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Caravaggio ed il suo periodo napoletano

È visitabile ancora per un mese la mostra dedicata al grande artista lombardo al Museo di Capodimonte e … al Pio Monte della Misericordia

di Marco Boscia

Quale la verità sulla vita di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio? Difficile a dirsi. Basta comunque accantonare ipotesi, aneddoti, storie certificate e guardare semplicemente all’artista che ha lasciato ampia testimonianza della sua grandezza ed ha impresso la sua orma indelebile nella storia dell’arte.

In uno dei frequenti periodi turbolenti della sua vita Michelangelo Merisi arrivò per la prima volta a Napoli nel 1606 perché costretto a fuggire da Roma, dove era stato condannato dalla giustizia per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto in seguito ad una rissa scaturita da un debito di gioco. L’incontro con la capitale del meridione segnò per Caravaggio una svolta: inaugurò difatti un nuovo modo di dipingere, tormentato e drammatico. Ed è proprio questo che si evince, come spiegano i curatori, dai dipinti (tutti realizzati nella città partenopea) ammirati in Caravaggio Napoli. Nella mostra organizzata dalla casa editrice Electa, curata dalla professoressa Maria Cristina Terzaghi e da Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, vengono messe a disposizione dei visitatori sette importanti opere del Merisi, provenienti da istituzioni italiane ed internazionali, con diciannove opere di altri artisti napoletani, tra i quali spiccano Battistello Caracciolo e Massimo Stanzione, oltre a quelle di altri importanti precursori del caravaggismo.

È ancora possibile per un mese per chi non lo avesse fatto visionare i sei dipinti del Merisi al museo di Capodimonte: i primi a rubare l’attenzione, entrando all’interno della Sala Causa al piano terra, sono La Flagellazione, eseguita nel 1607, in prestito dal Musée des beaux arts di Rouen, capoluogo della Normandia, e la seconda prova dello stesso soggetto, dipinta sempre a Napoli tra il 1607 ed il 1608, direttamente per la chiesa di San Domenico Maggiore, poi spostata al museo di Capodimonte. Oltre alle due “Flagellazioni”, gli altri quattro dipinti di Caravaggio che si possono ammirare continuando il percorso sono: il Martirio di Sant’Orsola, arrivato al Museo dal Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli e altri tre in prestito: Salomé con la testa di Battista dalla National Gallery di Londra, l’altra Salomé dal Palacio Real di Madrid ed il San Giovanni Battista dalla Galleria Borghese di Roma.

La visita termina in sala video, dove in un breve estratto con sottofondo musicale di Enzo Avitabile viene illustrata l’influenza che la città di Napoli ha avuto sul pittore. Il video si conclude con una scritta che in questi mesi ha lasciato interdetti i visitatori: “Caravaggio vi aspetta al Pio Monte della Misericordia”. I due musei difatti hanno sì trovato l’accordo per mettere a disposizione dei turisti navette di trasporto da un luogo all’altro, ma appare abbastanza strano che non si sia riuscita a portare l’opera, stabilmente a Napoli in Via dei Tribunali, a Capodimonte mentre tre opere sono arrivate da parecchio lontano. Questo avrebbe permesso a tutti di visionare fra gli altri, in una sola sede, quello che è forse il più grande capolavoro di Caravaggio: le Sette opere di Misericordia.

Orari Mostra Caravaggio Napoli
Aperta tutti i giorni compreso il mercoledì giorno di chiusura del museo
Sala Causa (8.30-19.30)
La mostra terminerà domenica 14 luglio

Parola a Caravaggio:

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio”

Dicono di lui:

“C’è stata l’arte prima di lui e l’arte dopo di lui, e non sono la stessa cosa”

Robert Hughes

“Perché Caravaggio è così grande? Perché si stenta a credere che le sue idee siano state concepite quattro secoli fa. Tutto, nei suoi dipinti, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un’arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità ed esperienze che non sono quelle del Seicento ma quelle di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l’uomo; la si può chiamare pittura della realtà, e a questo deve la sua incessante attualità. Davanti a un quadro di Caravaggio è come se fossimo aggrediti dalla realtà, è come se la realtà ci venisse incontro e lui la riproducesse in maniera totalmente mimetica. Stabilendo per ciò stesso un formidabile anticipo, perché si può dire, in senso oggettivo, che Caravaggio sia l’inventore della fotografia”

Vittorio Sgarbi

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019