/ L’EDITORIALE

Ancelotti e la rosa del suo Napoli

La costruzione della nuova squadra è partita, toccherà anche alla società mettergli a disposizione un organico funzionale per lottare su tutti i fronti

di Giovanni Gaudiano

La stagione volge al termine. Quattro giornate ancora e poi per tutti i giocatori inizieranno le vacanze. Il calcio italiano cancellato dalle competizioni europee ai quarti dovrà riflettere su questa debolezza, sull’incapacità di avere un ruolo credibile in coppa. Per il Napoli è stata comunque una stagione da valutare in senso positivo. Lo pensa anche Ancelotti, che ha avuto modo di saggiare il valore dell’intera rosa a sua disposizione e questo gli tornerà utile nella costruzione della sua prima vera squadra qui a Napoli. Ora tocca alla società, al presidente De Laurentiis, a Cristiano Giuntoli mettergli a disposizione la miglior rosa possibile, la più funzionale per lottare su tutti i fronti sin dal prossimo agosto.

Non sarà semplice ma potrà essere possibile. Potrebbe costare qualche sacrificio ma non sarà necessaria una vera e propria rifondazione. Si dovrà lavorare di fino sul mercato con intelligenza, andando a cogliere le opportunità che faranno al caso del Napoli e poi si dovrà pensare, se possibile, a dotare la squadra di una mente pensante, di un giocatore capace con la propria personalità di dare finalmente un volto definito al gioco, di dettare bene i tempi in mezzo al campo sia in costruzione che in ripiegamento e che soprattutto faccia crescere la personalità, la determinazione e la capacità di saper gestire le partite, quelle vinte prima di giocare e quelle da conquistare sul campo, come ogni squadra che possa dirsi tale deve tentare di fare.

L’uscita del Napoli dalla Champions prima e dall’Europa League dopo e quella di tutte le altre squadre italiane a partire da chi ha fatto importanti investimenti dimostra che il calcio italiano è molto indietro. In giugno l’europeo Under 21 ci dirà se la nazionale ha un serbatoio dal quale potrà attingere per il futuro. Manca, per il momento, al movimento la caratteristica più importante per imporsi in campo internazionale: un gioco moderno e credibile. Non quello che il Napoli ha messo in mostra negli scorsi anni, tanto acclamato da quelli che cercano di vendere fumo e che ha dimostrato da solo di non essere capace di imporsi a nessun livello. Parlo, invece, del vero gioco del calcio, magari quello all’italiana rivisitato, quello capace di coniugare qualità tecniche a quelle tattiche, dove anche l’azione di contropiede e la sana capacità difensiva riacquistano il loro vero valore.

Una volta si diceva che per costruire una grande squadra fosse necessaria la dorsale centrale di qualità: un portiere di garanzia, un difensore centrale (all’epoca il libero) di grande qualità, un centrocampista dai piedi buoni dotato di una importante visione di gioco ed un attaccante in grado di assicurare un buon bottino di reti. Se questo discorso è ancora valido, e ritengo lo sia, il Napoli almeno due giocatori che hanno le caratteristiche richieste li ha già in rosa: Meret e Koulibaly. La buona stagione di Milik potrebbe far pensare che forse anche il terzo vertice, quello in attacco, è coperto. Manca la pedina giusta a centrocampo. Se la società riuscirà a trovarla, si può star certi che Ancelotti saprà gestirla al meglio. L’appuntamento è a Dimaro.

L’augurio è quello di vedere sulle Dolomiti, in Val di Sole, la squadra già al completo e pronta a prepararsi per una stagione che bisognerà far diventare ricordevole.

pubblicato su Napoli n.9 del 30 aprile 2019