LA PAROLA A…

Auguro al Napoli di andare sempre in Champions!

I ricordi, le emozioni e le considerazioni del direttore del quotidiano “Roma” Antonio Sasso sull’anniversario della società azzurra

di Lorenzo Gaudiano

Il primo pensiero che viene alla mente quando si parla del tempo che avanza è che si finisce sempre per fare i conti con un inesorabile processo di invecchiamento a cui per le leggi della natura non si può in alcuna maniera sfuggire. Questo principio dovrebbe valere per qualsiasi cosa esistente al mondo, ma in realtà non è proprio così. Passano gli anni, l’età cresce sempre di più, si succedono milioni e milioni di tortuosità, ostacoli e peripezie di ogni tipo ma il Napoli continua ad esistere, a battersi a rimanere lì.
La città partenopea continua ad avere la sua squadra. Unica, senza rivalità cittadine con altre formazioni. Una squadra verso cui il trasporto della tifoseria di generazione in generazione rimane sempre vivo, caloroso, passionale, sia quando si vince qualche trofeo che quando si rimane a mani vuote e le teche della bacheca purtroppo non si riempiono.
È vero che ha 95 anni, forse anche di più stando ai vari racconti relativi alla fondazione della squadra azzurra, ma la storia del Napoli continua ad arricchirsi con il passare del tempo di tanti nuovi ed interessanti capitoli che si vanno ad aggiungere a quelli già impressi nella memoria dei tifosi e che, nonostante facciano parte di un passato comunque lontano, trovano sempre l’occasione per saltare fuori, essere raccontati e quindi risvegliare quelle emozioni indimenticabili e soprattutto mai sopite, riportare alla luce quelle soddisfazioni che al popolo partenopeo piace sempre rimembrare con orgoglio profondo ed esaltare per il significato simbolico di cui si sono caricate, legato naturalmente all’appartenenza e all’amore per il proprio territorio, con tutto il suo patrimonio di bellezze ed eccellenze nei campi più svariati.
Il calcio a Napoli non ha mai rappresentato soltanto uno sport. È sempre stato qualcosa di più, una forza in grado di cambiare il colore del sangue da rosso vivo ad azzurro, così come quello del cuore che non batte mai forte quanto sugli spalti, sul divano dinanzi ad un televisore oppure con la radiolina all’orecchio quando undici uomini con la casacca azzurra scendono in campo. E quel cuore pulsante dal colore azzurro cielo lo ha sempre avuto sin dalla nascita anche Antonio Sasso, il direttore del quotidiano Roma, che nella sua vita da tifoso e nella propria carriera da giornalista di squadre azzurre ne ha viste davvero tante. Quella ai tempi di Achille Lauro presidente, quella che ha visto in campo giocatori come Pesaola, Vinicio, Bugatti, Comaschi, Morin, Molino, Mistone etc., quella vincente di Maradona fino ad arrivare a quella attuale, costruita da De Laurentiis, che dalla C è riuscita a tornare nell’Europa che conta. E che ora ripartirà da Spalletti per ritrovare il proprio posto tra le grandi in Italia e la qualificazione in Champions.

Direttore Sasso, una vita al quotidiano “Roma” ed una naturalmente da tifoso partenopeo. Quindi la passione per la maglia azzurra quando è nata?

«Quasi certamente nel momento in cui ho visto la luce! Mio padre lavorava per il Comandante Lauro, era un tifoso sfegatato del Napoli e mi ha trasmesso sin da subito questa sua passione immensa. Ricordo con grande piacere le prime partite allo stadio al Vomero, il campionato De Martino dove giocavano le riserve delle varie squadre che si teneva il giovedì e che al tempo stesso mi appassionò molto. Si può affermare con certezza che sia nato con il cuore azzurro e naturalmente questa passione continua ad accompagnarmi ancora oggi con la stessa intensità. Sono rimasto affezionato a tanti giocatori, per esempio Pesaola, Vinicio, Comaschi, Bugatti, Morin, Molino e Mistone. Molti calciatori lavoravano nella flotta di Lauro insieme a mio padre, tra questi è rimasto impresso nella mia memoria Enzo Di Mauro, un’ala sinistra non titolare ma che comunque giocava in Serie A».

La società azzurra ha compiuto 95 anni, secondo alcuni in realtà ne dovrebbe festeggiare anche di più. Al di là di questa questione d’età, se le chiedessi di mandare un augurio personale al Napoli per il suo anniversario, cosa direbbe?

«Auguro al Napoli di rimanere con il passare delle stagioni tra le grandi del campionato, mi riferisco quindi ad un piazzamento costante nelle prime quattro posizioni della graduatoria nazionale. Una società che ambisce a rimanere importante deve necessariamente disputare la Champions. Una squadra come il Napoli per gli Scudetti vinti, le Coppe Italia, le Supercoppe e la Coppa Uefa ha la necessità di affermare la propria presenza nell’Europa che conta. Non essere in quel gruppo di squadre blasonate purtroppo significa mancare l’obiettivo stagionale. O meglio, fallire».

Una lunga storia, tanti presidenti. Vogliamo provare a dare una definizione a quei nomi che hanno lasciato un segno più marcato?

«Certo».

Come definirebbe Achille Lauro?

«Il Comandante innamorato di Napoli».

Invece Roberto Fiore e Corrado Ferlaino?

«Il presidente “povero” il primo; il presidente vincente il secondo».

Marino Brancaccio ed infine Aurelio De Laurentiis?

«L’ingegnere lo definirei come l’uomo sempre disponibile, mentre l’attuale patron invece come il presidente che non riesce a sfondare».

Durante la sua carriera, e anche la sua vita personale da tifoso, qual è il momento della storia del Napoli a cui si sente più legato, quello di cui conserva i ricordi più belli?

«Senza dubbio gli anni di Maradona, che mi hanno fatto vivere momenti di gloria non solo sportiva ma anche editoriale. Ai tempi di Diego con “Il giornale di Napoli” e poi “Ultimissime” abbiamo raggiunto picchi di vendita davvero irripetibili e difficili da raggiungere oggi, anche perché in seguito c’è stato un lento e progressivo declino dell’editoria campana».

In questi 95 anni il Napoli ha vinto i suoi trofei e vissuto i suoi momenti belli e brutti. Ma secondo lei, per come sono andate le cose, si sarebbe potuto fare di più oppure il Napoli ha ottenuto quanto gli fosse possibile conseguire?

«Poteva mettere in cassaforte sicuramente molto di più. La forza, il calore e la passione del tifo napoletano meritavano non due ma cento scudetti, ma in questi anni di vita purtroppo il ciuccio ha finito per incassare tanti calci».

Dopo il fallimento De Laurentiis ha saputo ricostruire, riportare in Europa e rendere nuovamente competitivo in campionato il Napoli. Adesso e nel futuro cosa è necessario che si faccia per continuare ad alzare il livello?

«Ho sempre pensato che per creare un club vincente occorra strutturare un adeguato settore giovanile. Se non si costruisce in una città metropolitana come Napoli ed in una regione come la Campania una base in cui si possano allevare i campioni del futuro, le vette a cui aspiriamo saranno sempre un’utopia».

Nonostante l’incubo della Serie C e le difficoltà degli anni precedenti alla gestione De Laurentiis siano lontani, la città è divisa sul presidente: c’è chi lo ama e chi lo critica per la gestione forse troppo oculata della società. Che idea si è fatto su questo sentimento di divisione e soprattutto sulla critica nei suoi confronti che in certi momenti sembrano prevalere?

«Al presidente vanno riconosciuti tanti meriti. Riportare un Napoli fallito nel giro europeo è già da considerare come un eccezionale traguardo, a cui va aggiunto il fatto che negli anni hanno vestito la maglia azzurra calciatori di primissimo livello come Lavezzi, Cavani ed Higuain. Non è riuscito a conquistare i tifosi perché non ha mai considerato Napoli come un punto di riferimento, sia dal punto di vista personale che professionale. Non ha stabilito la sede societaria in città, cerca di tenere sempre lontani i sostenitori dalla squadra, sembra che in certi momenti snobbi i tifosi anche se al tempo stesso finisce comunque per esaltarli».

Per chiudere, due domande sulla situazione attuale. È iniziata l’era Spalletti. Il tecnico toscano è il profilo giusto per una panchina calda e difficile come quella partenopea?

«Sì. Spalletti ha sicuramente un bel caratterino che potrebbe portarlo a confrontarsi spesso sia col presidente che con i giocatori ed i tifosi, ma è un allenatore che sa centrare gli obiettivi che gli vengono richiesti. Come tutti ha i suoi pro e contro, ma ritengo siano maggiori i lati positivi che quelli negativi. Ho grande fiducia in un allenatore che non parte purtroppo col sostegno unanime e la simpatia della tifoseria, però sono convinto che alla fine il campo gli darà ragione se gli saranno garantite le più adeguate condizioni per lavorare».

Già si può ambire alla Champions nella prossima stagione oppure è in atto una ricostruzione alla luce delle dichiarazioni recenti del presidente sulla necessità di far quadrare il bilancio?

«Si può parlare di ricostruzione fino ad un certo punto, anche perché non credo che andranno via tutti i pezzi pregiati. Il Napoli in organico ne ha tanti e senza dubbio non li perderà tutti. Lo scorso anno avrebbe meritato un piazzamento in Champions. Per questo motivo l’obiettivo resterà sempre ritornare tra le prime quattro in classifica e Spalletti con questa rosa ha tutte le carte in regola per centrare questo risultato».

pubblicato su Napoli n.43 del 24 luglio 2021