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Castel Sant’Elmo – Una vista a 360 gradi sulla città

Un avamposto strategico, una prigione, un patrimonio Unesco ma soprattutto la bellezza della città che si apre nella sua interezza

di Domenico Sepe

Il più grande castello della città scavato, in parte, nel tufo, è posto in una posizione privilegiata per guardare tutta la città di Napoli in modo da poterne osservare le bellezze naturali e la storia urbanistica. Nato fortezza militare ed oggi adibito a museo permanente sul Novecento napoletano, è stato teatro di alcuni fra gli eventi più significativi della storia cittadina.

Dal Belforte al Castrum Sancti Erasmi

Il castello trae origine da una torre d’osservazione di epoca normanna chiamata Belforte, di cui abbiamo notizia già dal 1275, un nome con cui a volte ci si riferisce al castello, edificata qui per avere un punto privilegiato per il controllo della città e dei suoi accessi. Del castello le fonti iniziano a parlare con riguardo all’ordine, da parte del re Roberto d’Angiò, di costruire un palazzo, ultimato poi nel 1343, sulla collina nel luogo ove sorgeva la torre. All’epoca del Vicereame spagnolo il castello fu ricostruito, su ordine di Carlo V, da Don Pedro de Toledo realizzando un’opera di fortificazione dell’area nel 1546 e costruendovi anche una chiesa dedicata a Sant’Erasmo, per il quale era già stata edificata un’altra chiesa sin dal X secolo. Già nel 1348 fu messo sotto assedio da Ludovico d’Ungheria. Altri assedi furono quello austriaco del 1707 e quello dei Borbone del 1734, dimostrando il fatto che ne servisse il controllo per dominare sulla città. Infatti, durante i moti del 1799, fu preso dai repubblicani e qui fu proclamata la Repubblica Napoletana. È stato anche carcere militare fino agli anni settanta del XX secolo fino a che non venne restaurato ed aperto nel 1988 come museo.

La stella dalle sei punte

All’esterno Castel Sant’Elmo, per come lo vediamo oggi, è caratterizzato da una forma a stella a sei punte, unica al mondo, frutto di una progettazione prettamente militare, con delle cannoniere negli angoli rientranti. La pianta della struttura fu scavata nel tufo della collina stessa allo scopo di rendere imprendibile questo edificio, dandogli la maggior resistenza possibile. Per accedere all’interno si deve percorrere una rampa ripida e passare un ponticello e, dopo questo, si trova la Grotta dell’Eremita. Sul portale campeggia lo stemma di Carlo V con delle feritoie per la protezione del ponte levatoio. Una volta passato il portale, si può accedere ai locali adibiti a prigione e si accede alle arcate con vista sulla città e salendo si arriva alla Piazza d’Armi, ove si erge la Torre del Castellano. Infine, nel grande piazzale in cima, si trova la chiesa di Sant’Erasmo. Oggi è utilizzato come museo permanente sul Novecento napoletano e centro congressi, dove si svolgono alcune importanti manifestazioni culturali partenopee tra cui il Comicon e, quest’anno, NapoliCittàLibro.

Foto di Claudio Morabito
Avamposto strategico, prigione e patrimonio UNESCO

Tra le curiosità di Castel Sant’Elmo vi è la totale assenza di torrioni che fu considerata una debolezza ma che, con l’avvento dei cannoni, si è rivelata essere un’intuizione di grande valore strategico. Il castello è anche dotato di due grandi cisterne per la riserva d’acqua in caso d’assedio, le quali sono state scavate nella roccia viva. Un’altra curiosità riguarda il nome Sant’Elmo, si ritiene infatti sia la corruzione del nome Erasmo a cui era dedicata una chiesa che si trovava dove ora sorge il castello. Al santo poi ne è stata dedicata un’altra all’interno del castello stesso. Nel 1587 un fulmine colpì la polveriera causando il crollo di buona parte della fortezza, uccidendo 150 persone e provocando gravi danni alla parte sottostante della città ed è qui che fu piantato il primo albero della libertà nel 1799. Sempre qui, inoltre, si consumò l’ultima resistenza della Repubblica Napoletana contro l’armata sanfedista. Nel castello vi furono rinchiusi molti personaggi illustri come Tommaso Campanella e protagonisti della Repubblica Napoletana come Mario Pagano ed Ettore Carafa. Castel Sant’Elmo, poi, è l’unico castello costruito su una pianta a sei punte. Le spiegazioni su questo sono molto varie ma il tutto resta avvolto da un alone di mistero storico. Tra l’altro esso è anche un Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2014 proprio per le sue particolarità costruttive.

Dicono del castello:

“Offre un esempio eminente di un tipo speciale di costruzione architettonica”

Motivazione Patrimonio UNESCO

“Nessuno è mai riuscito a governare Napoli”

Fernand Braudel

“Per la sua bellezza e per la sua fecondità gli Dei si contendono il possesso della città”

Polibio

pubblicato su Napoli n.10 del 25 maggio 2019