Qual buon vento è il Benevento

Qual buon vento è il Benevento

ECHI DAL SANNIO

Qual buon vento è il Benevento

La squadra giallorossa sino alla fine del campionato combatterà sempre fissando quello striscione finale che rappresenta la porta per la A

di Gigi Amati

Giallo e rosso contro gli altri colori

Qual buon vento, è il Benevento. Il Benevento che senza bussare entra nelle zone alte della classifica e ricorda a chi se ne fosse dimenticato, o abbia fatto finta di dimenticarlo, che nella lotta per la promozione c’è anche la Strega, eccome se c’è. Il giallo e il rosso si aggiungono al nero e all’azzurro del sorprendente Pisa, al bianco e al nero di un Ascoli che dopo secoli di anonimato vuol fare nuovamente la voce grossa, ovviamente al bianco e azzurro di quel Brescia che si scrive Brescia ma per ovvi motivi si legge Pippo Inzaghi, ai tanti colori diversi di Frosinone, Reggina, Cremonese, Cittadella, in attesa di Lecce, Parma, forse Spal: tante tinte, tante nuances che formano il magico caleidoscopio della Serie B, da sempre autentica cartina al tornasole dell’Italia intera, la vera rappresentazione del tricolore: dal mare ai monti, dai capoluoghi alla provincia più sana, dal grande al piccolo dal piccolo al grande in un abbraccio di tifosi e passione calcistica.

Il Benevento mostra i muscoli

Che bel vento, il Benevento che regala al suo popolo il primo refrigerio dopo tanta afa, apre, anzi spalanca le finestre della sua stagione mostrando idealmente i muscoli alla scelta compagnia che di qui a maggio combatterà, sgomiterà, farà la voce grossa, cadrà, si rialzerà, sempre tenendo lo sguardo fisso su quello striscione finale che rappresenta la porta per il ritorno in Serie A. La retta via imboccata dalla Strega è il segnale giusto per scatenare la battaglia, ma è soprattutto l’ennesima testimonianza del costante buon lavoro del presidente Vigorito, nocchiero impavido che tiene la nave giallorossa costantemente in linea di galleggiamento, anche dopo il colpo dell’immeritata retrocessione e della necessità di partire con piani ambiziosi, certo, ma tenendo ben presenti le difficoltà che anche il calcio attraversa in una stagione delle nostre vite e delle nostre esistenze che quella vita e quell’esistenza le ha messe a dura prova, le ha sottoposte a pressione e torsione, le ha piegate e strizzate aprendo loro la porta su un chissà e un chissà quando che non avevamo mai affrontato.

Vigorito nocchiero impavido

Il presidente Vigorito è sempre rimasto lì, lì dove le circostanze, la responsabilità, il senso del dovere, la passione lo hanno chiamato. Ha tenuto la testa alta dopo le bassezze subite nel finale della scorsa stagione, colpi bassi che avrebbero atterrato Tyson, ma non lui, fiero combattente con e per la Strega. Ha guardato al passato, certo, ma per prenderne esempio, non per inutili lamenti; ha guardato al presente, facendo bene attenzione ai conti e al domino delle carte e delle scadenze; ha però anche dato un occhio al futuro con il solito sguardo visionario, facendosi guidare dall’orgoglio e dalla costante voglia di sfida. È così del resto che un comandante in capo guida con saggezza l’imbarcazione: resta vigile nella bonaccia e si mostra solido nella tempesta, cuore e nervi, fegato e muscoli, dimostrando alla truppa che lui è lì con loro, davanti a loro, in mezzo a loro.

Fate largo e spalancate le finestre

Naturalmente il bello e il difficile devono ancora venire, la stagione è ancora in fasce e i conti, come sempre accade con la B, si faranno alla fine del lungo viale fatto di sfide e duelli, di trasferte delicate e complesse gare casalinghe, di salite e discese, di spifferi e correnti, schiaffi e sorrisi, affanni e sospiri, sussurri e grida. Su questo, tranquilli, vigilano Foggia e Caserta, mente e braccio di un progetto giallorosso che viaggia con sapienza e costanza, con attenzione e prudenza ma senza rinunciare agli slanci, agli assalti, al coraggio, alla faccia truce che un’aspirante promossa deve avere e mostrare ai rivali, tutti, senza sconti. In attesa dell’atteso faccia a faccia con Inzaghi, una sfida fatalmente nei pensieri e nei cuori di tutto il popolo della Strega, intanto è riapparso dalle nebbie estive Lapadula, il bomber con la faccia da pugile, il gringo che ha fatto al contrario il percorso del libro Cuore: dalle Ande agli Appennini, dal Cile all’Italia, dal Sudamerica a Benevento. Ha messo da parte il dispiacere di aver perso la Serie A, ha accantonato la rabbia per tanti attaccanti che in A giocano e non sono certo più degni di lui di salire su certi palcoscenici, ha fatto di tutto questo il carburante giusto per riaccendere i motori e tornarci, in A, con il Benevento, lo stregone e la Strega, con quella maglia e insieme a quella gente che da sempre è abituata a conquistarsi tutto, senza regali: perché da sempre è più bello festeggiare in questo modo.
Qual buon vento, è il Benevento: fate largo e spalancate le finestre.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021

L’uomo mascherato per il Benevento

L’uomo mascherato per il Benevento

L’ALTRA COPERTINA

L’uomo mascherato per il Benevento

Prossimo a lasciare il club giallorosso nell’estate scorsa, Gianluca Lapadula oggi è l’uomo in più ed il pezzo da novanta della squadra

di Lorenzo Gaudiano

A chi non piacciono i supereroi. Salvano il mondo mettendo a repentaglio la propria vita, si adoperano per il miglioramento della società senza chiedere nulla in cambio, combattono fino allo stremo delle proprie forze perché sanno che il destino dell’umanità è nelle loro mani e da loro soltanto dipende, considerano sempre al primo posto prima il dovere e poi il piacere, naturalmente se c’è lo spazio ed il tempo per coltivarlo.
Benevento ha il suo supereroe, anzi in realtà ne avrebbe più d’uno. Questa volta per la copertina della ribattuta Benevento della nostra rivista la scelta è ricaduta su di lui, Gianluca Lapadula. Un paladino della giustizia in campo, con i gol e lo spirito di sacrificio come armi e persino con il volto coperto da una maschera come tutti i personaggi dei fumetti con cui si cresce e si gioca da bambini. Un supereroe a tutti gli effetti, visto che quando si scatena riesce a riportare l’ordine, a sistemare le cose, a salvare quindi il risultato di una partita, come quello contro il Cittadella di qualche settimana fa.
Non quando cala il sole, perché si gioca praticamente a tutti gli orari, ma quando calca il prato verde la sua identità cambia, così come il suo nome. Uomo mascherato per trovarne uno semplice e d’impatto, italiano, come piace a noi. Jack-man, in linea con la tendenza ormai consueta a fare ricorso a continui anglicismi entrati a far parte persino dei vocabolari di tutte le lingue del mondo, se si vuole provare a dare libero sfogo alla fantasia.
Uno spirito determinato, aggressivo, bramoso di raggiungere ogni pallone che potrebbe finire nei piedi sbagliati, si impossessa di lui al fischio dell’arbitro e in quella frazione di tempo il suo obiettivo primario diventa quello di garantire la sicurezza della sua tifoseria, felice e tranquilla giustamente quando in classifica al termine di una partita si possono contare tre punti in più.
Il coraggio, la forza interiore ed esteriore, la versatilità, la capacità di destreggiarsi in ogni tipo di prova, l’attaccamento ai principi sani dello sport ed il senso di protezione più della comunità che di se stesso ad un supereroe come Lapadula non mancano. Tutte queste qualità le possiede tutte. E le mette in pratica sempre. Anche quando magari non parte titolare ma subentra.

Decisivo, anche se i minuti che gli vengono concessi sono pochi, lo rimane sempre, perché lui è in realtà di un’altra categoria. Quella categoria in cui il Benevento vorrebbe tornare al più presto, consapevole però che non bisogna assolutamente andare di fretta ma compiere piccoli ma solidi passi verso la crescita e la maturità necessaria per raggiungere alla fine l’obiettivo prefissato.
Avere in organico un attaccante del suo calibro per il campionato cadetto è un privilegio, l’occasione per infondere la giusta sicurezza e tranquillità ad una tifoseria in apprensione ogni qual volta si deve fronteggiare un avversario diverso in campo. Perché quando si ha la certezza di avere qualcuno che sia in grado di garantire protezione da tutte le avversità e da tutti i nemici si dorme certamente più sereni e spensierati, in questo caso parlando di calcio ci si gode meglio lo spettacolo, visto che ogni pallone giocato può diventare un gol ed una gioia immensa da vivere.
Il Benevento ha il suo supereroe offensivo chiamato a proteggere dall’assalto delle pretendenti alla massima serie. La sua macchina da gol implacabile pronta a regalare punti preziosi nei vari momenti di una stagione lunga e difficile. Il suo leader grintoso e combattivo che avrebbe potuto firmare con qualsiasi squadra in A ma che alla fine ha deciso di rimanere nel Sannio per essere ancora protagonista, partecipare ad un progetto tecnico nuovo ed interessante allestito da un presidente vulcanico e ricco di idee come Oreste Vigorito, entrare nel cuore di una tifoseria sempre calda e passionale con i propri beniamini, nella gioia e nel dolore così come nella vittoria e nella sconfitta. Con l’augurio di non essere uno dei tanti, ma di essere ricordato per le sue gesta, il suo impegno e il suo contributo in campo.
Tutti vorrebbero Jack-man alle proprie dipendenze. Fortunatamente il Benevento può vantarlo e naturalmente coccolarlo. Lui saprà naturalmente ripagare tutto questo, ovviamente con i gol. E tutta la piazza quasi certamente si sentirà sempre al sicuro, giornata dopo giornata, augurandosi qualcosa di importante a fine stagione e soprattutto sognando qualcosa di veramente bello, a cui per ora sarebbe meglio non pensare.

pubblicato su Napoli n. 47 del 30 settembre 2021

Il fenomeno Maurizio de Giovanni

Il fenomeno Maurizio de Giovanni

IL CANTO DELLA SIRENA

Il fenomeno Maurizio de Giovanni

Lo scrittore è stato insignito della Laurea honoris causa in Filologia moderna per il suo lavoro letterario sfociato in tre serie di successo

di Giovanni Gaudiano

La nuova stagione televisiva della rete ammiraglia Rai si è aperta con il ritorno nelle case degli italiani, che l’attendevano, della terza serie de I bastardi di Pizzofalcone, tratta dai libri di Maurizio de Giovanni.
La precedente serie si era chiusa con uno scoppio nei pressi del ristorante dove la squadra capeggiata dal commissario Palma, Massimiliano Gallo, e dall’ispettore Lojacono, Alessandro Gassmann, stava festeggiando i successi della propria attività e la conferma del commissariato tenuto in piedi, dopo uno scandalo, da personale diciamo indesiderato in altri commissariati.
L’onere di rompere il ghiaccio nei palinsesti autunnali ha certificato il successo di un lavoro nato dalla penna dello scrittore, che lo scorso anno ha presentato l’undicesimo capitolo delle storie legate a questo gruppo di interessanti poliziotti e che di sicuro sta lavorando ad un prossimo capitolo che probabilmente arriverà in libreria entro la fine dell’anno o al massimo nella prossima primavera.

Lo scrittore però ha raccolto in questa fase della sua vita una serie di riconoscimenti e successi che confermano una sua posizione di prestigio nel mondo culturale della città e non solo.
Il 13 settembre il rettore dell’Università Federico II Matteo Lorito gli ha conferito la Laurea honoris causa in Filologia moderna al termine di una cerimonia definibile appassionata e sentita da tutti i presenti.
Lo scrittore visibilmente emozionato ha tenuto la sua lectio magistralis durante la quale è riuscito come sempre a mettere al centro la nostra città con i suoi pregi e con quei difetti che nessuno riuscirà mai a capire se vanno considerati una croce o forse una strana forma di delizia.
Ma veniamo ai riconoscimenti per i suoi lavori.
Il Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici italiani, che ogni anno assegna i Nastri d’Argento, quest’anno ha scelto Napoli per premiare per la prima volta anche le Grandi Serie Internazionali, che negli ultimi anni hanno sempre più conquistato il favore degli spettatori grazie anche ad un lavoro basato sulla qualità.
In questa prima edizione, tenutasi al Teatrino di Corte di Palazzo Reale i lavori di Maurizio de Giovanni che sono stati trasformati in serie televisive hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Nella sezione serie dell’anno si è imposto Il commissario Ricciardi. Lo stesso de Giovanni è stato premiato con un Nastro Speciale per la sua intera produzione letteraria diventata televisiva (I bastardi, Mina Settembre e il già citato Ricciardi). Altri riconoscimenti sono andati ai popolarissimi protagonisti de I bastardi: Tosca D’Aquino e Massimiliano Gallo.
Ma non basta. Giovedì la serie Il commissario Ricciardi avrebbe potuto aggiudicarsi anche il Globo d’Oro essendo stata inserita tra le tre serie televisive che si sono contese il prestigioso premio (le altre due sono: Speravo de morì prima, che si è aggiudicata il premio, e Suburra) mentre l’11 settembre ha già ricevuto il Premio Biagio Agnes, giunto alla XIII edizione, per la miglior fiction, riconoscimento condiviso con menzione all’attore Lino Guanciale.
Un’estate di successi dunque per lo scrittore e per la sua Napoli, attiva e all’avanguardia nel settore come non mai.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021

Benevento-Perugia: Caserta contro il suo passato

Benevento-Perugia: Caserta contro il suo passato

LA PARTITA

Benevento-Perugia: Caserta contro il suo passato

Il tecnico approdato a Benevento ritrova il Perugia da avversario pochi mesi dopo essere riuscito a riportare gli umbri in serie B

di Marco Boscia

Oggi alle 20.30 a chiudere la settima giornata di Serie B, che si aprirà con l’anticipo di domani sera fra Lecce e Monza, ci sarà il posticipo del Vigorito fra Benevento e Perugia. Fabio Caserta ritroverà quindi il suo recente passato e con il “suo” Benevento è pronto a vendere cara la pelle per portare a casa tre punti fondamentali che potrebbero lanciare i sanniti fra le primissime posizioni della classifica. Dopo un inizio col freno a mano tirato – una pirotecnica e difficile vittoria alla prima contro l’Alessandria per 4 a 3, la sconfitta di Parma per 1 a 0 ed il pareggio a reti bianche contro il Lecce – difatti sembra che i sanniti stiano pian piano trovando la giusta quadratura anche grazie ad un attacco dove Marco Sau si è finalmente sbloccato nella trasferta di Ascoli vinta per 2 a 0 due settimane fa e che ha ritrovato un grande Gianluca Lapadula, un lusso per la Serie B e autore di una tripletta contro il Cittadella, da subentrato, nel match successivo.

La scelta di Caserta

Sicuramente per l’arrivo di Fabio Caserta a Benevento sono stati decisivi gli ottimi rapporti fra Massimiliano Santopadre, presidente del Perugia, ed il patron sannita Oreste Vigorito. Ma sono le motivazioni che hanno fatto la differenza nella scelta di Caserta ed è stato proprio lo stesso allenatore ad averlo dichiarato più volte in conferenza stampa. Quella di Benevento è una sfida che ha accettato volentieri per cercare di riportare subito in massima serie una squadra forte che è riuscita a trattenere la maggior parte dei calciatori che lo scorso anno hanno disputato in maglia giallorossa anche il campionato di A non riuscendo, nonostante un buon girone d’andata, a guadagnarsi la permanenza nella massima divisione. Dopo aver appunto riportato il Perugia dalla Lega Pro alla B, Caserta è arrivato a Benevento conscio delle difficoltà e delle pressioni che avrebbe incontrato nel corso del campionato ma con la convinzione di poter riuscire a fare bene cercando di riportare subito la squadra di Vigorito in Serie A e magari di riuscire finalmente a disputare la sua prima stagione in panchina in massima serie. Il neoallenatore sannita non ha mai nascosto di ispirarsi ad Antonio Conte, dal quale è anche stato allenato ai tempi dell’Atalanta, nella stagione 2009/2010, e del quale ha sempre apprezzato la carica agonistica e le motivazioni che il tecnico ex Inter riesce quasi sempre ad infondere agli uomini delle sue squadre. Anche Caserta vuole provarci ed adesso è il momento di cominciare a cacciare gli artigli, motivare i suoi e cercare di inanellare una serie di risultati utili consecutivi per guadagnare le prime posizioni in classifica. E per farlo ovviamente il tecnico sannita dovrà affidarsi soprattutto al suo pacchetto offensivo.

L’attacco sannita

Marco Sau, Gabriele Moncini, Enrico Brignola, Giuseppe Di Serio e Gianluca Lapadula. Sono questi i cinque attaccanti a disposizione di Fabio Caserta. Il primo a riuscire a sbloccarsi, recentemente nella trasferta di Ascoli, è stato Sau che ha aperto le marcature della sfida al 15° minuto poi chiusa da Roberto Insigne 9 minuti più tardi. Proprio il fratello del capitano del Napoli, Lorenzo, sembra essere fra i calciatori più in forma dei sanniti in questo inizio di stagione ma, pur essendo un giocatore offensivo, adesso Caserta ha bisogno anche dei gol dei suoi attaccanti. Il primo che dovrà recuperare la piena forma dopo l’infortunio alla caviglia che l’ha tenuto lontano dal rettangolo verde nelle prime uscite stagionali è Lapadula, fiore all’occhiello della rosa sannita che, assieme a Glik e Sau, è l’uomo di maggiore esperienza del Benevento. Dopo le voci di mercato che lo volevano insistentemente lontano dal capoluogo campano, Lapadula è invece rimasto e adesso agli ordini di Caserta vuole fare di tutto per rendersi protagonista di una stagione importante per cercare di guidare i suoi compagni di squadra, a suon di gol, verso la promozione in massima serie. Oltre a lui servirà ovviamente anche l’apporto dei suoi compagni di reparto ed in tal senso saranno fondamentali anche le reti dei più giovani Brignola, Di Serio e Moncini che dovranno essere bravi a sfruttare, almeno inizialmente, gli spezzoni di gara che l’allenatore gli concederà per cercare di metterlo, di domenica in domenica, in difficoltà nelle scelte di formazione.

L’avversario

Dopo l’addio di Caserta a guidare gli umbri è arrivato Massimiliano Alvini su cui il Perugia ha deciso di puntare nonostante l’allenatore non sia riuscito a centrare l’obiettivo della permanenza in B sulla panchina della Reggiana la scorsa stagione. Alvini è arrivato in Umbria consapevole, pur essendo la squadra una neopromossa, di non potersi accontentare di una salvezza tranquilla in una piazza così ambiziosa come quella biancorossa ed ha accettato la sfida per cercare, all’età di 51 anni, di consacrarsi definitivamente in panchina dopo aver allenato Quarrata, Tuttocuoio, Pistoiese, Albinoleffe ed appunto Reggiana. Sotto il profilo tattico il lavoro svolto al Perugia da Caserta, che era solito schierare la squadra con un 4-3-3 o un 3-4-2-1, è servito molto ad Alvini che come modulo di gioco predilige da sempre il 3-4-1-2 con il trequartista alle spalle delle due punte che almeno in questo inizio di stagione sembrano essere, a fare coppia fissa, Murano e Carretta.

I precedenti

Otto i precedenti fra Benevento e Perugia in terra campana: 5 vittorie del Benevento, 2 pareggi e 1 vittoria del Perugia. Il primo incontro al Vigorito risale alla stagione 2008/2009, campionato di Lega Pro 1^ Divisione Girone B, quando il Benevento si impose per 1 a 0 con gol di Colombini al minuto 24. Altre tre sfide in Lega Pro: quella dell’anno successivo terminata 3-1 in favore dei padroni di casa con la doppietta di Evacuo, poi la sconfitta del Benevento per 1 a 0 con gol di Ciofani nella stagione 2012/2013 e quindi il pareggio per 1 a 1 in quella 2013/2014. Le altre quattro sfide al Vigorito si sono disputate tutte in serie cadetta: due nel 2016/2017, la prima terminata 0-0 e la seconda, valevole per i playoff, vinta dal Benevento per 1 a 0 con gol di Chibsah nella ripresa, una nel 2018/2019 vinta dal Benevento per 2 a 1 con le reti di Coda e Bandinelli e l’ultima nella stagione 2019/2020 vinta sempre dai sanniti per 1 a 0 con gol di Armenteros.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

VERSO FIORENTINA-NAPOLI

Luciano Spalletti pronto a pagare un fiorino

L’allenatore del Napoli si vestirà da Troisi per chiedere con decisione di superare l’ostacolo che gli frapporrà il tecnico viola

di Domenico Sepe

Luciano Spalletti idealmente utilizzerà la battuta del film Scusate il ritardo per portare a casa un risultato positivo. È proprio a Firenze infatti, prima della pausa del campionato, che Napoli e Fiorentina si affronteranno per la conferma definitiva delle proprie ambizioni: due squadre che vogliono dimostrare quanto di buono è stato fatto nelle rispettive nuove gestioni. Da un lato, la squadra di Spalletti vuole confermare l’ottimo momento con una prestazione di alto livello, mentre dall’altra parte, la squadra di Italiano non vuole certo concedere una facile passeggiata al parco ai partenopei.

Artemio Franchi: un uomo, uno stadio

La partita che domenica alle 18.00 vedrà di fronte Fiorentina e Napoli si giocherà nel tempio del calcio fiorentino: lo storico stadio Artemio Franchi. Questo impianto, inaugurato nel 1931 con il nome di “Stadio Comunale”, fu dedicato nel 1991 dal Comune di Firenze alla memoria di un suo illustre cittadino: il dirigente di FIGC, UEFA, FIFA e Fiorentina Artemio Franchi.
Nato a Firenze da genitori senesi, è stato il dirigente della Viola negli anni del suo splendore, con uno scudetto ed una Coppa della Coppe, tra l’altro manifestazione organizzata proprio su sua iniziativa.
Successivamente Franchi fu eletto alla guida della FIGC dal 1967 al 1976 e, con lui alla guida, l’Italia colse il primo trofeo dopo molti anni, l’Europeo del 1968. Fu anche Presidente UEFA e Vicepresidente FIFA dal 1973 fino alla tragica morte avvenuta in un incidente stradale nel 1983 ed a lui, oltre allo stadio di Firenze, fu dedicato anche lo stadio di Siena, sua città natale. L’impianto sportivo, dunque, è un omaggio ad un uomo che si è adoperato nel mondo del calcio varcando i confini nazionali con i molteplici incarichi ricoperti nella sua longeva carriera da dirigente.

La nuova Fiorentina di Italiano

Sulla panchina viola siede da questa stagione Vincenzo Italiano, un allenatore che, già allo Spezia, ha dimostrato di saper realizzare l’impossibile. La Fiorentina, con la nuova guida tecnica, ha mostrato, in questo primo scampolo di campionato, una grinta alla ricerca della vittoria che mancava da molti anni, ridando al popolo di Firenze la voglia di sognare.
Complice anche il nuovo corso del patron Commisso, la Viola di Italiano è stata rivitalizzata da una serie di innesti azzeccati e dal lavoro del mister sull’intera rosa messagli a disposizione dalla società. L’avvio della stagione è stato incoraggiante con tre vittorie consecutive ai danni di Torino, Atalanta e Genoa. Poi la battuta d’arresto con i campioni in carica dell’Inter di Simone Inzaghi ha un po’ lasciato perplesso l’ambiente per come è maturato il risultato.

Due sistemi di gioco a confronto

Il Napoli e la Fiorentina sono due squadre accomunate in questa stagione dalla novità per entrambe nella guida tecnica. Entrambe le squadre sono impostate per proporre il proprio gioco perché preferiscono evitare di dover aspettare le mosse dell’avversaria di turno.
Ci sono però alcune differenze sostanziali. Il Napoli di Spalletti gioca, anche a causa degli infortuni, con un 4-2-3-1. Durante la fase di possesso i centrali si occupano di marcatura ed ogni tanto partecipano allo sviluppo della manovra mentre, in fase di non possesso, il Napoli sa difendersi con due linee di difesa costituite dai difensori e dai mediani, questi ultimi pronti a far ripartire la squadra in velocità quando è possibile organizzare un contropiede o a costruire con il possesso palla azioni manovrate ed elaborate con calma e consapevolezza.
Dall’altro alto, la Fiorentina di Italiano gioca in modo ambizioso con una tattica che appare già ben definita. Italiano applica con il suo 4-3-3 un pressing asfissiante sugli avversari. L’ottima condizione fisica, dimostrata finora, permette alla Viola di mantenere questa pressione per larghi tratti della partita. Il problema manifestato dalla squadra riguarda soprattutto i due esterni di difesa, capaci in fase di costruzione e meno in ripiegamento. Questa debolezza è emersa con evidenza nella batosta subita in casa dall’Inter di Simone Inzaghi.

Vlahovic vs Osimhen: fisicità e velocità

Probabili protagonisti della sfida tra Napoli e Fiorentina saranno i rispettivi terminali offensivi che interpretano il proprio ruolo con qualche differenza.
L’attaccante viola, Dusan Vlahovic, è un nove puro, un centravanti mancino, fisico e tecnico. Con la sua altezza di 1 metro e 90, Dusan domina l’area di rigore con il proprio corpo sovrastando spesso gli avversari sulle palle inattive. Dopo essere maturato come riserva della Fiorentina, il giocatore è stato responsabilizzato diventando bravo nel far salire la squadra e risultando devastante in campo aperto. È dotato di una forte progressione e riesce a controllare l’area di rigore e, nonostante la giovane età Italiano gli ha affidato le sorti del proprio attacco.
Il Napoli, dal suo canto, può contare sulla dirompente velocità di Victor Osimhen. Infatti, il giovane attaccante partenopeo ha dimostrato, già l’anno scorso, di possedere uno scatto difficile da arginare da parte delle difese avversarie e con i suoi movimenti riesce ad attirare su di sé più difensori nella marcatura, aprendo ampi spazi per le incursioni degli esterni. Inoltre, ha un piede in continuo miglioramento capace di gesti tecnici che non gli venivano accreditati.
Dunque, laddove Vlahovic ci mette la pura fisicità, Osimhen compensa con la velocità e l’imprevedibilità, incarnando perfettamente il ruolo di attaccante moderno e versatile capace non solo di segnare, ma di aprire anche preziosi spazi per i compagni.

Un mitico ex partenopeo

Infine, è da ricordare che Italiano può schierare anche José Callejon che ha indossato per sette stagioni la divisa azzurra da titolare inamovibile. Tutti i partenopei conoscono le potenzialità di questo giocatore e tutti gli appassionati di calcio ne apprezzano la tecnica calcistica, l’intelligenza e la duttilità che gli consentono di essere utile alla propria squadra in ogni parte del campo. Dopo la prima stagione con la Fiorentina caratterizzata da alti e bassi Callejon è ritornato, a pieno titolo, tra i protagonisti della stagione viola ed è un giocatore su cui Vincenzo Italiano potrà contare nell’intero arco del campionato, anche se domenica gli azzurri lo abbracceranno con affetto ma cercheranno sin dal primo minuto, se il suo tecnico lo schiererà tra i titolari, di rendergli la vita impossibile.

pubblicato su Napoli n.47 del 30 settembre 2021