Gattuso-De Laurentiis: riconferma o addio?

Gattuso-De Laurentiis: riconferma o addio?

FRAMMENTI D’AZZURRO

Gattuso-De Laurentiis: riconferma o addio?

L’augurio e la speranza di tutti i tifosi è che il Napoli possa giocare nella prossima stagione nell’Europa che conta

di Giovanni Gaudiano

La stagione del Napoli forse è davvero arrivata ad un bivio risolutivo.
La considerazione non è nuova. La squadra è attesa a partire da oggi da 6 gare in 23 giorni. Una partita mediamente ogni 4 giorni e quindi si sconvolgerà nuovamente la famosa settimana d’allenamento tipo gradita un po’ a tutti i tecnici compreso Gattuso. Sarà forse l’ultimo banco di prova per il tecnico che, se superasse bene l’esame, potrebbe mettere in difficoltà il presidente. È ragionevole a questo punto pensare che De Laurentiis abbia in testa un piano per la prossima stagione e che magari possa rivederlo.
Per capire, però, cosa potrebbe accadere in questo finale di stagione forse è utile riflettere su accaduto in precedenza.
Sono otto le gare giocate nel girone di ritorno e, rispetto alle stesse gare del girone d’andata, il Napoli sarebbe in perfetto equilibrio se non avesse sciupato la preziosa vittoria che stava ottenendo contro il Sassuolo. Otto partite, due sconfitte sia all’andata che al ritorno, sei vittorie all’andata e 5 vittorie con il pareggio citato dopo il giro di boa. Una sola possibile sostanziale differenza divide i due segmenti della stagione. All’andata il Napoli giocò cinque volte in casa e tre volte in trasferta di conseguenza in questo avvio del girone di ritorno le cose si sono invertite.
Ma il fattore campo senza il pubblico non conta, direbbe qualcuno. È vero, ma se la squadra azzurra dovesse confermare la tendenza dell’ultimo periodo che l’ha vista prevalere con continuità al Diego Maradona, subendo una sola rete nel 3 a 1 con il Bologna, si potrebbe pensare ad un decisivo sprint finale visto che a maggio tre delle cinque gare previste si giocheranno a Fuorigrotta.
Poi arriverebbe il momento dei bilanci, delle riflessioni e delle decisioni. La scelta del prossimo allenatore andrà fatta, però, dopo che la società avrà deciso un programma e soprattutto scelto l’obiettivo a cui puntare con decisione.

L’augurio di tutti è che il Napoli possa giocare nella prossima stagione nell’Europa che conta, soprattutto pensando agli introiti garantiti dalla partecipazione alla Champions. In questo momento non sembrerebbe necessaria una rivoluzione della rosa ma alcuni cambiamenti appaiono inevitabili. Qualche addio in ogni caso sarebbe bene ci fosse. Gli arrivi dovranno essere funzionali alla scelta del tecnico che sarebbe meglio accontentare. A tale proposito l’augurio è quello che non venga fatta una scelta di facciata ma piuttosto si decida di intraprendere un percorso che sia la realizzazione di un progetto, la creazione di una società forte, riconoscibile, con un suo centro d’allenamento ed un settore giovanile all’avanguardia e con una solida e competente struttura societaria. Agli appassionati, quelli veri, non basta più il colpo a sensazione e la partecipazione alla Champions. Meglio costruire il futuro che vivacchiare tra qualche buon risultato sportivo, cessioni milionarie e incomprensibili silenzi stampa. Finale dedicato a Mertens. Con lui in campo e in condizione il Napoli è un’altra squadra. Al belga ed al Napoli auguriamo che fino alla fine del campionato la sua vena realizzativa continui.

pubblicato su Napoli n.36 del 03 aprile 2021

Quei minuti di silenzio allo Stadium

Quei minuti di silenzio allo Stadium

/ L’EDITORIALE

Quei minuti di silenzio allo Stadium

Il Napoli va sotto per i suoi errori. Ancelotti modifica la squadra che recupera il risultato, poi una sfortunata autorete vanifica tutto

di Giovanni Gaudiano

Parole, tante parole. Immagini, tante immagini. Giudizi sommari, i soliti.

Carlo Ancelotti, nonostante la sua visibile contrarietà per quanto si era visto durante la partita, ha forse detto l’unica cosa giusta sulla quale riflettere attentamente. “Non sarei stato contento anche se la partita fosse terminata sul 3 a 3”. Il tecnico è rimasto deluso dalla prestazione della sua squadra, che ha concesso alla Juve di portarsi in largo vantaggio senza sfruttare le possibilità che il campo stava palesando. Si tenga presente che gli elogi sulla grande prima ora dei bianconeri da parte di tutti gli addetti ai lavori sono come sempre esagerati e fuori luogo. La Juventus ha potuto sfruttare gli ampi spazi concessi dal Napoli ancora incapace di tenere la squadra corta per una serie di fattori che saranno oggetto di altro intervento. Gli stessi spazi che il Napoli, pur avendo a disposizione, non ha saputo cogliere per avvantaggiarsene. Ancelotti è stato chiaro, chiarissimo.

La squadra ed alcuni interpreti devono crescere. Uomini su cui si fonda il progetto sono apparsi fuori forma e per la prima volta abbiamo potuto assistere a dei cambi che avevano sovvertito l’esito della gara perché va detto che sin dal primo minuto del secondo tempo il Napoli è apparso un’altra squadra, dove soprattutto la fase offensiva mostrava ben altra consistenza rispetto ai primi 45’.

C’è da lavorare tanto. C’è da sistemare la fase difensiva che, va detto, risente di un carente filtro del centrocampo, zona dove qualcuno è fuori condizione. Sette reti in due partite sono un’enormità per una squadra che intende competere al vertice. A questo proposito, una riflessione che lascia tanta amarezza è quella di pensare di avere segnato tre reti allo Stadium senza che questo abbia significato punti. Ora Ancelotti potrà lavorare sin da martedì su quelli che resteranno in sede, pochi. Ci saranno Koulibaly, Milik e Llorente che potrebbero mettersi in linea con quelli in migliore condizione. La ripresa del campionato e l’avvio della Champions dovranno vedere in campo da subito una squadra più equilibrata, capace di ridurre gli spazi agli avversari e più rapida come in alcuni momenti del secondo tempo di Torino.

Il finale è dedicato all’inqualificabile pubblico di Torino. Chi avrà la compiacenza di leggere sappia, se non lo sa già, che tra quei presenti vi sono moltissimi figli di meridionali. È bastato mettere a segno il primo gol, quello di Manolas, per asciugare la gola a chi cantava motivi non propri e sul pareggio qualcuno avrà pensato addirittura di gettarsi dagli spalti.

Torino è una bellissima città dove oggi si produce poco. Ha qualche monumento per la presenza dei Savoia. Detiene ancora un potere economico dovuto soprattutto al passato ma dal punto di vista dell’educazione e della civiltà da anni sta facendo dei passi all’indietro evidenti. Se proprio dobbiamo trovare un sorriso, ringraziamo il Napoli per aver zittito quei cori e per aver dato ancora una volta una lezione di stile, vedasi le interviste del tecnico e dei giocatori azzurri. A proposito ma lo stile Juventus, di cui tanto parlava l’avvocato Agnelli, esiste ancora?

pubblicato su Napoli il 01 settembre 2019

Carlo Ancelotti e la rosa del suo Napoli

Carlo Ancelotti e la rosa del suo Napoli

/ L’EDITORIALE

Ancelotti e la rosa del suo Napoli

La costruzione della nuova squadra è partita, toccherà anche alla società mettergli a disposizione un organico funzionale per lottare su tutti i fronti

di Giovanni Gaudiano

La stagione volge al termine. Quattro giornate ancora e poi per tutti i giocatori inizieranno le vacanze. Il calcio italiano cancellato dalle competizioni europee ai quarti dovrà riflettere su questa debolezza, sull’incapacità di avere un ruolo credibile in coppa. Per il Napoli è stata comunque una stagione da valutare in senso positivo. Lo pensa anche Ancelotti, che ha avuto modo di saggiare il valore dell’intera rosa a sua disposizione e questo gli tornerà utile nella costruzione della sua prima vera squadra qui a Napoli. Ora tocca alla società, al presidente De Laurentiis, a Cristiano Giuntoli mettergli a disposizione la miglior rosa possibile, la più funzionale per lottare su tutti i fronti sin dal prossimo agosto.

Non sarà semplice ma potrà essere possibile. Potrebbe costare qualche sacrificio ma non sarà necessaria una vera e propria rifondazione. Si dovrà lavorare di fino sul mercato con intelligenza, andando a cogliere le opportunità che faranno al caso del Napoli e poi si dovrà pensare, se possibile, a dotare la squadra di una mente pensante, di un giocatore capace con la propria personalità di dare finalmente un volto definito al gioco, di dettare bene i tempi in mezzo al campo sia in costruzione che in ripiegamento e che soprattutto faccia crescere la personalità, la determinazione e la capacità di saper gestire le partite, quelle vinte prima di giocare e quelle da conquistare sul campo, come ogni squadra che possa dirsi tale deve tentare di fare.

L’uscita del Napoli dalla Champions prima e dall’Europa League dopo e quella di tutte le altre squadre italiane a partire da chi ha fatto importanti investimenti dimostra che il calcio italiano è molto indietro. In giugno l’europeo Under 21 ci dirà se la nazionale ha un serbatoio dal quale potrà attingere per il futuro. Manca, per il momento, al movimento la caratteristica più importante per imporsi in campo internazionale: un gioco moderno e credibile. Non quello che il Napoli ha messo in mostra negli scorsi anni, tanto acclamato da quelli che cercano di vendere fumo e che ha dimostrato da solo di non essere capace di imporsi a nessun livello. Parlo, invece, del vero gioco del calcio, magari quello all’italiana rivisitato, quello capace di coniugare qualità tecniche a quelle tattiche, dove anche l’azione di contropiede e la sana capacità difensiva riacquistano il loro vero valore.

Una volta si diceva che per costruire una grande squadra fosse necessaria la dorsale centrale di qualità: un portiere di garanzia, un difensore centrale (all’epoca il libero) di grande qualità, un centrocampista dai piedi buoni dotato di una importante visione di gioco ed un attaccante in grado di assicurare un buon bottino di reti. Se questo discorso è ancora valido, e ritengo lo sia, il Napoli almeno due giocatori che hanno le caratteristiche richieste li ha già in rosa: Meret e Koulibaly. La buona stagione di Milik potrebbe far pensare che forse anche il terzo vertice, quello in attacco, è coperto. Manca la pedina giusta a centrocampo. Se la società riuscirà a trovarla, si può star certi che Ancelotti saprà gestirla al meglio. L’appuntamento è a Dimaro.

L’augurio è quello di vedere sulle Dolomiti, in Val di Sole, la squadra già al completo e pronta a prepararsi per una stagione che bisognerà far diventare ricordevole.

pubblicato su Napoli n.9 del 30 aprile 2019