Napoli vs Lazio pensando al Camp Nou

Napoli vs Lazio pensando al Camp Nou

PALLA AL CENTRO

Napoli vs Lazio pensando al Camp Nou

Ultima di campionato con il Napoli lontano dalla vetta ma che può ancora con una strambata superare la “Barca” catalana

di Marco Boscia

Campionato da dimenticare

Il secondo anno consecutivo di Ancelotti in panchina e l’acquisto più oneroso della storia, con il messicano Lozano arrivato alle pendici del Vesuvio per 42 milioni di euro, erano solo alcune delle premesse che ad inizio anno lasciavano presagire un campionato esaltante per il Napoli. Ed invece la partita di stasera fra gli azzurri e la Lazio racconterà qualcosa di ben diverso. Troppi i problemi riscontrati in casa Napoli in stagione: dalle difficoltà evidenziatesi nel vincere partite contro avversari sulla carta inferiori alla spinosa questione dei rinnovi di alcuni senatori come Callejon e Mertens. Ed ancora, dai malumori di capitan Insigne fino al noto ammutinamento della squadra dopo la partita di Champions contro il Salisburgo che portò, poche settimane più tardi, all’esonero di Ancelotti. Ci si è messa poi anche la pandemia a rallentare l’entusiasmo che gli azzurri stavano ritrovando in campionato con l’approdo in panchina di Gattuso. Il tecnico calabrese ha saputo comunque risollevare le sorti di un’annata che sembrava oramai maledetta con la conquista della Coppa Italia, ai calci di rigore in finale contro la Juventus, lo scorso 17 giugno. Trofeo che permetterà al Napoli di partecipare alla prossima Europa League e che consentirà agli azzurri di giocarsi la Supercoppa Italiana, sempre contro la Juventus.

Scudetto solo sfiorato

A tratti invece esaltante la stagione della Lazio di Inzaghi che, sovvertendo i pronostici, è riuscita a contendere lo scudetto alla Juventus fino a poche settimane fa quando è poi crollata a Torino sotto i colpi inferti da Cristiano Ronaldo. La striscia positiva più lunga della storia, con 20 risultati utili consecutivi e la vittoria all’Olimpico per 3 a 1 proprio contro i bianconeri, stava facendo sognare l’intero ambiente biancoceleste. Poi, un improvviso crollo alla ripresa del campionato dopo la pausa per l’emergenza Coronavirus ha fatto scivolare la Lazio in un baratro dal quale non è più riuscita a rialzarsi. Giocando ogni tre giorni si sono resi evidenti tutti i limiti di una rosa con la coperta ancora troppo corta per poter competere a certi livelli e, nonostante la presenza di un bomber da più di 30 gol in stagione come Immobile, la Lazio ha mollato sul più bello quando le gambe non hanno più retto. Con le bollenti temperature estive i biancocelesti non sono più riusciti a tenere il passo della Juventus, perdendo punti fondamentali contro troppe squadre di seconda fascia. Ad ogni modo, l’ottima prima parte di stagione permetterà alla Lazio di tornare a disputare una fase a gironi di Champions League dopo ben 12 anni.

Testa al Barcellona

Tifosi di casa che ancora una volta saranno assenti sugli spalti del San Paolo stasera ma che sono già mentalmente proiettati, come probabilmente la squadra stessa, ad una sola partita. Fra sei giorni il Napoli affronterà difatti il Barcellona per il match di ritorno degli ottavi di finale di Champions. Gli azzurri per qualificarsi dovranno necessariamente ritrovare quelle motivazioni sopite in questo finale di stagione. Questo se da un lato potrebbe spingere Gattuso a non optare per il miglior undici a sua disposizione questa sera contro la Lazio, applicando un ampio turnover e preservando i suoi uomini più talentuosi in vista della sfida alla corazzata blaugrana, dall’altro potrebbe dargli l’occasione di provare diverse soluzioni per capire chi potrebbe poi essere in grado di cambiare volto ad una sfida che, sulla carta, appare proibitiva.

Dal Matador a Lorenzo

Mai banale la sfida fra Napoli e Lazio, sempre ricca di emozioni e gol. Nell’era De Laurentiis al San Paolo le due compagini si sono incontrate 16 volte con 8 vittorie azzurre, 5 pareggi e 3 successi biancocelesti. Memorabili sia il 4-3 delle 12.30 del 3/04/2011 quando un gol di Cavani al minuto 88, con il quale l’uruguaiano siglò la sua personale tripletta, pose fine ad un batti e ribatti esaltante, che il 2-4 del 31/05/2015, ultima vittoria della Lazio al San Paolo, con cui il Napoli perse la qualificazione alla Champions League dopo che Higuain, autore di una doppietta, sul risultato di 2 a 2 si divorò il possibile vantaggio dagli 11 metri. Successo più largo il 5 a 0 del Napoli del 20/09/2015 mentre l’ultimo pareggio, per 1 a 1, risale al 5/11/2016 quando al vantaggio di Hamsik rispose Keita Baldé. Ultima vittoria del Napoli il 21 gennaio scorso con una perla di Insigne che ha aperto agli azzurri la strada verso la vittoria della Coppa Italia.

pubblicato su Napoli n.27 del 01 agosto 2020

Napoli – Sassuolo pensando al Camp Nou

Napoli – Sassuolo pensando al Camp Nou

PALLA AL CENTRO

Napoli – Sassuolo pensando al Camp Nou

Il Napoli di Gattuso ritrova il Sassuolo di De Zerbi contro cui arrivò la prima gioia del tecnico in azzurro

di Marco Boscia

Lo scorso 22 dicembre Gennaro Gattuso, con uno sfortunato autogol di Obiang all’ultimo istante, riuscì ad ottenere il suo primo successo alla guida del Napoli al Mapei Stadium contro il Sassuolo. Le due compagini si ritrovano stasera al San Paolo nel match di ritorno valido per la trentaseiesima giornata di campionato. Al netto della classifica gara in realtà dal significato quasi nullo che servirà ad entrambe le squadre per capire su quali giocatori puntare e quali obiettivi prefissarsi per la prossima stagione. Ma il Napoli prima di pensare al futuro, terminato il campionato, andrà a giocarsi la partita più importante della stagione a Barcellona sperando di vivere un’estate memorabile.viatico.

Sognando l’Europa

“Altre volte mi è capitato di andarmene senza aver concluso un progetto. Qui sono contento, la società è seria. Non capisco dove dovrei andare”. Le parole di Roberto De Zerbi hanno il sapore di chi non vuole lasciare un lavoro a metà e di chi sa che è arrivato il momento di provare a sedersi al tavolo dei grandi. Stabile la parte sinistra della classifica ma, con un gioco come quello di De Zerbi che offre velocità, organizzazione, triangolazioni e reattività, il Sassuolo, se riuscirà a trovare continuità di risultati, potrà essere in grado già dal prossimo anno di puntare con decisione a piazzamenti più nobili. Il tecnico dovrà riuscire a trovare i giusti accorgimenti per equilibrare i diversi reparti. Se in fase offensiva il Sassuolo ha infatti dimostrato di avere uno degli attacchi più prolifici del campionato, la difesa non è sempre stata all’altezza. De Zerbi dovrà lavorare su quest’aspetto per far sì che la sua diventi una squadra completa in grado di puntare con decisione ad un piazzamento che le consenta di giocare in Europa che, Squinzi, lo storico presidente dei neroverdi scomparso pochi mesi fa, pur avendola raggiunta nella stagione 2017-2018 con l’accesso ai gironi di Europa League sognava potesse rappresentare la continuità sin da quando nel 2013 era riuscito a portare gli emiliani in serie A. Ora, con De Zerbi in panchina, la possibile riconferma dei calciatori più talentuosi (Boga, Berardi, Locatelli, Consigli e Caputo su tutti) e l’aggiunta delle giuste pedine ad una squadra già competitiva, il sogno di Squinzi potrebbe diventare realtà.

Aspettando il Barcellona

“Troppe chiacchiere, dobbiamo crescere, abbiamo 9 partite e nessuno deve pensare che andiamo a fare scampagnate, abbiamo il dovere di arrivare bene a Barcellona”. La strigliata di Gattuso alla squadra dopo la sconfitta di Bergamo di inizio luglio è servita agli azzurri per riprendere il giusto cammino. Il tecnico calabrese si è dimostrato intelligente nel dare spazio a tutti i calciatori che, nonostante la classifica, hanno ripagato il suo lavoro. Meret, Hysaj, Maksimovic, Lobotka, Politano, Callejon e Lozano, più degli altri, hanno fornito buone risposte riuscendo a ritagliarsi spazi importanti per dimostrare di meritare la riconferma. Il Napoli si prepara adesso ad un ultimo impegnativo tris di partite per chiudere il campionato e dimostrare il proprio valore: stasera il Sassuolo, mercoledì l’Inter e domenica prossima la Lazio. Gattuso dovrà utilizzare queste gare come prove generali per far arrivare i suoi pronti alla sfida con il Barcellona. La stagione degli azzurri, archiviato il campionato, potrebbe difatti regalare ancora inaspettate gioie al popolo partenopeo. Dopo la prova di forza del San Paolo all’andata, pensare di vincere al Camp Nou non è una chimera. Accedere ai quarti battendo i blaugrana darebbe una consapevolezza di forza enorme al Napoli che gli consentirebbe poi, in un torneo finale ad otto squadre con partite secche, di provare ad andare più avanti possibile cercando di imboccare l’unica strada rimasta per accedere alla prossima Champions. Per provarci però bisogna partire dalla gara di stasera. Gattuso lo sa e cercherà di inculcarlo ai suoi ragazzi.

I precedenti

Quella di stasera sarà la quindicesima sfida ufficiale fra Napoli e Sassuolo. Le prime 14 gare fra le due compagini non sono mai terminate a reti bianche. Nelle 7 sfide lontano dal San Paolo il Napoli si è imposto 3 volte, 3 sono stati i pareggi e 1 solo il successo dei neroverdi, nell’agosto 2015 quando Floro Flores prima e Sansone poi ribaltarono l’iniziale vantaggio di Hamsik. Fra le mura amiche precedenti totalmente a favore degli azzurri: nei 7 match disputati finora a Fuorigrotta, sono stati ben 5 i successi partenopei e 2 i pareggi. L’ultima sfida al San Paolo risale al 13 gennaio dello scorso anno, valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia, in cui gli azzurri si imposero per 2 a 0 con i gol di Milik e Fabian Ruiz.

pubblicato il 25 luglio 2020

“L’oceano” Cengiz per il Napoli?

“L’oceano” Cengiz per il Napoli?

PROSPETTI

“L’oceano” Cengiz per il Napoli?

La società partenopea dovrà sostituire Callejon e pensa anche ad Ünder per la fascia destra d’attacco

di Marco Boscia

Da Smirne a Roma

“Iyi birey, iyi vatandaş, iyi futbolcu” (“buona persona, buon cittadino, buon calciatore”). È la frase incisa alla stazione di Smirne, in Turchia, sulla statua di Sait Bey, storico calciatore turco che scelse di prendere il cognome della squadra in cui militò per 27 stagioni, l’Altinordu. Cengiz Ünder deve averne fatto un mantra visto che è proprio a Smirne che comincia a far capire di essere di un’altra categoria rispetto ai suoi coetanei. Il talento turco, classe 1997, inizia a fare sul serio a poco meno di dieci anni con la maglia del Bucaspor, attirando così l’attenzione di club più importanti. Fu proprio l’Altinordu ad ingaggiarlo all’età di sedici anni e ad insegnargli i reali valori della vita. Seguendo alla lettera l’eredità lasciata da Sait Altinordu, il club punta difatti alla valorizzazione dei propri giovani iniziandoli, oltre al pallone, anche ad altri mestieri, così chi non riesce a sfondare nel calcio, è già pronto per altro. Ünder trascorre quindi le sue giornate fra allenamenti sul campo e stalle, raccogliendo pomodori e rizollando la terra. A suon di gol dimostra però di saperci fare di più con il pallone. A 19 anni per 700mila euro lo ingaggia l’Istanbul Başakşehir in Super Lig, la Serie A turca. Una sola stagione al Başakşehir, che contende il titolo al Besiktas fino alla fine del campionato, prima di passare alla Roma nell’estate 2017. Impiega alcuni mesi per ambientarsi nella capitale ed entrare a far parte delle rotazioni di mister Di Francesco. Poi, a metà gennaio, tre maglie consecutive da titolare ed il suo primo gol in A, al Verona, ne fanno un nuovo idolo della tifoseria giallorossa.

Caratteristiche tecniche

Ünder nasce attaccante esterno di destra, ma può ricoprire tutti i ruoli del fronte offensivo. È un mancino naturale a cui piace rientrare e cercare il tiro da fuori, ma calcia bene anche con il destro. In patria è stato paragonato a Paulo Dybala, forse più per l’aspetto fisico che per quello calcistico. Come il talento argentino è dotato di un baricentro basso ed uno scatto bruciante ma, rispetto a Dybala, gioca più lontano dalla porta. Dribbling ed imprevedibilità sono le sue migliori caratteristiche.

Futuro in azzurro?

Un grave infortunio con la Roma ed una scintilla con il nuovo tecnico giallorosso, Paulo Fonseca, mai scattata, starebbero spingendo Ünder ad ipotizzare di lasciare la capitale nella prossima stagione. E se nel futuro di Cengiz (“oceano” in turco antico) ci fosse il Napoli? Se fosse lui il calciatore che Giuntoli ha individuato per sostituire Callejon? Vero è che gli azzurri hanno già acquistato Politano nel mercato invernale e che bisognerà capire se Gattuso riuscirà a rivalutare Lozano, tornato al gol contro il Verona, ma Ünder potrebbe rappresentare l’alter ego perfetto dello spagnolo. Anche il turco ha dimostrato di essere un calciatore ordinato, votato al sacrificio ed al lavoro di squadra più che a quello individuale. Inoltre Ünder sembra avere una certa confidenza con il gol ed i suoi 23 anni potrebbero rappresentare un ulteriore fattore per il suo ingaggio da parte di De Laurentiis, da sempre avvezzo alla valorizzazione di giovani talenti da far esplodere alle pendici del Vesuvio.

Ünder si racconta

Sull’Altinordu
“L’Altinordu ha il miglior settore giovanile della Turchia. Il presidente Mehmet Ozkan valorizzava molto i giovani talenti. Gli sono veramente affezionato perché quando avevo 10 anni mi ha portato al Bucaspor e poi all’Altinordu. Quel club ha un approccio particolare: non insegnano solo a giocare a calcio, insegnano a vivere sotto ogni aspetto. Ad esempio, i ragazzi coltivano un orto, raccolgono i pomodori, ci sono anche degli animali di cui devono prendersi cura. Lì ho imparato come stare al mondo

Sul Başakşehir
“Al Başakşehir ho incontrato un allenatore che aiuta molto i giovani e conosciuto grandi giocatori come Emre Belozoglu. Hanno avuto grande fiducia in me e nel giro di un anno è arrivata l’offerta della Roma. In quel momento mi sono sentito veramente orgoglioso

Sugli allenamenti alla Roma
“Affrontare ogni giorno Kolarov è una cosa molto difficile, devi sempre alzare i tuoi limiti per essere efficace contro uno come lui, questo è un fattore che ha un grande impatto sul mio gioco. Quando te la vedi con Kolarov in tutti gli allenamenti, affronti più rilassato gli altri terzini la domenica

Sui suoi idoli
“Messi mi è sempre piaciuto, come tutti guardavo il Barcellona. Fino ai quindici anni ho visto il calcio con gli occhi di un bambino. Poi ho scoperto anche altri aspetti di questo gioco e sono riuscito a capire tante altre cose, per questo mi hanno affascinato anche David Villa e David Silva. Messi, però, è unico nel calcio, nessuno può essere come lui

pubblicato su Napoli n.26 del 5 luglio 2020

Napoli – Inter: il momento della verità

Napoli – Inter: il momento della verità

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Napoli – Inter: il momento della verità

A quattro mesi dalla vittoria di San Siro il Napoli si gioca l’accesso alla finale in un San Paolo a porte chiuse

di Marco Boscia

Dopo lo stop causato dal coronavirus si riparte dalla Coppa Italia. Era il 12 febbraio quando il Napoli si aggiudicò i primi 90 minuti della semifinale contro l’Inter vincendo a San Siro per 1 a 0 con una perla di Fabian Ruiz. A Conte, per acciuffare il pareggio, non bastò nemmeno l’assalto finale con in campo contemporaneamente Eriksen, Sanchez, Lautaro e Lukaku. La sfida di ritorno, prevista inizialmente per il 5 marzo, si gioca stasera al San Paolo in un’atmosfera surreale. Si disputerà difatti a porte chiuse ed a beneficiarne potrebbe essere l’Inter che, grazie all’assenza del pubblico, avrà maggiori possibilità per tentare di ribaltare il risultato. Gli azzurri quest’anno risultano però ancora imbattuti in casa nelle Coppe e cercheranno di ripetere l’ottima prestazione dell’andata per guadagnare la finale.

Come arriva il Napoli

Il Napoli potrà contare sull’importante recupero di Koulibaly, assente a San Siro. Fuori stavolta però, per infortunio, il suo compagno di reparto Manolas. Gattuso dovrebbe quindi affidarsi a Maksimovic per sostituirlo. In porta il solito ballottaggio fra Ospina e Meret, con il colombiano leggermente favorito. A centrocampo probabile impiego di Ruiz e Zielinski ai lati di Demme ed in attacco quasi certi del posto Callejon, Mertens ed Insigne, nessuno dei quali ha mai segnato ai nerazzurri in questa competizione.

Come arriva l’Inter

In seguito alle polemiche legate alla ripresa del campionato, nelle scorse settimane l’Inter ha minacciato, in maniera provocatoria, di scendere in campo con la primavera. Difficile sia così. Più probabile che Conte si affidi ai suoi uomini migliori per cercare di ribaltare il risultato dell’andata. A difendere i pali dei nerazzurri dovrebbe esserci Handanovic, che ha pienamente recuperato dall’infortunio che lo aveva costretto a restare fuori nella sfida del Meazza. A centrocampo possibile chance per Eriksen ed in attacco il tandem Lukaku-Lautaro sembra essere il più accreditato a scendere in campo.

I precedenti

Dodici i confronti in Coppa Italia fra Napoli ed Inter finora: 6 vittorie nerazzurre, 2 pareggi e 4 successi partenopei. La prima sfida risale al 6 gennaio 1938 quando l’allora Ambrosiana-Inter vinse per 2 reti a 0 a Napoli passando in vantaggio all’11’ con un gol del grande Peppino Meazza. L’unica finale fra le due compagini risale all’8 giugno 1978 quando l’Inter si impose in serata a Roma per 2 a 1 ribaltando il vantaggio azzurro di Restelli con le reti di Altobelli e di Bini con la collaborazione del povero Mattolini che sul pareggio era in ritardo sull’uscita. Storico il doppio confronto in semifinale del 1997: sia a Milano che in casa il Napoli riuscì a pareggiare l’iniziale svantaggio. Ai calci di rigore furono gli azzurri a spuntarla guadagnando la finale, poi persa contro il Vicenza. Ultimi quattro confronti tra le due squadre, prima della semifinale d’andata di quest’anno, sempre ai quarti e sempre al San Paolo: due successi nerazzurri, nel 2011 (4-5 ai calci di rigore) e nel 2016 (0-2 con le reti di Jovetic e Ljajic), e due vittorie partenopee, nel 2012 (2-0 con doppietta di Cavani) e nel 2015 (1-0 con gol di Higuain al ’93).

pubblicato su Napoli n.25 del 13 giugno 2020

Viviani: il talento precoce di un artista immenso

Viviani: il talento precoce di un artista immenso

L’ANNIVERSARIO

Viviani: il talento precoce di un artista immenso

Settant’anni dalla scomparsa del piccolo Raffaele, “Papiluccio”, che diventò grande a soli quattro anni

di Marco Boscia

Settant’anni oggi dalla morte di un grandissimo artista. Soltanto così può essere ricordato Raffaele Viviano che, quando divenne noto, mutò il suo cognome in Viviani, perché ritenuto da lui stesso più artistico e teatrale. Viviani fu commediografo, attore, compositore, poeta ed anche regista.
Descrivere in poche righe tutta la sua carriera, quello che ha fatto per il teatro napoletano ed italiano, sarebbe impossibile. “Rivista Napoli” vuole quindi semplicemente ricordare i passi fondamentali della vita di uno straordinario artista teatrale che divenne grande prima del tempo e che rappresentò la gente di Napoli in tutto il mondo con una comicità ed un’ironia mai messe in scena prima.
Dopo quattro lunghi mesi di sofferenza per la sua malattia, Raffaele Viviani morì a Napoli a 62 anni proprio il 22 marzo del 1950. La sua ultima volontà prima di morire fu quella di guardare dalla finestra ancora per un istante la sua magica città.

La difficile infanzia

Raffaele venne alla luce il 10 gennaio del 1888 a Castellammare di Stabia da una famiglia povera: la madre, Teresa Sansone, era una casalinga, ed il padre, suo omonimo, un impresario e vestiarista teatrale dell’Arena Margherita di Castellammare. Quando nacque “Papiluccio”, come veniva chiamato in famiglia il piccolo Raffaele, il padre dovette far fronte ad un sequestro tributario del proprio magazzino che portò la famiglia ad una profonda crisi economica. Decise così di tornare a Napoli, sua città d’origine, dove costruì il teatro Masaniello a Porta Capuana e divenne socio di altri piccoli teatri.

Il bambino prodigio

Giorno dopo giorno, il papà riusciva a trasmettere al figlio la sua grande passione per il teatro. Tutte le sere assistevano insieme ad uno spettacolo di marionette presso Porta San Gennaro ed il piccolo Papiluccio si appassionò al numero finale del tenore comico Gennaro Trengi, tanto da imparare tutto il suo repertorio a memoria. Un giorno il Trengi si ammalò e fu proprio Raffaele a sostituirlo. Viviani si esibì in frac e la stampa parlò sin da subito del “piccolo prodigio che canta canzoni a quattro anni e mezzo”. Da quel giorno Viviani prese il posto del Trengi e ben presto fu affiancato anche da una duettista, Vincenzina di Capua.

La carriera

Quando nel 1900, ancora giovanissimo, gli morì il padre, Raffaele dovette occuparsi della madre e della sorella Luisella, anche lei attrice e cantante. Viviani cominciò a trascorrere intere giornate fra i vicoli di Napoli. E fu proprio la città ad ispirarlo e a fargli capire che doveva coltivare il suo talento. Studiò da autodidatta e si esibì per anni in spettacoli di Varietà. Nel 1904 il suo primo successo, ʻO Scugnizzo. Dopo quel capolavoro nacquero indimenticabili personaggi partenopei, divenuti poi straordinari successi: Il trovatore, ʻO mariunciello, Malavita, Il mendicante, ʻO tranviere, ʻO sciupatore, ʻO cocchiere, Il professore, ʻO sunatore ʻe pianino. In quegli anni Raffaele si esibì in bar, caffetterie, gelaterie, concerti ed anche in stabilimenti balneari d’estate, dove cantava assieme ad altri grandi artisti. Fu apprezzato dapprima nei teatri di Napoli, quindi di tutta Italia e poi d’ Europa e del mondo. Raffaele riuscì ad unire comicità ed ironia con il sentimentalismo della sua terra. Rappresentò in tutto e per tutto la gente di Napoli che aveva avuto modo di osservare per la città: dagli spazzini, ai ladri, dalle prostitute ai venditori ambulanti etc. mettendo in scena tutta l’emarginazione dei rioni, dei vicoli e dei quartieri napoletani. Diede vita quindi alle gioie, alle rivendicazioni, alle lotte, alle passioni ed alle ingiustizie della gente di Napoli.
Fondò, nel 1917, una sua compagnia teatrale di prosa dialettale, di cui fece parte anche la sorella Luisella e che diresse lui stesso fino al 1945. Debuttò da attore, autore e regista nel dramma comico ʻO Vico, messo in scena al teatro Umberto nel 1917 e che ripropose nel 1945, quando recitò per l’ultima volta.

pubblicato il 22 marzo 2020