Napoli-Liverpool: la notte delle stelle

Napoli-Liverpool: la notte delle stelle

 L’AVVERSARIA

Napoli-Liverpool: la notte delle stelle

Uno stadio San Paolo rinnovato ospita questa sera i Campioni in carica del Liverpool di Klopp, favoriti per il primato nel girone

di Bruno Marchionibus

L’urna di Nyon ha riservato al Napoli di Ancelotti un avvio di Champions tanto complicato quanto affascinante, con il pubblico del San Paolo che si prepara col suo ormai caratteristico urlo a dare il benvenuto ai campioni in carica del Liverpool, già battuti tra le mura amiche da Insigne e compagni una stagione fa. La sfida tra gli azzurri ed i reds sta diventando una sorta di confronto tradizionale, visto che in poco più di un anno tra amichevoli e partite ufficiali le due squadre si saranno affrontate entro novembre per ben sei volte. Agli uomini di Ancelotti si chiede in questo avvio di ripetere la prestazione dello scorso anno, che consentì al Napoli di battere il Liverpool grazie ad una gara condotta con intelligenza e lucida determinazione. Salah e compagni sono un gruppo forte e dotato di qualità e per questo il Napoli dovrà riuscire ad evitare di lasciare l’iniziativa nelle mani degli avversari.

I Reds: punti di forza e (poche) debolezze

A tal proposito, il 4-3-3 di Klopp ha nella grande intensità una delle principali frecce al proprio arco, assieme alla rapidità dei tre attaccanti, Manè, Salah e Firmino, che soprattutto in campo aperto sanno essere letali grazie alla velocità ed alla qualità delle giocate. I partenopei dovranno fare dunque grande attenzione a non concedere spazi agli avversari evitando di allungare la squadra per non subire le ripartenze degli inglesi. Klopp può contare anche sulla grande propensione offensiva dei due terzini, Alexander-Arnold e Robertson, che potrebbero tuttavia soffrire in copertura la qualità messa in campo dal Napoli sugli esterni. Nella fase a gironi della scorsa Champions, inoltre, gli inglesi hanno evidenziato difficoltà nei match in trasferta, che i ragazzi di Ancelotti dovranno essere in grado di riportare alla luce. Estremamente interessanti anche i confronti a distanza tra Van Dijk e Koulibaly, considerati unanimemente tra i migliori difensori al mondo, e tra la grande promessa Meret e l’ormai stella nel ruolo di portiere Alisson.

pubblicato sull’inserto dedicato alla Champions di Napoli n.14 del 14 settembre 2019

Napoli-Sampdoria: la parola alle difese

Napoli-Sampdoria: la parola alle difese

 LA PRESENTAZIONE

Napoli-Sampdoria: la parola alle difese

La prima casalinga del Napoli contro una Sampdoria che nelle prime due giornate ha subito gli stessi gol della squadra azzurra

di Bruno Marchionibus

Il rinnovato San Paolo a battesimo

Forte di un look in buona parte rinnovato e decisamente più idoneo ad accompagnare le gesta casalinghe di una squadra che ormai da anni punta al vertice in Italia e ben figura in Europa, il nuovo San Paolo, in cui dai sediolini alla pista d’atletica predominerà a giusta ragione l’azzurro Napoli, si prepara ad ospitare la prima gara ufficiale dei partenopei dopo il restyling degli ultimi mesi in occasione del match interno contro la Sampdoria di Eusebio Di Francesco. L’impianto di Fuorigrotta, inaugurato nell’ormai lontano 1959, nella sua nuova veste ha già rapito gli occhi degli appassionati di sport durante la cerimonia di inaugurazione delle Universiadi 2019 tenutasi lo scorso 3 luglio, e si candida, nella speranza che il pubblico napoletano torni ad affollarlo con costanza come non sempre è avvenuto nel corso della passata stagione, ad essere nuovamente un’arma in più per i ragazzi di Ancelotti a partire già dalla sfida ai doriani, che più volte negli ultimi anni hanno reso la vita difficile al Napoli.

Una sfida che promette spettacolo

La Samp, dopo l’addio a Giampaolo, ha deciso di dare un segnale forte circa le proprie ambizioni ingaggiando Di Francesco, tecnico preparato e votato al calcio offensivo, confermando così la filosofia degli ultimi anni volta ad un gioco propositivo. L’avvio di torneo, tuttavia, per i genovesi è stato estremamente negativo, con sconfitte pesanti subite da Lazio e Sassuolo, il che porterà i ragazzi del tecnico ex Roma a dare il tutto per tutto per ottenere i primi punti stagionali a Napoli. I partenopei, dal canto loro, dopo il primo campionato sotto la guida di Ancelotti hanno appreso dal proprio mister la capacità di cambiare pelle e di saper indossare più abiti tattici a seconda dei momenti della stagione ma anche della stessa partita, puntando sì allo spettacolo grazie ad una trama piacevole ma essendo anche in grado di badare al sodo senza tanti fronzoli. Quella del San Paolo si preannuncia così come una partita aperta con tanti spunti interessanti, con Insigne e compagni che dopo le prime due complicate trasferte dovranno iniziare nel migliore dei modi il ciclo di incontri successivo alla sosta per le Nazionali.

La storia del match da Mancini ad Hamsik

La storia dei precedenti tra Napoli e Sampdoria disputati nel capoluogo campano racconta di incontri ricchi di capovolgimenti di fronte e gol spettacolari, a partire dalla storica rete che l’attuale c.t. Mancini mise a segno a Fuorigrotta nell’anno dello Scudetto doriano, fino alla prima realizzazione di Marek Hamsik in massima serie nel 2007; lo stesso Hamsik che proprio nell’ultimo Napoli-Samp ha dato il suo addio al popolo partenopeo. Ma la sfida tra azzurri e blucerchiati, con questi ultimi che si sono rivelati sempre un osso duro per i napoletani, tanto che nell’anno del secondo titolo di Maradona e compagni furono l’unica squadra a non uscire sconfitta dal San Paolo, è soprattutto la partita del cuore di Fabio Quagliarella, capocannoniere dello scorso torneo, rimasto sempre legatissimo alla maglia azzurra ed alle sue origini.

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019

Diego Guida e la sua vocazione editoriale

Diego Guida e la sua vocazione editoriale

/ DIEGO GUIDA

Diego Guida e la sua vocazione editoriale

I libri, una grande passione ed una casa editrice da tanti anni nella memoria collettiva del popolo napoletano

di Bruno Marchionibus

È proprio necessario gestire tre cose contemporaneamente? Si tratta di un vezzo o di una capacità naturale? La sensazione incontrando Diego Guida è che sia per lui semplice agire e vivere col pensiero che esiste sempre qualcos’altro che si possa fare in ogni momento della sua giornata. “Portare avanti più cose in contemporanea mi aiuta a non prendere decisioni sbagliate non fermandomi a pensare troppo su un determinato tema”. Dalla laurea in economia, che gli ha permesso di approcciarsi alla gestione dell’impresa di famiglia in modo “meno artigianale e più tecnico-scientifico”, all’amore per i viaggi, tanto che il suo sogno, ancora da realizzare, è visitare il Polo Nord e dormire in un igloo, la sua iperattività è oramai nota a tutti. Diego Guida è un uomo poliedrico, una miniera di iniziative, con una grande passione per l’attività di editore culminata nel 2012 con la nascita della sua “Guida Editori”, che affonda le radici nel vissuto della propria famiglia, la cui libreria a Port’Alba, aperta dal nonno Alfredo nei primi anni Venti, è stata un pezzo di storia della città e, nonostante la chiusura, nella memoria collettiva dei napoletani continua a giusta ragione ad essere considerata tale.

Diego, lavorare nel mondo dell’editoria è sempre stato il suo obiettivo o è un qualcosa a cui è arrivato col tempo?

«Come in tutte le imprese di famiglia, i discendenti sono spesso chiamati “alle armi”. Mio padre era il primo figlio del fondatore, ma aveva seguito un’altra strada diventando medico, e così quando morì, ai tempi in cui frequentavo l’università, mi sentii chiamato, o meglio, mi chiamarono (ride, ndr) per andare a lavorare in libreria. È stata una scuola di vita fondamentale, che non mi ha comunque impedito di laurearmi in tempo. Quando nel 2012 ho pensato di poter portare avanti l’impresa con metodi più moderni, ho diviso le varie attività con i miei cugini, tenendo per me quella editoriale con una nuova società per dare un impulso più moderno e personalizzato».

Ricorda da ragazzo il primo libro che l’ha appassionato?

«Da piccolo mi colpì molto assistere allo sbarco sulla Luna, quindi ho sempre amato il genere fantasy. Mi appassionano particolarmente anche i romanzi storici; per me “Le memorie di Adriano” è un caposaldo della letteratura e dell’apprendimento di come andrebbe gestita la res publica».

Qualche anno fa, complice un viaggio in America, lei si approcciò alla vendita online quando da noi Internet era ancora in fase embrionale. Che esperienza fu?

«Unica. Io e un mio amico che parla bene l’inglese fummo ospitati negli USA da un responsabile di Amazon, al quale ci presentammo come una squadra: lui il direttore commerciale ed io l’amministratore delegato. Dopo tre giorni di intenso lavoro, in cui ci parlarono della volontà di aprire una sezione europea in Italia, arrivammo alla conclusione di un business plan da condividere. L’idea era fare una joint al 50%, per la quale provai a trovare finanziamenti presso le banche con scarso successo, il che ci costrinse a desistere; qualche anno dopo conclusero un accordo simile in Europa con Mondadori, ma per me quell’esperienza rimane egualmente fondamentale sia a livello umano che professionale, perché mi aiutò a comprendere come funziona un mondo tanto diverso dal nostro».

“Napoli Città Libro”, organizzata da Guida insieme a Rogiosi e Polidoro, ha raggiunto grandi risultati. Siete già al lavoro per il 2020?

«Certo. Ho avuto una magnifica proposta di gemellaggio da parte del Salone di Torino; loro ospiterebbero la Campania nell’edizione 2020 e noi faremmo altrettanto col Piemonte, con spazi dedicati alla regione ospite ed una serie di eventi condivisi, sulla falsariga di quello che succederà nel 2021 e nel 2023 quando come Italia saremo paese ospite a Parigi e Francoforte. Il mese scorso, inoltre, “Napoli Città Libro” è entrata nella rete Aldous dei Saloni Internazionali d’Europa, il che significa avere prospettive di ampio respiro sotto tutti i punti di vista. Siamo su un trampolino di lancio, ma adesso arriva la parte più difficile: organizzare ad aprile prossimo una terza edizione che possa raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato negli ultimi anni».

È stato confermato Presidente del gruppo Piccoli Editori dell’AIE. Che emozione è essere il primo editore meridionale a ricoprire tale carica?

«Parliamo di un’associazione con più di 150 anni di storia. È un grande impegno, che soprattutto in questa fase, in cui il Governo ha in cantiere provvedimenti che a mio parere sfavorirebbero gli interessi dei piccoli editori, richiede un’attività sindacale molto serrata. Ho voluto fortemente riproporre questo incarico tra le mie attività perché credo ci sia un serio rischio che Napoli e il Sud possano rimanere periferia rispetto all’Italia, e la rappresentanza sindacale è un tassello fondamentale per dimostrare che questa città esiste e che qui sappiamo lavorare bene; i gemellaggi tra Saloni di cui parlavo prima, a tal proposito, sono un segnale importante».

In conclusione, ha ricoperto anche il ruolo di assessore nella giunta Iervolino. Che ricordo ha di quel periodo?

«È stata un’esperienza formidabile, nel corso della quale ho avuto conferma del fatto che, se si vuole, si può fare tutto. Chiesi espressamente al Sindaco di avere un assessorato con risorse pari allo zero, perché non volevo si potesse immaginare un conflitto d’interessi tra l’imprenditore ed il politico. Sono andato via dopo due anni e mezzo avendo aperto cinque biblioteche nuove, cablando tutte le biblioteche comunali allora esistenti, avendo sistemato quasi 2500 panchine in città, riposizionando tutti i contenitori della spazzatura e riqualificando, tra le altre, Via Foria nella parte della Metro di Piazza Cavour, Piazza Municipio nella parte alta, il Molosiglio con la prima area comunale per lo sgambamento dei cani e la riqualificazione dell’accesso al mare; insomma, mi sono tolto diversi “sfizi”, lasciando anche nove milioni e mezzo di finanziamenti europei a disposizione di chi sarebbe venuto dopo di me».

pubblicato su Napoli n.13 del 07 agosto 2019

Azzurri vs Blaugrana: confronto tra calcio italiano ed iberico

Azzurri vs Blaugrana: confronto tra calcio italiano ed iberico

/ LA PRESENTAZIONE

Azzurri vs Blaugrana: confronto tra calcio italiano ed iberico

Doppia sfida amichevole per Carlo Ancelotti ed Ernesto Valverde, prima a Miami e poi a Detroit, per migliorare ulteriormente la forma

di Bruno Marchionibus

Napoli e Barcellona: mare e identitarismo

Due città bagnate su lati opposti dallo stesso mare, Napoli e Barcellona sono legate da questo particolare geografico che le qualifica come città tipicamente mediterranee, quel mediterraneo che ne attraversa la storia e ne determina tradizioni e peculiarità. Il mare, d’altra parte, è l’elemento da cui secondo il mito è nato il capoluogo partenopeo, sorto dal corpo della sirena Partenope, e che grazie ai continui traffici e collegamenti marittimi, con il porto di Napoli che ad oggi è uno dei principali dell’Europa meridionale, ha contribuito a forgiare il carattere aperto e tollerante dei napoletani. Stesso discorso per Barcellona, dove la struttura portuale, dalla storia millenaria, accoglie quotidianamente persone e merci; il capoluogo catalano è dotato inoltre di tre porti minori, tra cui quello Olimpico realizzato in occasione dei Giochi del ‘92, caratterizzato dalla presenza di ristoranti e locali. Ad accomunare le due città c’è anche il forte sentimento identitario rispetto allo Stato Centrale. Se all’ombra del Vesuvio questo porta più che altro al sentirsi costantemente, per la propria storia unica e caratterizzata dalle tante diverse dominazioni, un qualcosa di diverso rispetto al resto del paese, cosa che negli ultimi anni ha accresciuto notevolmente le fila dei neo-borbonici, in Catalogna nel 2017 si è addirittura arrivati al celebre referendum per l’indipendenza della regione, poi dichiarato nullo dal Tribunale costituzionale spagnolo, con lo stesso Pique schierato in prima linea.

Da Cavani a Dzemaili, da Maradona a …Crujff

Il primo pensiero nel parlare di legami sportivi, invece, tra Napoli e Barca, non può che andare a Diego Armando Maradona. Il Pibe, nel 1984, sbarcò in Campania dopo due stagioni trascorse proprio in blaugrana, al termine di una trattativa estenuante e non priva di colpi di scena in cui risultò decisiva la volontà dello stesso campione argentino, consapevole del fatto che in riva al Golfo avrebbe trovato quell’amore incondizionato che non aveva percepito fino in fondo nella città catalana. Nel viaggio nella memoria dei precedenti tra le due squadre, tutti incontri non ufficiali, la prima tappa è datata maggio 1978, quando al San Paolo gli azzurri di Di Marzio e Savoldi pareggiarono 1 a 1 contro il Barcellona del fuoriclasse olandese Crujff, impegnato in una tournée europea prima del suo approdo nel campionato americano con la maglia degli Aztecs di Los Angeles. Più recenti il netto 5 a 0 in favore degli spagnoli nel trofeo Gamper del 2011, quando tuttavia la giocata del match fu realizzata dal Matador Cavani, che sul punteggio di 0 a 0 andò in gol con una rovesciata da cineteca (ingiustamente) annullata per fuorigioco, e l’1 a 0 per i partenopei del 2014, incontro disputato dal Barca con una formazione ampiamente rimaneggiata e deciso nel finale da un tiro da fuori di Blerim Dzemaili.

Antoine Griezmann, il gioiello conteso
Doppio confronto a Miami e Detroit

Dopo cinque anni, così, gli azzurri guidati da Carlo Ancelotti tornano a sfidare in amichevole i blaugrana, una delle squadre dominatrici del calcio mondiale nell’ultimo quindicennio, campioni in carica della Liga Spagnola ed eliminati nell’ultima Champions dal Liverpool solamente grazie al “miracolo di Anfield” della semifinale di ritorno. Il test con il Barca, che si disputerà per due volte a distanza di tre giorni in una sorta di andata e ritorno (oggi 7 agosto a Miami, il 10 in Michigan), sarà dunque estremamente probante ed indicativo per Mertens e compagni in vista di una stagione in cui il Napoli si candida non solo a provare a dare filo da torcere alla Juventus in campionato, ma anche quantomeno a raggiungere la fase ad eliminazione diretta in Champions League. Il confronto, che fa seguito alle altre amichevoli di livello internazionale con Liverpool, vinta per 3 a 0 dai partenopei, e Marsiglia, promette senza dubbio spettacolo e divertimento per gli spettatori, dato che se è vero che il Barcellona ha fatto scuola con la sua filosofia del tiki taka e del calcio champagne, anche grazie a fenomeni assoluti del calibro di Messi e Suarez, anche i ragazzi del mister di Reggiolo ormai da anni basano sul gioco i buoni risultati ottenuti in Serie A ed in Europa.

pubblicato su Napoli n.13 del 07 agosto 2019

Di Fusco: portiere, preparatore e … attaccante!

Di Fusco: portiere, preparatore e … attaccante!

/L’ANALISI

Di Fusco: portiere, preparatore e … attaccante!

L’ex estremo difensore azzurro parla di Meret e di quanto sia cambiato il ruolo del portiere nel corso degli ultimi anni

di Bruno Marchionibus

Una vita nel calcio, prima da giocatore e poi da allenatore e preparatore dei portieri nonché una recente esperienza come coordinatore regionale del settore giovanile e scolastico della FIGC Campania. Raffaele Di Fusco è un pezzo di storia del Napoli, secondo portiere alle spalle di Garella e Giuliani negli anni degli scudetti, ed anche uno dei pochissimi estremi difensori ad aver disputato uno spezzone di partita in attacco, subentrando a Careca nel corso di Ascoli-Napoli nel 1989.

Meret, Ospina, Karnezis. Il reparto portieri del Napoli può essere considerato il più completo della Serie A?

«Sicuramente. Meret è attualmente uno dei migliori giovani nel ruolo, Ospina ha esperienza internazionale e Karnezis garantisce affidabilità».

Parlando nello specifico di Meret, si può dire che le sue prestazioni siano andate oltre le aspettative?

«La cosa che più mi ha impressionato del numero uno partenopeo è la tranquillità, il modo in cui grazie alla sua tecnica di braccia fa apparire facili anche le parate difficili, qualità importantissima per un portiere. L’ex spallino è uno tra i migliori prospetti italiani; è logico che come tutti i giovani presenti ancora un margine di miglioramento notevole, e starà ai tecnici riuscire a tirare fuori dal giocatore tutte le sue potenzialità».

Sotto quali aspetti crede che possa crescere ulteriormente?

«Credo che il ragazzo al momento, ad esempio, a volte tenda a stare un metro più indietro rispetto alla posizione che dovrebbe acquisire sulle palle laterali; questo è un qualcosa su cui potrà crescere tramite una costruzione fisica che gli permetta però di mantenere le grandi doti elastiche che già possiede. Può migliorare ancora, inoltre, nella tecnica di gambe e nel gioco con i piedi».

Crede, quindi, che il portiere azzurro possa rappresentare il futuro oltre che del Napoli anche della Nazionale?

«Assolutamente sì. Ribadisco che ritengo Meret un ragazzo di grandissima prospettiva, e credo che lui e Donnarumma saranno i portieri dell’Italia per i prossimi dieci anni».

Aprendo una parentesi su Ospina, pensa che il Napoli dovrebbe riscattare il colombiano?

«Come dicevo Ospina porta in dote esperienza ed affidabilità. Tra i fattori “interni” da tenere in considerazione ai fini della riconferma, la società valuterà certamente qual è il rapporto che si è instaurato tra lui ed il portiere scuola Udinese, per la cui crescita il sudamericano potrebbe svolgere un ruolo da “chioccia”; è chiaro che, in tal caso, sarà compito dell’allenatore mantenere gli equilibri tra i due. Io sono convinto che Meret debba giocare il più possibile, per acquisire quanto prima l’esperienza che, inevitabilmente, ancora gli manca; anche il gol subito a Napoli contro l’Arsenal rappresenta una tappa di crescita, perché è anche da episodi così che un portiere ha la possibilità di maturare».

Terminata la carriera da calciatore, lei è stato per anni preparatore dei portieri in diverse società. Quanto, ad oggi, è cambiato il ruolo dell’estremo difensore rispetto a quando giocava?

«Tantissimo. Oggi ogni squadra ha tre portieri in organico e tutti hanno nel corso della stagione occasione di scendere in campo, mentre ai miei tempi eravamo in due ed il secondo giocava solo in casi di emergenza; una volta si cercava il portiere di trent’anni, già esperto, a differenza del calcio attuale in cui ci si affida spesso ai giovani. Ci sono stati, poi, cambiamenti tecnici, dati dalla modifica di alcune regole; all’epoca io ero bravo con i piedi, ma questo era un fondamentale non così richiesto, dato che si potevano bloccare i retropassaggi con le mani. Ed è cambiato tanto anche dal punto di vista del posizionamento e della preparazione, in quanto attualmente esistono tecniche di allenamento molto più evolute».

E poi ci sono i nuovi palloni, che per i portieri hanno complicato non poco le cose …

«È vero; all’epoca non si conosceva il lavoro sulla propriocettività degli arti superiori. Oggi, invece, i palloni leggeri che cambiano facilmente traiettoria hanno portato a rendere fondamentale lo sviluppo di allenamenti specifici in questo campo. I palloni di una volta erano notevolmente più pesanti; ti rompevano le dita (ride, ndr), ma andavano dritti».

A proposito di ciò, lei qualche anno fa ha brevettato il “deviatore di traiettoria”, uno strumento che molte squadre hanno adottato negli allenamenti degli estremi difensori.

«Sì, il “deviatore di traiettoria” lavora sulla propriocettività e sui tempi di reazione, e si è rivelato un ottimo strumento nella preparazione dei portieri. La prima società che lo acquistò fu la Juventus ai tempi in cui Buffon era infortunato alla spalla, poiché durante un convegno in materia ad Assisi fu certificato come questo attrezzo fosse quello che più rispecchiava la realtà del campo, e quindi fosse anche estremamente adatto alla rieducazione dopo un problema fisico come quello subito dal portiere della Nazionale».

pubblicato su Napoli n.10 del 25 maggio 2019