caso, dovranno avere piena consapevolezza del fatto che non servirà solamente partire forte dal punto di vista offensivo, ma anche tenere alta la concentrazione in fase difensiva, dato che un gol degli iberici richiederebbe al Napoli di segnare almeno quattro reti.

A Granada due minuti di follia

Non è stato certamente un bel Napoli quello visto in Spagna sette giorni fa. Al di là del risultato, che ha premiato i biancorossi, è stata la prestazione in generale della squadra a lasciare l’amaro in bocca ai tifosi campani. Il Napoli, come purtroppo più volte è avvenuto nel corso della stagione, ha di fatto regalato la prima frazione agli avversari, con un approccio poco cattivo ed alcuni blackout difensivi che sono costati ai partenopei le reti di Yangel Herrera e di Kenedy. Nella ripresa gli azzurri hanno provato a fare qualcosa in più costruendo anche qualche occasione, la più favorevole quella capitata sulla testa di Rrahmani, ma non sono mai riusciti a preoccupare davvero gli avversari, pur apparsi non certo irresistibili.
Ancora ben lontano dalla condizione migliore è apparso Osimhen, in difficoltà in diverse situazioni anche dal punto di vista tecnico, così come tutt’altro che positiva è stata la prestazione offerta da Lobotka, sempre più oggetto misterioso. Nota positiva i novanta minuti di Fabian Ruiz, forse il migliore in campo considerando anche che si trattava della prima da titolare dopo essersi negativizzato dal Covid.

Attenzione difensiva e fiducia all’attacco

Proprio guardando alla partita di andata, il Napoli dovrà tener ben presente che a Fuorigrotta servirà una partita di grande attenzione difensiva, dato che subire un gol potrebbe essere mortifero per gli azzurri. A tal proposito fondamentale appare il rientro di Koulibaly, che dopo essere guarito dal Coronavirus avrà senza dubbio voglia di rendersi protagonista di una prestazione di alto livello. Importante sarà anche l’apporto di Fabian, come detto tra i meno negativi a Granada, in un centrocampo che con la lentezza della propria manovra ha rappresentato uno dei problemi emersi in Andalusia. Anche Lorenzo Insigne, con Lozano out e Politano non al meglio, dovrà mettere in campo tutta la sua fantasia per provare a trascinare i suoi agli ottavi.
Per quanto riguarda gli spagnoli, gli uomini da tenere d’occhio sono sicuramente i due esterni alti, Machis e Kenedy, quest’ultimo autore della rete del 2 a 0 in casa. Anche la squadra di Diego Martínez, ad ogni modo, ha dimostrato di avere una difesa tutt’altro che impenetrabile; sarà compito di Osimhen e degli altri uomini d’attacco azzurri riuscire a scardinarla.

pubblicato su Napoli n.34 del 25 febbraio 2021

Napoli – Sassuolo pensando al Camp Nou

Napoli – Sassuolo pensando al Camp Nou

PALLA AL CENTRO

Napoli – Sassuolo pensando al Camp Nou

Il Napoli di Gattuso ritrova il Sassuolo di De Zerbi contro cui arrivò la prima gioia del tecnico in azzurro

di Marco Boscia

Lo scorso 22 dicembre Gennaro Gattuso, con uno sfortunato autogol di Obiang all’ultimo istante, riuscì ad ottenere il suo primo successo alla guida del Napoli al Mapei Stadium contro il Sassuolo. Le due compagini si ritrovano stasera al San Paolo nel match di ritorno valido per la trentaseiesima giornata di campionato. Al netto della classifica gara in realtà dal significato quasi nullo che servirà ad entrambe le squadre per capire su quali giocatori puntare e quali obiettivi prefissarsi per la prossima stagione. Ma il Napoli prima di pensare al futuro, terminato il campionato, andrà a giocarsi la partita più importante della stagione a Barcellona sperando di vivere un’estate memorabile.viatico.

Sognando l’Europa

“Altre volte mi è capitato di andarmene senza aver concluso un progetto. Qui sono contento, la società è seria. Non capisco dove dovrei andare”. Le parole di Roberto De Zerbi hanno il sapore di chi non vuole lasciare un lavoro a metà e di chi sa che è arrivato il momento di provare a sedersi al tavolo dei grandi. Stabile la parte sinistra della classifica ma, con un gioco come quello di De Zerbi che offre velocità, organizzazione, triangolazioni e reattività, il Sassuolo, se riuscirà a trovare continuità di risultati, potrà essere in grado già dal prossimo anno di puntare con decisione a piazzamenti più nobili. Il tecnico dovrà riuscire a trovare i giusti accorgimenti per equilibrare i diversi reparti. Se in fase offensiva il Sassuolo ha infatti dimostrato di avere uno degli attacchi più prolifici del campionato, la difesa non è sempre stata all’altezza. De Zerbi dovrà lavorare su quest’aspetto per far sì che la sua diventi una squadra completa in grado di puntare con decisione ad un piazzamento che le consenta di giocare in Europa che, Squinzi, lo storico presidente dei neroverdi scomparso pochi mesi fa, pur avendola raggiunta nella stagione 2017-2018 con l’accesso ai gironi di Europa League sognava potesse rappresentare la continuità sin da quando nel 2013 era riuscito a portare gli emiliani in serie A. Ora, con De Zerbi in panchina, la possibile riconferma dei calciatori più talentuosi (Boga, Berardi, Locatelli, Consigli e Caputo su tutti) e l’aggiunta delle giuste pedine ad una squadra già competitiva, il sogno di Squinzi potrebbe diventare realtà.

Aspettando il Barcellona

“Troppe chiacchiere, dobbiamo crescere, abbiamo 9 partite e nessuno deve pensare che andiamo a fare scampagnate, abbiamo il dovere di arrivare bene a Barcellona”. La strigliata di Gattuso alla squadra dopo la sconfitta di Bergamo di inizio luglio è servita agli azzurri per riprendere il giusto cammino. Il tecnico calabrese si è dimostrato intelligente nel dare spazio a tutti i calciatori che, nonostante la classifica, hanno ripagato il suo lavoro. Meret, Hysaj, Maksimovic, Lobotka, Politano, Callejon e Lozano, più degli altri, hanno fornito buone risposte riuscendo a ritagliarsi spazi importanti per dimostrare di meritare la riconferma. Il Napoli si prepara adesso ad un ultimo impegnativo tris di partite per chiudere il campionato e dimostrare il proprio valore: stasera il Sassuolo, mercoledì l’Inter e domenica prossima la Lazio. Gattuso dovrà utilizzare queste gare come prove generali per far arrivare i suoi pronti alla sfida con il Barcellona. La stagione degli azzurri, archiviato il campionato, potrebbe difatti regalare ancora inaspettate gioie al popolo partenopeo. Dopo la prova di forza del San Paolo all’andata, pensare di vincere al Camp Nou non è una chimera. Accedere ai quarti battendo i blaugrana darebbe una consapevolezza di forza enorme al Napoli che gli consentirebbe poi, in un torneo finale ad otto squadre con partite secche, di provare ad andare più avanti possibile cercando di imboccare l’unica strada rimasta per accedere alla prossima Champions. Per provarci però bisogna partire dalla gara di stasera. Gattuso lo sa e cercherà di inculcarlo ai suoi ragazzi.

I precedenti

Quella di stasera sarà la quindicesima sfida ufficiale fra Napoli e Sassuolo. Le prime 14 gare fra le due compagini non sono mai terminate a reti bianche. Nelle 7 sfide lontano dal San Paolo il Napoli si è imposto 3 volte, 3 sono stati i pareggi e 1 solo il successo dei neroverdi, nell’agosto 2015 quando Floro Flores prima e Sansone poi ribaltarono l’iniziale vantaggio di Hamsik. Fra le mura amiche precedenti totalmente a favore degli azzurri: nei 7 match disputati finora a Fuorigrotta, sono stati ben 5 i successi partenopei e 2 i pareggi. L’ultima sfida al San Paolo risale al 13 gennaio dello scorso anno, valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia, in cui gli azzurri si imposero per 2 a 0 con i gol di Milik e Fabian Ruiz.

pubblicato il 25 luglio 2020

Un derby del Sole in una notte di mezza estate

Un derby del Sole in una notte di mezza estate

PALLA AL CENTRO

Un derby del Sole in una notte di mezza estate

È sfida diretta di Gattuso con la Roma di Fonseca per la quinta posizione in classifica e per continuare a scalare la classifica

di Bruno Marchionibus

Ringhio vs Zorro

Questa sera al San Paolo va in scena il Derby del Sole tra Napoli e Roma, una sfida che, quest’anno, è innanzitutto il confronto tra due allenatori della nuova generazione, entrambi molto preparati anche se con idee ed approcci almeno in parte diversi: Gattuso e Fonseca.
Il mister calabrese, in questi mesi sulla panchina azzurra, ha già dimostrato di non disdegnare il gioco manovrato, ma ha lavorato soprattutto sulla solidità difensiva della sua squadra, dando ai partenopei un equilibrio sconosciuto nella prima metà di questa annata, e restituendo a Mertens e compagni quello spirito di gruppo che ha permesso al Napoli di ritrovare continuità di risultati e vincere la sesta Coppa Italia della sua storia.
Fonseca, dal canto suo, ai tempi dello Shakthar ha conquistato gli onori della cronaca per essere un fautore della filosofia che mette il bel gioco al centro della propria idea di calcio. Proprio per questo, d’altra parte, la dirigenza giallorossa ha deciso di puntare sullo “Zorro” portoghese (celebre la sua entrata in sala stampa col travestimento da eroe messicano dopo il passaggio del girone di Champions due anni fa) per ridare entusiasmo all’ambiente romanista. Obiettivo, questo, raggiunto almeno in parte ad inizio stagione, ma allontanatosi nuovamente nel girone di ritorno, quando un calo di rendimento e di risultati ha frenato i capitolini, che hanno visto sfuggire in maniera forse definitiva il treno Champions.

Manolas grande ex

Il Napoli, deciso a vendicare la brutta prestazione dell’andata, quando la Roma si impose per 2 a 1, arriva al match di Fuorigrotta con l’organico praticamente al completo. Sarà della partita, infatti, anche Manolas, infortunatosi poco dopo la ripresa degli allenamenti post-Covid ma rientrato nel finale della gara con la S.P.A.L.. Ed è certo che, per il greco, la sfida ai giallorossi non sarà un incontro come gli altri, considerando i cinque intensi anni passati nella Capitale, il cui fotogramma più bello è senza dubbio il gol qualificazione al Barcellona nei quarti della Champions League 2017/18.
Proprio la retroguardia, orfana da quest’anno di Kostas, è stato il reparto giallorosso che nelle ultime uscite ha evidenziato delle problematiche, con la coppia centrale Smalling-Mancini lontana dalle prestazioni di alto livello viste a inizio torneo. È rappresentata, dalla fantasia degli esterni d’attacco e dalla capacità realizzativa di bomber Dzeko, l’arma su cui gli uomini di Fonseca punteranno per espugnare Fuorigrotta, così come, nel Napoli, lo stato di forma del tridente offensivo potrà sicuramente fare la differenza in una partita sempre molto sentita dalle due società.

I precedenti tra Cavani e Higuain

Dal ritorno in Serie A degli azzurri nel 2007 sono stati dodici gli incroci con la Roma giocati al San Paolo, e tra le big del calcio italiano la squadra giallorossa è stata quella maggiormente in grado di mettere in difficoltà il Napoli tra le mura amiche. Solamente quattro, di fatti, sono i successi partenopei nelle sfide casalinghe di campionato contro i lupacchiotti nell’ era De Laurentiis, tra i quali il primo è il 2 a 0 dell’ottobre 2010 siglato da Marek Hamsik e da un’autorete di Juan. Da ricordare, per i supporters napoletani, è certamente il 4 a 1 che la banda Mazzarri inflisse ai capitolini di Zeman il 6 gennaio 2013, quando ad andare in rete furono il Matador Cavani, in una delle sue tante serate di grazia, con una tripletta e Maggio nel finale. L’ultima vittoria casalinga dei campani, ormai lontana quasi sei anni, è il 2 a 0 a firma Higuain e Callejon del novembre 2014, seconda annata di Benitez. A portare i tre punti a casa dal San Paolo contro la Roma, infatti, non sono riusciti né Ancelotti né Sarri, pur capace, all’Olimpico, di battere i giallorossi per due anni di fila.

pubblicato su Napoli n.26 del 5 luglio 2020