Insigne vs Eriksen: fantasia a confronto

Insigne vs Eriksen: fantasia a confronto

IL CONFRONTO

Insigne vs Eriksen: fantasia a confronto

Due calciatori dotati di estro e genialità che hanno la capacità di cambiare la partita in qualsiasi momento

di Marco Boscia

Manca poco a Napoli-Inter, semifinale di ritorno di Coppa Italia: Gattuso e Conte con ogni probabilità si affideranno fin dall’inizio al miglior 11 per cercare di conquistare la finale, che si disputerà allo Stadio Olimpico di Roma contro la vincente dell’altra sfida fra Juventus e Milan. Gli azzurri partiranno dall’1-0 conquistato a San Siro nella gara d’andata, un gran vantaggio sicuramente. Giovedì entrambe le squadre avranno bisogno di quel pizzico di fantasia che i giocatori più estrosi possono garantire. Fra questi, chi avrà quasi certamente una chance è Christian Eriksen, neoacquisto dell’Inter arrivato a Milano per innalzare il tasso tecnico della squadra. Il Napoli potrà invece contare sulle invenzioni e le giocate del proprio capitano, Lorenzo Insigne, che vive il suo miglior momento di forma stagionale e che vorrà continuare a stupire nella competizione nazionale in cui, finora, è l’unico marcatore azzurro.

Il capitano in cerca di continuità

Una maglietta che ha sognato di indossare per tutta la vita ma che, dopo le giovanili, ha dovuto lasciare per farsi le ossa con Cavese, Foggia e Pescara prima di riuscire a riconquistarla e ad esordire in Serie A nel 2012. Insigne ha vissuto negli anni un rapporto di odio ed amore con la piazza partenopea: così legato ai colori azzurri da non riuscire ad essere sempre lucido, ha sofferto in silenzio ed ingoiato bocconi amari per l’esclusione in match fondamentali, ha subito fischi dai propri tifosi quando non è riuscito a dare il 100%, ma ha sempre tenuto alle sorti della squadra per cui tifa fin da bambino e della quale, dopo l’addio di Marek Hamsik, è diventato il capitano. Dopo un anno e mezzo passato a sacrificarsi ed a percorrere l’intera fascia sinistra nel 4-4-2 disegnato da Carlo Ancelotti, con l’arrivo di Gennaro Gattuso sulla panchina azzurra ed il conseguente ritorno al 4-3-3, Insigne è tornato a giocare n un ruolo a lui più congeniale ritrovando la via del gol e tornando ad essere decisivo. Ora è necessario, perché la squadra risalga posizioni in classifica, che il ragazzo di Frattamaggiore che ha quasi 29 anni ritrovi un’accettabile continuità.

Il grande colpo dei nerazzurri

Nato a Middelfart, in Danimarca, nel giorno di San Valentino del 1992, Christian Eriksen spera di far innamorare il pubblico di fede nerazzurra: è stato infatti il grande colpo del mercato invernale dell’Inter che è riuscito ad assicurarselo per poco meno di 20 milioni di euro. Il suo contratto con il Tottenham era in scadenza e il giocatore ha voluto fortemente provare una nuova esperienza sin da subito. Il suo acquisto, nonostante non ci fosse un ruolo cucito per lui nel sistema di gioco utilizzato da Conte, è stata un’operazione intelligente di una società che sta cercando di riacquisire quell’appeal internazionale che negli ultimi anni aveva perso. Eriksen nasce trequartista, si è formato in Olanda con l’Ajax prima di trasferirsi in Inghilterra al Tottenham nel 2013. Grazie alla sua duttilità tattica può essere schierato anche da mezzala o defilato sull’esterno. Ha un’ottima visione di gioco, è in grado di calciare con entrambi i piedi ed è uno specialista dei calci piazzati. È considerato uno dei più grandi calciatori della sua generazione ed è stato votato per quattro volte come calciatore danese dell’anno, record condiviso con Brian Laudrup.

Lorenzo: gli allenatori e il tifo

“Sarò grato sempre a Zeman, mi ha lanciato e se sono arrivato sin qui è merito suo. Mazzarri è stato il primo allenatore in A, gli sarò sempre riconoscente. Benitez mi ha fatto conoscere anche ruoli diversi. Con il 4-3-3 di Sarri sono tornato alle origini, gli auguro ogni bene. Essere stato allenato da Ancelotti per me è un onore, è un uomo straordinario. Gattuso mi sta dando tantissima fiducia e per questo lo ringrazio; sono felice dei gol che ho ritrovato e per come ci stiamo esprimendo”

“Alcuni tifosi napoletani non mi hanno capito. Credo abbiano un’immagine diversa da quella che sono, a qualcuno potrei sembrare presuntuoso ma io per il Napoli mi farei ammazzare. Chiedo ai tifosi di starmi vicino, spero possano ricredersi. A Napoli è l’ora di vincere, si aspetta da troppo tempo”

Un danese per Antonio Conte

“Essere qui è bellissimo. Sono molto emozionato e non vedo l’ora di farmi conoscere dai tifosi, ho già avuto modo di sentire il loro calore, è stata un’accoglienza fantastica. In Inghilterra ho fatto bene, ma ora è arrivato il momento di intraprendere una nuova sfida con una grande società come l’Inter, è un club fantastico”

pubblicato su Napoli n.23 del 12 febbraio

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

IL CONFRONTO

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

La rivincita del portiere azzurro contro la Juventus che in porta si affida al gigante polacco, erede di Buffon

di Marco Boscia

Stasera alle 20.45, allo Stadio San Paolo, il Napoli ospita la Juventus dell’ex Maurizio Sarri. Nonostante l’attuale andamento degli azzurri in campionato, a Napoli quella con la Juventus è da sempre la partita più sentita della stagione e chi di sicuro vorrà provare a riscattarsi è il portiere partenopeo Alex Meret, espulso lo scorso anno al San Paolo. Di fronte a lui, dal lato opposto, saranno i guantoni del più esperto Wojciech Szczesny a difendere la porta dei bianconeri dagli attacchi del connazionale Arkadiusz Milik e dei suoi compagni.

Meret: la rivincita del friulano

Un’infanzia passata a rincorrere un sogno: riuscire a diventare uno dei portieri più forti d’Italia e del mondo. Alex Meret non ha mai pensato ad altro, ha lavorato, sudato e si è impegnato per riuscirci. Il percorso non è stato privo di difficoltà ma già ai tempi di Udine, a soli 16 anni, veniva considerato, da tutti gli addetti ai lavori, un predestinato dal futuro roseo. Da lì in poi è stato un crescendo: prima il debutto in Coppa Italia, poi il passaggio alla Spal, con cui si è guadagnato la Serie A e la titolarità nella stessa e, dopo alti e bassi dovuti ad un grave infortunio che ne ha rallentato la crescita, la chiamata del Napoli. Con Ancelotti in panchina ha esordito anche in Europa ma si è alternato spesso con Ospina, mentre Gattuso gli ha dato fiducia dal primo giorno scegliendolo come titolare. La voglia di scendere in campo domani è tanta, quella di riscattarsi anche: il portiere friulano venne difatti espulso l’anno scorso, generando non poche polemiche, nel tentativo di fermare Cristiano Ronaldo su un retropassaggio maldestro di Malcuit. Meret, anche in seguito alla recente papera contro l’Inter, adesso vuole ricominciare a sorridere, ed una vittoria domani, contro chi domina il campionato italiano da quasi un decennio, potrebbe ridare nuova linfa al Napoli e permettere al portiere partenopeo di rilanciarsi.

Szczesny: un’eredità importante

Primi passi mossi da giovanissimo in casa con il Legia Varsavia. Quindi il debutto in Premier League con la maglia dell’Arsenal. Nelle sue cinque stagioni a Londra, il gigante polacco si guadagna la convocazione in nazionale e si afferma come uno dei portieri più interessanti del panorama europeo. Arriva in Italia con la formula del prestito nel 2015 alla Roma: la prima stagione in giallorosso è altalenante mentre, nella seconda, la sua porta resta inviolata in ben 14 occasioni, record stagionale. Lo acquista quindi la Juventus a titolo definitivo per 12 milioni. A Torino fa da vice allo storico numero 1, ma esordisce sia in campionato che in Champions, riuscendo ad essere confermato per raccogliere la pesante eredità di Gigi Buffon, che lascia i bianconeri per accasarsi al Paris Saint-Germain. Nella scorsa stagione si afferma come uno dei portieri più continui, con un rendimento costante ed elevato che gli permette, anche con il ritorno di Buffon, di restare il titolare e di consacrarsi come uno dei migliori al mondo.

Alex si racconta

“Fin da piccolo ho sempre voluto fare il calciatore, non ho mai pensato a qualcos’altro. Fortunatamente non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di non riuscire a farcela: è stato tutto un crescendo in modo graduale”

“Ho sempre fatto il portiere, non ho mai provato nessun altro ruolo. Mi piace perché è quasi uno sport diverso: sei da solo, devi comandare tutti i tuoi compagni, hai molte responsabilità e ti mette al centro dell’attenzione, ti spinge a dare sempre il massimo perché sai che sei l’ultimo uomo, quello decisivo”

Szczesny scherza e rivela il suo segreto

“Quando ero alla Roma il mio secondo era Alisson, che oggi viene considerato il miglior portiere al mondo. Ora sono alla Juventus e Buffon, sicuramente il migliore della storia, è il mio sostituto. Questo vuol dire che sono il miglior portiere del mondo e della storia del calcio?”

“Faccio meditazione da tre/quattro anni, da quando ero a Roma. Mi aiuta a migliorare mentalmente e poi mi alleno sempre come se stessi giocando i 90’. Il giorno dopo, poi, riguardo ogni mio contatto con il pallone, che sia con i piedi o con le mani. Solo in questo modo posso migliorare”

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020

Allan vs Sensi: duello a centrocampo

Allan vs Sensi: duello a centrocampo

IL CONFRONTO

Allan vs Sensi: duello a centrocampo

Il percorso ed il ruolo di due calciatori importanti per le rispettive squadre che si affronteranno oggi

di Marco Boscia

Nella serata della befana il Napoli ospita un Inter che, a differenza di quello degli azzurri, sta disputando un ottimo campionato. Per trovare continuità di risultati, Gattuso sta cercando di recuperare prima di tutto il miglior Allan. Il brasiliano domani sera dovrà probabilmente vedersela con Sensi, il calciatore ex Sassuolo che piaceva alla società partenopea e che ha sfiorato la maglia azzurra. I due sono entrambi dotati di un rapido cambio di passo ma, pur occupando la stessa fetta di campo, sono in realtà molto diversi.

Allan: mediano o mezzala?

Allan ha iniziato da mediano puro e già ai tempi del Vasco da Gama svolgeva in maniera importante il ruolo di “mastino” in grado di recuperare decine di palloni durante una partita. La consacrazione è poi avvenuta al suo arrivo in Italia: ad Udine, nel primo anno sotto la gestione di Guidolin, assieme a Badu formava un muro di centrocampo imperforabile. Fu successivamente Stramaccioni ad intravedere anche qualità importanti nel calciatore nella gestione della palla decidendo di spostarlo nel ruolo di mezzala. La rivoluzione si è poi completata con Sarri al Napoli: il tecnico toscano ne ha sfruttato a pieno le caratteristiche di calciatore in grado di fare entrambe le fasi, difensiva ed offensiva. Con Ancelotti, il brasiliano è ritornato al passato nel ruolo che ha sempre preferito. Con il centrocampo a due il tecnico emiliano lo ha difatti ricollocato nuovamente in mediana. Le diverse voci di mercato nel mezzo della scorsa stagione, che lo volevano al Psg, hanno però destabilizzato il brasiliano, che già nella seconda parte dello scorso campionato, pur restando imprescindibile per le dinamiche di gioco del Napoli, non ha più garantito quella continuità di gioco e ancora quest’anno non è riuscito a tornare sui propri livelli se non occasionalmente.

L’evoluzione di Sensi

Che Stefano Sensi non fosse un calciatore qualunque lo si era capito già lo scorso anno, quando Roberto De Zerbi al Sassuolo lo ha utilizzato nel ruolo di mezzala. Il marchigiano impiegato da regista ha convinto anche Roberto Mancini a chiamarlo in nazionale per avere una valida e giovane alternativa a Jorginho. Con i neroverdi oltre ad avere espresso il suo miglior rendimento e anche andato in rete, anche se solo due volte, facendo intravedere una possibile evoluzione di questo fondamentale soprattutto per le sue qualità tecniche. È arrivato quindi all’Inter che ha scommesso ed investito su di lui guadagnandosi sin da subito la fiducia di Antonio Conte che da sempre predilige quei calciatori dotati di un’intelligenza tattica superiore accoppiata anche alle qualità balistiche. È diventato presto fondamentale per il gioco dei nerazzurri, non ha risentito dell’emozione del debutto a San Siro, andando subito in gol alla prima gara di campionato contro il Lecce, ed ha iniziato, giornata dopo giornata, a dare quella qualità in campo che all’Inter mancava da anni. Un infortunio muscolare lo ha poi allontanato dal terreno di gioco frenandone il percorso di crescita, che di sicuro, per un predestinato come lui, saprà pronto rapidamente a riprendere.

pubblicato su Napoli n.21 del 5 gennaio 2020

Suso vs Callejon: fantasia spagnola

Suso vs Callejon: fantasia spagnola

RIVALITÀ

Suso vs Callejon: fantasia spagnola

Tecnica, qualità e sacrificio al servizio della squadra. Due spagnoli in difficoltà ma imprescindibili per Napoli e Milan

di Marco Boscia

La gara di San Siro fra Milan e Napoli delle 18.00 metterà di fronte due esterni destri spagnoli, Suso e Callejon. Simili fra loro per posizione in campo e modo di giocare, lo scorso anno sono stati al centro di trattative di mercato, poi non concretizzatesi, che potevano portarli anche a scambiarsi maglia. Più tecnico ed individualista il primo, che ha compiuto 26 anni pochi giorni fa, più votato al sacrificio ed al gioco con i propri compagni di squadra il secondo, che spegnerà 33 candeline il prossimo febbraio e che, dopo aver fatto le fortune degli azzurri per sei lunghe stagioni, è ancora in attesa di capire cosa gli riserva il futuro. Callejon ha anche recentemente espresso il desiderio di voler continuare a vestire la maglia azzurra ma i recenti episodi successivi alla serata di Champions sembrano spingere il calciatore a scegliere la Cina dove Marek Hamsik e Rafa Benitez, allenatore che lo volle fortemente in azzurro, sarebbero felici di riabbracciarlo al Dalian.

“L’individualista” più tecnico dei rossoneri

Sinistro naturale che predilige giocare a destra per poter partire largo, accentrarsi e provare il tiro dalla lunga distanza. Jesus Suso è quel giocatore a cui nessun allenatore passato per Milano, sponda rossonera ovviamente, è riuscito a rinunciare. Il suo ruolo preferito è da esterno alto d’attacco in un 4-3-3 dove il neotecnico Stefano Pioli lo ha riposizionato, dopo essere stato impiegato in passato anche in un 4-4-2 a centrocampo o da trequartista e mezzala. Ha una discreta velocità ed una buona visione di gioco, risultando spesso decisivo nei passaggi finali per i propri compagni di squadra. Il suo principale divertimento è però quello di saltare l’uomo, cosa che gli riesce facilmente grazie all’ottima tecnica individuale di cui è dotato e che gli permette spesso e volentieri di creare superiorità numerica.

“L’equilibratore” degli azzurri

“Callejon? Può fare dai 15 ai 20 gol in stagione”. Queste le parole di Rafa Benitez all’arrivo al Napoli dello spagnolo nel 2013 che, all’epoca, fu definito come uno “scarto del Real Madrid”. L’ex allenatore azzurro ebbe ragione ed al termine della sua prima stagione, José Maria Callejon mise a segno 20 reti, di cui 15 in campionato. Dopo aver fatto le fortune sia di Benitez che di Sarri, con tempi di inserimento fuori dal comune e con quel suo taglio sulla consueta parabola di Insigne che ha fatto parlare del cosiddetto “gol alla Callejon”, inizialmente appariva difficile trovare una collocazione tattica per lo spagnolo nel 4-4-2 di Ancelotti. Dato difatti fra i possibili partenti all’arrivo del nuovo tecnico, dopo averlo visto all’opera, Ancelotti ne ha preteso la riconferma, provandolo in più ruoli, finanche terzino e centrocampista centrale. Nell’ultimo anno e mezzo il rapporto col gol si è un po’ incrinato: schierato difatti 20 metri più dietro da Ancelotti rispetto ai suoi predecessori, Callejon è risultato un “equilibratore” fondamentale per unire centrocampo ed attacco. La qualità dell’inserimento ha quindi ceduto il passo alla capacità di rendersi ancora più utile, grazie alla sua velocità in campo aperto, ai propri compagni di squadra, ai quali riesce spesso a fornire pregevoli assist.

Callejon parla delle sue scelte:

Sulla sua permanenza a Napoli

“La mia famiglia è contenta. Le mie bimbe sono nate a Napoli e la più grande parla anche napoletano. Vorremmo restare. Devo parlare con il presidente e capire quale sarà il futuro”

Su Ancelotti

“Di Ancelotti mi piace tutto. Mi piace il suo modo di allenare, di gestire il gruppo. La prima cosa che mi ha colpito è che ha chiesto a noi consigli: dove vogliamo giocare, in quale ruolo. Questo mi ha fatto pensare che prima di essere un grande allenatore è una grandissima persona”

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

Meret ed Audero numeri uno contro

Meret ed Audero numeri uno contro

RIVALITÀ

Meret ed Audero numeri uno contro

Dopo essersi contesi la maglia dell’U21, i due portieri si ritrovano di fronte nell’esordio stagionale del Napoli al San Paolo

di Marco Boscia

Giovani ma già affidabili

Alex Meret, friulano come i suoi illustri predecessori Lorenzo Buffon, Dino Zoff e Simone Scuffet, nasce ad Udine nel 1997. Gigante di 1,90 cm, nel giro di una sola stagione ha fatto breccia nel cuore dei napoletani, tanto da prendere parte il 3 luglio, assieme ad Insigne, alla cerimonia d’apertura delle Universiadi. Con gli azzurri ha accumulato quell’esperienza internazionale che gli è valsa la titolarità agli Europei U21, scavalcando nelle gerarchie di Di Biagio proprio Emil Audero, altro gigante di 1,92 cm. Coetaneo di Meret, Audero nasce a Mataram da padre indonesiano e madre italiana e dopo un solo anno di vita si trasferisce con la famiglia a Cumiana, comune metropolitano di Torino. La scorsa stagione è passato dalla Juventus alla Sampdoria in prestito con opzione e diritto di contro-riscatto. In blucerchiato si è subito imposto ed a gennaio i due club, generando non poche polemiche, hanno riformulato l’accordo in un obbligo di riscatto a favore dei liguri, formalizzatosi per 20 milioni di euro.

Gli inizi

Cresciuti con il mito di Gianluigi Buffon, idolo di intere generazioni, Meret ed Audero fin da piccoli impressionano per la capacità di interpretare il ruolo ed oggi sono considerati due tra i giovani più interessanti del panorama calcistico italiano.

Meret, dopo due stagioni nelle file dell’As Rivolto ed una nell’ASD Donatello, entra a far parte del vivaio dell’Udinese. Esordisce in prima squadra a soli 18 anni in Tim Cup e nel 2016 va in prestito alla SPAL. In B accumula 30 presenze e conquista la promozione in A che mancava alla squadra estense da 49 anni. L’anno successivo gioca in massima serie e viene acquistato l’estate scorsa dal Napoli per 25 milioni di euro. Abile e reattivo nonostante la sua imponente fisicità, possiede tempismo nelle uscite ed ama il gioco con i piedi.

Audero si mette in mostra da bambino nell’accademia calcistica dell’ex portiere Roccati. All’età di 11 anni viene notato da Rampulla, all’epoca preparatore della Juventus. Percorre la trafila delle giovanili in bianconero e per due anni è titolare della primavera guidata da Fabio Grosso. Nella stagione 2016-2017 diventa il terzo portiere della prima squadra alle spalle di Buffon e Neto, esordendo in A l’ultima di campionato. In prestito al Venezia in B, la sua porta resta inviolata per ben 13 incontri. Passa quindi alla Sampdoria ed alla prima stagione da titolare in A impressiona per la sua grande reattività fra i pali.

Obiettivi futuri

Meret cerca la definitiva consacrazione al Napoli e, dopo la prima buona stagione disputata, vuole diventare titolare inamovibile tentando così di conquistare anche l’azzurro della nazionale maggiore. Audero spera di ripetere quanto di buono fatto ancora nella Samp, con l’obiettivo di attirare su di sé le attenzioni delle grandi del campionato.

Ciò che è certo è che entrambi con impegno, lavoro e dedizione, hanno un futuro roseo dinanzi.

L’età gioca a loro favore.

I pensieri di Meret

«Cerco di scendere in campo con grande convinzione, so bene di avere qualità importanti. Cerco di essere il più tranquillo possibile per mettere in campo le mie doti. In cosa devo migliorare? In tutto. Mi sento un predestinato? Certe voci fanno piacere, ti dicono che stai lavorando bene. So di poter arrivare alla nazionale, ma devo lavorare tanto, con impegno e massima dedizione. Il soprannome “Albatros”? È venuto fuori da poco, i preparatori dicono che con le mie braccia riesco a coprire tutta l’ampiezza della porta. L’albatros è l’uccello con l’apertura alare più ampia»

Federico Pastorello parla del suo assistito

«Meret impressiona tutti da tempo. Handanovic mi segnalò la sua forza quando aveva 14 anni e si allenava con la prima squadra. Mi diceva sempre: “Guarda, il fenomeno vero è uno solo. E si chiama Alex Meret”. Secondo me Alex è spettacolare, farà la storia del calcio italiano. Poi è un ragazzo perbene, cresciuto in una famiglia molto unita. Non si emoziona davanti alle responsabilità, sa gestire la pressione, è molto freddo e maturo»

Audero parla di sé e del ruolo di portiere

«Ci tengo a chiarire bene questo punto. È giusto sognare, credere di poter tornare alla Juve, ma il futuro si costruisce col presente. Io sono cresciuto lì, però sapevo che prima o poi il cordone sarebbe stato tagliato. Non dimentico il percorso nel settore giovanile, l’appoggio dei miei genitori che non mi hanno mai messo pressione, la crescita costante. Il corridoio di Vinovo, in cui sono appese le maglie dei ragazzi arrivati in prima squadra, è molto bello: ti fa riflettere e desiderare di fare lo stesso. Se respiri quell’aria nel modo giusto, cresci bene. E adesso lì c’è anche la mia maglia»

«Aver avuto la fortuna di vedere da vicino Gianluigi Buffon mi ha aiutato tanto; ho colto tante cose che altrimenti non avrei potuto imparare se non nella quotidianità. Questione di approccio: da questo vedi i campioni. Ora sono alla Sampdoria, che è un’ottima società dove c’è tutto per fare bene»

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019

Luperto vs Pinamonti: giovani a confronto

Luperto vs Pinamonti: giovani a confronto

/ LA SFIDA

Luperto vs Pinamonti: giovani a confronto

Un futuro roseo per il difensore e l’attaccante che saranno probabilmente l’uno contro l’altro allo Stirpe di Frosinone

di Marco Boscia

SEBASTIANO LUPERTO: IL CENTRALE CHE SI ISPIRA AD ALBIOL E STUDIA KOULIBALY 

Nato a Lecce il 6 settembre 1996, muove i primi passi da calciatore proprio con i pugliesi, iniziando la carriera come esterno sinistro di centrocampo, salvo poi essere abbassato prima nel ruolo di terzino e poi di difensore centrale. Esordisce con i giallorossi in prima squadra, dopo le giovanili, nell’agosto del 2013 in Coppa Italia contro il Santhià. Alla fine di quello stesso mese viene acquistato dal Napoli in prestito con diritto di riscatto della metà e viene aggregato alla squadra Primavera. Dopo un paio d’anni entra nel giro della prima squadra ed è Rafa Benitez a farlo esordire nel maggio del 2015 nei minuti finali del match contro il Milan. Mesi più tardi esordisce anche in Europa subentrando a Vlad Chiriches contro il Legia Varsavia. Nell’agosto del 2016 viene ceduto in prestito alla Pro Vercelli, con cui disputa il campionato di Serie B, ritagliandosi pian piano sempre più spazio, fino a guadagnarsi una maglia da titolare. La stagione successiva viene ceduto in prestito all’Empoli con cui disputa 28 gare, realizzando anche due gol ed ottenendo la promozione in Serie A. Nell’estate del 2018 fa ritorno a Napoli, dove viene dichiarato incedibile dal nuovo mister Carlo Ancelotti, innamoratosi della duttilità tattica del giocatore. Luperto vanta presenze in tutte le nazionali italiane, dall’Under 18 fino all’Under 21, con cui ha esordito un anno fa contro il Portogallo. Alto ben 191 cm, Luperto è considerato un alter ego di Raul Albiol, a cui dice di ispirarsi e, per la sua prestanza fisica, risulta essere un centrale difensivo che predilige il gioco aereo. Ama, avendo anche un’ottima visione di gioco, impostare spesso dalle retrovie l’azione e, quando è stato chiamato in causa, ha ben risposto alle indicazioni del tecnico di Reggiolo che lo ha impiegato spesso al fianco di Kalidou Koulibaly, con il quale si trova bene e dal quale ha ancora tanto da imparare.

ANDREA PINAMONTI: L’ATTACCANTE CHE SOGNA UN FUTURO AL FIANCO DI ICARDI 

Classe 1999, 20 anni da compiere fra tre settimane ed un presente in gialloblù nelle file del Frosinone. Andrea Pinamonti nasce a Cles, un paesino di 7000 anime in Trentino, ed inizia a giocare ad appena sei anni nella Bassa Anaunia. Dopo aver siglato ben 4 gol in una sola partita, viene acquistato dall’Inter, che lo lascia giocare al Chievo fino all’età richiesta per portarlo in nerazzurro. Difatti le norme della FIGC non permettono a calciatori di età inferiore ai 14 anni di risiedere al di fuori della propria regione. Quando approda in nerazzurro si mette subito in mostra per la prolificità sotto porta con la Primavera e debutta in prima squadra nel 2016 giocando l’intera partita di Europa League vinta 2 a 1 contro lo Sparta Praga. Debutta poi anche contro l’Empoli in Serie A, ma continua tuttavia a fare le fortune della Primavera, con cui vince il campionato siglando anche un gol nella finale vinta 2 a 1 dai nerazzurri contro la Fiorentina. Nella scorsa stagione Spalletti lo inserisce in prima squadra ma viene utilizzato soltanto due volte. Continua a suon di gol ad impressionare in Primavera, con cui arriva fino ai quarti di finale della Youth League. Nell’estate del 2018 l’Inter, dopo essersi assicurata le prestazioni del promettente argentino Lautaro Martinez, lo gira in prestito al Frosinone, club neopromosso in Serie A. Con i ciociari ha già siglato 5 gol, il primo dei quali nel 3 a 0 sul campo della SPAL lo scorso ottobre. Pinamonti ha percorso tutta la trafila delle nazionali, dall’Under 15 sino all’Under 20, con cui ha esordito nell’ottobre 2018. Lo scorso anno a maggio, è stato anche convocato da Luigi Di Biagio per esordire con l’Under 21 nel doppio confronto con Portogallo e Francia, ma ha declinato la convocazione per prepararsi al meglio per gli esami di maturità, affrontati qualche giorno più tardi. Attaccante dal fisico possente, Andrea Pinamonti ama il gioco aereo ma non tralascia la tecnica essendo anche abile con il pallone fra i piedi ed ha dichiarato di ispirarsi a Mauro Icardi, con cui spera al più presto di poter giocare. Ad inizio aprile è diventato il più giovane calciatore a segnare almeno 5 gol in questo campionato di Serie A, superando anche Nicolò Zaniolo e Moise Kean.

pubblicato il 27 aprile 2019