© Claudio Morabito – Magazine Napoli – 2019 – Tutti i diritti riservati

/ IL PATRIMONIO

Castel dell’Ovo: la fortezza fra la terra ed il mare

Villa, monastero, prigione, sede reale e fortezza: dal mare subito l’immagine della Napoli poliedrica e piena di vita fino a notte fonda

di Domenico Sepe

Volgendo lo sguardo sul Golfo di Napoli, si può notare un braccio teso della città al mare che la divide in due in maniera visibile: il Castel dell’Ovo, adagiato sull’isolotto di Megaride, che ha attraversato tutte le epoche della città in tante forme diverse e con diversi scopi.

La prima domanda sta nel nome: perché l’uovo? Il nome deriva da una leggenda nata nel Medioevo, collegata alle doti di mago ed alchimista attribuite a Virgilio, secondo cui egli avrebbe lasciato nelle profondità del Castello un uovo contenuto in una caraffa per mantenere in piedi la fortezza e la cui rottura avrebbe provocato catastrofi alla città.

La storia inizia con il primo nucleo abitato della città di Napoli nell’VIII secolo a.C., Parthenope, fondata da Cuma e da cui deriva la Neapolis greca. In epoca romana il luogo subì dei cambiamenti. Infatti Lucullo, intorno al I secolo a.C., edificò qui una splendida villa con una grande biblioteca, il Castrum Lucullanum, ove erano tenute le proverbiali cene.

Con le invasioni barbariche, a metà del V secolo d.C., il Castrum Lucullanum venne fortificato e divenne un luogo di prigionia in cui vi fu rinchiuso, tra gli altri, Romolo Augustolo. Successivamente vi si insediarono i monaci basiliani intitolando il convento a San Salvatore e, nel VII secolo, crearono un importante scriptorium utilizzando i testi luculliani.

© Claudio Morabito – Magazine Napoli – 2019 – Tutti i diritti riservati

Il castello, com’è oggi visibile, inizia ad essere edificato dai Normanni che ne fecero sede reale poco dopo la loro conquista di Napoli nel 1137, mentre nel periodo svevo Federico II ne fece sede del tesoro reale e prigione ove fu rinchiuso Corradino di Svevia. Carlo d’Angiò continuò l’opera ed è in questo periodo che inizia ad essere chiamato castrum Ovi incantati. Tuttavia, dopo l’assedio del 1503, il Castel dell’Ovo fu ricostruito dagli Aragonesi nella forma odierna, poi con il Vicereame spagnolo ed i Borbone diventerà un avamposto soltanto militare.

Durante il Risanamento vi fu il progetto di demolire il castello per far posto ad un nuovo rione ma non fu attuato e rimase al demanio ed in cima fu sistemata una batteria antiaerea durante la Seconda Guerra Mondiale per poi lasciarlo in abbandono fino al restauro nel 1975.

Il Castel dell’Ovo è stato città, villa, monastero, sede reale e fortezza mentre oggi è liberamente visitabile e vi si tengono mostre e convegni nel suggestivo panorama che offrono Napoli ed il Golfo. Si può dire che esso sia la vera memoria storica della città, presente da sempre nel panorama partenopeo.

“Il vero mare di Napoli è quello esigue e domestico di Santa Lucia, di Coroglio e di Posillipo. Consuma Castel dell’Ovo e il Palazzo Donn’Anna, bruca il muschio delle vecchie pietre, sente d’alga e di sale come nessun altro mare”

– Giuseppe Marotta

“Il paradiso in terra! Ma pensate, ad esempio, al Castello dell’Ovo, a questo bellissimo maniero medioevale, ricco di enormi sale, di piccole viuzze interne e di suggestive botteghe”

– Luciano De Crescenzo

pubblicato su Napoli n.8 del 31 marzo 2019