“Gli Etruschi al Mann” fino al 31 maggio 2021

“Gli Etruschi al Mann” fino al 31 maggio 2021

LA CITTÀ

“Gli Etruschi al Mann” fino al 31 maggio 2021

Inaugurata il 12 giugno la mostra offre a Napoli due interessanti percorsi con l’esposizione di reperti inediti

di Marina Topa

Riapertura con attività intensa per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Dal 12 il sito diretto da Paolo Giulierini offre una grande opportunità culturale per la città e per i turisti che presto torneranno ad affollare Napoli, la mostra “Gli Etruschi e il Mann”. È la giusta occasione per approfondire la conoscenza della cultura di questa popolazione che può essere considerata la più importante nel periodo preromano. Gli Etruschi hanno infatti avuto per lungo tempo il controllo delle risorse del territorio che si estende dalla Pianura Padana a quella Campana, giocando un ruolo incisivo nella cultura della nostra penisola.
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli la ospiterà sino al 31 maggio 2021 con uno splendido allestimento a cui ha lavorato per la realizzazione anche la Regione Campania.
L’esposizione, che è stata curata dal direttore Paolo Giulierini e da Valentino Nizzo che ne ha pubblicato il catalogo con l’editrice Electa, offre la possibilità di ammirare 600 reperti riconducibili alle diverse epoche che si susseguono dal X al IV sec. a.C. e di cui circa 200 saranno esposti per la prima volta.
Il MANN, che custodisce nei suoi depositi un patrimonio artistico dal valore incommensurabile, con questa mostra ha dato l’opportunità di recuperarne al pubblico una parte importante. Grazie ad un minuzioso lavoro di studio, restauro e relativa documentazione sui materiali esposti si è dato un significativo contributo alla ricerca archeologica internazionale per quanto concerne una più approfondita conoscenza della civiltà e della storia etrusca.
Il percorso previsto per la visita si articola in due sezioni di cui una, intitolata “Gli Etruschi in Campania”, documenta la presenza della civiltà etrusca nella nostra regione ed ha un taglio d’interesse più propriamente archeologico mentre l’altra, intitolata “Gli Etruschi al MANN”, presenta i reperti etrusco-italici acquisiti dal Mann con costante ed attento lavoro nell’ambito del ricercato mercato collezionistico ed ha un taglio decisamente più storico-culturale. Per rendere più proficua la visita di questa seconda sezione è consigliabile la lettura del volume “Gli Etruschi in Campania. Storia di una (ri)scoperta dal XVI al XIX secolo”, edito nelle pubblicazioni scientifiche “Quaderni del MANN”, a cura di Valentino Nizzo.
Saranno esposti, inoltre, anche dei materiali del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, una sorta di “manifesto” dell’età delle grandi rotte commerciali e dello scambio di beni di lusso nel Mediterraneo; si tratta dell’intero corredo di una delle tombe più ricche dell’epoca, la Tomba Bernardini (675-650 a.C.), che presenta un forte valore di testimonianza storica considerando quanto gli etruschi fossero definiti dei maestri proprio nell’arte funeraria.

pubblicato su Napoli n.26 del 5 luglio 2020

150 “da Michele” tra foto, audio e video

150 “da Michele” tra foto, audio e video

LA MOSTRA

150 “da Michele” tra foto, audio e video

L’Antica Pizzeria da Michele celebra sul proprio sito il suo primo secolo e mezzo di storia con una mostra fotografica virtuale

di Bruno Marchionibus

Chiunque si sia seduto anche solo una volta nei suoi tavoli di via Cesare Sersale, sa bene che l’atmosfera che si respira ne “L’Antica Pizzeria Da Michele” è un qualcosa di unico e irripetibile in qualsiasi altra location. Quella della famiglia Condurro non è una pizzeria, ma “la” pizzeria per eccellenza, capace di condensare tra le sue mura tutto il fascino della tradizione napoletana, e per celebrare i 150 anni da quando Salvatore, colui che diede vita all’attività di famiglia, ottenne la licenza per fare pizze, ha pensato di proporre sul proprio sito (http://www.micheleintheworld.com/mostra/) una mostra fotografica virtuale ripercorrendo la storia della famiglia e del locale.
La gallery presenta una serie di contenuti video, audio e fotografici che permettono agli spettatori di viaggiare nello spazio e nel tempo. Dalle ormai 15 sedi aperte in Italia e nel mondo ai tre libri che raccontano la pizzeria, infatti, questo tour, curato dal fotografo Pino Miraglia con la grafica di Vito Lombardi e la progettazione di AV Communication e forte delle partnership di “Cucina a Sud” e “ItaliaSquisita”, rende perfettamente l’idea del perché “l’Antica Pizzeria da Michele” a partire da Forcella sia riuscita a conquistare il mondo. Presenti, inevitabilmente, anche le tante celebrità che negli anni hanno gustato la celebre pizza di Michele; dal D10S Diego Armando Maradona all’attore Jude Law fino a Julia Roberts, che in una scena di “Mangia Prega Ama” del 2010 assapora la margherita più famosa di Napoli.
Ad ogni modo la speranza, legata naturalmente a quello che sarà l’andamento della questione Covid nei prossimi mesi, è che questa versione web della mostra possa rappresentare solamente l’anticipazione di un evento analogo da realizzare “fisicamente” entro la fine dell’anno, per far sì che i tanti amanti del mondo di Michele, con i quali l’Antica Pizzeria non ha interrotto la comunicazione neanche durante il lockdown grazie ad una quotidiana attività sui social, possano fare due passi anche di persona nella storia della famiglia Condurro.

pubblicato il 03 giugno 2020

Lo spettacolo di Lascaux al Mann

Lo spettacolo di Lascaux al Mann

LA MOSTRA

Lo spettacolo di Lascaux al Mann

L’applicazione 3.0 sarà visibile sino al 31 maggio. Un fantastico viaggio nel passato che per la prima volta approda in Italia

di Domenico Sepe

Quando è iniziata l’arte? Quando gli uomini hanno sentito l’irrefrenabile bisogno di esprimere su un supporto le loro emozioni? E soprattutto cos’è l’arte?
Sono tante le domande che ci si pone davanti alle espressioni artistiche di tutti i tipi, in fondo l’arte è l’espressione di un “io” viscerale, di un bisogno di comunicare tanto a se stessi quanto a chi guarda. Non si può sapere quando l’uomo abbia cominciato a produrre arte ma una delle testimonianze più antiche sono le Grotte di Lascaux.
Ritrovate per caso presso Montignacsur-Vézère da un gruppo di giovanetti del luogo nel settembre del 1940, le Grotte sono state una scoperta epocale sull’arte preistorica, sono state definite “la cappella Sistina della Preistoria” e questo non a caso, la grande quantità di disegni presenti spazia sulla rappresentazione di tutta la fauna del suo tempo, un susseguirsi di buoi, cervi, cavalli ed un rinoceronte. Sono un messaggio dell’uomo preistorico all’uomo moderno, un lascito unico nella storia, una sequenza di figure tracciate con incredibile maestria mentre l’uomo cercava di dominare il mondo. Sarebbe semplicistico ridurre il tutto ad una semplice collezione rupestre di prede di caccia, sono una fotografia del mondo fatta dagli antenati di tutti noi e, al contempo, un’espressione di quanto provavano questi di fronte a ciò che osservavano.
Questo raffinato “apparato iconografico e decorativo” ante litteram, realizzato dagli antichi abitanti della Grotta, desta immediatamente la curiosità non soltanto di Léon Laval, insegnante del villaggio di Montignac, ma soprattutto del locale esperto di Preistoria, l’abate Henri Breuil: grazie a Breuil, infatti, sin dal 1940, s’intraprende il certosino lavoro di documentazione sul patrimonio della Grotta. Sempre Breuil, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, coinvolge la comunità locale per difendere il complesso preistorico da eventuali attacchi militari.
Dopo la scoperta le visite furono tanto numerose che vennero notati segni di degrado dei disegni. Per correre ai ripari e conservare questo Patrimonio dell’Umanità nel 1963 Lascaux fu chiusa al pubblico permettendo il restauro delle pitture. Nel 1983 fu aperta alle visite la replica che assunse il nome di “Lascaux 2”. Oggi le pitture rupestri originali sono monitorate quotidianamente da un team di studiosi poiché delle infestazioni fungine mettono a rischio questo incredibile lascito dei nostri antenati e dal 1963 non sono più permesse visite al sito originale ma solo al sito-replica denominato “Lascaux 2”.

Se la passione per l’arte primitiva diviene un fenomeno riconosciuto ovunque, risulta quasi naturale, alle soglie del terzo millennio, l’idea di tradurre “Lascaux II” in un modello itinerante, denominato “Lascaux III”: un’esposizione internazionale da veicolare in tutto il mondo, non soltanto per riproporre, nelle sale dei Musei ospitanti, i principali ambienti della Grotta, ma anche per presentare al pubblico i calchi degli utensili dell’Uomo di Cro-Magnon e gli apparati didattici sulla vita di quelle comunità preistoriche.
In una congiunzione tra scienza, tecnologia, didattica ed arte, la mostra “Lascaux 3.0”, allestita al MANN dal 31 gennaio e fino al 31 maggio 2020, permette di vivere l’esperienza della primordiale esplorazione attraversando le sale del Museo come se ci si trovasse all’interno delle Grotte stesse. Grazie alla tecnologia messa al servizio dell’utente, la visione è giunta per la prima volta in Italia dopo un lungo tour mondiale in un racconto che si connotò, sin dalla sua origine, come uno straordinario fenomeno della natura. Il percorso previsto per il pubblico, così, vuole riproporre lo stupore che provarono i ragazzi al momento della scoperta della Grotta, nel 1940, fornendo al tempo stesso le nozioni storiche sull’epoca in cui vissero i Cro-Magnon.
Per i più piccoli (e non solo), presenti dei moduli di approfondimento su alcuni aspetti della vita dell’uomo di Cro-Magnon. Accanto all’apparato divulgativo, presente nell’esposizione, i Servizi Educativi, Ricerca e Promozione del MANN organizzeranno quattro laboratori rivolti a bambini e ragazzi dagli 8 ai 14 anni, in collaborazione con la Scuola Italiana di Comix e l’Accademia di Belle Arti.
Si può quindi dire che il MANN abbia proposto un’esperienza unica, non solo per l’ampio uso delle tecnologie ma anche perché “Lascaux 3.0” permetterà di collegare idealmente il visitatore ai suoi più lontani antenati creando, pur se per un momento, una connessione visiva tra due epoche distanti 30.000 anni, stupendo, facendo riflettere e svegliando il sentimento della scoperta e lo stupore dell’esplorazione. A chi andrà non resta che dire: “ll vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust).

pubblicato su Napoli n. 24 del 25 febbraio 2020

Caravaggio ed il suo periodo napoletano

Caravaggio ed il suo periodo napoletano

/ LA MOSTRA

Caravaggio ed il suo periodo napoletano

È visitabile ancora per un mese la mostra dedicata al grande artista lombardo al Museo di Capodimonte e … al Pio Monte della Misericordia

di Marco Boscia

Quale la verità sulla vita di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio? Difficile a dirsi. Basta comunque accantonare ipotesi, aneddoti, storie certificate e guardare semplicemente all’artista che ha lasciato ampia testimonianza della sua grandezza ed ha impresso la sua orma indelebile nella storia dell’arte.

In uno dei frequenti periodi turbolenti della sua vita Michelangelo Merisi arrivò per la prima volta a Napoli nel 1606 perché costretto a fuggire da Roma, dove era stato condannato dalla giustizia per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto in seguito ad una rissa scaturita da un debito di gioco. L’incontro con la capitale del meridione segnò per Caravaggio una svolta: inaugurò difatti un nuovo modo di dipingere, tormentato e drammatico. Ed è proprio questo che si evince, come spiegano i curatori, dai dipinti (tutti realizzati nella città partenopea) ammirati in Caravaggio Napoli. Nella mostra organizzata dalla casa editrice Electa, curata dalla professoressa Maria Cristina Terzaghi e da Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, vengono messe a disposizione dei visitatori sette importanti opere del Merisi, provenienti da istituzioni italiane ed internazionali, con diciannove opere di altri artisti napoletani, tra i quali spiccano Battistello Caracciolo e Massimo Stanzione, oltre a quelle di altri importanti precursori del caravaggismo.

È ancora possibile per un mese per chi non lo avesse fatto visionare i sei dipinti del Merisi al museo di Capodimonte: i primi a rubare l’attenzione, entrando all’interno della Sala Causa al piano terra, sono La Flagellazione, eseguita nel 1607, in prestito dal Musée des beaux arts di Rouen, capoluogo della Normandia, e la seconda prova dello stesso soggetto, dipinta sempre a Napoli tra il 1607 ed il 1608, direttamente per la chiesa di San Domenico Maggiore, poi spostata al museo di Capodimonte. Oltre alle due “Flagellazioni”, gli altri quattro dipinti di Caravaggio che si possono ammirare continuando il percorso sono: il Martirio di Sant’Orsola, arrivato al Museo dal Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli e altri tre in prestito: Salomé con la testa di Battista dalla National Gallery di Londra, l’altra Salomé dal Palacio Real di Madrid ed il San Giovanni Battista dalla Galleria Borghese di Roma.

La visita termina in sala video, dove in un breve estratto con sottofondo musicale di Enzo Avitabile viene illustrata l’influenza che la città di Napoli ha avuto sul pittore. Il video si conclude con una scritta che in questi mesi ha lasciato interdetti i visitatori: “Caravaggio vi aspetta al Pio Monte della Misericordia”. I due musei difatti hanno sì trovato l’accordo per mettere a disposizione dei turisti navette di trasporto da un luogo all’altro, ma appare abbastanza strano che non si sia riuscita a portare l’opera, stabilmente a Napoli in Via dei Tribunali, a Capodimonte mentre tre opere sono arrivate da parecchio lontano. Questo avrebbe permesso a tutti di visionare fra gli altri, in una sola sede, quello che è forse il più grande capolavoro di Caravaggio: le Sette opere di Misericordia.

Orari Mostra Caravaggio Napoli
Aperta tutti i giorni compreso il mercoledì giorno di chiusura del museo
Sala Causa (8.30-19.30)
La mostra terminerà domenica 14 luglio

Parola a Caravaggio:

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio”

Dicono di lui:

“C’è stata l’arte prima di lui e l’arte dopo di lui, e non sono la stessa cosa”

Robert Hughes

“Perché Caravaggio è così grande? Perché si stenta a credere che le sue idee siano state concepite quattro secoli fa. Tutto, nei suoi dipinti, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un’arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità ed esperienze che non sono quelle del Seicento ma quelle di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l’uomo; la si può chiamare pittura della realtà, e a questo deve la sua incessante attualità. Davanti a un quadro di Caravaggio è come se fossimo aggrediti dalla realtà, è come se la realtà ci venisse incontro e lui la riproducesse in maniera totalmente mimetica. Stabilendo per ciò stesso un formidabile anticipo, perché si può dire, in senso oggettivo, che Caravaggio sia l’inventore della fotografia”

Vittorio Sgarbi

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019

A Castel Sant’Elmo la II edizione di Napoli Città Libro

A Castel Sant’Elmo la II edizione di Napoli Città Libro

/ L’EVENTO

A Castel Sant’Elmo la II edizione di Napoli Città Libro

La cultura e la comprensione del mondo attuale come tema principale del Salone del Libro e dell’Editoria della città partenopea

di Bruno Marchionibus

Da giovedì 4 a domenica 7 aprile, nella splendida cornice di Castel Sant’Elmo a San Martino, avrà luogo la seconda edizione di Napoli Città Libro, il Salone del Libro e dell’Editoria della città partenopea.

Il tema scelto per la rassegna di quest’anno è “Approdi. La cultura è un porto sicuro”; tematica, questa, che strizza l’occhio all’attualità, ricordando come la cultura sia strumento fondamentale per la comprensione del mondo che ci circonda, possibile, in una società in cui il confine tra opinione e verità è sempre più labile, solamente tramite una conoscenza approfondita dei fatti. Il porto rappresenta tanto gli arrivi quanto le partenze, metafora perfetta di un’epoca storica in cui le radici devono essere forti tanto quanto la voglia di aprirsi verso l’orizzonte.

Tanti i format ed i contenuti che nella quattro giorni napoletana arricchiranno un nutritissimo programma: da “Ancore”, incentrato sui principali argomenti dell’attualità, a “Sirene”, intese nel significato della simbologia omerica di voci ingannevoli che distolgono dalla realtà, da “Un’ora con…”, ovvero presentazioni e dibattiti con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, fino a “Rotta su Napoli”, avente al centro, naturalmente, il capoluogo campano.

pubblicato il 03 aprile 2019

“Il Sogno d’Amore” di Marc Chagall

“Il Sogno d’Amore” di Marc Chagall

La Mariée di Chagall realizzata nel 1950

/ L’EVENTO

“Il Sogno d’Amore”

di Marc Chagall

Fino al 30 giugno la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta

ospiterà una mostra del grande artista bielorusso

di Lorenzo Gaudiano

Il cuore pulsante di Napoli con la sua storia, le sue tradizioni, i suoi misteri e le sue attrazioni turistiche ben volentieri si presta per un tuffo nel passato, per celebrare le forme d’arte di un tempo lontano ma destinate comunque ad essere ammirate in eterno.

Non c’è luogo più adatto della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, sita in via dei Tribunali, per ospitare le 150 opere e più di un artista poliedrico e geniale come Marc Chagall, che nella sua vita ha saputo, e dovuto al tempo stesso, affrontare tante difficoltà come la Rivoluzione russa, le Guerre mondiali, la minaccia del nazismo per la sua origine ebrea e la perdita dell’amore della sua vita, Bella Rosenfeld. Più che essere abbattuto da quest’insieme di sciagure, l’artista bielorusso naturalizzato francese ne è risultato arricchito. Il suo talento non ne ha risentito, ha continuato ad incrementarsi grazie anche ai contributi delle avanguardie novecentesche e della Scuola di Parigi, per poi sbocciare in una forma d’arte varia e ricca di colore.

Chagall non è stato soltanto un pittore, come le sue meravigliose opere certificano, ma anche un viaggiatore: da Vitebsk, città natale, a Parigi, passando per la Spagna, il Portogallo e gli Stati Uniti, dove si rifugiò per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti. Ciò ha consentito all’artista di esplorare con la sua pittura mondi diversi: prima quello reale; poi quello fiabesco; infine quello biblico. Oltre a notevoli contributi per il teatro, Chagall realizzò anche opere monumentali come: le pitture murali per l’Opera di Parigi e il Metropolitan di New York; le vetrate per le cattedrali di Metz e Reims; i mosaici per il nuovo Parlamento di Gerusalemme e per l’Università di Nizza. Un artista straordinario, a cui la curatrice spagnola Dolores Durán Úcar ha dedicato una mostra prodotta ed organizzata dal Gruppo Arthemisia, che sarà visitabile sino al 30 giugno 2019.

“Sogno d’amore” è il tema della rassegna, che in quattro sezioni racconta il percorso biografico ed artistico di Chagall attraverso le sue opere. Il Compleanno, La Passeggiata, Sopra la città e Parigi dalla finestra sono soltanto alcune delle opere presenti, pronte a catturare lo sguardo dei visitatori e ad attirarlo in un mondo onirico, dove il confine tra realtà e fiaba è davvero sottile, difficilmente individuabile. Tutto all’insegna del grande amore provato dall’artista per la sua amata, persa prematuramente, che fu la sua musa ispiratrice. Dopo quel tragico evento restò un vuoto nella sua anima, consolata però dalla sua smisurata passione per l’arte e dal suo irrefrenabile talento. 

Dopo Escher, Napoli ospiterà la produzione di un altro grande artista, capace di raccontare la propria travagliata vita attraverso le sue bellissime opere. Con la visita alla mostra è d’obbligo una rilassante passeggiata per Via dei Tribunali, magari fermandosi in una delle note pizzerie, per entrare in contatto con la storia e l’atmosfera partenopea e deliziare l’animo con la creatività e la vivacità cromatica di Marc Chagall.

Con la moglie Bella Rosenfeld

La parola a Chagall:

“Forse vi chiederete perché ho dipinto capre e pesci che volano, violinisti con la faccia verde appollaiati sui tetti, case che galleggiano nel cielo a testa in giù, innamorati che volano sopra la città … ho dipinto il mio mondo, la mia vita, quello che ho visto e quello che ho sognato: ho dipinto la mia Russia, la mia Vitebsk dove sono nato, il quartiere degli ebrei poveri dove sono cresciuto, così come lo vedevo quando ero ancora bambino, quando ancora mi chiamavo Moshe Sega

“Nelle nostre vite c’è un solo colore che dona senso all’arte e alla vita stessa: il colore dell’amore

“Ebbi un moto di grande stupore quando Apollinaire commentò a proposito dei miei ultimi lavori: «C’è un fratello, consanguineo di questo pittore, si chiama Kafka, autore de La Metamorfosi»

Hanno detto di lui:

“Un genio, spaccato come una pesca

Blaise Cendrars, scrittore svizzero-francese

“Posso ben dire che Chagall non solo mi ha fatto conoscere il surreale e il fantastico ma mi ha fatto anche da maestro nel modo apparentemente arraffone di stendere i colori per poi scoprire che sono messi in contrasto con un rapporto scientifico che ha dello sconvolgente

Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura 1997

“La stranezza di Chagall è proprio nel fatto che egli usa una fantasia fondamentalmente surrealista, che però ha una vena poetica maggiore rispetto ai surrealisti classici; quindi decostruisce il mondo e lo ricostruisce in chiave poetica

Giovanni Pasetti, critico d’arte

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019