L’APPROFONDIMENTO

A Verona va in scena il made in Italy

Lo stadio Bentegodi ospiterà una sfida tra due società e due presidenti ambasciatori del calcio italiano

di Francesco Marchionibus

Dopo circa quattro mesi di sosta forzata, recuperati gli incontri non disputati per l’emergenza Covid, riparte il campionato con il Napoli subito chiamato a giocare al Bentegodi con il Verona di mister Juric.
L’incontro si presenta difficile, contro una squadra che per gioco espresso e risultati ottenuti è tra le rivelazioni della stagione, tanto che si trova in lotta proprio con gli azzurri e con il Milan per la qualificazione all’Europa League.
La sfida tra Napoli e Verona è però anche il confronto tra De Laurentiis e Setti, due presidenti italiani in un calcio sempre più globalizzato anche nella proprietà dei club, oramai molto spesso in mano a magnati e gruppi internazionali.
Due patron, come si usava dire una volta, che nella gestione dei propri club hanno cercato innanzitutto di creare aziende sane, capaci di sopravvivere grazie alla capacità di autofinanziarsi, puntando a raggiungere stabilmente i propri obiettivi sportivi proprio grazie alla solidità societaria.
In questa ottica i risultati raggiunti da Aurelio De Laurentiis nell’ultimo decennio, con la costante presenza del Napoli ai vertici del campionato e nelle coppe europee ed i bilanci tenuti sempre in ordine, sono stati ottimi (anche se forse in qualche occasione la paura di osare ha impedito il raggiungimento di traguardi ancora più prestigiosi), e il presidente azzurro si è imposto, con i suoi pregi e i suoi difetti, come una delle principali personalità del nostro calcio.
Maurizio Setti, da parte sua, ha avuto bisogno di qualche anno in più per mettersi in linea con gli obiettivi che si era prefissato, ma sembra che ora ci sia vicino.
Il presidente del Verona, che ha un passato da centrocampista nei dilettanti dell’Athletic Carpi, ha avviato ancora giovanissimo le sue attività imprenditoriali e dopo anni di crescita è arrivato a creare una holding che controlla numerose aziende, tra cui spicca, con un fatturato di circa 55 milioni di euro, la Antress Industry S.p.A., una società che opera nel campo dell’abbigliamento e degli accessori made in Italy. E proprio la diffusione del made in Italy nel mondo rappresenta il punto di forza delle aziende di Setti, che hanno numerosi punti vendita in Francia, Germania, Olanda, Grecia e Cina.

Nel calcio Setti è entrato diventando socio del Carpi, la squadra della sua città, e successivamente ha partecipato al salvataggio del Bologna, di cui è stato vicepresidente. Nel 2012 ha acquistato l’80% delle quote del Verona, di cui l’anno successivo ha acquisito l’intero pacchetto azionario.
Per la verità sull’acquisizione del club gialloblù c’è stata più di un’ombra: gli intrecci finanziari tra Setti e l’imprenditore Gabriele Volpi, già proprietario dello Spezia, hanno fatto pensare che il vero proprietario del Verona fosse proprio Volpi. La stessa FIGC ha aperto un’inchiesta, poi archiviata, e il rapporto tra i due imprenditori ha avuto anche strascichi giudiziari per il mancato rimborso di un maxi prestito da parte di Setti.
Al di là dei dubbi iniziali sulla reale proprietà del club, l’avvento di Setti alla presidenza della società scaligera ha portato subito discreti risultati, con la promozione in serie A seguita da due buoni campionati, impreziositi dalle reti del bomber Luca Toni e dal debutto del futuro centrocampista azzurro Jorginho. Poi la retrocessione ed una continua altalena tra A e B fino alla promozione dello scorso anno e al bel campionato disputato sinora in questa stagione.
Risultati ben lontani da quelli del collega azzurro ma comunque discreti considerando le differenze tra i due club, in termini di tifosi, potenzialità economiche, storia ed obiettivi sportivi.
D’altra parte Setti ha sempre cercato di privilegiare, ancor più di De Laurentiis, l’aspetto economico. “Il risultato sportivo verrà sempre dopo l’equilibrio di bilancio, meglio in Serie B sani che restare in A e fallire” ha dichiarato più volte il presidente scaligero.
A differenza del presidente del Napoli però quello del Verona non sempre è riuscito a mantenere questo equilibrio, visto che in passato è stato proprio il “paracadute finanziario” assicurato a chi retrocede in B a salvare il Verona. E proprio per la richiesta di un’anticipazione di 10 mln del “paracadute” fatta nel 2016 dal presidente veronese, Setti e De Laurentiis furono protagonisti di un violento scontro in Consiglio di Lega.
Ora pare che i conti degli scaligeri siano sistemati, con l’ultimo bilancio chiuso solo in lieve perdita e diversi giocatori, come il prossimo azzurro Rrahmani, messi in vetrina a comporre una rosa di discreto valore che sta ottenendo risultati lusinghieri.
Il Verona di Setti è dunque un ostacolo insidioso, che però gli azzurri devono assolutamente superare per proseguire nella loro rimonta.

pubblicato il 22 giugno 2020