Una squadra allo sbando, una società in letargo

Una squadra allo sbando, una società in letargo

FRAMMENTI D’AZZURRO

Una squadra allo sbando, una società in letargo

La squadra manca di personalità, la società latita e per quanto riguarda la guida tecnica è bene sospendere qualunque giudizio

di Giovanni Gaudiano

Inizia il girone di ritorno del campionato di calcio con il Milan campione d’inverno al comando inseguito dall’Inter e con la Juventus in ritardo. Il Napoli resta chiuso in una sorta di torpore a leccarsi le ferite per la sconfitta in Supercoppa e le sei gare perse in 18 partite di campionato, più quella rimediata in Europa League con l’Az Alkmaar.
Diciamocelo, è stata una prima metà di campionato molto deludente. Troppe le sconfitte, tante le prestazioni altalenanti. Il Diego Armando Maradona diventato terra di conquista per squadre come Sassuolo e la neopromossa, e per la prima volta in massima serie, Spezia.
Gli stadi vuoti hanno avuto il loro peso e forse a farne maggiormente le spese sono state le squadre con le tifoserie più numerose e calorose, anche se nel caso del Napoli anche quest’aspetto da qualche anno sembra annacquato. Le partite ravvicinate poi hanno messo a nudo l’incapacità di molte formazioni di raggiungere e mantenere una costanza nel rendimento.
“È il calcio al tempo del Covid” avrebbe detto con quel suo sorriso contagioso Gabo (Gabriel García Márquez); uno sport nuovo dove si possono sovvertire valori, prestazioni e ovviamente risultati nello spazio di pochi giorni.
La novità ha coinvolto anche l’informazione con esaltazioni e bocciature repentine anche da parte di chi abitualmente è votato all’analisi. Molti si saranno chiesti, apprestandosi a scrivere, come spiegare vittorie altisonanti a cadute inopinate contro avversari ampiamente alla portata.

Certo arrivando al Napoli, è davvero difficile spiegare alcune prestazioni, è quasi impossibile analizzare la maggior parte delle gare di questa prima parte di stagione senza dover fare ricorso al lettino dello psicologo.
C’è però un’altra strada da prendere in considerazione ed è forse quella maestra. L’illusione provocata dalla vittoria della Coppa Italia aveva fatto pensare ad un Napoli in crescita, ad un futuro promettente. La rosa ampia messa a disposizione di Gattuso ha alimentato queste speranze.
Oggi dopo la prestazione offerta al Bentegodi con la sconfitta rimediata dal Verona il panorama appare più chiaro, più definito.
Il Napoli sta gettando alle ortiche una stagione, sta rischiando di non raggiungere l’obiettivo minimo rappresentato dal quarto posto, tutto con il placet di una società letargica, di un allenatore poco autorevole, di uno spogliatoio fuori controllo e dove non c’è nessuno che possa neanche lontanamente paragonarsi ad un leader.
La squadra manca di personalità, la società latita e per quanto riguarda la guida tecnica è bene sospendere qualunque giudizio.
Se ci sono i presupposti per produrre una svolta e dare un senso a questa stagione, è questo il momento di farlo. Altrimenti il girone di ritorno sarà un calvario prolungato al quale assistere.
Il presidente pensa che esistano allenatori adatti al Napoli ed altri meno.
Si potrebbe rispondergli che esistono allenatori e basta. Che esistono uomini capaci di cementare un gruppo con autorevolezza in qualunque attività e poi ci sono quelli che tentano di farlo senza averne gli strumenti, la preparazione. Quelli che a fine partita dicono che è mancata la cattiveria, la determinazione, che si sono sbagliate tante occasioni. È questo il migliore sistema di guidare un gruppo? È giusto urlare per una partita intera a bordo campo richiamando sempre gli stessi? È giusto per un anno intero alternare due portieri, affermando che uno dei due gioca bene con i piedi ma poi all’atto pratico si vede che non è così? È giusto insistere con un’impostazione di gioco poco consona alla squadra con un centrocampo schierato sempre in inferiorità numerica?

A Verona è squillato anche un altro campanello d’allarme: la forma fisica che, accoppiata all’incapacità di lottare messa in mostra, lascia intravedere orizzonti molto nebulosi.
La città non merita tutto questo. Ci sarebbe bisogno di assistere a prestazioni diverse. Forse l’obiettivo primario a questo punto sarebbe, prescindendo per una volta dal campo, la creazione di una struttura all’altezza, di un centro sportivo di proprietà dove impiantare un serio lavoro anche sul settore giovanile. Napoli ha bisogno di manager avveduti, lungimiranti, proiettati nella costruzione di una solidità che possa resistere a qualunque tempesta. Poi allora si potrà discutere a chi affidare la squadra con l’intenzione di primeggiare per davvero. Allora si potrà decidere se questo o quell’elemento invadente, condizionante debba andare via. In questi anni De Laurentiis ha avuto il merito di portare a Napoli allenatori importanti e giocatori di livello ma con nessuno si è riusciti a costruire qualcosa per arrivare davvero al vertice. E le ragioni sono state probabilmente due: per gli allenatori si è trattato di professionisti di passaggio o di tecnici che ad un certo punto hanno preferito andare via per fuggire da promesse non mantenute dalla società; i giocatori invece sono serviti a monetizzare grandi affari con un problema alla base, quello di avere grandi riserve in bilancio ed un progetto da far ripartire di continuo.
La situazione è questa, c’è poco da dire. Ci si augura possa cambiare ma è difficile essere ottimisti. È il Napoli con il suo attuale andamento che non autorizza pensieri positivi.

pubblicato su Napoli numero 32 del 30 gennaio 2021

Inter vs Benevento: il ritorno di Pippo

Inter vs Benevento: il ritorno di Pippo

IL BENEVENTO ALLA “SCALA”

Inter vs Benevento: il ritorno di Pippo

Stasera alle 20.45 al Meazza i sanniti alla ricerca di un risultato diverso rispetto alla sfida d’andata del Vigorito

di Marco Boscia

Fra salvezza e scudetto

Il 2021 ha portato per ora 4 punti in altrettante partite, frutto di una sola vittoria, due pesanti sconfitte e del pareggio per 2 a 2 contro il Torino della settimana scorsa. Nella ventesima giornata, la prima di ritorno, il Benevento torna ad affrontare l’Inter. Lo fa con maggiori consapevolezze. Con la voglia di continuare a stupire. Ma con l’obiettivo primario di raggiungere la salvezza nel più breve tempo possibile. Filippo Inzaghi dovrà essere bravo a trasmettere ai suoi la giusta carica per cercare un approccio alla gara diverso rispetto all’andata. Al Vigorito difatti i campani si ritrovarono sotto di tre reti dopo appena mezz’ora, doppietta di Lukaku e rete di Gagliardini, ma il Benevento accorciò le distanze con il gol di Caprari al 34’. Dopo il gol di Hakimi in chiusura di primo tempo, nella ripresa gli uomini di Conte gestirono il largo vantaggio trovando il quinto gol di Martinez prima della seconda marcatura di Caprari che fissò il punteggio sul definitivo 2-5. Anche stasera il tecnico nerazzurro sarà obbligato a vincere per conquistare 3 punti fondamentali nella corsa scudetto. Inzaghi proverà invece a continuare a far recitare al suo Benevento il ruolo di “rompiscatole” del campionato.

Nemici in campo amici fuori

L’Inter parte con il favore dei pronostici. Ma Inzaghi vuole cercare di invertire il ruolino di marcia della sua squadra contro le big del campionato che, nel girone d’andata, ha regalato soltanto due punti in classifica al tecnico piacentino, contro Juventus e Lazio. Proverà a cominciare dalla proibitiva sfida del Meazza, cercando di imbrigliare la squadra dell’amico Conte. I due tecnici, da calciatori, hanno condiviso importanti frammenti di carriera insieme. Costellati soprattutto di vittorie più che di sconfitte. Con la maglia azzurra della Nazionale. Ed anche con quella bianconera della Juventus. Quattro anni insieme a Torino, dal 1997 al 2001, quando il bomber partì poi per Milano, sponda rossonera.

L’assist di Pippo

Da annoverare, ai tempi della Juventus, l’assist che, nel tentativo di colpire al volo verso la porta, Inzaghi, allora rapace attaccante d’area di rigore, più abituato a segnare che a far segnare, al minuto 85 dei quarti di finale di Champions League contro l’Olympiacos, stagione 1998/1999, servì involontariamente proprio a Conte. Il centrocampista, liberatosi della marcatura avversaria, segnò permettendo ai bianconeri di andare a giocarsi la semifinale contro il Manchester United, poi vincitore del trofeo.

Le mosse dei due tecnici

I padroni di casa dovrebbero scendere in campo con il consueto e rodato 3-5-2 di Conte. Possibile che il tecnico pugliese conceda un turno di riposo ad un attaccante dopo le fatiche di Coppa Italia di mercoledì contro i cugini rossoneri. Nel suo sistema di gioco, a recitare un ruolo fondamentale dovrebbero essere i due laterali di centrocampo, a cui Conte chiede di percorrere l’intera fascia d’appartenenza e di proporsi in fase offensiva dando manforte al duo d’attacco. Hakimi e Young si candidano in questo senso ad una maglia da titolare ma, a prescindere dagli interpreti, il Benevento dovrà prestare massima attenzione alla superiorità numerica che i due esterni avversari potrebbero creare. Inzaghi dovrebbe optare quindi per un 4-3-2-1 con un’impostazione tattica difensiva per cercare di evitare di subire una goleada come all’andata. Possibile un trio di centrocampo con Ionita, Dabo ed Hetemaj a fare da filtro dinanzi alla difesa. La squadra sannita ha però già sin qui dimostrato di non disdegnare un gioco propositivo. Sarà importante per provare a fare il colpaccio il lavoro dei trequartisti, probabilmente capitan Viola e Caprari, che dovranno fungere da collante fra i reparti cercando di non far mancare il loro supporto all’attaccante centrale.

I precedenti

Soltanto due i precedenti al Meazza. Il primo risale al 24 febbraio 2018. Sulla panchina dei nerazzurri Luciano Spalletti, su quella dei giallorossi Roberto De Zerbi. Dopo un primo tempo senza tirare mai verso la porta avversaria, nella ripresa l’Inter chiuse la pratica nel giro di tre minuti con i gol da palla inattiva di Skriniar e Ranocchia. Sfortunata la squadra campana che non riuscì a raccogliere i frutti del gioco espresso in campo. Seconda sfida due anni fa, il 13 gennaio 2019. Il Benevento, che militava in B e con Christian Bucchi alla guida, lasciò San Siro con un sonoro 6 a 2 inferto dall’Inter nella gara valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Per i nerazzurri doppiette di Lautaro e Candreva oltre ai gol di Icardi e Dalbert. Di Insigne e Bandinelli le reti beneventane.

pubblicato su Napoli e Benevento n.32 del 30 gennaio 2021

Una Supercoppa per cancellare le polemiche

Una Supercoppa per cancellare le polemiche

FRAMMENTI D’AZZURRO

Una Supercoppa per cancellare le polemiche

Juventus e Napoli si affrontano stasera alle 21.00 (Tv Rai1) a Reggio Emilia per conquistare il primo trofeo stagionale

di Giovanni Gaudiano

Sono trascorsi sette anni dalla partita con la quale il Napoli a Doha negli Emirati Arabi si aggiudicò la sua seconda Supercoppa italiana battendo ai rigori la solita Juventus.
Quella volta lo scippo di marca torinese, subito due anni prima allo stadio nazionale di Pechino, non riuscì ai famelici bianconeri, capaci di acchiappare tutto in Italia per finire sempre battuti e rimandati a casa a leccarsi le ferite in campo europeo.
Fu una partita con due reti nei tempi regolamentari e due nei supplementari, tutte di marca argentina. La squadra allenata da Allegri si portò avanti per due volte con Carlitos Teves e fu raggiunta in entrambe le occasioni dai pareggi firmati dal futuro transfuga Gonzalo Higuain. Poi la lotteria dei rigori esaltò per una sera la prestazione di Rafael, il portiere brasiliano arrivato a Napoli con grandi aspettative andate deluse.
Ci vollero ben 18 rigori, 9 per parte, per decretare la vittoria del Napoli di Benitez, il tecnico spagnolo capace di portare a Napoli in due stagioni due trofei e partito troppo presto da Castelvolturno in direzione di Madrid sponda Real.
L’estremo difensore brasiliano parò il rigore tirato da Padoin dopo che Koulibaly aveva fatto secco Buffon e la coppa arrivò in bacheca a Napoli con il punteggio finale di 6 a 5 ai calci di rigore (complessivo 8 a 7).
La storia oggi metterà di nuovo a confronto le casacche azzurre e quelle bianconere. Si giocherà al Mapei Stadium di Reggio Emilia a porte chiuse e questa volta sulle due panchine siederanno due italiani e soprattutto due campioni del mondo del 2006: Gattuso e Pirlo.

Sono cambiate tante cose da quella serata araba ma stranamente, mostrando l’abituale poca fantasia del designatore di turno, l’arbitro sarà lo stesso: Paolo Valeri della sezione di Roma 2.
Il direttore di gara capitolino può essere considerato un arbitro gradito ai bianconeri per una serie di precedenti ma questo potrebbe essere poco importante se la squadra di Gattuso saprà impostare la sua gara con intelligenza e acume tattico presentando qualche accorgimento per limitare la forza atletica di Ronaldo e Morata, visto che sulle capacità tecniche c’è poco da fare.
Si tratta di una partita secca alla quale la Juventus arriva desiderosa di riscattare la sconfitta di Milano con l’Inter mentre il Napoli dovrà cercare di confermare quella che pare una ritrovata vitalità davanti alla porta avversaria dopo il tennistico 6 a 0 alla Fiorentina.
Sarebbe come sempre importante vincere ma se dovesse arrivare la coppa in bacheca un tale risultato non dovrebbe far parlare di una stagione salvata. La rosa del Napoli poteva lottare a ragion veduta per lo scudetto mentre invece è stata sconfitta ben 5 volte in 18 partite più per demeriti propri che per un’evidente superiorità dell’avversario di turno.
Entrambe le formazioni presenteranno defezioni importanti tra infortuni e contagiati. In casa Napoli si punta su Insigne. Il ragazzo di Frattamaggiore dovrà giocare per la squadra stasera senza intestardirsi a tirare verso la porta avversaria come si aspetta la Juve. Un atteggiamento diverso potrebbe favorire qualcuno dei suoi compagni, magari Lozano o Zielinski o addirittura Petagna che sarà disponibile ed anche Manolas se a battere i calci d’angolo ci andrà qualcuno capace di farli arrivare al punto giusto.

pubblicato il 20 gennaio 2021

Avviso ai lettori di “Napoli” e “Benevento”

Avviso ai lettori di “Napoli” e “Benevento”

IN EDICOLA

Avviso ai lettori di “Napoli” e “Benevento”

Il 30 gennaio la rivista “Napoli” sarà in edicola con il quotidiano “Roma” per il terzo anno di pubblicazione

di Redazione

     La rivista “Napoli” con la collegata edizione “Benevento” sarà in edicola con il quotidiano “Roma” a partire da sabato 30 gennaio in coincidenza con l’avvio del girone di ritorno della corrente stagione del campionato di calcio di serie A.
A partire dal numero 32 l’appuntamento di “Napoli” con i lettori sarà in linea di massima sempre al sabato salvo anticipi al venerdì che dovessero riguardare le squadre campane o con numeri speciali legati alle coppe nazionali e internazionali. In questa fase di seguito sono evidenziate le prossime cinque uscite delle due riviste a partire dal numero 32 che di fatto inaugura il terzo anno di pubblicazione.
Inoltre nei prossimi giorni verrà nuovamente alimentato il sito (www.rivistanapoli.it) e contemporaneamente i canali social (facebook, instagram) con notizie e informazioni quotidiane.
Ci si augura che il momento buio che ha offuscato l’orizzonte di tutti noi possa man mano essere messo alle spalle per poter guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e convinzione nel lavoro che tutti ci auguriamo di poter realizzare.
Per il momento colgo l’occasione per inviare un cordiale e sentito saluto a tutti quelli che ci hanno seguito e ci seguiranno dando a tutti appuntamento a sabato 30 gennaio in edicola con il quotidiano “Roma”.

Pubbli and Managment Srl                                                                                                                    Il Direttore Responsabile

                                                                                                                                                                       Giovanni Gaudiano

pubblicato il 17 gennaio 2021