Con il nostro direttore Giovanni Gaudiano

/ COPERTINA

Ancelotti: la città ed il pubblico da riportare allo stadio

Riproponiamo l’intervista di Carlo Ancelotti tenutasi presso la sede del quotidiano Roma con il direttore Sasso ed altri colleghi

di Giovanni Gaudiano

Oggi a Bologna termina di fatto la prima stagione di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli. Nella sua recente visita alla redazione del quotidiano “Roma”, ospite del direttore Antonio Sasso, il tecnico emiliano ha ripercorso l’intera stagione del Napoli ma ha anche parlato della città, del suo rapporto con i napoletani senza dimenticare le sue origini. Ancelotti ha stretto con calore le mani di tutti i presenti, ha ascoltato brevi storie con interesse, ha dispensato il suo franco sorriso a chiunque lo abbia avvicinato e si è prestato all’obiettivo del fotografo, Ciro De Luca, e di tutti quelli che con il cellulare hanno voluto immortalare il momento. Nel piccolo rinfresco organizzato ha assaggiato un dolce, ha evitato il fritto, poi si è soffermato a guardare la collezione di prime pagine disposte sulle mura della redazione, ascoltando con attenzione il racconto del direttore Sasso sulla nascita del più antico quotidiano di Napoli e sulla ragione del suo nome.

Il tutto con una semplicità e con una disponibilità che ha riproposto durante il fuoco incrociato delle domande rivoltegli dai redattori del “Roma”.

«Mi ripeto, Napoli è una città eccezionale. Abito in alto e dormo con le tapparelle alzate perché ho il privilegio di assopirmi con lo spettacolo delle luci del golfo e svegliarmi con il primo sole che illumina questa splendida città».

Qualcuno prova a chiedergli cosa pensa che proverà quando lascerà la nostra città, è una domanda alla quale Ancelotti si capisce non vorrebbe rispondere ma non la elude.

«Non ci penso, vorrei restare il più a lungo possibile per portare a compimento un progetto vincente. Non sono venuto a pettinare le bambole, cosa che ho detto anche a Dimaro lo scorso anno, anche se qualcuno ha pensato che volessi alludere all’impegno di vincere lo scudetto sin da subito».

Il tecnico ancora una volta esprime con chiarezza i suoi pensieri. Napoli per Carlo Ancelotti, nelle sue intenzioni, non è una stazione di transito, non è un trampolino di lancio come lo è stato per qualche suo predecessore e non è neanche il modo per contare su un giusto contratto. Il tecnico è credibile quando esprime il suo piacere nell’essere alla guida di questa squadra.

E quando qualcuno gli chiede che idea si è fatto dei napoletani, ecco la conferma.

«Sono persone pronte ad aiutarti, qualche volta magari eccedono nella disponibilità ma mi ricordano tanto la vita e le consuetudini dei contadini della mia terra, quella dove darsi una mano a vicenda era la regola spontanea che non aveva bisogno di nessuna richiesta. Sono emiliano, sono nato e cresciuto in una famiglia con queste caratteristiche ed oggi mi piace stare con chi mi riconosce, mi sorride, mi apre la propria porta invitandomi a prendere un caffè anche se poi in qualche caso si eccede in confidenza. Finisco per comprenderlo, ne capisco le motivazioni che sono da cercare nelle caratteristiche proprie del popolo napoletano e sorrido perché in fondo è giusto così».

Poi la conversazione si sposta anche sugli affetti, sulla famiglia. Qual è il rapporto con i suoi figli, che padre pensa di essere stato?

«Sono stato sempre presente, anche se la mia attività mi ha portato a viaggiare molto ed essere lontano da casa. Non ho mai cercato di imporre ai miei figli le mie idee. Li ho seguiti, ne ho favorito per quanto possibile la realizzazione dei loro progetti. A Davide che da un po’ di tempo lavora con me ho sempre detto che bisogna studiare di continuo, prepararsi, migliorarsi senza considerarsi mai arrivati».

Tornando al Napoli, che rapporto esiste tra Ancelotti e De Laurentiis?

«È una domanda che mi viene rivolta spesso. Con il presidente non c’è mai stata una discussione. Abbiamo idee e visione del calcio molto simili. Poi ha saputo portare in questi anni il Napoli ad un livello importante e credo che lavorando insieme si possa fare ancora tanto».

Allora ci sarà un mercato importante con l’arrivo di qualche fuoriclasse per puntare allo scudetto, all’Europa?

«Il Napoli è una società sana, amministrata con criterio ed equilibrio e non sarò certo io quello che modificherà quella che ritengo essere una virtù. Si fanno i nomi di tanti giocatori in entrata, alcuni però non sono alla nostra portata (ad esempio Barella, ndr) e quindi non è vero che lo seguiamo. Poi ci sono quelli che sono indecisi se venire a Napoli per problemi di natura personale. Infine sento dire che ci sarebbe chi voglia cambiare maglia ma ad oggi nessuno mi ha chiesto di andar via. Stiamo seguendo comunque molti profili, giovani interessanti e già pronti, cercheremo di scegliere quelli più adatti al Napoli, alla società ed alla città».

Si parla molto della fascia di capitano affidata dopo la partenza di Hamsik ad Insigne. Lo stesso presidente ha dichiarato che forse non è il profilo più giusto per questo particolare onere ed onore allo stesso tempo?

«Penso che in campo e fuori i capitani debbano essere tanti. La personalità non ha il suo peso solo nello spogliatoio o nei rapporti in campo con l’arbitro. Gente come Mertens, Callejon sono dei trascinatori in campo come in panchina, durante gli allenamenti e poi anche nella riservatezza dello spogliatoio, dove le parole hanno il loro peso e gli esempi sono di un’importanza capitale».

Che valore dà alla sua prima stagione in azzurro?

«Credo che abbiamo fatto abbastanza bene. Essere secondi con largo anticipo, aver disputato un buon girone in Champions e poi essere arrivati ai quarti in Europa League ritengo che non possa essere valutato con un segno negativo. Il Napoli è una società con le idee chiare. Faremo tutto il possibile per rinforzare la squadra e per giocare in uno stadio pieno che serve sempre, come ha dimostrato il ritorno di Champions della sfida Liverpool – Barcellona. Il Napoli non può prescindere dai suoi tifosi».

Terminate le domande è arrivato il tempo della conversazione libera da microfoni, registratori. Poi i saluti e la consapevolezza che davvero la città gli sia entrata nel cuore. Ancelotti ha le idee chiare, ha l’esperienza e la storia professionale dalla sua parte. Ora tocca alla città capire che la capacità professionale, l’educazione, l’equilibrio e la comprensione sono valori incommensurabili e che Ancelotti non deve dimostrare nulla. E tocca anche ai media evitare di soffermarsi su particolari di dubbio gusto e di poca importanza. Il tecnico ha spiegato con chiarezza il suo pensiero arrivando addirittura a parlare del suo contratto pur di tentare di evitare inutili polemiche. Se qualcuno ha pensato di metterlo in discussione probabilmente ha dimenticato non solo la storia professionale di Carlo Ancelotti ma soprattutto la sua capacità di essere un uomo, un “leader calmo” capace di far prevalere sempre la lealtà nei suoi discorsi. Bisogna attendere, pazientare, sostenere la squadra, circondarla di quel calore che per decenni è stato proverbiale per la maglia azzurra e lasciarlo lavorare in tranquillità come fece il Milan di Berlusconi nell’anno in cui partì malissimo e poi seppe riprendersi ed andare a vincere.

pubblicato su Napoli n.10 del 25 maggio 2019