Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

VERSO FIORENTINA-NAPOLI

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

L’allenatore del Napoli si vestirà da Troisi per chiedere con decisione di superare l’ostacolo che gli frapporrà il tecnico viola

di Domenico Sepe

Luciano Spalletti idealmente utilizzerà la battuta del film Scusate il ritardo per portare a casa un risultato positivo. È proprio a Firenze infatti, prima della pausa del campionato, che Napoli e Fiorentina si affronteranno per la conferma definitiva delle proprie ambizioni: due squadre che vogliono dimostrare quanto di buono è stato fatto nelle rispettive nuove gestioni. Da un lato, la squadra di Spalletti vuole confermare l’ottimo momento con una prestazione di alto livello, mentre dall’altra parte, la squadra di Italiano non vuole certo concedere una facile passeggiata al parco ai partenopei.

Artemio Franchi: un uomo, uno stadio

La partita che domenica alle 18.00 vedrà di fronte Fiorentina e Napoli si giocherà nel tempio del calcio fiorentino: lo storico stadio Artemio Franchi. Questo impianto, inaugurato nel 1931 con il nome di “Stadio Comunale”, fu dedicato nel 1991 dal Comune di Firenze alla memoria di un suo illustre cittadino: il dirigente di FIGC, UEFA, FIFA e Fiorentina Artemio Franchi.
Nato a Firenze da genitori senesi, è stato il dirigente della Viola negli anni del suo splendore, con uno scudetto ed una Coppa della Coppe, tra l’altro manifestazione organizzata proprio su sua iniziativa.
Successivamente Franchi fu eletto alla guida della FIGC dal 1967 al 1976 e, con lui alla guida, l’Italia colse il primo trofeo dopo molti anni, l’Europeo del 1968. Fu anche Presidente UEFA e Vicepresidente FIFA dal 1973 fino alla tragica morte avvenuta in un incidente stradale nel 1983 ed a lui, oltre allo stadio di Firenze, fu dedicato anche lo stadio di Siena, sua città natale. L’impianto sportivo, dunque, è un omaggio ad un uomo che si è adoperato nel mondo del calcio varcando i confini nazionali con i molteplici incarichi ricoperti nella sua longeva carriera da dirigente.

La nuova Fiorentina di Italiano

Sulla panchina viola siede da questa stagione Vincenzo Italiano, un allenatore che, già allo Spezia, ha dimostrato di saper realizzare l’impossibile. La Fiorentina, con la nuova guida tecnica, ha mostrato, in questo primo scampolo di campionato, una grinta alla ricerca della vittoria che mancava da molti anni, ridando al popolo di Firenze la voglia di sognare.
Complice anche il nuovo corso del patron Commisso, la Viola di Italiano è stata rivitalizzata da una serie di innesti azzeccati e dal lavoro del mister sull’intera rosa messagli a disposizione dalla società. L’avvio della stagione è stato incoraggiante con tre vittorie consecutive ai danni di Torino, Atalanta e Genoa. Poi la battuta d’arresto con i campioni in carica dell’Inter di Simone Inzaghi ha un po’ lasciato perplesso l’ambiente per come è maturato il risultato.

Due sistemi di gioco a confronto

Il Napoli e la Fiorentina sono due squadre accomunate in questa stagione dalla novità per entrambe nella guida tecnica. Entrambe le squadre sono impostate per proporre il proprio gioco perché preferiscono evitare di dover aspettare le mosse dell’avversaria di turno.
Ci sono però alcune differenze sostanziali. Il Napoli di Spalletti gioca, anche a causa degli infortuni, con un 4-2-3-1. Durante la fase di possesso i centrali si occupano di marcatura ed ogni tanto partecipano allo sviluppo della manovra mentre, in fase di non possesso, il Napoli sa difendersi con due linee di difesa costituite dai difensori e dai mediani, questi ultimi pronti a far ripartire la squadra in velocità quando è possibile organizzare un contropiede o a costruire con il possesso palla azioni manovrate ed elaborate con calma e consapevolezza.
Dall’altro alto, la Fiorentina di Italiano gioca in modo ambizioso con una tattica che appare già ben definita. Italiano applica con il suo 4-3-3 un pressing asfissiante sugli avversari. L’ottima condizione fisica, dimostrata finora, permette alla Viola di mantenere questa pressione per larghi tratti della partita. Il problema manifestato dalla squadra riguarda soprattutto i due esterni di difesa, capaci in fase di costruzione e meno in ripiegamento. Questa debolezza è emersa con evidenza nella batosta subita in casa dall’Inter di Simone Inzaghi.

Vlahovic vs Osimhen: fisicità e velocità

Probabili protagonisti della sfida tra Napoli e Fiorentina saranno i rispettivi terminali offensivi che interpretano il proprio ruolo con qualche differenza.
L’attaccante viola, Dusan Vlahovic, è un nove puro, un centravanti mancino, fisico e tecnico. Con la sua altezza di 1 metro e 90, Dusan domina l’area di rigore con il proprio corpo sovrastando spesso gli avversari sulle palle inattive. Dopo essere maturato come riserva della Fiorentina, il giocatore è stato responsabilizzato diventando bravo nel far salire la squadra e risultando devastante in campo aperto. È dotato di una forte progressione e riesce a controllare l’area di rigore e, nonostante la giovane età Italiano gli ha affidato le sorti del proprio attacco.
Il Napoli, dal suo canto, può contare sulla dirompente velocità di Victor Osimhen. Infatti, il giovane attaccante partenopeo ha dimostrato, già l’anno scorso, di possedere uno scatto difficile da arginare da parte delle difese avversarie e con i suoi movimenti riesce ad attirare su di sé più difensori nella marcatura, aprendo ampi spazi per le incursioni degli esterni. Inoltre, ha un piede in continuo miglioramento capace di gesti tecnici che non gli venivano accreditati.
Dunque, laddove Vlahovic ci mette la pura fisicità, Osimhen compensa con la velocità e l’imprevedibilità, incarnando perfettamente il ruolo di attaccante moderno e versatile capace non solo di segnare, ma di aprire anche preziosi spazi per i compagni.

Un mitico ex partenopeo

Infine, è da ricordare che Italiano può schierare anche José Callejon che ha indossato per sette stagioni la divisa azzurra da titolare inamovibile. Tutti i partenopei conoscono le potenzialità di questo giocatore e tutti gli appassionati di calcio ne apprezzano la tecnica calcistica, l’intelligenza e la duttilità che gli consentono di essere utile alla propria squadra in ogni parte del campo. Dopo la prima stagione con la Fiorentina caratterizzata da alti e bassi Callejon è ritornato, a pieno titolo, tra i protagonisti della stagione viola ed è un giocatore su cui Vincenzo Italiano potrà contare nell’intero arco del campionato, anche se domenica gli azzurri lo abbracceranno con affetto ma cercheranno sin dal primo minuto, se il suo tecnico lo schiererà tra i titolari, di rendergli la vita impossibile.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021

Ragazzi, il pallone lo porto io!

Ragazzi, il pallone lo porto io!

FRAMMENTI D’AZZURRO

Ragazzi, il pallone lo porto io!

Il capitano azzurro ha mostrato in questo inizio di stagione del Napoli di essere consapevole del suo ruolo

di Giovanni Gaudiano

La prima foto che abbiamo scelto serve anche un po’ a sorridere sull’argomento calcio di rigore. Più che datemi il pallone che vado a tirare, sembra che per la postura, per la determinazione e per lo sguardo perso non si sa verso quale parte dello stadio e verso chi, Insigne volesse dire: «Fermi tutti, il pallone l’ho portato io. Sono il capitano e vado a tirare».
È andata bene. Il capitano azzurro ha mostrato in un momento delicato della partita di essere consapevole del suo ruolo. Ed ha potuto, a giusta ragione, esultare riprendendosi quel pallone che forse a fine partita si sarà davvero portato a casa.
A lui, dopo questo momento di Napoli – Venezia, non ci resta che chiedere di diventare sempre più il leader in campo di cui il Napoli ha bisogno, cercando anche di limitare le sconsiderate reazioni dei suoi compagni di gioco durante la partita.
Il riferimento va alla imperdonabile reazione di Victor Osimhen.
Al nigeriano, che stenta ad abituarsi al trattamento riservatogli dai difensori delle squadre italiane, proprio Insigne dovrà spiegare come va la storia e dovrà ricordargli che perdere la partita per un irragionevole comportamento non è ammissibile.
Ci sono pochi ma e nessun se: l’attaccante azzurro ha sbagliato, come dimostra la successiva ritrovata consapevolezza di sé che si palesa evidente nella seconda foto che proponiamo, dove nasconde il viso con la maglietta.
È giusto a questo punto appoggiare la seria sportività, non c’erano dubbi, messa in mostra su tale argomento da Patrizio Oliva che nei giorni dopo la gara ha fatto riferimento al regolamento, ha giustamente apostrofato il giocatore ed ha invitato tutti i napoletani ad evitare il ricorrente atteggiamento vittimistico.
L’allenatore e capitan Insigne dovranno aiutare Osimhen a tornare “humble” (umile) per giocare sopportando anche qualche fallo di troppo, rivalersi segnando tanti gol ed evitando che altri arbitri possano qualificarlo come un violento!

pubblicato su Napoli n.45 dell’11 settembre 2021

È necessario attendere, il campionato è lungo

È necessario attendere, il campionato è lungo

L’ALTRA COPERTINA

È necessario attendere, il campionato è lungo

Sono state disputate soltanto tre partite di una stagione che sarà lunghissima e subito cominciano a piovere i primi giudizi

di Lorenzo Gaudiano

«Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi». Aprire con questo pensiero dello psichiatra ed antropologo svizzero Carl Gustav Jung la riflessione che abitualmente accompagna il Benevento nelle pagine di questa rivista è propedeutico ad un discorso che bisognerebbe cercare di tenere sempre a mente quando si analizza ciò che si ha davanti.
Sono state disputate soltanto tre partite di una stagione che sarà lunghissima e subito naturalmente cominciano a piovere i primi giudizi sul rendimento del nuovo Benevento di Fabio Caserta, che come ha messo in chiara evidenza alcune importanti positività al tempo stesso ha fatto vedere qualche aspetto cha va corretto e migliorato assolutamente per il prosieguo del campionato.
Tenendo presente che la rosa è stata per larga parte rivoluzionata ed arricchita di nuovi innesti che stanno a mano a mano integrandosi nello schema di gioco sannita ed apprendendo la filosofia tattica del tecnico calabrese, vedere comunque un primo affiatamento tra i vari reparti ed un gioco comunque fluido che porta i campani spesso alla conclusione è qualcosa di estremamente positivo.
Il contributo della vecchia guardia al rendimento mostrato in queste prime partite è stato senza dubbio importante. I nuovi innesti poi in buona parte hanno saputo mettersi in mostra, mentre altri hanno ancora bisogno di tempo per entrare nei meccanismi della squadra, anche se sono calciatori che Caserta conosce bene e che ha voluto fortemente.
Dati questi elementi qualche difficoltà ci pare riguardi la difesa, dove il Benevento ha mostrato una certa fragilità ed un assetto ancora non pienamente trovato.
Di tempo per lavorare sicuramente ce ne sarà, l’importante è che non ci si abbandoni a giudizi troppo frettolosi, positivi e negativi che siano, perché come è stato sottolineato più volte il campionato di B è davvero lungo e soprattutto molto complesso.
Caricare di eccessive aspettative questa squadra ed il suo allenatore potrebbe essere soltanto nocivo, mentre attendere con pazienza, fiducia e convinzione sarà di grande aiuto per la conquista degli obiettivi prefissati ad inizio stagione.
La fretta è sempre stata una cattiva consigliera. Proprio per questo è necessario in questo momento analizzare in maniera obiettiva le prestazioni della squadra e le scelte della società, senza lasciarsi andare a verdetti definitivi e considerazioni prodromiche che in questo momento della stagione lasciano il tempo che trovano.

pubblicato su Napoli n.45 dell’11 settembre 2021

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

LA SFIDA

Napoli-Juventus: la prova dei nove… punti

Il Napoli di Luciano Spalletti affronta al Maradona nella prima partita di cartello della stagione la Juventus di Massimiliano Allegri

di Bruno Marchionibus

Non una partita ma “La partita”

Napoli-Juventus vale tre punti come ogni match ma vale anche qualcosa, probabilmente molto, di più. Nel capoluogo campano, infatti, la Vecchia Signora è da sempre considerata la rivale per eccellenza, e di conseguenza l’incrocio con i bianconeri, per il pubblico partenopeo, non è una semplice partita ma la partita più attesa dell’anno, la prima data che i tifosi napoletani cerchiano in rosso al momento della compilazione dei calendari. D’altra parte, Napoli-Juve è anche la sfida che più di tutte rappresenta l’antitesi tra Sud e Nord: da un lato la città dei Savoia, dall’altro la vecchia capitale del regno delle Due Sicilie che da sempre caratterizza il nostro Paese molto più che altre nazioni. Gli ultimi anni, inoltre, hanno acuito l’antagonismo tra le due compagini, con due simboli della rinascita azzurra come Higuain e Sarri passati dall’altra parte della barricata (non con grandissime fortune), e soprattutto con uno Scudetto contestatissimo vinto al fotofinish dalla Juventus proprio sul Napoli del Sarrismo e del calcio spettacolo. Un titolo perso sul filo di lana poi soltanto in minima parte riscattato, per i partenopei, con la vittoria della Coppa Italia 2020 ai rigori proprio sulla Signora.

Primi match poco Allegri

Dopo l’anno con Sarri al timone, vincente ma non soddisfacente per l’ambiente juventino, e quello da dimenticare sotto la guida di Pirlo, la dirigenza bianconera in estate ha deciso di affidarsi al ritorno di Max Allegri, vincitore in Piemonte di cinque campionati e capace due volte di raggiungere la finale di Champions. Le prime due uscite stagionali, nonostante il palmares del tecnico livornese, hanno tuttavia mostrato una Juve fragile difensivamente, specialmente a causa di un centrocampo che offre poca copertura alla retroguardia, e affidata più che altro alle giocate individuali, Chiesa su tutti, in fase offensiva. Il pareggio per 2 a 2 a Udine e la clamorosa sconfitta interna per 1 a 0 con l’Empoli, insomma, hanno certamente lanciato dei segnali di allarme per la squadra bianconera che vanno al di là dei punti persi. Sarà compito di Allegri, dunque, riuscire a dare un equilibrio alla squadra e, in special modo, compattare il gruppo per sopperire alla partenza di Cristiano Ronaldo, che nei suoi tre anni a Torino ha vissuto di luci e ombre ma che in ogni caso rappresentava un fuoriclasse in grado di risolvere le partite da solo.

Luciano Spalletti: un passato da cancellare

Dal punto di vista del Napoli, ad ogni modo, la falsa partenza della Juve fornisce alla squadra azzurra la possibilità, vincendo il match del Maradona, di mettere tra sé e i bianconeri un gap potenziale di otto punti in classifica; distanza che ci sarebbe naturalmente tutto il tempo di colmare con un intero torneo da giocare, ma che rappresenterebbe un ottimo punto di partenza su cui costruire la stagione 2021/22. Per farlo, dovrà essere bravo Spalletti a invertire la rotta dei suoi precedenti tanto con l’allenatore juventino quanto, soprattutto, con i bianconeri. Per il mister di Certaldo, infatti, se il bilancio dei confronti con Allegri racconta di tre successi, tre pareggi e cinque sconfitte, è il dato degli incontri con la Juventus a risultare impietoso: appena due vittorie, cinque pareggi e ben venti gare perse. Tra queste, brucia ancora nella memoria dei supporters azzurri la sconfitta con la Juve per 3 a 2 dell’Inter di Spalletti nel maggio 2018, che costò al Napoli il terzo titolo della sua storia. Quel ricordo, però, ormai rappresenta il passato, e con la sfida alla Juve l’allenatore partenopeo ha l’opportunità di entrare fin da subito prepotentemente nel cuore dei suoi nuovi tifosi.

Partita a scacchi in mediana e su entrambe le corsie laterali

Per quanto riguarda l’aspetto tattico, è facile immaginare che Allegri, dopo le difficoltà palesate dalla sua squadra nelle prime due giornate, possa operare qualche cambio in mediana e nel reparto avanzato. Dovrà essere dunque brava la retroguardia napoletana a saper fronteggiare un attacco in grado di sfruttare tanto rapidità e fantasia (Chiesa, Dybala) quanto fisicità e fiuto del gol (Morata, Kean). Come spesso accade, poi, la zona del campo in cui si deciderà la gara potrebbe essere il centrocampo. L’inserimento del nuovo acquisto Locatelli potrebbe dare ai bianconeri più qualità, ma non risolvere del tutto i problemi in copertura; quanto al Napoli, poi, Lobotka è sembrato tutt’altro giocatore rispetto a quello visto nella passata stagione, e Fabian, pur parso in condizione non ottimale, potrebbe trarre dal gol con il Genoa la fiducia necessaria per tornare a rendere sui livelli del girone di ritorno del campionato scorso. Molto importante, per gli azzurri, sarà anche riuscire a contenere gli ospiti sulle corsie esterne, dove di fatto la Juve vinse la partita dello Stadium ad aprile; in quell’occasione i partenopei soffrirono molto sulla propria fascia sinistra di difesa, e chissà che Spalletti per arginare gli spunti in velocità degli avversari non possa decidere di puntare sin da inizio gara su Juan Jesus terzino bloccato.

Fiducia ad Elmas

Proprio per il poco filtro offerto dalla mediana juventina a Bonucci e compagni, un ruolo fondamentale potrebbe averlo chi, nel Napoli, sarà deputato a giocare tra le linee. Zielinski, non al meglio a seguito del problema accusato contro il Venezia, o Elmas avranno la possibilità di essere “l’uomo in più” della sfida; il macedone, in special modo, dopo essere stato il vero e proprio jolly della rosa nell’ultima stagione, pare aver trovato una collocazione più precisa in cui sta rendendo bene, e una prestazione importante con la Juve potrebbe davvero promuovere il giovane Eljif al rango di titolare aggiunto. Imprescindibile, naturalmente, sarà poi Lorenzo Insigne, decisivo con un calcio di rigore nella sfida dell’ultimo campionato e reduce da un Europeo vinto che sembra avergli dato ancora più fiducia nei propri mezzi; è al capitano che Spalletti chiederà le giocate decisive per battere i rivali bianconeri.

pubblicato su Napoli n.45 dell’11 settembre 2021

Benevento vs Lecce: scontro fra giallorossi

Benevento vs Lecce: scontro fra giallorossi

SERIE B

Benevento vs Lecce: scontro fra giallorossi

Il Benevento di Fabio Caserta stasera ospita al Ciro Vigorito il Lecce dell’ex Marco Baroni in una sfida affascinante

di Marco Boscia

Stasera il Benevento di Fabio Caserta torna in campo fra le mura amiche nell’anticipo della terza giornata del campionato cadetto. Al Vigorito sarà di scena il Lecce dell’ex Marco Baroni che venderà sicuramente cara la pelle dopo un inizio di stagione al di sotto delle aspettative. Nei primi due match stagionali difatti i salentini hanno racimolato un solo punto in classifica, frutto di un’inaspettata e sonora sconfitta per 3 a 0 a Cremona ed un pareggio in casa per 1 a 1 contro il neopromosso Como, tornato a calcare i campi della Serie B dopo cinque anni e due fallimenti. Ma anche i padroni di casa non possono permettersi ulteriori passi falsi, specialmente in una sfida come quella di stasera contro una diretta concorrente alla testa della classifica e dopo la sconfitta di Parma per 1-0 maturata alla seconda giornata addirittura al minuto ’97. Ed anche perché, come risaputo, la Serie B è un campionato lungo ed estenuante che nasconde sempre numerose insidie, come dimostrato dalla sfida contro la neopromossa Alessandria della prima giornata battuta dai sanniti con difficoltà con un pirotecnico 4-3 al Vigorito.

Sfida al vertice

Sembra presto per dirlo ma siamo abbastanza sicuri di poter affermare che Benevento – Lecce di stasera è una sfida fra due squadre che saranno assolute protagoniste di questo campionato. È solo la terza giornata ma gli organici delle due compagini lasciano presagire una stagione importante. I presidenti Vigorito e Damiani hanno costruito due squadre che sembrano già pronte da subito a poter puntare alla promozione in A. Il patron sannita, con il prezioso lavoro di Foggia, ha avuto il merito di non rivoluzionare totalmente la squadra che lo scorso anno è riuscita a giocarsi fino all’ultima giornata la permanenza in Serie A, persa contro il Torino di Cairo. Pochi ma importanti gli innesti di Vigorito che, nonostante la dolorosa cessione di Montipó, rimpiazzato bene con Paleari, è riuscito ad aggiungere all’organico quelle che sembrerebbero le giuste pedine – Calo, Acampora, Elia e Masciangelo su tutti – che unite allo zoccolo duro – Glik, Ionita, Letizia, Improta, Insigne, Sau e Lapadula fra gli altri – dovrebbero permettere, assieme alla voglia del neoallenatore Caserta di arrivare finalmente in massima serie alla guida delle streghe, fin da subito ai sanniti di intraprendere un campionato importante per puntare con decisione nuovamente alla promozione in A. Il Lecce è ripartito invece da una certezza come Marco Baroni che lo scorso anno, dopo essere subentrato a Domenico Toscano sulla panchina della Reggina a dicembre, ha portato i calabresi a concludere il campionato cadetto all’undicesimo posto grazie a 10 vittorie, 10 pareggi e 7 sconfitte. Importanti sono stati anche gli acquisti, grazie al solito lavoro di Pantaleo Corvino, di Strafezza, esterno brasiliano ex Corinthias, capace di andare spesso in rete e che lo scorso anno ha impressionato con la maglia della Spal, società che ha acquisito proprio dal Lecce lo storico capitano Mancosu che vanta più di 50 gol in maglia giallorossa, assieme a quello di Di Mariano, nipote dell’ex calciatore Totó Schillaci, dal Venezia e alle scommesse Hjulmand, ventiduenne centrocampista danese prelevato per 1 milione di euro dalla squadra austriaca del Modling, e Listkowski, centrocampista ventitreenne polacco acquistato per 300.000 € dal Pogon Stettino, oltre alla fondamentale permanenza di due uomini chiave come Gabriel in porta e Coda in attacco.

L’ex della prima promozione in serie A

Ha scolpito il suo nome sulle mura della città di Napoli con il memorabile gol alla Lazio che nel 1990 è valso il secondo scudetto della storia partenopea. Acquistato dal Lecce l’estate precedente, in azzurro Marco Baroni è rimasto due stagioni, siglando anche il gol numero 3000 della storia del Napoli contro il Bologna e fallendo un rigore fondamentale contro lo Spartak Mosca che valse l’eliminazione degli azzurri dalla Coppa dei Campioni nella stagione 1990/1991. Carriera lunga quella dell’ex difensore che nel 2000 appese gli scarpini al chiodo quando militava in C2 con la maglia della Rondinella e di cui divenne poi subito allenatore. Esperienza oramai già lunga anche quella in panchina, giunta alla sua ventesima stagione. Allena oggi il Lecce dopo aver sostituito Eugenio Corini, altro ex Napoli, che ha pagato con l’esonero un finale di campionato poco soddisfacente nonostante l’estate scorsa avesse firmato un contratto triennale con i giallorossi (il Lecce era secondo a sei giornate dal termine ma con quattro sconfitte finì quarto accedendo ai playoff, poi persi in semifinale contro il Venezia). Per Baroni oggi sarà una gara speciale: torna nuovamente al Vigorito dopo la prima storica promozione in Serie A del Benevento ottenuta alla guida dei sanniti nella stagione 2016/2017 grazie alla vittoria dei playoff in finale contro il Carpi. L’anno successivo fu esonerato dopo nove giornate e altrettante sconfitte in Serie A cedendo la panchina a Roberto De Zerbi, che non riuscì nell’impresa di salvare i sanniti. Nonostante questo Baroni a Benevento è rimasto ugualmente forse l’allenatore più amato di sempre dalla tifoseria.

Precedenti e curiosità

L’ultima volta al Vigorito è stata tre anni fa: il 27 agosto 2018 la sfida della prima giornata del campionato cadetto fra Benevento e Lecce, che chiusero la stagione rispettivamente al terzo posto, venendo poi sconfitto in semifinale playoff dal Cittadella, ed al secondo, ottenendo la promozione diretta in Serie A, finì con un pirotecnico 3-3. Lecce avanti di 3 reti che si fece poi raggiungere nel finale dai sanniti da un gol di Coda su rigore. Proprio l’attaccante trentaduenne di Cava de’ Tirreni, dopo un triennio con il Benevento fra il 2017 ed il 2020, ed il titolo di capocannoniere della scorsa edizione del campionato cadetto già con la maglia del Lecce, sarà il grande ex della sfida di stasera. Su 11 match totali al Vigorito 7 le vittorie dei padroni di casa, che invece non sono mai riusciti a vincere in trasferta al Via Del Mare di Lecce, 3 pareggi ed un solo successo dei salentini per 2 a 1 in Lega Pro nel 2014.

pubblicato su Napoli n.45 dell’11 settembre 2021

“È arrivata l’ora di tornare a vincere”

“È arrivata l’ora di tornare a vincere”

GLI ANNI D’ORO

“È arrivata l’ora di tornare a vincere”

Antonio Carannante ripercorre gli anni d’oro in azzurro fino ai giorni nostri e indica la necessità per il Napoli di un terzino

di Marco Boscia

Il primo agosto sono trascorsi 95 anni dalla nascita del Napoli. Stagioni condite da successi, gioie, ma anche dolori e sconfitte. Un fallimento e poi la rinascita del 2004 grazie ad Aurelio De Laurentiis. Ancora oggi il numero uno azzurro è alla ricerca, dopo la conquista in 17 anni di presidenza di tre Coppe Italia e due Supercoppe italiane, del primo scudetto della sua era, il terzo della storia del Napoli. Chi quindi meglio di Antonio Carannante, terzino protagonista degli anni d’oro azzurri, prodotto del vivaio napoletano assieme, fra gli altri, a Ciro Ferrara e Ciccio Baiano, può raccontarci cosa si prova a giocare nel Napoli e ad indossare la maglia della propria città: «Vestire i colori azzurri è stata un’emozione indescrivibile. Ho fatto un percorso velocissimo: in due anni prima gli Allievi poi la Primavera e subito dopo la prima squadra. Non mi aspettavo di debuttare in Serie A così giovane, non avevo ancora compiuto 17 anni, e di essere già considerato un ragazzo di prospettiva. La società puntò decisa su di me e dimostrai in quegli anni che non si erano sbagliati. Entrai difatti a far parte del giro della nazionale italiana giovanile fino a conquistare un posto in quella U21 dove ho giocato assieme a Mancini e Vialli».

Quali sono le principali differenze fra il calcio di allora e quello di oggi?

«Prima il calcio era più tecnico, meno tattico e c’era molto più agonismo. Oggi c’è molta più fisicità e gioco di squadra».

Che emozione si prova a giocare con il più grande di tutti?

«Ho giocato precedentemente anche assieme a Ruud Krol, che considero uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Avere l’opportunità di allenarmi e confrontarmi con campioni di questa portata, qualche anno più tardi anche con l’immenso Diego, mi ha aiutato a crescere. Quando Maradona è arrivato al Napoli ha cambiato tutto, ha spostato gli equilibri ed esaltato la piazza. Era il periodo che in Italia c’erano pochi stranieri e i più forti al mondo giocavano tutti in Serie A. Basti pensare che la Juve aveva Boniek e Platini, la Roma Falcao e Cerezo etc.».

C’è un calciatore del primo scudetto che per lei era insostituibile al pari di Diego?

«Tutti. Quella rosa era talmente forte che sarebbe stato impossibile pensare di rinunciare anche ad una sola pedina di quello scacchiere perfetto».

In azzurro oltre a Scudetto e Coppa Italia nel 1987 ha vinto anche la Coppa Uefa nel 1989. A quale dei tre successi sono legati i suoi ricordi più belli?

«A tutti in eguale misura. Quello che successe con lo scudetto forse è stato impareggiabile ma il rammarico è quello di non essere stato protagonista per colpa di un infortunio che frenò la mia crescita proprio nel momento in cui ero diventato titolare. Nel 1989 poi, dopo un’ottima stagione in prestito all’Ascoli, tornai al Napoli. Fui importante nella cavalcata europea, saltai soltanto la sfida con la Juventus, che ci portò ad alzare nel cielo di Stoccarda la Coppa Uefa. Ricordo che già a Monaco, in semifinale, fin dal riscaldamento avemmo la sensazione di potercela fare. Diego ci trascinò sulle note di “Live is Life”. Riuscì ad infonderci la giusta carica per scendere in campo motivati e andare poi a vincere la Coppa».

Per quella vittoria due uomini su tutti furono fondamentali. Mi riferisco a Bianchi e Ferlaino…

«Non dimenticherei Allodi e Juliano. Sono stati importantissimi. Mi hanno cresciuto e per me sono stati i migliori in assoluto, i fondatori di quel progetto che ha portato il Napoli a trionfare sia in Italia che in Europa. Professionalità, serietà e dinamicità sempre al nostro servizio. Con loro ci sentivamo sicuri. Bianchi è stato uno dei migliori allenatori italiani, Allodi in quel periodo è stato il top dei direttori generali, Ferlaino è stato prima di tutto tifoso del Napoli e poi presidente. Persone come loro oggi sono impossibili da trovare nel mondo del calcio».

Quando andò via da Napoli, tralasciando Diego, quale è stato il calciatore più duro da affrontare?

«All’epoca erano tutti forti gli avversari. Ti parlo di ali come Bruno Conti, Franco Causio, Massimo Mauro, Zbigniew Boniek solo per citarne alcuni. Ogni domenica era veramente dura, però io ero abbastanza bravo a stargli addosso. Li attaccavo sempre perché quelli non erano calciatori che potevi aspettare, ti facevano male al minimo spazio che gli concedevi».

Veniamo quindi ad oggi. C’è un calciatore azzurro dell’attuale rosa che le piacerebbe allenare?

«Poiché troppo spesso commettono degli errori banali ed anche io sono stato terzino, mi piacerebbe tanto poter lavorare sulla difesa».

Perché Koulibaly e Manolas ancora non sono riusciti a trovare la giusta intesa?

«Semplicemente perché a mio parere non costituiscono una coppia ben assortita».

Come mai gli azzurri non hanno centrato l’obiettivo Champions quest’anno?

«Credo abbiano pesato tanto gli infortuni. Alcuni giocatori sono insostituibili: nel momento in cui perdi Mertens, Koulibaly, Lozano, Osimhen, Demme etc. per un lungo periodo, e molti anche tutti insieme, aggiunti ai problemi e alle assenze che il Covid ha causato, è normale che una squadra ne possa risentire. Nel Napoli poi non ci sono riserve all’altezza ed è automatico che per una parte di stagione non siano arrivati i risultati. Si è visto come, con il recupero di tutti i calciatori, la squadra sia cambiata».

Cosa ne pensa di Osimhen?

«Per quel poco visto è un calciatore difficile da marcare. Se riuscirà a trovare la giusta continuità potrebbe essere la grande sorpresa del prossimo campionato».

Fosse in De Laurentiis rinnoverebbe il contratto ad Insigne dopo l’ottimo Europeo?

«È un giocatore indiscutibilmente forte, anche se inizia ad essere un pochino avanti con l’età. Quello che gli viene richiesto è sempre stato un gioco molto dispendioso e non so per quanto ancora possa reggere determinati ritmi perché la sua forza è sempre stata la resistenza oltre che la tecnica. Fossi nel presidente comunque gli rinnoverei subito il contratto. Lorenzo è napoletano e oggi anche i più scettici lo adorano e si sono ricreduti. Meriterebbe di chiudere la carriera in azzurro provando, chissà, a regalare il terzo tricolore ai tifosi».

Può essere Luciano Spalletti l’uomo giusto per riuscirci?

«Questo non lo so. Di sicuro è un allenatore esperto e mi auguro che in azzurro possa fare bene. La prima cosa da fare è prendere Emerson Palmieri. È un calciatore straordinario che può dare una grande mano agli azzurri. Potrebbe essere prima di tutto lui l’uomo giusto».

pubblicato su Napoli n.44 del 14 agosto 2021