Meret ed Audero numeri uno contro

Meret ed Audero numeri uno contro

RIVALITÀ

Meret ed Audero numeri uno contro

Dopo essersi contesi la maglia dell’U21, i due portieri si ritrovano di fronte nell’esordio stagionale del Napoli al San Paolo

di Marco Boscia

Giovani ma già affidabili

Alex Meret, friulano come i suoi illustri predecessori Lorenzo Buffon, Dino Zoff e Simone Scuffet, nasce ad Udine nel 1997. Gigante di 1,90 cm, nel giro di una sola stagione ha fatto breccia nel cuore dei napoletani, tanto da prendere parte il 3 luglio, assieme ad Insigne, alla cerimonia d’apertura delle Universiadi. Con gli azzurri ha accumulato quell’esperienza internazionale che gli è valsa la titolarità agli Europei U21, scavalcando nelle gerarchie di Di Biagio proprio Emil Audero, altro gigante di 1,92 cm. Coetaneo di Meret, Audero nasce a Mataram da padre indonesiano e madre italiana e dopo un solo anno di vita si trasferisce con la famiglia a Cumiana, comune metropolitano di Torino. La scorsa stagione è passato dalla Juventus alla Sampdoria in prestito con opzione e diritto di contro-riscatto. In blucerchiato si è subito imposto ed a gennaio i due club, generando non poche polemiche, hanno riformulato l’accordo in un obbligo di riscatto a favore dei liguri, formalizzatosi per 20 milioni di euro.

Gli inizi

Cresciuti con il mito di Gianluigi Buffon, idolo di intere generazioni, Meret ed Audero fin da piccoli impressionano per la capacità di interpretare il ruolo ed oggi sono considerati due tra i giovani più interessanti del panorama calcistico italiano.

Meret, dopo due stagioni nelle file dell’As Rivolto ed una nell’ASD Donatello, entra a far parte del vivaio dell’Udinese. Esordisce in prima squadra a soli 18 anni in Tim Cup e nel 2016 va in prestito alla SPAL. In B accumula 30 presenze e conquista la promozione in A che mancava alla squadra estense da 49 anni. L’anno successivo gioca in massima serie e viene acquistato l’estate scorsa dal Napoli per 25 milioni di euro. Abile e reattivo nonostante la sua imponente fisicità, possiede tempismo nelle uscite ed ama il gioco con i piedi.

Audero si mette in mostra da bambino nell’accademia calcistica dell’ex portiere Roccati. All’età di 11 anni viene notato da Rampulla, all’epoca preparatore della Juventus. Percorre la trafila delle giovanili in bianconero e per due anni è titolare della primavera guidata da Fabio Grosso. Nella stagione 2016-2017 diventa il terzo portiere della prima squadra alle spalle di Buffon e Neto, esordendo in A l’ultima di campionato. In prestito al Venezia in B, la sua porta resta inviolata per ben 13 incontri. Passa quindi alla Sampdoria ed alla prima stagione da titolare in A impressiona per la sua grande reattività fra i pali.

Obiettivi futuri

Meret cerca la definitiva consacrazione al Napoli e, dopo la prima buona stagione disputata, vuole diventare titolare inamovibile tentando così di conquistare anche l’azzurro della nazionale maggiore. Audero spera di ripetere quanto di buono fatto ancora nella Samp, con l’obiettivo di attirare su di sé le attenzioni delle grandi del campionato.

Ciò che è certo è che entrambi con impegno, lavoro e dedizione, hanno un futuro roseo dinanzi.

L’età gioca a loro favore.

I pensieri di Meret

«Cerco di scendere in campo con grande convinzione, so bene di avere qualità importanti. Cerco di essere il più tranquillo possibile per mettere in campo le mie doti. In cosa devo migliorare? In tutto. Mi sento un predestinato? Certe voci fanno piacere, ti dicono che stai lavorando bene. So di poter arrivare alla nazionale, ma devo lavorare tanto, con impegno e massima dedizione. Il soprannome “Albatros”? È venuto fuori da poco, i preparatori dicono che con le mie braccia riesco a coprire tutta l’ampiezza della porta. L’albatros è l’uccello con l’apertura alare più ampia»

Federico Pastorello parla del suo assistito

«Meret impressiona tutti da tempo. Handanovic mi segnalò la sua forza quando aveva 14 anni e si allenava con la prima squadra. Mi diceva sempre: “Guarda, il fenomeno vero è uno solo. E si chiama Alex Meret”. Secondo me Alex è spettacolare, farà la storia del calcio italiano. Poi è un ragazzo perbene, cresciuto in una famiglia molto unita. Non si emoziona davanti alle responsabilità, sa gestire la pressione, è molto freddo e maturo»

Audero parla di sé e del ruolo di portiere

«Ci tengo a chiarire bene questo punto. È giusto sognare, credere di poter tornare alla Juve, ma il futuro si costruisce col presente. Io sono cresciuto lì, però sapevo che prima o poi il cordone sarebbe stato tagliato. Non dimentico il percorso nel settore giovanile, l’appoggio dei miei genitori che non mi hanno mai messo pressione, la crescita costante. Il corridoio di Vinovo, in cui sono appese le maglie dei ragazzi arrivati in prima squadra, è molto bello: ti fa riflettere e desiderare di fare lo stesso. Se respiri quell’aria nel modo giusto, cresci bene. E adesso lì c’è anche la mia maglia»

«Aver avuto la fortuna di vedere da vicino Gianluigi Buffon mi ha aiutato tanto; ho colto tante cose che altrimenti non avrei potuto imparare se non nella quotidianità. Questione di approccio: da questo vedi i campioni. Ora sono alla Sampdoria, che è un’ottima società dove c’è tutto per fare bene»

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019

La difesa azzurra ed il suo nuovo aspetto tattico

La difesa azzurra ed il suo nuovo aspetto tattico

/ L’ANALISI

La difesa azzurra ed il suo nuovo aspetto tattico

Un gioco più offensivo, maggiore possesso palla con più rischi ma con la sicurezza di avere due centrali di primissimo livello

di Marco Boscia

A Dimaro Ancelotti ha osservato, studiato e proposto diverse varianti tattiche al 4-4-2. Nel suo calcio posizionale chiede ai propri effettivi, per innalzare il tasso tecnico della squadra, rapidità d’esecuzione e di pensiero. Spazio quindi al 4-3-3, al 4-3-2-1 ed anche al 4-2-3-1 con una certezza: linea difensiva che continuerà ad essere a 4.

Di Lorenzo e Manolas i volti nuovi

Se è vero com’è vero che il miglior attacco è la difesa e che il primo segreto per vincere è non incassare gol, è facile capire perché il Napoli ha rinforzato innanzitutto il reparto arretrato. Dopo l’arrivo di Di Lorenzo dall’Empoli, dalla Roma è arrivato Manolas. Difesa che sulla carta appare migliorata ed i cui movimenti, provati e riprovati da Ancelotti, una volta recuperato Koulibaly dovrebbero garantire un buon rendimento durante la stagione. Il reparto che vedremo in campionato potrebbe essere così composto: a destra Di Lorenzo (Malcuit); centrali Manolas e Koulibaly, con le alternative rappresentate da Maksimovic, Chiriches e Luperto; a sinistra Ghoulam (Rui).

A difesa della porta tre numeri 1

Non può esistere una grande difesa se non viene comandata da un grande numero 1. Il portiere è l’unico uomo in campo che ha il controllo totale della situazione, che visiona i movimenti degli altri 21 calciatori e che dirige quelli della propria retroguardia. Manolas e Koulibaly possono dormire sonni tranquilli perché avranno le spalle coperte dal giovane Meret che, con l’esperienza accumulata, dovrebbe fornire le giuste garanzie. Fondamentale per il Napoli aver riconfermato nuovamente l’intero pacchetto di estremi difensori, completato da Ospina e Karnezis. Non è escluso che anche quest’anno possano entrambi giocarsi le proprie fiches, pur partendo da un gradino più basso di Meret.

Una difesa centrale rapida ed aggressiva

L’addio di Albiol è stato un fulmine a ciel sereno, ma la società lo ha rimpiazzato immediatamente con Manolas. L’acquisto dell’ex giallorosso significa una sola cosa: da quest’anno il Napoli proverà a difendere più alto concedendosi qualche rischio in più. Manolas e Koulibaly, che formeranno una delle coppie centrali più forti d’Italia, forse d’Europa, sono difatti due difensori capaci di accorciare in maniera rapida e di assecondare la necessità di andare nell’uno contro uno. Questa caratteristica dei due centrali permetterà un gioco più offensivo con un centrocampo che potrà dedicarsi di più alla costruzione del gioco e mettere in condizione gli attaccanti di andare in rete. La squadra dovrebbe beneficiare nel complesso di una maggiore sicurezza grazie ad una difesa composta da due top player.

Gli esterni della difesa

Pur avendo a disposizione Maksimovic e Luperto, schierabili all’occorrenza come terzini, Ancelotti ha voluto rinforzare le corsie esterne con l’arrivo di Di Lorenzo. Il terzino destro ex Empoli risulta difatti più offensivo rispetto ad Hysaj, che dovrebbe lasciare Napoli, e si giocherà il posto con Malcuit. A sinistra il Napoli punta sul totale recupero di Ghoulam. L’algerino, che stava dimostrandosi fra i migliori terzini d’Europa prima della rottura del crociato, dopo aver rifiutato la convocazione della sua nazionale (vincitrice poi della Coppa d’Africa) per recuperare la forma migliore, è intenzionato a rimpossessarsi a pieno regime della sua corsia d’appartenenza. Il Napoli resta vigile su un terzino sinistro di ricambio per non farsi trovare impreparato se ci dovesse essere l’addio di Mario Rui, che al momento non pare probabile. Il reparto nel complesso dovrebbe essere definito ma con il mercato che si chiuderà il 2 settembre ci potrebbe essere ancora qualche variazione con qualche cessione che potrebbe convincere la società a trattenere Tonelli.

pubblicato su Napoli n.13 del 07 agosto 2019

“La Locanda del Cerriglio” tra storia e tradizione

“La Locanda del Cerriglio” tra storia e tradizione

/ METTI UNA SERA A CENA

“La Locanda del Cerriglio” tra storia e tradizione

Angela Di Pascale, insieme con il marito Giuseppe Follari, ha ridato vita al luogo preferito da Caravaggio nel suo periodo napoletano

di Marco Boscia

“Taverna d’ ‘o Cerriglio, addó so’ stato cchiù de na vota a bevere e a mangià, giacché, ‘int’ ‘o suonno ca mme so’ sunnato mm’ e’ fatto cchiù ‘e na femmena assaggià; taverna antica, chiara e affummecata, ianca e nera, addurosa e puzzulenta, taverna allera, taverna accurzata, nfruciuta ‘e gente amabbele e cuntenta; a te, ca mmiez’ a pròvole e presótte e a nzerte d’aglie, sott’ ‘e ttrave appese, a na tavula toia, nnanz’ a ddoie vótte, mo vediste Basile e mo Curtese; a te, c’a Diana, a Crezia, a Carmusina mpruvvisà mme faciste sti ccanzone accumpagnate cu na rebecchina, cu na chitarra e cu nu calascione; a te sti smanie ‘e nu perfetto amante, st’ amaro chianto, sti suspire ardente, sti resate e sti llacreme cucente… A te, sti voce d’ ‘o seicento e tante…”

È la signora Angela a recitare nel suo locale, del quale ama definirsi non una semplice Chef ma la padrona di casa, i versi di questa poesia del 1919 di Salvatore Di Giacomo.

Lo fa con gli occhi lucidi ed intrisi d’emozione spiegandone il motivo.

«Mio marito mi ha fatto innamorare del progetto della Locanda quando abbiamo scoperto la poesia – Voce d’ammore antiche – perché leggendola con la voce del cuore, ho capito che per la Locanda poteva esserci una seconda vita».

Angela Di Pascale ha difatti accompagnato il marito Giuseppe in questa sfida; da donna lungimirante ha sposato il progetto mettendoci l’anima e facendo rivivere nella Locanda, attraverso un connubio fra cultura, arte e cucina, le emozioni di un tempo. In passato alla Locanda, ubicata alle spalle di Piazza Bovio nel vicoletto più stretto di Napoli, potevano trovarsi sempre del buon vino, del buon cibo e belle donne; il locale ospitava tutti i tipi di classi sociali: ricchi nobili, grandi artisti e popolino. Si narra inoltre che proprio all’uscita del locale, nell’ottobre del 1609, fu teso un agguato al pittore Michelangelo Merisi (Caravaggio) che venne aggredito forse per vendetta o forse da altri uomini in stato d’ebbrezza.

Ma Angela ed il marito soltanto una volta acquisita la Locanda, con l’iniziale intento di destinarla ad un deposito per l’attività edile di Giuseppe, ne hanno man mano scoperto la storia. Stando a quanto appreso da diversi volumi difatti, pare che l’esatta ubicazione di una storica taverna fosse proprio in zona porto, lambita dal mare e sotto il chiostro di Santa Maria La Nova. Inoltre Salvatore Di Giacomo, in un libro dedicato alle taverne napoletane, parla di “una fontana – presente nella cantina del locale – dalla quale l’acqua esce dalla quantità di un carlino”, la moneta del tempo. Se due indizi non fanno una prova, tre sì: i due coniugi, unitamente alla voce della gente del posto che rievocava diversi eventi della taverna del passato, hanno così capito che si trattava proprio di quella Locanda ed hanno deciso di risanarla, restituendo alla città un pezzo di storia.

Angela sottolinea di come sia stato il progetto ad impossessarsi di loro.

«Soltanto negli ultimi anni dei lavori abbiamo deciso di ricreare l’atmosfera di un tempo ed abbiamo così riaperto la Locanda nel 2014. Pur non provenendo da una famiglia di ristoratori, abbiamo accettato questa sfida: mio marito come restauratore ed io entrando in gioco grazie alla mia smisurata passione per la cucina, di cui ho preso la regia».

Come si è evoluta nel tempo la Locanda?

«Era dislocata su tre livelli: la cantina, la sala ristoro ed al piano superiore le camere da letto, dove le serate continuavano in piacevole compagnia. Oggi abbiamo dedicato due sale alla ristorazione mentre non abbiamo destinato il piano superiore ad un B & B ma, dopo averlo utilizzato i primi anni per l’esposizione di mostre di quadri e fotografie, ne abbiamo fatto luogo per eventi privati».

Oggi cosa offre la Locanda ai suoi clienti?

«La mia cucina, ispirata anche all’opera di Ippolito Cavalcanti duca Di Buonvicino, propone i piatti classici della tradizione napoletana: la regina della casa è la genovese, preparata con le cipolle dolci di Montoro. Tra le altre specialità proposte: il “puparuolo mbuttunato” spellato alla griglia e farcito con melanzane e provola, la polpetta di polpo, il ragù della domenica, una pasta e patate con provola affumicata ed il più classico degli scarparielli. Tra i piatti di mare: i paccheri con baccalà, il risotto alla pescatora, la calamarata del Cerriglio ed oltre ai classici spaghetti con vongole, anche gli spaghetti con la colatura di alici di Cetara, nei quali mi piace aggiungere una panuria di olive nere tostate al forno».

Buon cibo accompagnato da buon vino.

«Certamente. Proponendo piatti tipici napoletani, la scelta, cui si sono dedicati mio marito e nostro figlio Pasquale, è stata quella di inserire nel menù soltanto vini della nostra terra».

C’è un ricordo emozionante di questi primi anni di ristorazione?

«Emozioni ne provo sempre quando racconto la storia del locale, ma un ricordo piacevole è quello di quando è venuto a trovarci Mertens. Era arrivata in Italia la madre per un corso di aggiornamento ed all’improvviso, assieme ad un gruppo di medici luminari che avevano prenotato un tavolo per 20 persone, vedo apparire anche Dries. Lo abbiamo fatto sentire a casa e soltanto a fine serata gli abbiamo chiesto una fotografia. Lui ha sbirciato in cucina ed ha mangiato tutto: si è fatto preparare vari sfizi ed ha voluto assaggiare la nostra pasta e patate. Mertens è un personaggio allegro, semplice e genuino: averlo avuto come ospite è stata una gradevole sorpresa e raccontare al suo tavolo, come faccio con tutti i commensali, la storia del locale è stata un’emozione indescrivibile».

pubblicato su Napoli n.12 del 13 luglio 2019

Under 21 – L’Italia punta al successo finale

Under 21 – L’Italia punta al successo finale

/ GLI AZZURRINI

Under 21 – L’Italia punta al successo finale

Gli azzurrini guidati da Di Biagio dopo il successo contro la Spagna pronti alla sfida con la Polonia per superare il girone

di Marco Boscia

“Azzurro” Di Biagio

11 metri. Un pallone che pesa come un macigno. Gigi non si tira indietro e sul dischetto ci va lui. È l’ultimo calcio di rigore, quello decisivo, che o ti porta in paradiso o ti spedisce all’inferno. Un boato dello stadio, riempito in ogni ordine di posto dai tifosi francesi, quando quel pallone si stampa contro la traversa della porta difesa da Barthez. È il mondiale del 1998, in Francia appunto, e l’Italia viene eliminata ai quarti di finale proprio dai galletti, poi vincitori del torneo. Ancora oggi Luigi Di Biagio viene ricordato per quel penalty fallito. Nessuno ha memoria però della semifinale degli Europei di due anni più tardi: con l’Olanda finisce 0 a 0, ancora una volta sono decisivi i rigori e l’ex centrocampista, fra i più bravi e dinamici degli anni ’90, si ripresenta sul dischetto. Stavolta segna e si riscatta. Si può riassumere così la carriera del Di Biagio calciatore con la maglia della nazionale. Una storia infinita, con l’azzurro nel destino. Oggi l’avventura continua sulla panchina dell’Under 21, di cui Gigi è allenatore dal 2013.

La nazionale che andrà in campo

L’Italia vuole giocarsi tutte le sue carte per provare a tornare al successo che manca dal 2004. Ha concrete possibilità di farlo, perché oltre a contare su una formazione di tutto rispetto, cui si sono aggregati i big convocati da Roberto Mancini per le partite di qualificazione agli Europei, per la prima volta le fasi finali saranno disputate proprio nel Bel Paese.
Il mister ha in mente di schierare l’Italia con un 4-3-3 offensivo. A difendere i pali della porta azzurra dovrebbe essere Audero. Linea difensiva composta da Calabria a destra, Mancini e Romagna centrali con Dimarco a sinistra. A centrocampo si contendono una maglia da titolare i due calciatori della Roma, Pellegrini e Zaniolo, per il ruolo di mezzala sinistra. Al centro del campo dovrebbe agire da playmaker Mandragora, con Barella pronto a ricoprire il ruolo di mezzala destra. In attacco la stella è quella di Patrick Cutrone, che con ogni probabilità sarà supportato sugli esterni da Federico Chiesa e Moise Kean, autentica rivelazione della Juventus. Pronti a dare una mano tutti gli altri azzurrini convocati: importanti comprimari del calibro di Bonifazi, Locatelli, Orsolini ed il baby Tonali, sorpresa del Brescia.

Meret unico “napoletano” in nazionale

È lui l’unico calciatore del Napoli su cui Di Biagio ha puntato per gli Europei. Sono questi i due calciatori del Napoli su cui Di Biagio ha puntato per gli Europei. Il portiere, dopo un lungo stop, ha esordito in campionato l’8 dicembre e da quel momento la sua stagione è stata segnata da una continua crescita. Si è reso protagonista nelle notti di Europa League con una serie di parate esaltanti, anche se ha commesso poi un errore contro l’Arsenal sulla punizione di Lacazette. Il numero uno del Napoli ha però qualità eccelse e il commissario tecnico ha deciso di schierarlo come titolare. Escluso a sorpresa Luperto che, dopo aver fatto parte della lista dei preconvocati, non è stato confermato. Con il Napoli difatti non sono state molte le presenze, chiuso da due mostri sacri come Koulibaly ed Albiol prima, da Maksimovic poi.

Di Biagio nel 1998

Il ricordo di mister Di Biagio:

“Io dissi subito di sì, quando Maldini mi chiese se volessi tirare il rigore. È nel mio dna, non ho mai detto di no a un allenatore”

“Ricordo un particolare: inizialmente io dovevo essere il terzo, poi all’ultimo momento il Mister mi disse: “Tiri per ultimo”. La cosa non mi ha scosso, terzo o quinto per me era uguale”

“All’ultimo ho deciso solo una cosa: che se Barthez fosse rimasto fermo fino alla fine, avrei dovuto metterla proprio un pelo sotto la traversa. Così, anche se si fosse abbassato di poco, avrei segnato comunque. Per il resto volevo tirare forte, in modo da non fargliela vedere proprio. Da quel giorno ad oggi, comunque, avrò rivisto il mio rigore migliaia di volte”

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019

Caravaggio ed il suo periodo napoletano

Caravaggio ed il suo periodo napoletano

/ LA MOSTRA

Caravaggio ed il suo periodo napoletano

È visitabile ancora per un mese la mostra dedicata al grande artista lombardo al Museo di Capodimonte e … al Pio Monte della Misericordia

di Marco Boscia

Quale la verità sulla vita di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio? Difficile a dirsi. Basta comunque accantonare ipotesi, aneddoti, storie certificate e guardare semplicemente all’artista che ha lasciato ampia testimonianza della sua grandezza ed ha impresso la sua orma indelebile nella storia dell’arte.

In uno dei frequenti periodi turbolenti della sua vita Michelangelo Merisi arrivò per la prima volta a Napoli nel 1606 perché costretto a fuggire da Roma, dove era stato condannato dalla giustizia per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto in seguito ad una rissa scaturita da un debito di gioco. L’incontro con la capitale del meridione segnò per Caravaggio una svolta: inaugurò difatti un nuovo modo di dipingere, tormentato e drammatico. Ed è proprio questo che si evince, come spiegano i curatori, dai dipinti (tutti realizzati nella città partenopea) ammirati in Caravaggio Napoli. Nella mostra organizzata dalla casa editrice Electa, curata dalla professoressa Maria Cristina Terzaghi e da Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, vengono messe a disposizione dei visitatori sette importanti opere del Merisi, provenienti da istituzioni italiane ed internazionali, con diciannove opere di altri artisti napoletani, tra i quali spiccano Battistello Caracciolo e Massimo Stanzione, oltre a quelle di altri importanti precursori del caravaggismo.

È ancora possibile per un mese per chi non lo avesse fatto visionare i sei dipinti del Merisi al museo di Capodimonte: i primi a rubare l’attenzione, entrando all’interno della Sala Causa al piano terra, sono La Flagellazione, eseguita nel 1607, in prestito dal Musée des beaux arts di Rouen, capoluogo della Normandia, e la seconda prova dello stesso soggetto, dipinta sempre a Napoli tra il 1607 ed il 1608, direttamente per la chiesa di San Domenico Maggiore, poi spostata al museo di Capodimonte. Oltre alle due “Flagellazioni”, gli altri quattro dipinti di Caravaggio che si possono ammirare continuando il percorso sono: il Martirio di Sant’Orsola, arrivato al Museo dal Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli e altri tre in prestito: Salomé con la testa di Battista dalla National Gallery di Londra, l’altra Salomé dal Palacio Real di Madrid ed il San Giovanni Battista dalla Galleria Borghese di Roma.

La visita termina in sala video, dove in un breve estratto con sottofondo musicale di Enzo Avitabile viene illustrata l’influenza che la città di Napoli ha avuto sul pittore. Il video si conclude con una scritta che in questi mesi ha lasciato interdetti i visitatori: “Caravaggio vi aspetta al Pio Monte della Misericordia”. I due musei difatti hanno sì trovato l’accordo per mettere a disposizione dei turisti navette di trasporto da un luogo all’altro, ma appare abbastanza strano che non si sia riuscita a portare l’opera, stabilmente a Napoli in Via dei Tribunali, a Capodimonte mentre tre opere sono arrivate da parecchio lontano. Questo avrebbe permesso a tutti di visionare fra gli altri, in una sola sede, quello che è forse il più grande capolavoro di Caravaggio: le Sette opere di Misericordia.

Orari Mostra Caravaggio Napoli
Aperta tutti i giorni compreso il mercoledì giorno di chiusura del museo
Sala Causa (8.30-19.30)
La mostra terminerà domenica 14 luglio

Parola a Caravaggio:

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio”

Dicono di lui:

“C’è stata l’arte prima di lui e l’arte dopo di lui, e non sono la stessa cosa”

Robert Hughes

“Perché Caravaggio è così grande? Perché si stenta a credere che le sue idee siano state concepite quattro secoli fa. Tutto, nei suoi dipinti, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un’arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità ed esperienze che non sono quelle del Seicento ma quelle di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l’uomo; la si può chiamare pittura della realtà, e a questo deve la sua incessante attualità. Davanti a un quadro di Caravaggio è come se fossimo aggrediti dalla realtà, è come se la realtà ci venisse incontro e lui la riproducesse in maniera totalmente mimetica. Stabilendo per ciò stesso un formidabile anticipo, perché si può dire, in senso oggettivo, che Caravaggio sia l’inventore della fotografia”

Vittorio Sgarbi

pubblicato su Napoli n.11 del 16 giugno 2019