La nuova stagione sta per cominciare

La nuova stagione sta per cominciare

FRAMMENTI D’AZZURRO

La nuova stagione sta per cominciare

La rosa a disposizione del tecnico rimane di buon livello e quindi nessuno obiettivo le è precluso a priori

di Giovanni Gaudiano

Che Napoli sarà? Che squadra vedremo sin dalla prima giornata?
È possibile azzardare qualche previsione?
Una certezza sembrava esserci sino a qualche giorno fa: questa sarebbe stata la squadra costruita da Gattuso. Anche il presidente alla fine del ritiro di Castel di Sangro, lanciando strali conto l’Uefa, ha dichiarato che senza la sosta per le nazionali il Napoli dell’ex campione del mondo sarebbe partito in grande spolvero sin dalla prima giornata, qualunque avversario il computer gli avesse opposto.
Il tecnico ha lavorato alacremente nel ritiro di Castel di Sangro ed è giusto ricordare come il suo impegno sia iniziato sin da quando è arrivato a Napoli. Ed allora perché ci permettiamo di dubitare su questa apparentemente scontata certezza? Cosa è cambiato?
Rino Gattuso con alcune recenti e mirate dichiarazioni si può dire che abbia cercato di fatto di smarcarsi, diremmo di defilarsi se il concetto non fosse troppo forte.
Rispondendo alle domande rivoltegli, ha detto che il suo lavoro sarà scandito dalle possibilità della società, dalle scelte che saranno fatte sul mercato ed ha indicato la qualificazione in Champions come l’obiettivo principale per la squadra.
Se due indizi a questo punto possiamo considerali quasi una prova, questa dichiarazione e la manifesta volontà di non impegnarsi con la firma di prolungamento del suo contratto, alle condizioni dettate da De Laurentiis dopo l’incontro-scontro di Capri, dicono chiaramente che non ci si trova di fronte ad un vero nuovo ciclo, anzi è come rivedere per l’ennesima volta lo stesso film.
Certo la rosa a disposizione del tecnico rimane di buon livello e quindi nessuno obiettivo le è precluso a priori, ma quando si richiede convinzione, determinazione, spirito di sacrificio ai propri tesserati sarebbe necessario aver ben chiaro cosa si stia facendo, come si voglia procedere, con chi e con quale raggiungibile obiettivo finale.
Durante il ritiro il presidente non ha fatto sconti. Le sue dichiarazioni durante le diverse interviste, le conferenze stampa, i meeting tenuti su argomenti di interesse generale, hanno portato alla luce un panorama dal suo punto di vista da rivoltare come un calzino.
In ordine De Laurentiis ha attaccato l’Uefa, la Federazione, la Lega, le televisioni, la radio ufficiale e come consuetudine tutto il mondo dell’informazione. Non ha risparmiato ovviamente il governo, il premier, l’Europa etc.
A Napoli c’è un detto, magari poco elegante ma storicamente efficace: “Non sputare in cielo che in faccia ti torna”.
Sarebbe un peccato se le intemperanze espressive, dettate spesso dalla poca stima che il presidente dimostra verso i suoi interlocutori, finissero per incidere negativamente sul lavoro che comunque si sta portando avanti.

De Laurentiis non è ben visto dal “Palazzo”, non ha in sostanza una stampa favorevole o meglio l’intero mondo dell’informazione non perde occasione per punzecchiarlo, non sembra poter contare su veri appoggi da parte dei suoi colleghi in Lega e non ha neanche il favore popolare. Può contare sulla stima verbale di alcuni opinionisti, di un nucleo ben individuato di professionisti napoletani che fanno prevalere l’equilibrio al sentimento e che fanno sempre riferimento alle sue riconosciute capacità in ambito economico-finanziario per poter giustificare nel complesso la sua gestione sportiva.
Riteniamo sia poco, sia insufficiente e non bastevole per il presidente della squadra simbolo del intero meridione. Il Napoli è riuscito ad agguantare due scudetti e vincere la Coppa Uefa non soltanto perché in campo si è potuto permettere il lusso di schierare Maradona ma per le riconosciute capacità diplomatiche di Corrado Ferlaino e l’abilità manageriale di un dirigente come Italo Allodi, senza dimenticare il successivo periodo con Luciano Moggi in cabina di regia.
Alla luce di queste considerazioni conveniamo con Gattuso che l’obiettivo della stagione, che non è affatto scontato, è arrivare al quarto posto, forse con un po’ di fortuna al terzo per poter giocare la Champions della prossima stagione e cosa più importante portare a casa (nelle casse della Filmauro) i ricchi appannaggi.
Ma siamo sicuri che questo sia l’obiettivo più giusto per il Napoli? Sono d’accordo fino in fondo l’allenatore, i giocatori e soprattutto il pubblico?
Non sappiamo se, come dice De Laurentiis, solo nel mondo occidentale il Napoli possa contare davvero su più di 83 milioni di tifosi. Se così fosse, il presidente potrebbe già da oggi prevedere che la massa degli scontenti sarebbe ingente.
Aurelio De Laurentiis, è bene chiarire, ha tanti meriti, sarebbe impossibile non riconoscerglieli. Se è possibile però, se per lui è accettabile, per una volta sarebbe giusto parlare con estrema franchezza anche delle sue aree di miglioramento nell’ambito calcistico. Chi può dirsi completo, arrivato, definito o vicino alla perfezione? Nessuno.
Si tratta di comprendere, tollerare e discutere le ragioni degli altri.
Allora, solo allora, l’obiettivo potrà apparire chiaramente all’orizzonte e potrà diventare non solo un punto d’arrivo ma forse anche quello di una proficua e continua ripartenza senza bisogno di procedere per cicli e rifondazioni.
Nel frattempo in questo numero la nostra rivista, in occasione della partenza della nuova stagione, dedica diversi servizi e approfondimenti alla figura dell’allenatore, alla sua funzione nel calcio moderno senza dimenticare che rivoluzione sia stata la creazione dell’allenatore-manager che partendo dall’Inghilterra ha raggiunto i campi da calcio di tutto il mondo.

pubblicato sul nr. 30 di Napoli del 19 settembre 2020

De Laurentiis e gli allenatori del suo Napoli

De Laurentiis e gli allenatori del suo Napoli

COPERTINA

De Laurentiis e gli allenatori del suo Napoli

Una storia fatta di cicli e di programmi ambiziosi da rilanciare dopo un’annata confusa con una rosa arrivata al capolinea

di Giovanni Gaudiano

Il numero di per sé a Napoli non porterebbe bene ma per una volta, attivando tutti gli scongiuri del caso, si inizierà la stagione guardando con decisione in avanti, sicuri di aver già pagato ampiamente in questi anni eventuali debiti con la fortuna.
Quella che sta per iniziare sarà la diciassettesima stagione con Aurelio De Laurentiis alla guida della società azzurra. Il suo Napoli sta per diventare maggiorenne. Una vita, quindi, una storia piena di speranze, di emozioni, di uomini di qualità arrivati per riportare il Napoli laddove merita di stare.
Una storia con molti alti, pochi bassi, con qualche titolo conquistato per arricchire la bacheca azzurra. Un’avventura cominciata a Paestum tra i templi greci, luogo naturalmente deputato per la filosofia di cui è permeato il popolo napoletano, capace di assorbire anche un fallimento e l’onta di dover ricominciare dalla Serie C con pochi palloni ed una squadra raccogliticcia fatta in pochi giorni.
Al presidente spesso in questi anni è piaciuto ricordare come ha rilevato il Napoli in quell’estate infuocata del 2004. La situazione, c’è poco da dire, era quella ma forse in un momento di estrema lealtà qualcuno dei presenti, nelle varie occasioni, avrebbe potuto ricordare a Adl cosa Napoli ed il Napoli hanno rappresentato per lui, per tutta la sua famiglia e per la sua attività di oculato e capace imprenditore.
L’equilibrio di De Laurentiis nella gestione della società è noto, ci sono i dati ufficiali che lo confermano ad ogni presentazione di bilancio. Anche il quotidiano nazionale più specializzato in economia non può che confermare sempre questo successo che dura da sedici anni. Proprio per questo sarebbe il caso che De Laurentiis riconosca una volta tanto anche i meriti della città e degli appassionati, al di là di quelle posizioni controverse che di tanto in tanto fanno capolino.
Nella conferenza stampa del 13 luglio, con la quale il patron del Napoli ha presentato il ritiro di Castel di Sangro è stato bello sentire che c’è qualcosa che Aurelio De Laurentiis ignora o non conosce. Non per un malcelato e misero senso di rivalsa nei confronti di un uomo colto, le cui qualità non spetta a noi enumerare, ma per avvalorare un concetto: si guarda molto spesso troppo lontano mentre la soluzione è più vicina di quanto tutti possiamo immaginare.

È stato piacevole e soddisfacente sentire dire al presidente che a meno di due ore di auto da Napoli esiste qualcosa all’altezza, se non meglio, di quanto possano offrire le peraltro splendide valli alpine.
Il ritiro a Castel di Sangro della squadra azzurra, che comunque dalla stagione ventura rimarrà accoppiandosi a quello di Dimaro, è stato un modo per rinnovare l’aria attorno al Napoli. La scelta potrebbe rappresentare idealmente l’avvio di una ragionata rifondazione che a questo punto sembra impossibile da postergare ancora. Nella rosa ci sono quelli che sono stati dei punti di riferimento in questi anni ma il loro ciclo si può dire si sia concluso all’indomani della partenza di Hamsik e poi di Albiol.
Ci sembra giusto a questo punto avviare un breve amarcord per ripercorrere, proprio attraverso le parole del presidente, i passaggi che hanno contraddistinto le varie fasi della sua gestione al Napoli che va detto ha avuto una precisa connotazione: una continuità mai raggiunta anche nel momento più luminoso di un sia pur glorioso passato.
Ci tocca quindi partire da quel gran signore che è stato ed è Edy Reja per riavvolgere il nastro e provare a raccontare le fasi dell’era De Laurentiis, partendo dalle parole del presidente.
«Sono sempre in contatto con Reja, costantemente. L’ho sentito per anni, sin da dopo che insieme siamo tornati in Serie A. Gli chiedo spesso di venire a Napoli per aiutarmi e lui si rifiuta. Ho con lui buoni rapporti».
Si tratta di un estratto di alcune dichiarazioni rilasciate nel settembre del 2018 dal presidente sul tecnico, capace in meno di tre anni di riportare il Napoli in Serie A e fanno eco a quanto dichiarato dal tecnico friulano nel maggio del 2016…
«Aurelio De Laurentiis è un signore. Ora sa anche di calcio, ma appena prese la società no, per questo siamo quasi arrivati alle mani, ma da gentiluomini ci siamo subito spiegati e il giorno che sono andato via dal Napoli mi ha detto: “Per lei qua la porta sarà sempre aperta”. Non sono frasi di circostanza ci sentiamo ancora spesso».
Questo il primo ciclo che si concluse con la partecipazione del Napoli alla coppa Intertoto, l’eliminazione da parte del Benfica nella finale e una stagione che, dopo un avvio incoraggiante, subì una brusca frenata con l’avvicendamento in panchina e l’arrivo di Roberto Donadoni.
Il secondo ciclo lo si può far coincidere con l’arrivo di Walter Mazzarri alla guida del Napoli. All’atto del “divorzio”, voluto dal tecnico toscano, che pensava andando a Milano, sponda Inter, di consolidare quanto di buono costruito al Napoli, il presidente nell’estate del 2013, dopo l’ingaggio di Benitez, dichiarò…
«Rimango innamorato delle persone che hanno collaborato a un progetto importante. Mazzarri è un toscano, la sua ironia è normale. Io sono per l’internazionalizzazione, per me è più giusto un allenatore come Benitez, con cui ci siamo subito trovati d’accordo su tutto. In casa mia comunque i divorzi non esistono. Ho dato un’ultima opportunità a Mazzarri ma lui non l’ha accettata, ritenendo di aver concluso il suo lavoro a Napoli. Quindi ho deciso di andare avanti senza tentennamenti».
Il tecnico di San Vincenzo è stato importante nella crescita della squadra ma nessuno può negare, oggi a distanza di tempo, che l’affetto dei napoletani e la possibilità offertagli dalla società ed i risultati che è stato capace di conseguire con gli azzurri non si siano ripetuti da nessun’altra parte, mostrando per intero tutti i suoi limiti gestionali.

Per la successione a Mazzarri, De Laurentiis, come dichiarato, decise di internazionalizzare il Napoli e convinse durante la finale di Champions di quell’anno Rafa Benitez a venire a Napoli. Il suo racconto si riferisce alla fine della prima stagione dello spagnolo a Napoli.
«A Londra incontrai Benitez, col quale facemmo subito “scopa”. Ci trovammo in accordo su tutto ed iniziammo un percorso importante. Fin dal principio mi convinse che la squadra dovesse cambiare modulo; poi ha voluto vedere quali giocatori erano in grado di adattarsi meglio ai nuovi schemi. Infine, dopo il mercato estivo, abbiamo fatto mosse importanti nel mercato di gennaio».
Rafa Benitez con stile e signorilità dopo la decisione di andare a Madrid dichiarò…
«I progetti si possono costruire anche senza essere necessariamente i più facoltosi e noi a Napoli qualcosa di nostro abbiamo dimostrato. È stata rifatta una squadra, attraverso la cessione di Cavani e con investimenti mirati. Abbiamo fatto quello che si poteva: non è un difetto avere una disponibilità economica inferiore ad altri club. Ma De Laurentiis è stato bravo a portare il Napoli ad essere stabilmente tra le grandi. Se c’è anche qualcosa di mio nella squadra allestita, e penso ci sia, ne sono orgoglioso. Poi è arrivato un momento in cui le strade dovevano dividersi, avevamo visioni diverse sulla gestione, sulla politica societaria. Ma l’abbiamo fatto con rispetto assoluto, l’uno dell’altro».
Siamo così giunti al finale di questa breve rivisitazione della fondamentale gestione tecnica del presidente Aurelio De Laurentiis, ovvero la scommessa Sarri, la scelta successiva di un parafulmine come Ancelotti e l’arrivo a stagione quasi del tutto compromessa di Gattuso, quello che oggi sembra essere deputato alla concretizzazione del nuovo ciclo. Partiamo da alcune delle parole riservate dal presidente al tecnico toscano…
«È diventato il deus ex machina, ma anche nel calcio vale la regola del cinema dove per fare un buon film sono necessari un ottimo regista e un ottimo produttore, sono i genitori dell’opera dell’ingegno. Naturale che l’imprenditore dia delle indicazioni e che gli sia riconosciuta una parte del merito nel successo, non solo la colpa nella sconfitta. Chi ha preso Cavani? Il sottoscritto. E Mazzarri? Il sottoscritto. E Benitez? Sempre il sottoscritto. E Higuain? E Sarri? Quando lo scelsi tappezzarono la città di striscioni contro di me».
E poi dopo la separazione…
«Mi fece incazzare con la scusa volgare dei soldi, mi costrinse a cambiare e aveva ancora due anni di contratto. Ricordo che a febbraio mi invitò a pranzo in Toscana, a due passi da casa sua, organizzò la moglie, parlammo di tante cose ma non accennò a chiusure, a separazioni, mi portò fino al giorno che precedette l’ultima partita creando disturbo e incertezza alla società».
Maurizio Sarri forse è stato il più irriconoscente dei tecnici arrivati a Napoli nell’era De Laurentiis. Forse aveva pensato che il ciclo della squadra fosse arrivato al termine e quindi pensò che per “arricchirsi”, come lui stesso ebbe a dichiarare, sarebbe stato meglio emigrare. C’è chi a Napoli di tanto in tanto lo vorrebbe nuovamente alla guida della squadra, pensiamo che sarebbe sconveniente al di là di ogni possibile risultato.

La parentesi di Ancelotti andrà probabilmente valutata nel tempo o quando i due protagonisti si decideranno a dire la verità sull’accaduto. Di sicuro il tecnico emiliano sin dal suo arrivo ha cercato di far capire che erano necessari dei cambiamenti sostanziali ma forse al presidente serviva solo prendere tempo e poi un tecnico meno decorato per rilanciare il suo Napoli. Ecco le parole di De Laurentiis all’indomani dell’esonero…
«Scelsi la sua serenità, la tranquillità, la sua piacevole vicinanza. Mio padre era un filosofo, un uomo dolcissimo. Come Carlo. Ma prendendo lui, non so se feci la cosa più giusta per il Napoli. Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria contenuta nel contratto, avrei dovuto dirgli: “Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa. Ti ho fatto conoscere una città che adesso ami spassionatamente e che ti ha sorpreso, meglio finirla qui”».
Nelle dichiarazioni di De Laurentiis è presente solo una mezza verità. In varie occasioni il tecnico di Reggiolo si è accusato di un errore che avrebbe commesso senza però mai volerne parlare chiarendolo. È lecito pensare che anche lui pensasse che sarebbe stato meglio andar via alla fine del primo anno ma è altrettanto giusto considerare che nell’estate del 2019 i presupposti tra l’allenatore e la società erano ben diversi e lontani dalle dichiarazioni rese dal presidente.
Siamo giunti al termine di questa carrellata e va quindi ricordato il racconto che De Laurentiis ha fatto di recente parlando dell’ingaggio di Rino Gattuso…
«Ci eravamo rivisti al compleanno di Ancelotti, da Mammà, a Capri. Una tavolata di quaranta metri, Carlo aveva invitato il mondo, amici, ex compagni, sembrava un matrimonio, io e Carlo ai lati. Rino era seduto vicino a lui. Me l’ero immaginato diverso, ho scoperto un grande conversatore, molto presente a se stesso e in grado di affrontare tutti i temi possibili. Ci siamo intrattenuti a parlare per le tre ore della serata. Dopo il disguido del ritiro-non-ritiro gli ho telefonato e gli ho detto: “Rino, stai calmo, non prendere nessuna decisione se ti chiama qualcuno, stai fermo”. La sera della partita di Champions, dove peraltro abbiamo vinto, ho invitato Carlo a cena per spiegargli che avevo deciso di cambiare, anche per conservare la grande amicizia tra noi… Napoli è la parte migliore della mia vita. Io amo due sole città, i miei due posti, non esiste un altrove, Napoli e Los Angeles. Per stare vicino alla squadra ho appena deciso di affittare una villa di Capri e di trasferirvi gli uffici della Filmauro, del cinema e del calcio».
Ed ancora…
«La squadra aveva dimenticato il 4-3-3 sarriano, a Rino ho chiesto la riverginazione di quel modulo, anticipandogli che lo scotto da pagare sarebbero state tre, quattro sconfitte di fila. Ne ha perse di meno. Carlo, come mio padre, era l’ambasciatore, io e Rino siamo molto simili, due guerrieri, due che non le mandano a dire, due condottieri».

Il racconto, la storia, quella ricostruita attraverso le dichiarazioni di De Laurentiis è terminata. Inizierà un nuovo ciclo? Sarà proprio Gattuso il condottiero auspicato da Aurelio De Laurentiis a portarlo avanti? Avrà le qualità per gestire una squadra, una società dove l’organizzazione è molto diversa dal suo Milan, quello in cui giocava? E poi il presidente saprà ricostruire la squadra giusta per mirare ad una serie di obiettivi ragionevoli ma soprattutto finalmente raggiungibili?
Staremo a vedere!
Nel frattempo abbiamo ritenuto di dedicare per la prima volta la nostra copertina al presidente per riconoscenza, per evidenziare il proficuo lavoro fatto in questi anni ma soprattutto per spronarlo a realizzare l’obiettivo che la città aspetta da un po’ di tempo.
Lui è l’uomo giusto perché proviene dal mondo dei sogni, quello fatto di celluloide. Il grande sogno americano, paese che De Laurentiis ha eletto come sua seconda patria, ha fondato la sua realizzazione grazie anche al mondo cinematografico.
Napoli aspetta, non è importante chi siederà quel giorno sulla panchina mentre sarebbe giusto che Aurelio De Laurentiis completi l’opera raggiungendo l’obiettivo massimo che lo legherebbe, al di là delle polemiche, per sempre a questa città nonostante la sua evidente inflessione romanesca.

pubblicato su Napoli nr. 29 del 30 agosto 2020

È iniziata la stagione del rinnovamento

È iniziata la stagione del rinnovamento

FRAMMENTI D’AZZURRO

È iniziata la stagione del rinnovamento

Sembra che la stagione che sta per iniziare dovrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo per il Napoli di De Laurentiis

di Giovanni Gaudiano

Il ritiro precampionato del Napoli sta per concludersi. La nuova sede così vicina alla città ha favorito, nonostante il periodo, un afflusso copioso ed un ricambio continuo da parte dei tifosi partenopei.
I temi sui quali discutere a questo punto sarebbero: che campionato vedremo, quanti spettatori potranno occupare le gradinate degli stadi, come verrà gestita la quarantena se il contagio dovesse ripresentarsi in una forma aggressiva e come saranno gestiti i viaggi per le nazionali e per la ripresa delle competizioni europee ed i relativi ritorni in sede dei convocati.
La voglia di scrivere di queste cose però è poca. I contorni di tutto quello che è accaduto sono ancora nebulosi e spesso appaiono inspiegabili.
Lo sport, ed il calcio in particolare, è sempre stato un’occasione per coinvolgere le masse, per alimentare passioni durature, antagonismi ed a volte anche sfegatati campanilismi ma il nostro sport nazionale è stato sempre e soprattutto voglia di competere, di misurarsi.
Pur sapendo di dover fare i conti con qualcosa di imprevisto, un incubo che pare non voglia ritornare nell’oblio, è necessario voltare pagina e dedicarsi a sviluppare discorsi sul gioco, sui confronti, sul dopo partita infuocato e polemico, quello che costituisce molto spesso il sale di questo meraviglioso gioco.
Parlando del Napoli di Aurelio De Laurentiis, sembra che la stagione che sta per iniziare dovrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo.
La scelta del tecnico anche se a campionato in corso, le parole del presidente hanno lasciato intendere nei mesi scorsi che si sarebbe puntato ad una riprogrammazione, ad uno svecchiamento.
Qualche scricchiolio però trapela dalle segrete stanze. Il contratto non ancora rinnovato all’allenatore, la cui volontà peraltro sembra tentennare di fronte alle abituali clausole che la società inserisce nei contratti, non è un segnale positivo, non garantisce la continuità della conduzione e soprattutto non lascia intendere che si tratti davvero dell’inizio di un nuovo ciclo.
De Laurentiis sembra tranquillo, forse anche perché la presa di posizione di Gattuso lo mette in condizione di limitare gli investimenti previsti e spendere di meno. Ci permettiamo di dire che sarebbe un clamoroso errore avviare il motore con il freno a mano tirato, sarebbe l’ennesima dimostrazione di una politica poco competitiva in campo e solo molto redditizia in amministrazione.
È augurabile che quanto prima venga fatta chiarezza e nel frattempo noi ci dedichiamo a parlare dell’attacco del Napoli.
Di quello che è stato, dei giocatori che lo hanno composto e di quelli che dovranno riportarlo a livelli accettabili.
Non è un caso che nella stagione da poco conclusa gli azzurri abbiano realizzato in campionato solo 61 reti con una flessione che negli ultimi anni è apparsa inesorabile. Si è passati infatti dagli 80 gol del 2014-15 ed al record dell’anno seguente di 94 segnature ai 77 del 2017-18 ed ai 74 del 2018-19. Solo nel 2013-2014 si era segnato di meno con 54 reti e con la zona Champions fallita sia pur solo all’ultima partita.

La statistica in questo caso aiuta a comprendere e se analizzassimo quella dei gol subiti, lo faremo quando sarà chiara la rosa della nuova difesa azzurra, sarebbe ancora più evidente come il rendimento del Napoli abbia subito un’erosione dovuta forse alla stanchezza di alcuni uomini, ad un modulo non più applicabile e soprattutto a qualche investimento non del tutto riuscito.
Senza voler cercare il solito colpevole, giusto per parlare, è necessario prendere coscienza invece di come una stagione sia finita. Di come un tipo di gioco gradito e adeguato ad una certa rosa forse debba andare in soffitta per evitare di replicare qualcosa di superato. Il Napoli che ha preso Osimhen deve programmare un gioco che ne possa valorizzare le qualità. Un tipo di gioco dove la profondità, la velocità ed il sostegno ad una punta forte fisicamente, rapida, predatore inesorabile in area di rigore, capace quindi di creare spazi al limite ai tiratori dalla media distanza (Mertens, Fabian Ruiz, Zielinski, Politano) siano fondamentali nello schema d’attacco.
Se questo rinnovamento sarà disatteso, l’annata potrebbe svilupparsi negativamente con una serie di conseguenze che ci si augura non abbiano a verificarsi. Se la società invece si muoverà sul mercato come pare e se arriveranno un certo tipo di giocatori funzionali ad un gioco di tipo più europeo, come quello che si è avuto modo di vedere nelle finali europee organizzate in Portogallo e in Germania, l’allenatore sarà chiamato a favorire questa scelta senza soffermarsi su beghe di spogliatoio. Potrà dimostrare facilmente di avere iniziato un tale percorso partendo proprio dalla posizione del portiere, si dice di solito che si inizia a contare proprio dal numero 1, sul quale c’è poco da discutere, viste le carenze tecniche mostrate in varie occasioni da Ospina opposte ad una classe, ad una innata capacità di un ragazzo come Alex Meret, sul quale scommettono da tempo gente come Zoff e Iezzo, due portieri che appartengono alla incancellabile storia del Napoli.

pubblicato su Napoli nr. 29 del 30 agosto 2020

Meret – Ospina: un’alternativa che non esiste

Meret – Ospina: un’alternativa che non esiste

IL MOMENTO DELLE SCELTE

Meret – Ospina: un’alternativa che non esiste

La stagione piena di Gattuso parte da questa scelta da non sbagliare solo per privilegiare gli echi provenienti dallo spogliatoio

di Giovanni Gaudiano

La prossima settimana per il Napoli sarà già ritiro precampionato. L’ampia valle di Castel di Sangro accoglierà la squadra o meglio la rosa in quel momento nella disponibilità dell’allenatore.
Il rinnovo o il prolungamento del contratto esistente per Rino Gattuso pare sia stato rinviato per sua volontà o per scelta della società, non è dato sapere. Dall’Abruzzo scatterà comunque per il tecnico di Corigliano il momento della verità.
Le mosse di mercato concluse e quelle che potrebbero andare in porto sembrano portare ad un significativo rinnovamento con possibile ringiovanimento della rosa.
Questa tendenza è condivisibile soprattutto se la società pensa di avviare un nuovo ciclo con l’ex campione del mondo in panchina.
Non sarebbe condivisibile se le notizie che trapelano sono vere, l’incertezza o la scelta che il tecnico avrebbe fatto o starebbe facendo in merito al portiere.
Il ruolo merita attenzione ed esperienza ma soprattutto qualità e stabilità.
La gestione di Gattuso, nella stagione da poco conclusa, non è andata in questa direzione.

La scelta fatta in troppe occasioni di affidare la porta al colombiano Ospina non appare come quella più giusta.
Il nazionale sudamericano è un discreto portiere, nulla di eccezionale neanche nel gioco con i piedi, che il tecnico in più di un’occasione ha utilizzato come motivazione della sua scelta. Manca di importanti fondamentali come ad esempio la presa e appare fortemente carente nelle uscite.
Al contrario il friulano ventitreenne Alex Meret è un giovane portiere che già da oggi garantisce un rendimento di alto livello con la prerogativa di poterlo fare per un periodo lungo migliorando ancora.
Piuttosto che stare ad evidenziare qualche errore, che è inevitabile per un portiere di calcio, visto che anche il grande Zoff ne commetteva, sarebbe il caso che si valorizzassero le qualità di questo ragazzo che a ben guardare, parole proprio di uno come il grande Dino Zoff, appare superiore anche al Donnarumma di Castellammare che oggi sembra inamovibile numero uno della nazionale italiana di Roberto Mancini.
Se a queste considerazioni si aggiungono quelle sul ringiovanimento, sul nuovo ciclo da avviare è del tutto incomprensibile che possa esistere un dubbio su quale tra i due portieri dovrà fare affidamento il Napoli per le prossime stagioni.
L’eventuale scelta di Ospina con la contestuale rinunzia a Meret potrebbe voler dire che i malintesi nello spogliatoio continuano e che Gattuso in questi mesi non è riuscito a sradicare inammissibili fronde.
Il tecnico è chiamato a esplicitare le sue scelte con coraggio senza tentennamenti: Meret, a giusta ragione, ci pare debba essere il titolare ed Ospina potrà essere l’alternativa da poter utilizzare in Coppa Italia o in Uefa all’occorrenza.
Se non fosse così ci si augura che la società intervenga a salvaguardia di un importante patrimonio evitando una cessione, sia pur in prestito, di Meret che ha tutte le qualità per essere il numero uno del Napoli.

pubblicato il 18 agosto 2020

Il Benevento apre i ritiri della nuova serie A

Il Benevento apre i ritiri della nuova serie A

RICOMINCIA LA SERIE A

Il Benevento apre i ritiri della nuova serie A

La squadra del presidente Vigorito sarà in Austria da stasera sino al 30 agosto mentre il ds Foggia lavora per adeguare la rosa

di Giovanni Gaudiano

Si gioca ancora in Germania e in Portogallo per assegnare le coppe europee e nel frattempo c’è chi fa le valigie per iniziare la preparazione e chi da domenica prossima inizierà il suo campionato.
La serie A riparte nel pomeriggio dal Benevento.
I giallorossi si sono ritrovati ieri per controlli e visite mediche che si concluderanno nella giornata di oggi per poi partire nel pomeriggio per Seefeld in Austria, sede del ritiro.
La squadra di Inzaghi è la prima a radunarsi come è stata la prima a raggiungere la promozione con il ritorno in serie A. Il Benevento che vedremo all’opera in campionato è ancora in costruzione. È arrivato il polacco Glik, già in Italia per cinque stagioni al Torino, come rinforzo del reparto arretrato e la società sta lavorando per mettere a disposizione di Inzaghi sicuramente almeno altri due giocatori per rinforzare il centrocampo e l’attacco.
Sarà interessante seguire questo inizio della squadra sannita per poter capire come il calcio italiano potrà riprendere il suo cammino dopo una stagione sicuramente influenzata dal lungo stop.
I risultati delle competizioni internazionali hanno infatti dimostrato come una serie di previsioni si siano rivelate errate a partire da quella che voleva le squadre francesi svantaggiate dalla definitiva sospensione del proprio campionato.
Il Psg e il meno atteso Lione infatti hanno raggiunto le semifinali e da domani si giocheranno la possibilità di approdare alla finalissima prevista domenica prossima all’ Estadio da Luz di Lisbona.

Nel frattempo proprio domenica prossima in Francia riparte il campionato con Psg e Lione che dovranno poi recuperare la prima partita dell’anno il 16 settembre.
In Italia il calendario della nuova stagione dovrebbe vedere la luce nei primi giorni della prima settimana di settembre in vista della prima di campionato prevista per il 19 settembre.
In casa Napoli nel frattempo molte le notizie che si rincorrono sul mercato tra arrivi e partenze mentre la data ufficiale del ritiro di Castel di Sangro è stata ufficializzata al 24 di agosto.

 

pubblicato il 17 agosto 2020