La Reggia di Portici: il palazzo vicino al mare

La Reggia di Portici: il palazzo vicino al mare

IL PATRIMONIO

La Reggia di Portici: il palazzo vicino al mare

La magnificenza di una costruzione voluta dai Borbone che, oggi, serve gli obiettivi dell’alta formazione universitaria

di Domenico Sepe

Introduzione

La Reggia di Portici, in realtà, si trova a cavallo tra i Comuni di Portici ed Ercolano e possiede un giardino che parte dalle propaggini del Vesuvio e si allunga fin quasi a ridosso del Porto del Granatello di Portici.
La posizione della Reggia non fu scelta a caso da Carlo di Borbone, ma fu ispirata da una visita dello stesso presso la vicina Villa d’Elboeuf, e pensata quale residenza vicina al mare da avere presso un luogo dal clima mite e piacevole dove poter godere di riposo nei momenti di pausa dagli incarichi di governo. Inoltre fu proprio grazie ai lavori della stessa Reggia di Portici che vennero alla luce i primi reperti del Sito archeologico di Ercolano.
La Reggia ospita, sin dal 1872, la Scuola Superiore di agricoltura, oggi Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, un’eccellenza non solo partenopea, ma nazionale.

La storia di una Reggia costruita vicino al mare

La storia della Reggia di Portici comincia da una visita della coppia reale, Carlo di Borbone e la sua consorte Maria Amalia, presso la villa del Duca d’Elboeuf. Già a quel tempo vi erano stati i primi ritrovamenti dal sito archeologico di Ercolano. I reperti erano ospitati presso la Villa del Duca. Eppure ciò che risultò gradito alla coppia reale fu il clima piacevole di questa zona vicina a Portici, ed entrambi lo ritennero il luogo adatto per ospitare una Reggia lontana dal trambusto degli incarichi ufficiali e dalla città di Napoli.
Il via ai lavori fu dato nel 1738 con un progetto architettonico, in stile neoclassico, commissionato ad Antonio Canevari, richiamato in Italia proprio da Carlo di Borbone per dare seguito, assieme ad altri architetti di fama dell’epoca, al suo ambizioso programma di opere pubbliche e di rappresentanza nel Regno di Napoli.
Tra gli altri artisti che lavorarono per la costruenda reggia vanno ricordati il pittore Giuseppe Bonito, che decorò le sale del palazzo, e lo scultore Joseph Canart che, operando con marmi di Carrara, allestì le opere scultoree del parco reale.
Una serie di palazzi e dimore nobiliari preesistenti (ed espropriati) funsero da base architettonica per la realizzazione della Reggia; ciò comportò anche una serie di opere di scavo che permisero il ritrovamento di numerose opere d’arte di valore archeologico, tra cui un vero e proprio tempio con 24 colonne di marmo. Tali opere furono temporaneamente sistemate in un museo allestito per l’occasione, il Museo di Portici, annesso alla Accademia Ercolanese, luogo, al tempo, di deposito dei reperti provenienti dagli scavi archeologici di Ercolano.
La realizzazione del nuovo palazzo reale, di dimensioni non vastissime, stimolò la costruzione di numerose altre dimore storiche nelle vicinanze (le ville Vesuviane del Miglio d’oro), nate col fine di ospitare la corte reale per la quale non c’era posto a sufficienza nella reggia porticese.
Fu Gioacchino Murat ad arredare ex novo la reggia con mobilio francese e con gusto improntato ad un notevole lusso mentre, sotto Ferdinando II di Borbone, la reggia acquistò un collegamento ferrato con Napoli (con la Ferrovia Napoli-Portici) ed ospitò anche il pontefice Pio IX.

Il polo accademico e la scuola d’agraria

Subito dopo l’Unità d’Italia si sviluppò, in molte città, un dibattito sull’insegnamento agrario in quanto, all’epoca, il settore trainante dell’economia italiana era l’agricoltura, specie al Sud. C’era, quindi, la necessità di organizzare un sistema strutturato per trasmettere le nuove tecniche agricole, di matrice industriale, già note in altre realtà europee.
Fu Carlo Ohlsen, nel 1865, a suggerire al Consiglio provinciale di Napoli di fondare una Scuola Superiore di Agricoltura presso la Reggia di Portici, approfittando del fatto che la stessa, dopo l’Unità, era entrata nel demanio.
Infine, nel 1872, venne costituita la Scuola Superiore e la stessa venne affiancata da un convitto per giovani contadini che, sempre nell’ambito della Scuola Superiore, venissero formati alle tecniche di coltivazione più moderne in modo da preparare una classe di agricoltori che potessero fare concorrenza alle produzioni estere.
L’Istituto superiore agrario di Portici fu aggregato alla Università di Napoli nel 1935, divenendo così Facoltà di Agraria. In seguito a questa aggregazione, l’Istituto perse la sua autonomia didattica, amministrativa e disciplinare e dovette uniformarsi a quanto disposto dal Ministero per tutte le altre Facoltà di Agraria del Regno d’Italia. Durante la Seconda Guerra Mondiale anche la Reggia di Portici, come tutta l’Università di Napoli, subì gravi danni alle strutture e alle attrezzature. Il palazzo fu occupato nel 1943 dagli Alleati e subì la devastazione di numerosi viali, spazi coltivati, serre, parte dell’Orto botanico.

L’Orto botanico di Portici

Con la costituzione della Scuola superiore di agraria nel 1872, fu avviata la trasformazione dei giardini della Reggia in Orto botanico. La realizzazione di tale progetto si deve a Nicola Antonio Pedicino, che intervenne su un’area di circa 9000 metri quadrati adattandola ai nuovi scopi scientifici e didattici. Nella sua parte più grande, nota come Giardino Soprano, vennero collocate piante perenni mentre in una più piccola, il Giardino Segreto, piante annuali e da studio. La successiva direzione di Orazio Comes impresse all’Orto un carattere di maggiore sperimentazione agraria con la coltivazione di diverse varietà di tabacco. Nel 1920 nasceva anche l’Orto Patologico, recuperando un’area precedentemente attribuita alla Stazione sperimentale per le malattie del bestiame. Ancora oggi, dopo 150 anni, l’Orto Botanico rappresenta un centro per lo studio, sul campo, delle discipline legate all’insegnamento superiore in campo agrario, legato a doppio filo con le tradizioni e le innovazioni in questo campo.

La Reggia oggi

La Reggia di Portici, al giorno d’oggi, costituisce un polo accademico e museale di grande importanza nazionale ed oltre. Sotto il profilo accademico viene, qui, proseguita la lunga tradizione, come Dipartimento di Agraria, degli insegnamenti nel campo valorizzando, oggi come tanti anni fa, l’innovazione con un occhio attento alle tradizioni agricole locali. L’attuale emergenza, inoltre, non ha fermato le attività didattiche, che proseguono in continuità con la tradizione d’eccellenza di quest’istituzione.
Quale polo museale, la Reggia è aperta tutti i giorni con la possibilità di visita dell’annesso Giardino Botanico ed è possibile unire la visita alla Reggia con quella ad un’altra eccellenza partenopea, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, con un biglietto unico per entrambi i poli.

pubblicato il 13 dicembre 2020