Rivista Napoli ospite a “Tifo Azzurro” su Tele A

Rivista Napoli ospite a “Tifo Azzurro” su Tele A

LA TRASMISSIONE

Rivista Napoli ospite a “Tifo Azzurro” su Tele A

Ieri la nostra rivista presente alla trasmissione in cui si è parlato della sfida di Champions, del campionato e del dualismo Meret-Ospina

di Redazione

Ieri su Tele A Rivista Napoli ha partecipato alla trasmissione “Tifo Azzurro”, prodotta da Max Boscia e condotta da Romina Parisi. Tanti i temi affrontati, dal pareggio in Champions League contro il Barcellona all’impegno in campionato che ci sarà questa sera al San Paolo contro il Torino. Spazio anche alla questione rinnovo, che sta interessando Dries Mertens e altri giocatori in scadenza di contratto, e al dualismo Meret-Ospina, dove Rivista Napoli con il suo coordinatore editoriale Lorenzo Gaudiano ha chiaramente espresso la sua posizione a favore del portiere italiano, patrimonio della società e giovane da valorizzare considerando il suo grande talento.

Ospiti in trasmissione: il numero 3 del Napoli di Maradona Gianni Francini; l’ex difensore Ciro Raimondo; il procuratore Alessandro Musella; l’ex giocatore e mister azzurro Rosario Rivellino e l’ex calciatore Nicola Mora.

Alle 18.50 oggi su Tele A (canale 18 digitale terrestre) andrà in onda la replica di questa trasmissione che di anno in anno continua ad affascinare e conquistare il suo pubblico con contributi ed interventi di qualità.

Alla prossima puntata!

pubblicato 29 febbraio 2020

Nell’arena di Fuorigrotta per “matare” il Toro

Nell’arena di Fuorigrotta per “matare” il Toro

IL CAMPIONATO

Nell’arena di Fuorigrotta per “matare” il Toro

Napoli-Torino è la sfida tra due delle principali deluse di questa stagione che cercheranno di ritrovare la continuità

di Bruno Marchionibus

San Paolo: invertire la rotta!

C’era una volta la legge del San Paolo, il dodicesimo uomo in campo capace di trascinare il Napoli e di rendere quella di Fuorigrotta una delle trasferte più temute per qualsiasi squadra d’Italia e d’Europa. Ma di quel fattore in più dato dal proprio stadio, il più sudamericano del Vecchio Continente, per gli azzurri in questa stagione è rimasto solo uno sbiadito ricordo, dato che negli ultimi mesi è proprio tra le mura amiche che Insigne e compagni hanno palesato le principali difficoltà. Se con Ancelotti, infatti, nell’ambito di un andamento negativo generale si era già registrato come la spinta del San Paolo, complice anche lo “sciopero” delle curve contro le nuove normative in materia di sicurezza negli stadi, avesse smesso di costituire quel quid in più, anche con Gattuso, che pur ha in trasferta restituito ai suoi un rendimento più che positivo, il Napoli ha continuato a mostrare avanti ai propri tifosi limiti e difficoltà.
Scorrendo le partite fin qui disputate dalla squadra azzurra colpisce, inevitabilmente, lo score interno dei campani che registra già sei sconfitte a Fuorigrotta, di cui ben quattro consecutive (cosa che non accadeva dalla nefasta annata 1997/98), e quasi tutte arrivate in match contro compagini non di primo livello. Le ottime prove offerte dai partenopei nelle ultime settimane contro le big del nostro calcio, infatti, hanno certificato come il Napoli di questa stagione si trovi molto più a suo agio quando può giocare partite di attesa per poi ripartire, piuttosto che quando debba imporre il proprio gioco. È su questo che Gattuso, dopo aver ridato equilibrio ai suoi lontano da casa, dovrà intervenire, provando anche ad ovviare alle troppe incertezze difensive che spesso proprio nel fortino azzurro hanno regalato agli avversari occasioni e gol. Soltanto con una maggiore attenzione difensiva, e con più cinismo in attacco, infatti, il Napoli potrà ritrovare quel feeling col suo stadio che è indispensabile per concludere nel migliore dei modi l’annata.

Aspettative deluse e ferite da rimarginare

Come gli azzurri, anche i granata avevano dato il via alla propria stagione con aspettative elevate, date anche dagli ottimi risultati conseguiti sotto la guida Mazzarri nello scorso torneo quando il Toro, qualificatosi poi per i preliminari di Europa League, aveva lottato fino a poche giornate dal termine per un posto in Champions. Ma proprio la preparazione anticipata per le eliminatorie di EL, unitamente a qualche problema interno ed alle attese deluse di qualcuno dei nuovi, hanno fatto sì che il Torino 2019/20 dopo una discreta partenza si attestasse su standard di prestazioni e risultati ben lontani da quelli di dodici mesi prima. Conseguenza inevitabile, dopo le pesantissime sconfitte con Atalanta (0 a 7 in casa) e Lecce (4 a 0 in Salento), è stata l’esonero del tecnico livornese, sostituito da Moreno Longo, ex Frosinone, mister con un passato nelle giovanili granata ed un probabile ruolo da traghettatore fino a maggio col compito di limitare i danni.
Destino incrociato quello dei granata, quindi, con quello dei partenopei. I proclami di inizio stagione avevano illuso l’ambiente napoletano circa le potenzialità del gruppo che dalle montagne di Dimaro lanciava la sua sfida Scudetto alla Juventus. La cruda realtà, poi, ha fin dalle prime battute del campionato riportato tutti con i piedi per terra, anche a causa delle ormai ben note diatribe intestine tra giocatori e club che hanno fatto rendere il team azzurro ben al di sotto di ogni più funerea previsione, fino all’addio all’ “internazionale” Ancelotti seguito dall’insediamento dell’emergente Gattuso.

pubblicato su Napoli n.24 del 25 febbraio 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Barcellona

Per essere ammonito, Busquets ha dovuto violare tutte le norme del codice penale, mezzo codice civile e dieci articoli del codice della strada

di Bruno Marchionibus

Mertens: Nella serata in cui il Napoli di Gattuso si preoccupa di non far fare il Messi a Messi, il Barca non fa altrettanto per impedire a Dries di fare il Maradona. Il folletto belga diventa così più che altro un elfo di Babbo Natale, che porta al pubblico partenopeo un dono tutto da scartare: una rete che suona la carica dei 121 grazie ad una traiettoria che è un arcobaleno di 7 colori e 7000 emozioni. L’esultanza, poi, è tratta evidentemente dalle pagine introduttive del Galateo di Monsignor Della Casa. Impensabile non rinnovare a uno che se si candidasse alle Comunali dell’anno prossimo sarebbe eletto Sindaco con almeno l’80% dei voti. Contratto a vita.

Griezmann: Grande festa alla corte di…Spagna quando l’uomo con lo stesso parrucchiere di Lady Oscar punisce il Napoli in occasione dell’unico tiro in porta dei blaugrana. Giocare nella patria del Tiki Taka dopo anni di Cholismo implica un cambio di filosofia come diventare testimonial di Burger King dopo anni di veganesimo, ma Antoine dimostra che il lupo può cambiare pelo, ma non perdere il vizio del gol. Cinismo.

Messi: La poesia della Pulce al San Paolo è composta di un solo verso, la giocata con cui al 57esimo Leo si “illumina d’immenso” e manda i suoi in gol. Per il resto del match, però, la gabbia preparata su di lui da Gattuso diventa una cella di sicurezza di Alcatraz dalla quale è impossibile evadere, con Demme e compagni che, più che marcare, stalkerizzano il talento argentino contenendone talento e fantasia. Ermetico.

Mario Rui: Va faccia a faccia con Vidal con lo stesso cuore impavido di un chihuahua che attacca un doberman, e con l’astuzia del pescatore che attira il pesce al suo amo. Non sa cos’è la paura, e questo in alcuni rischi che prende non per forza è un bene, ma di sicuro sa cosa sia la cazzimma, intesa in questo senso come cattiveria agonistica. El Grinta.

Zielinski: Dal punto di vista della mimica è un po’ come gli attori di soap opera; che le cose vadano clamorosamente bene o clamorosamente male ha una sola espressione facciale. Il talento, però, di certo non gli manca, e in occasione del gol ma non solo illumina le azioni offensive azzurre come le luci di Natale illuminano le strade a dicembre. In un calcio che predilige sempre più la fisicità alla tecnica, è una perla rara come un musicista di conservatorio in un mondo di trapper. Compositore.

Vidal: Prova a dare al Barcellona la sua garra, ma alla fine più che altro sgarra e riceve un cartellino rosso. Immagino che tanto nervosismo gli derivi dalla notizia dell’arresto del suo barbiere, con l’accusa sia di avergli fatto un taglio messo fuori legge dal Consiglio delle Nazioni Unite, sia di non avergli tagliato una barba dentro cui è stato avvistato perfino un nido di uccellini. Si porta dietro quella innata simpatia e sportività di chi ha vestito convintamente la maglia bianconera, come una macchia sulla fedina penale da cui è impossibile riabilitarsi. Pregiudicato.

pubblicato il 27 febbraio 2020

Real Madrid-Manchester City: la sfida dei miliardi

Real Madrid-Manchester City: la sfida dei miliardi

L’APPROFONDIMENTO

Real Madrid-Manchester City: la sfida dei miliardi

Nonostante i diversi palmarés, è una sfida tra big non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello economico

di Francesco Marchionibus

Va in scena stasera Real Madrid – Manchester City, ottavo di Champions League tra due delle favorite per la vittoria finale. Il club madridista è quello che ha vinto più titoli al mondo, con 33 campionati, 19 Coppe e 11 Supercoppe di Spagna, 1 Coppa della Liga e 1 Coppa Duarte in patria, e all’estero 13 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Coppe UEFA, 4 Supercoppe UEFA, 3 Coppe Intercontinentali e 4 Coppe del Mondo per club, oltre ad una Coppa Iberoamericana, per un totale di 27 trofei ufficiali internazionali. Il City, che ha conosciuto addirittura la terza serie inglese verso la fine degli anni ‘90, nella sua storia ha conquistato 6 campionati, 6 Coppe d’Inghilterra, 6 Coppe di Lega, 6 Charity/Community Shield e, a livello internazionale, appena 1 Coppa delle Coppe nel 1970. Confronto da fare impallidire, ma se pensiamo che 13 dei suoi trofei il Manchester li ha conquistati negli ultimi 10 anni allora la prospettiva muta decisamente.
Ed infatti è proprio nell’ultimo decennio che la storia dei Citizens è cambiata radicalmente, con l’acquisto da parte dell’Abu Dhabi United Group del principe Mansour Bin Zayd Al Nahyan. Il gruppo arabo, dalla potenza economica smisurata, ha reso la società una delle più ricche e la squadra una delle più forti e, soprattutto dopo l’avvento di Guardiola, più spettacolari del panorama mondiale. È quindi più che legittimo, nonostante i diversi palmarés, parlare di sfida tra big, e non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello economico. Il Real Madrid ha ottenuto nell’ultimo bilancio un fatturato di 757,3 milioni di euro, secondo soltanto ai rivali storici del Barcellona, ed è da sempre una delle società più ricche al mondo.
È una polisportiva strutturata come associazione ed elegge il proprio presidente ogni tre anni. Per poter essere eletto presidente il candidato deve essere socio da almeno 20 anni consecutivi e deve presentare una fideiussione personale pari al 15% del fatturato del club. L’attuale presidente, Florentino Perez, è al suo terzo mandato consecutivo, e la sua politica di acquistare grandissimi fuoriclasse ha portato il club madridista, da sempre ai vertici mondiali, ad essere identificato come la squadra dei galacticos.

Il Real è al terzo posto nel mondo per valore della rosa (pari a 1,08 miliardi di euro), dietro al Liverpool e proprio al City, in testa con un valore di 1,29 miliardi. Primi per valore della rosa, i Citizens con 610,6 milioni sono invece “appena” sesti nella classifica per fatturato. La proprietà araba, che inizialmente ha acquisito il City per utilizzarlo come canale di promozione della compagnia aerea Etihad, nell’ultimo decennio ha investito sul mercato oltre 1,8 miliardi di euro per potenziare la squadra. La continua corsa ad incrementare i numeri del bilancio ha portato però il City a violare le norme del fair play finanziario e ad essere riconosciuto colpevole di illecite sponsorizzazioni: lo sceicco Mansour nel 2014 avrebbe gonfiato le cifre dei contratti di sponsorizzazione, versando in società 68 milioni di sterline spacciati appunto per ricavi da sponsor mentre in realtà 60 milioni sarebbero provenuti dall’Abu Dhabi United Group, sempre di sua proprietà. La conseguenza è stata la squalifica per le prossime due stagioni da ogni competizione europea.
In attesa dell’esito del ricorso, il City ha dunque un’occasione importantissima per raggiungere un traguardo finora solo sognato e a cui rischia di dover rinunciare ancora per qualche anno. Le Merengues e i Citizens si sono già incontrati in Champions in due occasioni, entrambe favorevoli ai madridisti. Nella stagione 2012/2013 City e Real si sono affrontate nelle qualificazioni: pareggio per 1-1 a Manchester e vittoria 3-2 degli spagnoli a Madrid, con il City che chiuse all’ultimo posto il girone, che comprendeva anche Borussia Dortmund e Ajax, senza riuscire a vincere neanche una partita. Il secondo confronto è stato invece la semifinale del 2016 (che è tra l’altro il miglior risultato raggiunto dal City in Champions), al termine della quale il Real si è qualificato alla finale, poi vinta contro l’Atletico Madrid, grazie al pareggio a reti inviolate di Manchester e alla vittoria per 1-0 ottenuta al Bernabeu con un gol di Bale.
L’esito del doppio confronto in programma tra stasera e il prossimo 17 marzo è sicuramente molto incerto ed è difficile pronosticare chi avrà la meglio, se saranno premiati gli spunti e le giocate dei fuoriclasse di Zidane o il gioco corale dei campioni schierati da Guardiola. In ogni caso, approderà ai quarti una grande squadra che si candiderà alla vittoria del trofeo e rappresenterà un ostacolo molto difficile da superare per tutte le altre qualificate.

pubblicato il 26 febbraio 2020

Si può ancora fare amici, bisogna crederci

Si può ancora fare amici, bisogna crederci

L’EDITORIALE

Si può ancora fare amici, bisogna crederci

Tre settimane d’attesa per ricaricare le batterie, recuperare gli infortunati e preparare l’assalto al Camp Nou

di Giovanni Gaudiano

Il Barcellona è una grande squadra ma non è imbattibile. Il Napoli può ancora giocarsela ma la risultanza più importante della gara di Champions di ieri sera purtroppo è la delusione. Gattuso non ha avuto remore ad ammettere in conferenza stampa che alla fine la sua squadra avrebbe meritato di più e non averlo raggiunto quel di più lascia l’amaro in bocca. Bisogna ripartire però proprio da quella sensazione. Non bisogna pensare che il Barcellona, capace di tenere la palla in maniera sterile per oltre due terzi della partita ed incapace di produrre un tiro nello specchio della porta difesa da Ospina, possa essere affrontato in modo diverso. Bisogna ripartire dal primo tempo di ieri sera. Bisogna giocare la stessa gara attenta anche al Camp Nou. Sarà ovviamente necessario segnare ed il Napoli lo può fare, a patto di riuscire a ripetere una gara di contenimento intelligente.
Altra cosa importante, non si dovrà pensare che le assenze nelle file degli spagnoli potranno essere decisive e poi si dovrà sperare di vedere in campo un Insigne più produttivo, un Callejon meno sprecone, un Di Lorenzo più preciso ed un Mario Rui battagliero come ieri sera. Inoltre sarebbe auspicabile rivedere tra i pali Meret non perché Ospina abbia fatto errori ma per evitare quella continua ricerca di apertura del gioco dal basso che è riuscita pochissime volte e che ha avuto invece come risultato il recupero costante della palla da parte del Barcellona. Se è vero, come dice Gattuso, che Ospina gioca meglio con i piedi allora che vada in panchina e si tenda, soprattutto se in campo dovesse andare Milik, a lanciare nel cerchio di centrocampo per tentare, da quel punto in poi, di lanciare gli esterni per un rapido capovolgimento di fronte. Il Napoli può ancora farcela tralasciando le statistiche, l’analisi dei rendimenti in casa e fuori casa, mettendo in campo l’umiltà e la ripetitività delle giocate che hanno avuto il merito di creare brecce invitanti nella difesa spagnola non apparsa impeccabile.

Bisognerà recuperare Mertens, uomo faro di un attacco che fa dell’imprevedibilità e della rapidità la sua arma principale, forse bisognerà rinunziare ancora a Koulibaly anche se dovesse essere disponibile per lasciare a Manolas il compito di guidare la difesa ed evitare quelle indecisioni che hanno fatto della difesa più attesa del campionato una retroguardia troppo perforata e troppo pasticciona. Sembra incredibile ma forse in questo momento sarebbe il caso di toccare poco o nulla nel reparto arretrato, sperando anche per una volta che la dea bendata ci dia una piccola mano. Sarà importante anche ricevere la giusta designazione arbitrale. Ieri sera il tedesco Brych, senza fare errori evidenti ad occhio nudo, ha diretto consentendo per buona parte della gara al Barcellona un gioco duro, ravvedendosi solo nel finale quando Vidal gli ha servito su un piatto d’argento l’occasione per mostrare al mondo la sua pretesa imparzialità. È un arbitro ostile ai colori italiani da sempre, il tedesco. Nella gara di ieri ha mantenuto questa sua caratteristica con mancanti fischi per evidenti falli, con una gestione tardiva dei cartellini gialli, almeno Busquets andava ammonito nel primo tempo e quindi espulso sul fallaccio commesso ai danni di Mertens quando il risultato era ancora fermo sul vantaggio azzurro.
Ora ci sarà l’attesa per la gara di ritorno. Nella storia del calcio si narrano episodi in cui i presidenti delle squadre di calcio prima di un incontro importante hanno motivato i propri giocatori con qualche incentivo. E se De Laurentiis per una volta, lasciato in ufficio il costume di Cerbero, proponesse ai suoi uomini di scambiare il superamento del turno con l’azzeramento della questione multe? Il superamento del turno potrebbe valere 15 milioni di euro che sarebbero ben superiori a quanto probabilmente ricaverebbe dall’arbitrato sull’ammutinamento.

pubblicato il 26 febbraio 2020