Dries Mertens e le sue notti di Champions

Dries Mertens e le sue notti di Champions

FRAMMENTI

Dries Mertens e le sue notti di Champions

A maggio compirà 33 anni e ha ancora il piede caldo, chi meglio di lui quindi potrebbe portare il vessillo azzurro?

di Giovanni Gaudiano

Stasera per il Napoli riprende la Champions League. Siamo agli ottavi, come a dire che la formazione azzurra comunque vada sarà arrivata tra le prime 16 squadre d’Europa. C’è molto di Napoli – Barcellona in questo numero e c’è molta attesa per il risultato e per comprendere fino in fondo cosa possa essere accaduto a questa squadra a partire proprio dal ritorno con il Salisburgo al San Paolo. Forse a stagione finita gli avvenimenti saranno più chiari. La partita con il Barcellona presenta un suo fascino e gli spalti dello stadio San Paolo saranno gremiti da chi spera di assistere ad una ricordevole prestazione del Napoli e nel contempo di poter ammirare, si spera, le sole movenze della prima volta del grande campione che si chiama Messi a Fuorigrotta.
Allegate a queste note vi sono due fotografie di Dries Mertens, un giocatore che ha dato tanto al Napoli e continua a farlo anche se il suo futuro appare ancora incerto. Nel dopo Cagliari – Napoli, l’attuale tecnico del Napoli Gattuso ha lasciato intendere come si sia espresso favorevolmente per la sua permanenza in azzurro. Senza stare a ripetere cosa si dovrebbe fare, ci sembra giusto rispolverare modificandola una vecchia espressione utilizzata dall’avvocato Agnelli indirizzata a Boniek. Ha raccontato l’attuale presidente della federcalcio polacca che la Juventus fosse in visita a New York per un evento e nel corso della cena di gala proprio Gianni Agnelli presentasse al suo amico Kissinger i due suoi gioielli di quel tempo: Platini e Boniek. Alla presentazione del francese Agnelli disse: “Questo è quello bello di giorno”; mentre per Boniek usò quella che poi diventò un piccolo cliché che ha accompagnato il polacco per tutta la sua carriera: “Questo invece è quello bello di notte”.

La mancanza di quelle espressioni, degli interventi dell’avvocato si sentono praticamente tutte le domeniche visto che, quando era presente allo stadio e andava via nell’intervallo, dispensava quasi sempre qualche battuta da ricordare. Mertens potrebbe essere per il Napoli di Champions di questa stagione il nostro “bello di notte”. L’espressione in questo caso è da intendersi non limitativa, come nel caso di Boniek, ma semmai esplicativa di cosa è stato capace di fare il piccolo belga sino a questo punto.
Nelle sei partite del girone ha messo a segno 5 reti giocando solo due gare interamente, mentre nello 0 a 0 di Genk è entrato per l’ultima mezz’ora e a Salisburgo, a Liverpool ed in casa con gli austriaci è stato sostituito nelle fasi finali di quelle gare, dove aveva messo a segno due reti in Austria ed una fondamentale ad Anfield Road nella tana dei Campioni d’Europa in carica. Il piccolo grande belga che a maggio compirà 33 anni, c’è chi ha speso una fortuna per prendere gente vicina ai quarant’anni, ha il piede caldo e l’assoluta convinzione nei suoi mezzi. Poi i napoletani lo chiamano “Ciro”, chi meglio di lui quindi potrebbe portare il vessillo azzurro?

pubblicato su Napoli n.24 del 25 febbraio 2020

Gli operai azzurri contro i fenomeni blaugrana

Gli operai azzurri contro i fenomeni blaugrana

LA SFIDA DI CHAMPIONS

Gli operai azzurri contro i fenomeni blaugrana

Gattuso con umiltà per creare difficoltà ai campioni di Spagna guidati da Setién che ha lanciato Fabian Ruiz al Betis

di Bruno Marchionibus

Una “manita” da riscattare

Il gran giorno è arrivato e il San Paolo si prepara ad ospitare quella che a tutti gli effetti rappresenta una serata di gala per Napoli e la sua squadra. Il Barcellona infatti negli ultimi 15 anni, oltre a salire per ben quattro volte sul tetto d’Europa, ha conquistato come nessun’altra squadra a livello internazionale i favori di critica e tifosi, grazie alla sua filosofia di gioco ed a fuoriclasse assoluti che hanno fatto innamorare ogni appassionato di football in giro per il mondo. L’arrivo dei blaugrana a Fuorigrotta, inoltre, porta con sé tante “storie nella storia”, a partire dalla prima di Messi nel tempio di Maradona, il D10s che per la “pulce” ha rappresentato una sorta di fantasma per tutta la sua carriera.
Rimanendo all’aspetto più empirico del gioco, quello del campo, è chiaro che l’obiettivo del Napoli, in un doppio confronto che vede i ragazzi di Gattuso partire, nonostante le assenze tra le file dei catalani, con gli sfavori del pronostico, dovrà essere innanzitutto quello di ben figurare e di terminare il primo round dell’ottavo di finale con un risultato che consenta di mantenere il discorso qualificazione aperto almeno fino alla gara del Nou Camp.
Se Insigne e compagni riuscissero, anche grazie all’apporto del pubblico amico, a portare a casa un risultato positivo questa sera, sarebbe poi a Barcellona che i partenopei si giocherebbero il tutto per tutto per firmare un’impresa che rimarrebbe negli annali. Proprio nella casa del Barça, nell’agosto 2011, gli azzurri, che sotto la guida di Mazzarri si preparavano ad affrontare la prima Champions dell’era De Laurentiis, subirono una “manita” dagli spagnoli in occasione del Trofeo Gamper. Il match di ritorno del 18 marzo in terra iberica, così, potrebbe rappresentare anche l’occasione per “riscattare” quel 5 a 0 estivo di ormai quasi dieci anni fa; partita di cui, ad onor del vero, ci si ricorderà sempre anche per un meraviglioso gol in rovesciata del Matador Cavani annullato sul punteggio di 0 a 0.

Italia vs Spagna: spettacolo e sorprese

Negli ultimi anni sono stati molteplici gli incroci tra squadre italiane e spagnole nella massima competizione continentale per club, con sfide che hanno regalato emozioni ed in qualche caso anche clamorose sorprese. Il Napoli, nella stagione 2016/17, negli ottavi di finale si trovò di fronte il Real Madrid di Zidane (in panchina) e Ronaldo, venendo sì sconfitto tanto all’andata che al ritorno per 3 a 1 ma mettendo in mostra, a tratti, un calcio spettacolare e dimostrandosi meno inferiore agli avversari rispetto a quanto detto dal punteggio. Le stesse merengues, al termine di quella annata, si aggiudicarono la “Coppa dalle grandi orecchie” superando in finale la Juve con un netto 4 a 1; Juventus che, due anni prima, si era vista fermare sul più bello dal Barcellona, Campione d’Europa 2015 con un perentorio 3 a 1. Ed è stato proprio il Barcellona, poco più di due mesi fa, a estromettere l’Inter di Conte dalla fase a gironi della competizione battendola prima in Spagna e poi, nonostante la qualificazione già ottenuta ed una formazione ampiamente rimaneggiata, anche nell’ultimo atto del Gruppo F a San Siro.
Gioie italiane, invece, sono state due rimonte clamorose, tra le quali la più recente è quella della Juventus sull’Atletico Madrid dello scorso anno, quando la Signora ribaltò a Torino il 2 a 0 Colchoneros dell’andata. La più epica delle remuntade, in ogni caso, rimane quella firmata dalla Roma di Di Francesco nell’aprile del 2018 nei confronti del Barça, quando il 4 a 1 blaugrana del Nou Camp fu completamente capovolto dal 3 a 0 giallorosso dell’Olimpico, con i capitolini qualificati per le semifinali e Manolas eroe della serata.

I precedenti tra Cruijff e … Dzemaili

Tra Napoli e Barcellona non ci sono precedenti ufficiali, ma le due compagini si sono affrontate, nel corso della loro storia, più di una volta in amichevole. Oltre al Gamper del 2011 ed alle due vittorie spagnole nei match disputati oltreoceano la scorsa estate (2 a 1 e 4 a 0 i risultati finali), azzurri e blaugrana si sono trovati di fronte in altre due occasioni. La prima risale al 1978, quando i partenopei di Di Marzio e Savoldi, in fase di preparazione alla finale di Coppa Italia poi persa con l’Inter, pareggiarono per 1 a 1 col Barça di Cruijff, impegnato in una tournée europea prima che il genio olandese lasciasse il Vecchio Continente per approdare agli Aztecs di Los Angeles. Unico successo napoletano, invece, nell’estate del 2014, quando il Barcellona, ad onor del vero imbottito di giovani, fu superato nel finale dal Napoli di Rafa Benitez grazie ad un tiro dalla grande distanza di Blerim Dzemaili.

L’INTERVENTO

Maurizio de Giovanni
tra speranze e orgoglio azzurro

Maurizio de Giovanni, apprezzato scrittore di noir all’italiana ma anche tifosissimo della squadra azzurra, è fiducioso in vista della super sfida al Barcellona e punta tutto sull’orgoglio dei calciatori partenopei.

Il San Paolo è pronto ad ospitare il Barcellona, una delle squadre più forti del mondo. Che partita si aspetta Maurizio de Giovanni?

«Io mi aspetto innanzitutto una partita bella, spettacolare. È chiaro che in partenza il Barcellona sia nettamente favorito, ma proprio il fatto di avere un pronostico chiuso a favore dei catalani potrebbe rivelarsi un vantaggio per il Napoli. In teoria la partita “è persa”, dunque i partenopei potranno giocare sereni, senza obblighi di risultato; e quando la squadra azzurra scende in campo serena, soprattutto contro compagini come il Barça che, per filosofia, vogliono imporre il proprio gioco, normalmente riesce quantomeno a ben figurare. Quindi posso dire che io ho delle speranze».

Quale potrebbe essere l’arma in più a disposizione degli azzurri per provare a impensierire gli spagnoli? C’è un giocatore in particolare che potrebbe fare la differenza?

«Più che un giocatore in particolare io credo che, in generale, contro un avversario di tale livello l’arma in più degli azzurri dovrà per forza di cose essere l’orgoglio, la voglia che certi calciatori dovranno avere di dimostrare che sono all’altezza di un palcoscenico come quello rappresentato da un ottavo di Champions al cospetto del grande Barcellona».

I biglietti per la gara di questa sera sono andati a ruba. Anche il pubblico sugli spalti a Fuorigrotta dovrà fare la sua parte…

«L’apporto del San Paolo, certamente, è sempre fondamentale. Ma anche al Nou Camp si gioca in un’atmosfera “impressionante”, quindi dal punto di vista ambientale, nel complesso dei 180 minuti della sfida, non credo ci sia la possibilità di “imporre” qualcosa. Quello che c’è da “imporre” senz’altro, ripeto, è l’orgoglio dei nostri calciatori».

Dal punto di vista tattico il modello di partita da riproporre dovrà essere quello che ha permesso recentemente agli azzurri di superare la Juventus e l’Inter?

«Sì, esattamente. Come ho detto, il Napoli ha dimostrato di essere in grado di saper affrontare questo tipo di partite contro questo tipo di avversari e di riuscire sempre a fare bella figura».

pubblicato su Napoli n.24 del 25 febbraio 2020

Il Barcellona e Leo Messi arrivano a Napoli

Il Barcellona e Leo Messi arrivano a Napoli

LA VIGILIA

Il Barcellona e Leo Messi arrivano a Napoli

La nuova capolista della Liga domani sera al San Paolo. Per la grande occasione ritorna in tribuna il presidente De Laurentiis

di Giovanni Gaudiano

Vigilia di Champions per il Napoli dopo aver mandato in archivio la vittoria in campionato di Brescia. Un campionato che ha dovuto prendere atto di un’emergenza sanitaria con rinvii e dubbi su cosa vada fatto nelle prossime settimane per rintuzzare una situazione quanto meno complessa. È probabile che si assisterà ad uno stop necessario per evitare il diffondersi di una malattia che stranamente in Europa sembra aver attecchito solo nel nostro paese. Tornando alla Champions, il Barcellona che giocherà a Napoli vi arriva tra infortuni, problemi societari e la ritrovata testa della classifica in Liga. Messi nell’ultima di campionato ha messo a segno una quaterna. Si può parlare per questo di una squadra in palla, pronta a battersi per proseguire il suo cammino in Coppa.
La prestazione del Napoli a Brescia ha denotato luci ed ombre. Partendo dalle ombre, ci sembrano evidenti quelle che ancora mette in mostra la difesa che appare fragile o non organizzata a sufficienza soprattutto sulle situazioni da palla inattiva. Il centrocampo azzurro sembra aver trovato una sua quadratura e il ritorno in campo di Allan, sia pur per soli 10’ nel finale, mette a disposizione di Gattuso un’importante alternativa.
Vanno meglio le cose in attacco dove appare difficile rinunziare a Mertens, capace di trascinare la squadra fornendo soluzioni di gioco e grande disponibilità anche nei recuperi. La partita di domani in qualche modo confermerà o meno i progressi denotati dal Napoli degli ultimi tempi e soprattutto sarà la verifica essenziale per capire se la squadra ha la tempra per giocare di rimessa senza soffrire eccessivamente contro un avversaria così attrezzata.

La gara sarà accompagnata dalle polemiche sorte sul caro biglietti che la società avrebbe deciso. Il San Paolo è annunziato però al completo e pare ci sarà il record d’incasso. Pensare che un biglietto di curva per una partita di calcio debba costare 70 euro a Napoli, al San Paolo, appare un’evidente esagerazione. Pensare che non siano previste agevolazioni per una famiglia che voglia andare allo stadio, che non ci siano agevolazioni per gli abbonati che rappresentano la parte irriducibile del tifo e che più volte il presidente ha dichiarato come il botteghino non sia la fonte più importante degli introiti per la società lascia interdetti. Alla luce però della vendita dei tagliandi viene anche da dire che la società ha avuto ragione ad applicare questa politica dei prezzi, visto il risultato finale. Ci sarebbe anche un altro argomento da trattare purtroppo alla vigilia di un impegno così importante.
Domani sera il presidente è annunciato allo stadio e spuntano notizie sullo stato della vertenza del dopo ammutinamento. Si tratta soprattutto di illazioni non essendoci state dichiarazioni ufficiali. Ci si chiede, è proprio necessario rispolverarle in questo momento? Che notizie sono? Non sarebbe meglio attendere le decisioni ufficiali e poi eventualmente commentarle? Addirittura c’è chi dice che alcuni giocatori contattati per la prossima stagione non verrebbero a Napoli per questo motivo, quando poi a gennaio la società ha acquisito ben 5 nuovi giocatori. Gattuso è stato chiaro in conferenza stampa, si tratta di una vicenda che farà il suo percorso che non può e non deve intralciare il lavoro corrente. Sarebbe il caso di restare concentrati sulla partita di domani sera, evitando di diffondere notizie che tali non sono.

pubblicato il 24 febbraio 2020

Di Marzio: la sfida al Barcellona e il 4-3-3 di Gattuso

Di Marzio: la sfida al Barcellona e il 4-3-3 di Gattuso

VERSO IL BARCELLONA

Di Marzio: la sfida al Barcellona e il 4-3-3 di Gattuso

L’ex allenatore, oggi osservatore ed opinionista televisivo, analizza l’impegno agli ottavi di Champions contro il Barcellona

di Lorenzo Gaudiano

Martedì arriva il Barcellona al San Paolo. Come il Napoli con Gattuso, anche la squadra spagnola ha cambiato allenatore: fuori Valverde, dentro Quique Setién che, per chi non lo conoscesse, ha lanciato e valorizzato al Betis Siviglia Fabiàn Ruiz.
Allenatore come loro è stato Gianni Di Marzio, che di successi e soddisfazioni in carriera ne ha portati tanti a casa. La promozione in A con il Catanzaro nel ’76 e con il Catania nell’ ’83, il piazzamento Uefa proprio con il Napoli nel ’78 e due volte il Seminatore d’Oro, premio antesignano dell’attuale Panchina d’Oro.
Il tecnico napoletano, quindi, rappresenta il profilo più adatto per analizzare i cambiamenti in panchina decisi dalle due società, vista la sua esperienza di campo, che si affronteranno nel doppio confronto ad eliminazione diretta degli ottavi di Champions League.

Come per il Napoli, cambio in panchina anche per il Barcellona nonostante i due campionati consecutivi vinti ed il buon rendimento quest’anno in Liga. Ma questi avvicendamenti erano proprio necessari?

«Se in un club come il Barcellona è stata presa questa decisione, vuol dire che era diventato necessario un intervento. In un contesto di così grande prestigio, avendo a disposizione un organico di grandissimo livello, l’allenatore riveste un ruolo sicuramente importante, ma non determinante. Questa situazione è completamente differente da quella creatasi al Napoli, dove l’equilibrio è stato alterato senza alcun dubbio dalla decisione del presidente De Laurentiis di mandare la squadra in ritiro. Ancelotti a quel punto non è più riuscito a convincere i giocatori a seguirlo la sera stessa della partita contro il Salisburgo a Castelvolturno ed in quel momento i calciatori non si sono sentiti più protetti, schierandosi sia contro l’allenatore che contro la società».

Il problema oggi si può considerare risolto?

«I mancati rinnovi contrattuali a Mertens, Callejon e altri membri dell’organico hanno contribuito ad una frattura che non si può ricomporre con facilità. Il Napoli si è portato dietro per alcuni mesi una malattia senza curarla. I giocatori poi, e questo lo so bene in virtù della mia esperienza, pensano, come è giusto che sia, ai loro interessi e soprattutto al loro futuro».

Con il Barcellona si assisterà sicuramente ad un doppio confronto emozionante. Data la sua esperienza di allenatore, quanto è differente preparare un ottavo di finale ad eliminazione diretta rispetto ad una gara di un girone di qualificazione?

«Rispetto ad un girone di qualificazione dove su sei partite qualcuna si può sbagliare, in un doppio confronto ad eliminazione diretta purtroppo errori non se ne possono commettere. Poi su questo incide molto anche la squadra che si va ad affrontare. Nel caso della formazione blaugrana che è fortissima, non occorre motivare i giocatori più di tanto poiché in questo caso sono loro stessi a maturare una maggiore concentrazione. Preferibilmente bisognerebbe lasciarli il più tranquilli possibile, infondergli sicurezza ed autostima per affrontare la partita con prontezza e fiducia».

Alla gara di Champions il Napoli si presenterà con due innesti a centrocampo: Demme e Lobotka.

«Sono due giocatori ottimi che sicuramente daranno un forte contributo anche alle rotazioni a centrocampo, considerando che con il nuovo modulo e l’impiego di tre centrocampisti il Napoli numericamente era scoperto in quel reparto. Questi giocatori hanno un senso di adattamento al ruolo di metodista migliore rispetto ai giocatori già presenti in rosa, non sono più forti dal punto di vista tecnico rispetto ai compagni di reparto ma sicuramente più utili dal punto di vista tattico per migliorare la squadra».

Lei ha sempre detto che alla squadra azzurra mancava il metodista. Con questi acquisti si è sopperito a tale mancanza?

«A mio parere, non rispecchiano quel tipo di giocatore di cui ho sempre detto che il Napoli ha bisogno. Schierati davanti alla difesa, se devono avvicinarsi al difensore per ricevere palla lo fanno, sanno giocare sia sul corto che sul lungo. In fase di possesso palla fanno dei movimenti che li portano a salire insieme ai compagni, non restano a centrocampo per garantire equilibrio alla squadra come Gattuso vorrebbe. In fase di non possesso sono anche aggressivi ma non hanno le caratteristiche del metodista adatto alla perfezione per il 4-3-3. Quando la squadra avversaria attacca sulle fasce, il vertice di centrocampo, mentre i difensori si spostano verso il portatore di palla, deve entrare centralmente verso il dischetto dell’area di rigore, come se fosse un difensore aggiunto. Questo non rientra nelle loro caratteristiche, molti si illudono che siano dei metodisti solo perché accorciano e si fanno dare palla. Quindi il problema non è stato concretamente risolto, anche se sono due giocatori che ci faranno guadagnare tanto in rapidità».

Si ritorna al passato, al 4-3-3 invocato da buona parte della piazza partenopea. Secondo lei è la strada giusta da seguire per superare le difficoltà dell’ultimo periodo?

«Le difficoltà purtroppo rimarranno. È il modulo adatto alle caratteristiche di buona parte dei giocatori in organico, anche se in alcuni ruoli ci sono delle evidenti mancanze. Al di là del metodista, questa disposizione tattica necessita di due esterni alti che siano determinanti in entrambe le fasi. Lozano non sta rendendo al momento come la società si aspettava, Insigne non riesce ad esprimersi all’altezza delle sue qualità forse perché subisce eccessivamente le pressioni della città ed il peso della fascia di capitano e Callejon è in una fase negativa di forma fisica oltre che mentale».

Di ritorno dalla Colombia, dove si è recato in veste di osservatore per rimanere sempre aggiornato sui giovani talenti, Gianni Di Marzio non avverte assolutamente stanchezza per il viaggio oltreoceano, perché la passione per il calcio è infinita. In carriera non solo panchina, ma anche ruoli dirigenziali, dove si è sempre distinto, e innumerevoli apparizioni come opinionista televisivo. Perché, come ha detto il presidente della Lazio Claudio Lotito, “il pallone è per tutti, il calcio è per pochi”. E Di Marzio rientra nei pochi.

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Brescia-Napoli

Come recita il celebre detto “Hai voglia a mettere rum, se nasci tifoso razzista del Brescia non puoi diventare babà”

di Bruno Marchionibus

Fabian Ruiz: L’insediamento di Gattuso sulla panchina partenopea ha avuto lo stesso effetto del bacio del Principe Azzurro alla bella addormentata per questo ragazzo, che bello non so se lo sia, ma di sicuro s’era addormuto. E’ tornato a dare del tu al pallone dopo un periodo in cui non riusciva più a dargli nemmeno del voi. Nella ripresa celebra nel migliore dei modi il Carnevale vestendo i panni del Supereroe e disegnando nel cielo di Brescia una parabola che riempie di gioia i nostri cuori come le lasagne di martedì grasso riempiranno i nostri stomaci. SupeRuiz.

Bjarnason: Quando uno ai tempi dell’Aston Villa per soprannome aveva “Thor” e adesso gioca insieme al suo Martella, viene da chiedersi se la partita sia in diretta dal Rigamonti di Brescia o da Asgard. E’ chiaro che nella vita essere biondo ed avere gli occhi chiari è una marcia in più, ma se non ti chiami Brad di nome e Pitt di cognome poi serve anche altro, e lui stasera non riesce a metterlo in mostra. Avenger.

Caressa: Scatenato. Combina a suo piacimento i dati anagrafici dei giocatori uscendosene con “palla a Mario Ruiz”. Si lancia in fantasiose e precoci diagnosi su un presunto infortunio muscolare di Maksimovic. Chiama rimesse laterali col pallone finito palesemente in calcio d’angolo. Pontifica “Mario Rui è uno che gioca partite serie”, portando tutti a chiedersi chi è invece che scende in campo col naso rosso da clown a raccontare barzellette. E’ lo studente che quando non conosce la lezione non fa scena muta ma si affida all’improvvisazione, col professor Bergomi che deve costantemente riportarlo sui binari giusti. “Mah…non lo so Fabio”.

Chancellor: Il Moscardelli dell’America Latina si trova a dover comandare i suoi compagni di reparto in una partita in cui il baricentro del Brescia si attesta di fatto, sin dall’inizio, sulla linea di porta di Joronen. Irrompe nell’area azzurra come fosse, per la differenza di stazza, Shaquille O’Neall nel villaggio dei Puffi e sigla il momentaneo vantaggio dei suoi sfruttando la prima ed unica Chance(llor) a favore dei lombardi. Armadio a quattro ante.

Insigne: Si presenta sul dischetto con una freddezza come se, più che in Campania, fosse nato nel Circolo Polare Artico. Regala una gioia ai tifosi del Napoli e due gioie a me, che torno a fare un +3 a fantacalcio dopo due mesi e mezzo, segnando un rigore perfetto dove manda il pallone esattamente dal lato opposto di Joronen, un po’ come il buonsenso si trova sempre esattamente all’opposto dei tweet di Feltri. L’ or(enzo) di Napoli.

Orsato: Per lui quella di Mateju, a velocità normale, non era mano. D’altra parte è lo stesso per cui il tentato omicidio di Pjanic di due anni fa non era ammonizione. Il VAR prima gli regala un ripasso di anatomia ricordandogli che sì, la parte del corpo umano che collega la spalla alla mano è proprio il braccio; in seguito gli dà ripetizioni anche sul regolamento ricordandogli che sì, se la palla viene colpita volontariamente col braccio in area in quanto arbitro deve proprio fischiare rigore. Si allontana dal monitor con la faccia disperata di chi, non sapendo più cosa inventarsi per non concedere penalty, per un attimo pensa di fingere uno svenimento. “Daniele non aver paura di fischiare un calcio di rigore, uno Scudetto già ce l’hai tolto, tre punti ce li puoi pure far avere”. Più che occhio pigro, occhio in letargo.

Gattuso: Saremo anche muro e muro cu ‘o spitale, ma la cura Gattuso pian piano si sta rivelando la terapia giusta per questa squadra, che fatta eccezione per la partita col Lecce nell’ultimo mese ha vinto, e con merito, tutti i match disputati. Una rondine non farà primavera, ma una vittoria in rimonta sul campo delle Rondinelle di sicuro fa quantomeno finire l’inverno azzurro. E adesso testa, cuore e gambe al Barcellona per capire davvero a questo punto come stiamo Messi. Do you Ringhio?

pubblicato il 22 febbraio 2020