Nell’arena di Fuorigrotta per “matare” il Toro

Nell’arena di Fuorigrotta per “matare” il Toro

IL CAMPIONATO

Nell’arena di Fuorigrotta per “matare” il Toro

Napoli-Torino è la sfida tra due delle principali deluse di questa stagione che cercheranno di ritrovare la continuità

di Bruno Marchionibus

San Paolo: invertire la rotta!

C’era una volta la legge del San Paolo, il dodicesimo uomo in campo capace di trascinare il Napoli e di rendere quella di Fuorigrotta una delle trasferte più temute per qualsiasi squadra d’Italia e d’Europa. Ma di quel fattore in più dato dal proprio stadio, il più sudamericano del Vecchio Continente, per gli azzurri in questa stagione è rimasto solo uno sbiadito ricordo, dato che negli ultimi mesi è proprio tra le mura amiche che Insigne e compagni hanno palesato le principali difficoltà. Se con Ancelotti, infatti, nell’ambito di un andamento negativo generale si era già registrato come la spinta del San Paolo, complice anche lo “sciopero” delle curve contro le nuove normative in materia di sicurezza negli stadi, avesse smesso di costituire quel quid in più, anche con Gattuso, che pur ha in trasferta restituito ai suoi un rendimento più che positivo, il Napoli ha continuato a mostrare avanti ai propri tifosi limiti e difficoltà.
Scorrendo le partite fin qui disputate dalla squadra azzurra colpisce, inevitabilmente, lo score interno dei campani che registra già sei sconfitte a Fuorigrotta, di cui ben quattro consecutive (cosa che non accadeva dalla nefasta annata 1997/98), e quasi tutte arrivate in match contro compagini non di primo livello. Le ottime prove offerte dai partenopei nelle ultime settimane contro le big del nostro calcio, infatti, hanno certificato come il Napoli di questa stagione si trovi molto più a suo agio quando può giocare partite di attesa per poi ripartire, piuttosto che quando debba imporre il proprio gioco. È su questo che Gattuso, dopo aver ridato equilibrio ai suoi lontano da casa, dovrà intervenire, provando anche ad ovviare alle troppe incertezze difensive che spesso proprio nel fortino azzurro hanno regalato agli avversari occasioni e gol. Soltanto con una maggiore attenzione difensiva, e con più cinismo in attacco, infatti, il Napoli potrà ritrovare quel feeling col suo stadio che è indispensabile per concludere nel migliore dei modi l’annata.

Aspettative deluse e ferite da rimarginare

Come gli azzurri, anche i granata avevano dato il via alla propria stagione con aspettative elevate, date anche dagli ottimi risultati conseguiti sotto la guida Mazzarri nello scorso torneo quando il Toro, qualificatosi poi per i preliminari di Europa League, aveva lottato fino a poche giornate dal termine per un posto in Champions. Ma proprio la preparazione anticipata per le eliminatorie di EL, unitamente a qualche problema interno ed alle attese deluse di qualcuno dei nuovi, hanno fatto sì che il Torino 2019/20 dopo una discreta partenza si attestasse su standard di prestazioni e risultati ben lontani da quelli di dodici mesi prima. Conseguenza inevitabile, dopo le pesantissime sconfitte con Atalanta (0 a 7 in casa) e Lecce (4 a 0 in Salento), è stata l’esonero del tecnico livornese, sostituito da Moreno Longo, ex Frosinone, mister con un passato nelle giovanili granata ed un probabile ruolo da traghettatore fino a maggio col compito di limitare i danni.
Destino incrociato quello dei granata, quindi, con quello dei partenopei. I proclami di inizio stagione avevano illuso l’ambiente napoletano circa le potenzialità del gruppo che dalle montagne di Dimaro lanciava la sua sfida Scudetto alla Juventus. La cruda realtà, poi, ha fin dalle prime battute del campionato riportato tutti con i piedi per terra, anche a causa delle ormai ben note diatribe intestine tra giocatori e club che hanno fatto rendere il team azzurro ben al di sotto di ogni più funerea previsione, fino all’addio all’ “internazionale” Ancelotti seguito dall’insediamento dell’emergente Gattuso.

pubblicato su Napoli n.24 del 25 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

Per essere ammonito, Busquets ha dovuto violare tutte le norme del codice penale, mezzo codice civile e dieci articoli del codice della strada

di Bruno Marchionibus

Mertens: Nella serata in cui il Napoli di Gattuso si preoccupa di non far fare il Messi a Messi, il Barca non fa altrettanto per impedire a Dries di fare il Maradona. Il folletto belga diventa così più che altro un elfo di Babbo Natale, che porta al pubblico partenopeo un dono tutto da scartare: una rete che suona la carica dei 121 grazie ad una traiettoria che è un arcobaleno di 7 colori e 7000 emozioni. L’esultanza, poi, è tratta evidentemente dalle pagine introduttive del Galateo di Monsignor Della Casa. Impensabile non rinnovare a uno che se si candidasse alle Comunali dell’anno prossimo sarebbe eletto Sindaco con almeno l’80% dei voti. Contratto a vita.

Griezmann: Grande festa alla corte di…Spagna quando l’uomo con lo stesso parrucchiere di Lady Oscar punisce il Napoli in occasione dell’unico tiro in porta dei blaugrana. Giocare nella patria del Tiki Taka dopo anni di Cholismo implica un cambio di filosofia come diventare testimonial di Burger King dopo anni di veganesimo, ma Antoine dimostra che il lupo può cambiare pelo, ma non perdere il vizio del gol. Cinismo.

Messi: La poesia della Pulce al San Paolo è composta di un solo verso, la giocata con cui al 57esimo Leo si “illumina d’immenso” e manda i suoi in gol. Per il resto del match, però, la gabbia preparata su di lui da Gattuso diventa una cella di sicurezza di Alcatraz dalla quale è impossibile evadere, con Demme e compagni che, più che marcare, stalkerizzano il talento argentino contenendone talento e fantasia. Ermetico.

Mario Rui: Va faccia a faccia con Vidal con lo stesso cuore impavido di un chihuahua che attacca un doberman, e con l’astuzia del pescatore che attira il pesce al suo amo. Non sa cos’è la paura, e questo in alcuni rischi che prende non per forza è un bene, ma di sicuro sa cosa sia la cazzimma, intesa in questo senso come cattiveria agonistica. El Grinta.

Zielinski: Dal punto di vista della mimica è un po’ come gli attori di soap opera; che le cose vadano clamorosamente bene o clamorosamente male ha una sola espressione facciale. Il talento, però, di certo non gli manca, e in occasione del gol ma non solo illumina le azioni offensive azzurre come le luci di Natale illuminano le strade a dicembre. In un calcio che predilige sempre più la fisicità alla tecnica, è una perla rara come un musicista di conservatorio in un mondo di trapper. Compositore.

Vidal: Prova a dare al Barcellona la sua garra, ma alla fine più che altro sgarra e riceve un cartellino rosso. Immagino che tanto nervosismo gli derivi dalla notizia dell’arresto del suo barbiere, con l’accusa sia di avergli fatto un taglio messo fuori legge dal Consiglio delle Nazioni Unite, sia di non avergli tagliato una barba dentro cui è stato avvistato perfino un nido di uccellini. Si porta dietro quella innata simpatia e sportività di chi ha vestito convintamente la maglia bianconera, come una macchia sulla fedina penale da cui è impossibile riabilitarsi. Pregiudicato.

pubblicato il 27 febbraio 2020

Gli operai azzurri contro i fenomeni blaugrana

Gli operai azzurri contro i fenomeni blaugrana

LA SFIDA DI CHAMPIONS

Gli operai azzurri contro i fenomeni blaugrana

Gattuso con umiltà per creare difficoltà ai campioni di Spagna guidati da Setién che ha lanciato Fabian Ruiz al Betis

di Bruno Marchionibus

Una “manita” da riscattare

Il gran giorno è arrivato e il San Paolo si prepara ad ospitare quella che a tutti gli effetti rappresenta una serata di gala per Napoli e la sua squadra. Il Barcellona infatti negli ultimi 15 anni, oltre a salire per ben quattro volte sul tetto d’Europa, ha conquistato come nessun’altra squadra a livello internazionale i favori di critica e tifosi, grazie alla sua filosofia di gioco ed a fuoriclasse assoluti che hanno fatto innamorare ogni appassionato di football in giro per il mondo. L’arrivo dei blaugrana a Fuorigrotta, inoltre, porta con sé tante “storie nella storia”, a partire dalla prima di Messi nel tempio di Maradona, il D10s che per la “pulce” ha rappresentato una sorta di fantasma per tutta la sua carriera.
Rimanendo all’aspetto più empirico del gioco, quello del campo, è chiaro che l’obiettivo del Napoli, in un doppio confronto che vede i ragazzi di Gattuso partire, nonostante le assenze tra le file dei catalani, con gli sfavori del pronostico, dovrà essere innanzitutto quello di ben figurare e di terminare il primo round dell’ottavo di finale con un risultato che consenta di mantenere il discorso qualificazione aperto almeno fino alla gara del Nou Camp.
Se Insigne e compagni riuscissero, anche grazie all’apporto del pubblico amico, a portare a casa un risultato positivo questa sera, sarebbe poi a Barcellona che i partenopei si giocherebbero il tutto per tutto per firmare un’impresa che rimarrebbe negli annali. Proprio nella casa del Barça, nell’agosto 2011, gli azzurri, che sotto la guida di Mazzarri si preparavano ad affrontare la prima Champions dell’era De Laurentiis, subirono una “manita” dagli spagnoli in occasione del Trofeo Gamper. Il match di ritorno del 18 marzo in terra iberica, così, potrebbe rappresentare anche l’occasione per “riscattare” quel 5 a 0 estivo di ormai quasi dieci anni fa; partita di cui, ad onor del vero, ci si ricorderà sempre anche per un meraviglioso gol in rovesciata del Matador Cavani annullato sul punteggio di 0 a 0.

Italia vs Spagna: spettacolo e sorprese

Negli ultimi anni sono stati molteplici gli incroci tra squadre italiane e spagnole nella massima competizione continentale per club, con sfide che hanno regalato emozioni ed in qualche caso anche clamorose sorprese. Il Napoli, nella stagione 2016/17, negli ottavi di finale si trovò di fronte il Real Madrid di Zidane (in panchina) e Ronaldo, venendo sì sconfitto tanto all’andata che al ritorno per 3 a 1 ma mettendo in mostra, a tratti, un calcio spettacolare e dimostrandosi meno inferiore agli avversari rispetto a quanto detto dal punteggio. Le stesse merengues, al termine di quella annata, si aggiudicarono la “Coppa dalle grandi orecchie” superando in finale la Juve con un netto 4 a 1; Juventus che, due anni prima, si era vista fermare sul più bello dal Barcellona, Campione d’Europa 2015 con un perentorio 3 a 1. Ed è stato proprio il Barcellona, poco più di due mesi fa, a estromettere l’Inter di Conte dalla fase a gironi della competizione battendola prima in Spagna e poi, nonostante la qualificazione già ottenuta ed una formazione ampiamente rimaneggiata, anche nell’ultimo atto del Gruppo F a San Siro.
Gioie italiane, invece, sono state due rimonte clamorose, tra le quali la più recente è quella della Juventus sull’Atletico Madrid dello scorso anno, quando la Signora ribaltò a Torino il 2 a 0 Colchoneros dell’andata. La più epica delle remuntade, in ogni caso, rimane quella firmata dalla Roma di Di Francesco nell’aprile del 2018 nei confronti del Barça, quando il 4 a 1 blaugrana del Nou Camp fu completamente capovolto dal 3 a 0 giallorosso dell’Olimpico, con i capitolini qualificati per le semifinali e Manolas eroe della serata.

I precedenti tra Cruijff e … Dzemaili

Tra Napoli e Barcellona non ci sono precedenti ufficiali, ma le due compagini si sono affrontate, nel corso della loro storia, più di una volta in amichevole. Oltre al Gamper del 2011 ed alle due vittorie spagnole nei match disputati oltreoceano la scorsa estate (2 a 1 e 4 a 0 i risultati finali), azzurri e blaugrana si sono trovati di fronte in altre due occasioni. La prima risale al 1978, quando i partenopei di Di Marzio e Savoldi, in fase di preparazione alla finale di Coppa Italia poi persa con l’Inter, pareggiarono per 1 a 1 col Barça di Cruijff, impegnato in una tournée europea prima che il genio olandese lasciasse il Vecchio Continente per approdare agli Aztecs di Los Angeles. Unico successo napoletano, invece, nell’estate del 2014, quando il Barcellona, ad onor del vero imbottito di giovani, fu superato nel finale dal Napoli di Rafa Benitez grazie ad un tiro dalla grande distanza di Blerim Dzemaili.

L’INTERVENTO

Maurizio de Giovanni
tra speranze e orgoglio azzurro

Maurizio de Giovanni, apprezzato scrittore di noir all’italiana ma anche tifosissimo della squadra azzurra, è fiducioso in vista della super sfida al Barcellona e punta tutto sull’orgoglio dei calciatori partenopei.

Il San Paolo è pronto ad ospitare il Barcellona, una delle squadre più forti del mondo. Che partita si aspetta Maurizio de Giovanni?

«Io mi aspetto innanzitutto una partita bella, spettacolare. È chiaro che in partenza il Barcellona sia nettamente favorito, ma proprio il fatto di avere un pronostico chiuso a favore dei catalani potrebbe rivelarsi un vantaggio per il Napoli. In teoria la partita “è persa”, dunque i partenopei potranno giocare sereni, senza obblighi di risultato; e quando la squadra azzurra scende in campo serena, soprattutto contro compagini come il Barça che, per filosofia, vogliono imporre il proprio gioco, normalmente riesce quantomeno a ben figurare. Quindi posso dire che io ho delle speranze».

Quale potrebbe essere l’arma in più a disposizione degli azzurri per provare a impensierire gli spagnoli? C’è un giocatore in particolare che potrebbe fare la differenza?

«Più che un giocatore in particolare io credo che, in generale, contro un avversario di tale livello l’arma in più degli azzurri dovrà per forza di cose essere l’orgoglio, la voglia che certi calciatori dovranno avere di dimostrare che sono all’altezza di un palcoscenico come quello rappresentato da un ottavo di Champions al cospetto del grande Barcellona».

I biglietti per la gara di questa sera sono andati a ruba. Anche il pubblico sugli spalti a Fuorigrotta dovrà fare la sua parte…

«L’apporto del San Paolo, certamente, è sempre fondamentale. Ma anche al Nou Camp si gioca in un’atmosfera “impressionante”, quindi dal punto di vista ambientale, nel complesso dei 180 minuti della sfida, non credo ci sia la possibilità di “imporre” qualcosa. Quello che c’è da “imporre” senz’altro, ripeto, è l’orgoglio dei nostri calciatori».

Dal punto di vista tattico il modello di partita da riproporre dovrà essere quello che ha permesso recentemente agli azzurri di superare la Juventus e l’Inter?

«Sì, esattamente. Come ho detto, il Napoli ha dimostrato di essere in grado di saper affrontare questo tipo di partite contro questo tipo di avversari e di riuscire sempre a fare bella figura».

pubblicato su Napoli n.24 del 25 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

Come recita il celebre detto “Hai voglia a mettere rum, se nasci tifoso razzista del Brescia non puoi diventare babà”

di Bruno Marchionibus

Fabian Ruiz: L’insediamento di Gattuso sulla panchina partenopea ha avuto lo stesso effetto del bacio del Principe Azzurro alla bella addormentata per questo ragazzo, che bello non so se lo sia, ma di sicuro s’era addormuto. E’ tornato a dare del tu al pallone dopo un periodo in cui non riusciva più a dargli nemmeno del voi. Nella ripresa celebra nel migliore dei modi il Carnevale vestendo i panni del Supereroe e disegnando nel cielo di Brescia una parabola che riempie di gioia i nostri cuori come le lasagne di martedì grasso riempiranno i nostri stomaci. SupeRuiz.

Bjarnason: Quando uno ai tempi dell’Aston Villa per soprannome aveva “Thor” e adesso gioca insieme al suo Martella, viene da chiedersi se la partita sia in diretta dal Rigamonti di Brescia o da Asgard. E’ chiaro che nella vita essere biondo ed avere gli occhi chiari è una marcia in più, ma se non ti chiami Brad di nome e Pitt di cognome poi serve anche altro, e lui stasera non riesce a metterlo in mostra. Avenger.

Caressa: Scatenato. Combina a suo piacimento i dati anagrafici dei giocatori uscendosene con “palla a Mario Ruiz”. Si lancia in fantasiose e precoci diagnosi su un presunto infortunio muscolare di Maksimovic. Chiama rimesse laterali col pallone finito palesemente in calcio d’angolo. Pontifica “Mario Rui è uno che gioca partite serie”, portando tutti a chiedersi chi è invece che scende in campo col naso rosso da clown a raccontare barzellette. E’ lo studente che quando non conosce la lezione non fa scena muta ma si affida all’improvvisazione, col professor Bergomi che deve costantemente riportarlo sui binari giusti. “Mah…non lo so Fabio”.

Chancellor: Il Moscardelli dell’America Latina si trova a dover comandare i suoi compagni di reparto in una partita in cui il baricentro del Brescia si attesta di fatto, sin dall’inizio, sulla linea di porta di Joronen. Irrompe nell’area azzurra come fosse, per la differenza di stazza, Shaquille O’Neall nel villaggio dei Puffi e sigla il momentaneo vantaggio dei suoi sfruttando la prima ed unica Chance(llor) a favore dei lombardi. Armadio a quattro ante.

Insigne: Si presenta sul dischetto con una freddezza come se, più che in Campania, fosse nato nel Circolo Polare Artico. Regala una gioia ai tifosi del Napoli e due gioie a me, che torno a fare un +3 a fantacalcio dopo due mesi e mezzo, segnando un rigore perfetto dove manda il pallone esattamente dal lato opposto di Joronen, un po’ come il buonsenso si trova sempre esattamente all’opposto dei tweet di Feltri. L’ or(enzo) di Napoli.

Orsato: Per lui quella di Mateju, a velocità normale, non era mano. D’altra parte è lo stesso per cui il tentato omicidio di Pjanic di due anni fa non era ammonizione. Il VAR prima gli regala un ripasso di anatomia ricordandogli che sì, la parte del corpo umano che collega la spalla alla mano è proprio il braccio; in seguito gli dà ripetizioni anche sul regolamento ricordandogli che sì, se la palla viene colpita volontariamente col braccio in area in quanto arbitro deve proprio fischiare rigore. Si allontana dal monitor con la faccia disperata di chi, non sapendo più cosa inventarsi per non concedere penalty, per un attimo pensa di fingere uno svenimento. “Daniele non aver paura di fischiare un calcio di rigore, uno Scudetto già ce l’hai tolto, tre punti ce li puoi pure far avere”. Più che occhio pigro, occhio in letargo.

Gattuso: Saremo anche muro e muro cu ‘o spitale, ma la cura Gattuso pian piano si sta rivelando la terapia giusta per questa squadra, che fatta eccezione per la partita col Lecce nell’ultimo mese ha vinto, e con merito, tutti i match disputati. Una rondine non farà primavera, ma una vittoria in rimonta sul campo delle Rondinelle di sicuro fa quantomeno finire l’inverno azzurro. E adesso testa, cuore e gambe al Barcellona per capire davvero a questo punto come stiamo Messi. Do you Ringhio?

pubblicato il 22 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Cagliari-Napoli

I giudizi (semiseri) su Cagliari-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Cagliari-Napoli

Noi alla musica abbiamo dato Pino Daniele e Bennato, loro Carta e Scanu. Moralmente meritavamo di vincerla

di Bruno Marchionibus

Mertens: Bisogna assolutamente trovare un punto di cont(r)atto tra calciatore e società. Risolve la partita con un tiro a giro, anzi, alla Ciro. Da napoletano vero, e quindi uomo d’amore, a due giorni da San Valentino fa baciare pallone e palo interno, siglando il gol decisivo. Cupido.

Klavan: Comanda la difesa cagliaritana nel primo tempo, poi nella ripresa si fa “cucinare” ben bene da Mertens in occasione del gol, come fosse uno dei Quattro Sardi in Padella Findus. Prova nel finale a sorprendere Ospina con un tiro da talmente lontano che il pallone percorre la stessa distanza della tratta coperta dai traghetti Civitavecchia-Olbia. Wilma dammi la Klavan.

Elmas: Se il suo connazionale Alessandro Magno, coi suoi eserciti, conquistò il mondo, lui con la sua maglietta militare prova a conquistare Cagliari. Schierato nel tridente offensivo dà equilibrio alla squadra. E’ un po’ come la maglia della salute; quando vuoi stare più coperto la tiri fuori dal cassetto e la metti. Crescita continua.

Manolas/Maksimovic: La coppia della doppia “M” mantiene ancora una volta la porta del Napoli imbattuta. Nikola, in alcune occasioni, abbocca alle finte degli avversari con la stessa facilità con cui i bimbi abboccano al classico “ti ho rubato il naso”, ma al momento questo è il Maksimovic che passa il convento e va bene così. Kostas domina nell’area azzurra come Zeus dominava sull’Olimpo, tanto che fosse nato nello stesso posto ma migliaia di anni prima, avrebbe senza dubbio potuto far parte dei 300 di Leonida. M & M’s.

Pellegrini: Smentisce categoricamente la massima da social “ma che ne sanno i 2000?”, dimostrando che lui, su quella fascia sinistra, ne sa e come. In un calcio come quello moderno in cui quando giocano contro gli azzurri e i rossoblù in campo non ci sono né gli azzurri né i rossoblù, sono i giovani di belle speranze come lui l’unica bella speranza che abbiamo. Promessa da mantenere.

Fabian Ruiz: Sta recuperando sicurezza con la stessa rapidità con cui il PD ha recuperato consensi dopo la fuoriuscita di Renzi. Non è ancora il meraviglioso centrocampista ammirato nella scorsa stagione, ma non è neanche più la copia sbiadita di Mirko Valdifiori vista nei primi mesi di questa stagione. Di nuovo tra noi.

Cragno: Hanno ucciso l’uomo Cragno, chi sia stato non si sia. Stavolta, invece, il killer ha un nome, un cognome e un soprannome: Dries “Ciro” Mertens. Al di là del gol, è chiamato in causa da Elmas nella prima frazione e da Zielinski nella seconda, e risponde con la stessa prontezza con cui Tar e Consiglio di Stato stanno rispondendo a ricorsi e controricorsi relativi al maxi-concorso della Regione Campania. Incolpevole.

pubblicato il 17 febbraio 2020