L’AVVERSARIO

Balotelli: il problema con l’azzurro

Il Napoli sfiorato più volte, un talento naturale senza continuità e la voglia di rivalsa nella sua Brescia aspettando Mancini

di Lorenzo Gaudiano

“Penso di essere un genio, ma non un ribelle”.

Con questa frase, pronunciata con un sorriso audace e quasi certamente sarcastico, Balotelli descrisse se stesso qualche anno fa, anche se nei meandri della propria interiorità Super Mario, soprannome dai più gradito, tuttora ci crede davvero a quanto dichiarato. L’egotismo non gli è mai mancato, derivato probabilmente da una vita difficile vissuta sin dalla tenera età che nemmeno il calcio ha saputo in un certo senso migliorare, come è capitato ad altri suoi colleghi sfortunati. Provare a calarsi nei suoi panni per certi versi fa paura, diventa necessario però se si vuole avere un’idea chiara di un giocatore che maturo forse non sarà mai, come uomo neanche, ma che prova insistentemente a cambiare nonostante le avversità e un disegno astrale che gli ha tolto ma al tempo stesso dato tanto.

Due famiglie che non bastano

La storia di Balotelli parte dal Ghana, patria dei genitori Thomas e Rose Barwuah che, immigrati a Palermo, danno alla luce una stella calcistica che nella sua carriera ha avuto grandi difficoltà a risplendere con continuità. La famiglia vive in una condizione economica sicuramente non agiata, a ciò si aggiungono i problemi intestinali del piccolo Mario che lo hanno obbligato nei primi anni di età a numerosi ricoveri in ospedale. Poi il trasferimento a Bagnollo Mella, in provincia di Brescia, e purtroppo l’operazione diventa inevitabile. I servizi sociali consigliano l’affido ad una famiglia che fosse in grado di garantirgli uno spazio adatto per la sua convalescenza. Ad accoglierlo furono Francesco (che oggi non c’è più) e Silvia Balotelli che, seppur con due figli già sulle spalle, si innamorano di Mario come se fosse figlio loro.

Il calcio nelle vene

Mario cresce. Di sport ne pratica tanti ma a conquistarlo è il gioco del calcio, verso cui mostra un’inclinazione naturale. A sette anni i primi calci al pallone presso l’U.S.O. San Bartolomeo e le minacce dei genitori dei suoi compagni di squadra, che non tolleravano il brutto carattere di Balotelli. Dopo tre mesi il passaggio alla squadra dell’oratorio parrocchiale di Mompiano (quartiere di Brescia) e subito club importanti rimangono colpiti dal suo talento. Si parte dal Lumezzane, poi l’esplosione all’Inter, la prima esperienza internazionale al Manchester City con il suo mentore in panchina Roberto Mancini, che lo aveva fatto esordire con i nerazzurri in Serie A, il ritorno in Italia sponda Milan, i mesi difficili al Liverpool e la fuga in Francia, prima al Nizza e poi al Marsiglia. Fino ad arrivare ad oggi, al “suo” Brescia, che Mario ha riabbracciato con gioia ed entusiasmo per riconquistare i palcoscenici più importanti e ritrovare se stesso dal punto di vista calcistico.

Una figlia vicina, una maglia lontana

Oggi Mario sfiderà il Napoli, a cui è stato spesso accostato senza che si avviasse una vera trattativa per il suo approdo in maglia azzurra. Eppure tra le tante belle città da lui visitate c’è stato posto anche per il capoluogo campano, in cui ha lasciato un importante segno di sé, o meglio una figlia insieme alla showgirl partenopea Raffaella Fico, con cui i conflitti si sono placati soltanto negli ultimi anni. Da calciatore chiacchierato a padre della piccola Pia, sembra una conversione religiosa ma in realtà non lo è. Perché Mario difficilmente cambierà, va accettato così com’è, con le sue uscite, i suoi momenti di gloria, le sue parentesi turbolente e tranquille ad intermittenza. La sua presenza in campo sarà un pericolo costante, basta ricordare nel 2011 la gara nel girone di Champions vinta dagli azzurri dove Balotelli mise in difficoltà la retroguardia del Napoli, siglando il momentaneo pareggio. Con la maglia del Milan invece nel 2013 a San Siro Mario sbagliò contro i partenopei un rigore dopo 21 trasformazioni consecutive dal dischetto. L’augurio è che oggi tra le rondinelle calchi il prato del San Paolo il Mario di San Siro, perché in piena autostima ed erculea forma fisica Balotelli per il suo talento ed il suo genio un po’ sregolato può mettere in ginocchio qualunque squadra.

Balotelli in Nizza-Napoli

Balotelli dentro e fuori dal campo:

“Mi è bastato vederlo cinque minuti per convincermi che fosse un giocatore straordinario. Quando a Mario chiedevo di fermarsi mezz’ora in più per un po’ di tecnica individuale, mi rispondeva sempre che doveva andare a studiare. E di fronte allo studio, mi inchinavo. Qualcosa però non tornava, così un giorno lo affrontai a muso duro. La verità era che scappava perché lo aspettavano all’oratorio di Concesio per giocare a calcetto. Lì per lì recitai la parte dell’arrabbiato. Poi, quando Mario se ne andò, scoppiai a ridere. Aveva un cuore d’oro fin da ragazzo”

Valter Salvioni, suo allenatore al Lumezzane nel 2006

“Sembra che tutto il mondo abbia sempre qualcosa da dire su di lui e per Mario a volte può essere pesante. È fantastico, come giocatore e come ragazzo. Nel bene e nel male. Sarà sempre speciale per me, lo rispetto molto”

Roberto Mancini

“Io e Mario ci sentiamo tutti i giorni per Pia. Quando la porta in giro dai suoi amici, la mostra tutto orgoglioso. Dice che somiglia tutta a lui ma un pochino ha preso anche da me perché se somigliasse solo a Mario non sarebbe così bella. Gli dico così e lui si arrabbia”

L’ex compagna Raffaella Fico

“Balotelli è entrato nel lignaggio dei geni incompresi: ambizioso come un medico, brillante come Da Vinci e bello come Mastroianni, distrugge presto il suo talento con tutti i bambini del vicinato. Ai loro genitori non piace, soprattutto perché è l’unico nero sul campo”

Da un articolo de “L’Equipe”

“Giocavamo a Kazan. Avevo soltanto lui a disposizione. A fine primo tempo si fece ammonire. Negli spogliatoi 14 dei 15 minuti dell’intervallo parlai solo con lui. Gli dissi: «Mario non ho come cambiarti. Gioca solo la palla e se gli avversari ti istigano non reagire. Ti prego». Dopo 15’… cartellino rosso”

José Mourinho nell’anno del successo in Champions

pubblicato su Napoli n.15 del 28 settembre 2019

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