Mastelloni: “Il mio passaggio di testimone a Lara Sansone”

Mastelloni: “Il mio passaggio di testimone a Lara Sansone”

Leopoldo Mastelloni con Lara Sansone

L’INTERVISTA

Mastelloni: “Il mio passaggio di testimone a Lara Sansone”

Sino al 2 febbraio in “Masaniello” al Teatro Sannazaro l’attore partenopeo interpreta il viceré Rodrigo Ponce de León

di Giovanni Gaudiano

Chi era Rodrigo Ponce de Leon?
La storia ci parla di un viceré spagnolo trovatosi, o forse mandato dal Re, a Napoli per governare proprio quando i tumulti popolari sfociarono nella rivolta di Masaniello.
La proclamazione delle Repubblica napoletana e il confinamento del pavido Rodrigo nel Castel dell’Ovo, con il successivo abbandono di Napoli perché resosi conto che sarebbe stato difficile per lui controllare e contenere i tumulti, sono le notizie storiche che lo riguardano.
Il viceré, il cui nome completo è Rodrigo Ponce de León y Álvarez de Toledo, duca d’Arcos, è il personaggio che nel “Masaniello” di Lara Sansone al Sannazaro, nella riproposizione di questa stagione ed in scena sino al 2 febbraio, è stato affidato a Leopoldo Mastelloni.

L’artista che ha attraversato nel corso della sua carriera in profondità questa rappresentazione è stato in altre riduzioni un Masaniello efficace e personalissimo, oggi per motivi prettamente anagrafici interpreta il viceré, ruolo che Lara Sansone gli ha ritagliato per regalare al pubblico la presenza di uno dei suoi attori preferiti.

«Oggi la mia presenza rappresenta una specie di consegna – vuole precisare Mastelloni – faccio una partecipazione e non il ruolo del protagonista perché non potrei esserlo anagraficamente, anche se al teatro non esiste né sesso né età. Con la mia presenza ho voluto testimoniare la mia personale soddisfazione per aver conosciuto una persona a 17 anni (Lara Sansone, ndr.), averla scelta come prima donna dei miei spettacoli nel tempo e poi nel tempo vedere in lei riproposte tutte le mie prerogative iniziali: saper fare la regia, la scenografia, l’allestimento delle luci, dirigere gli attori, avere un’idea registica, scegliere dei testi senza metterli in scena pedissequamente ma inserendo qualcosa di se stesso applicandolo al testo originario».

Senza stare troppo ad elogiare Leopoldo Mastelloni, a cui non fa piacere lo si faccia, è necessario dire che la scelta di affidargli questo ruolo è stata dettata probabilmente anche dalla sua grinta, dalla sua spregiudicatezza, dal suo solito acume che non manca nell’interpretazione di un nobile spagnolo il cui governo, nella realtà storica, fu offuscato dal napoletano di turno: Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello.

«Siamo al secondo anno di rappresentazione – prosegue Mastelloni – è una bellissima regia di Lara come è stato più volte detto. Lo spettacolo viene riproposto perché è stato apprezzato dal pubblico ed è stata così ripagata la voglia e la passione per questa storia. Siamo in tanti sul palcoscenico per rappresentare una nuova versione più analitica e meno spettacolare da un punto di vista drammaturgico perché è stato tutto riveduto e corretto, anche se gli autori restano Porta e Pugliese. Viene riproposta l’interpretazione scenica dello spettacolo che vede la presenza di una parte del palcoscenico al centro della platea che già fu adottata nel 1965-66 quando, interpretando questa rappresentazione al teatro Esse, uno teatro sperimentale tra i primi ad operare a Napoli, feci allestire questo prolungamento del palcoscenico».

In “Masaniello” con Carmine Recano
Ci parli un po’ di questo spettacolo che lei conosce così bene…

«La storia di Masaniello la conoscono tutti. È stata sempre abbastanza eroicizzata, mentre con questo spettacolo la si analizza lasciando da parte l’influsso della leggenda popolare. La conclusione ci porta a dire che le rivoluzioni non vanno fatte di pancia ma di petto, perché quelle di pancia falliscono. Ribellarsi è bene, ma un tale atteggiamento prevede sempre la presenza del raziocinio, di una coscienza, di una cultura e qualità che nella rivolta del popolo napoletano capeggiato da Masaniello non c’erano. Diciamo che quei coraggiosi si fecero intortare da quelli che avevano il minimo di cultura necessario. Non mi riferisco al vicereame di Spagna ma proprio ai nobili napoletani e al clero, ai quali faceva comodo avere un potere forte e che seppero utilizzare ai loro fini la rivoluzione senza una base messa in atto da Masaniello. È una storia che si ripete anche oggi. Ci sono tante rivoluzioni nel mondo e quelle che non hanno una base solida, ragionata finiscono per autodistruggersi. Sarebbe invece determinante che ci sia sempre chi pensa e chi esegue. Il pensiero resta la prima cosa nella vita dell’uomo, nel momento in cui lo dimentichiamo ed agiamo sotto l’influsso dell’istinto finiamo per sbagliare».

Cosa è cambiato nel teatro dal suo primo Masaniello ad oggi?

«Le cose si sono complicate. Fare teatro oggi per chi gestisce una struttura come il Sannazaro o per chi ha una carriera come la mia dico che è mortificante. I tempi di rappresentazione sono talmente brevi che non si può fare una verifica per capire se lo spettacolo può essere rappresentato meglio. Al teatro serve un periodo più lungo, nelle 4/5 settimane di rappresentazione che venivano stabilite negli anni passati nello stesso teatro si poteva migliorare, cosa che diventa ancora più difficile in tournée, dove prima si restava per una/due settimane mentre oggi non si va oltre i 2/3 giorni. È l’effetto di una ridotta conoscenza che ha preso il sopravvento».

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020

Il Napoli rispedisce a casa la Juve ed il gioco di Sarri

Il Napoli rispedisce a casa la Juve ed il gioco di Sarri

L’EDITORIALE

Il Napoli rispedisce a casa la Juve ed il gioco di Sarri

Una prestazione consapevole da “provinciale” ed una ritrovata compattezza sperando che duri

di Giovanni Gaudiano

Si torna a vincere in campionato in casa e il Napoli lo fa con la prima della classe: la Juventus. Sarri è battuto. Ronaldo, in rete solo per una rilassatezza dell’ultimo minuto, è stato fermato per il resto della partita. Higuain, il transfuga, è stato del tutto annullato e Dybala, giocatore dalle mille risorse, è uscito anzi tempo dal campo a capo chino e visibilmente contrariato rispetto alla scelta del suo allenatore. Ancora si discute del perché Sarri non riesca a riproporre il suo credo calcistico a Torino. La discussione è futile, il tecnico non c’è riuscito neanche al Chelsea e se due prove creano più di un indizio si può tranquillamente affermare che quel gioco di quella squadra azzurra, a chi piaceva e a chi no, difficilmente sarà riproducibile.
Il Napoli di Gattuso, che sembrerebbe prendere forma, è una squadra completamente diversa, dove oggi pare di poter intravedere un’idea di gioco che, se verificata positivamente nelle prossime gare, potrebbe regalare agli azzurri più equilibrio, una migliore fase difensiva e la capacità di aprire interessanti spazi in avanti. È necessario che la squadra ripeta la prestazione evitando di pensare di poter comandare il gioco, quel tipo di impostazione è stata superata dalla carta d’identità e dal logorio di alcuni suoi importanti interpreti, dalla poca voglia di alcuni di giocare per una società dalla quale pensano di andar via a fine stagione ed anche dall’assenza di qualche giocatore che era molto funzionale a quel tipo di gioco.

Il Napoli che ha battuto la Lazio e poi la Juventus è parso una squadra che ha compreso di doversi vestire da “provinciale”, di dover pensare a raddoppiare l’attenzione difensiva anche in assenza per infortunio di un titolare fisso come è stato in questi anni Koulibaly e dell’uscita di scena di un uomo, come Albiol, capace di gestire l’intera fase difensiva anche se silenziosamente. Il reparto, dove Di Lorenzo si è totalmente messo a disposizione giocando dove è necessario, è con il ritrovato equilibrio di centrocampo la chiave di volta della possibile inversione di tendenza.
A proposito del centrocampo, c’è ancora molto da fare tenendo presente che mancava Allan e che con il suo ritorno il tecnico dovrà capire il trio di centrocampisti più funzionale per l’intera squadra.
Ogni valutazione che abbia il crisma della compiutezza va comunque rimandata. Il Napoli potrà pensare di aver abbandonato la recente fase disastrosa solo dopo che avrà replicato la prestazione ed il risultato nelle due prossime gare, quella di lunedì a Genova con la Sampdoria e quella successiva in casa con il Lecce. Se la squadra dovesse confermare quanto visto nelle due ultime gare allora si potranno programmare con rinnovata ambizione gli assalti alla finale di Coppa Italia, semifinale d’andata in programma il 12 contro la vincente tra Inter e Fiorentina, la risalita in classifica con l’obiettivo di agganciare almeno il sesto posto e una prestazione di rilievo contro il Barcellona tenendo presente che nel calcio niente è impossibile.

pubblicato il 27 gennaio 2020

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

GIUDIZI SEMISERI

I giudizi (semiseri) su Napoli-Juventus

Ma è lecita questa cosa che la Juve è iscritta contemporaneamente sia al campionato di calcio che a quello di pallamano?

di Bruno Marchionibus

Insigne: Se Hamsik negli anni è riuscito nel miracolo di cancellare l’avversione del popolo napoletano per il numero 17, Insigne in una sola serata riesce in quello di trasportare la notte di San Lorenzo da agosto a gennaio. Trascina compagni e pubblico come fosse Leonida alle Termopili e dimentica la sua storica love story con “’O tiro aggiro” per fare sempre la giocata giusta al momento giusto. Dà il là al gol di Zielinski come l’avviso “Donne…” dà il là all’arrivo dell’arrotino, e sigla il 2 a 0 con una rete che, per tornare a San Lorenzo, ha lo stesso meraviglioso effetto di una stella cadente che attraversa il cielo. Santo subito.

Manolas: Se l’esercito greco avesse avuto a disposizione un Manolas così, la guerra di Troia sarebbe stata vinta in 10 giorni invece che in 10 anni. Come cantava Rino Gaetano, “a Mano(las) a Mano(las)” prende in mano la difesa azzurra, tanto da far pensare a Ronaldo che, quando si trova Kostas davanti, la sigla “MSC” sulla maglia del napoletano stia per “Mo so ca…voli”. Achille senza tallone.

Cristiano Ronaldo: Con questa acconciatura stile sacchetto dell’umido fa pensare che, la prossima estate, più che in Asia la tournée della Juve si terrà all’ASĺA. Chiamandosi Cristiano, trova giustamente il gol (con un bel guizzo) sulla cosiddetta giocata dell’Ave Maria, ma per il resto viene contrastato perfettamente dalla retroguardia azzurra. Perché se uno scoglio non potrà arginare il mare, Hysaj, Manolas, Di Lorenzo e Mario Rui possono anche arginare CR7. Messo in scacco.

Higuain: A Napoli, nell’anno dei 36 gol, era tirato fisicamente, aveva tutti i capelli in testa e portava il “9” dei grandi centravanti sulla schiena. Adesso, alla Juventus, ha la pancetta, è stempiato ed indossa un anonimo “21”. Legittimo sorge il dubbio: è l’aria di Napoli a fare bene o quella di Torino a fare male? Higuachi?

Demme: Se io fossi stato calabrese e fossi stato chiamato ieri alle urne, mi sarei presentato in cabina elettorale forte dello slogan “Né Lega né 5 stelle, ma solamente Diego Demme”. Sembra l’uomo giusto al momento giusto; dà i tempi al centrocampo come un coreografo ai suoi ballerini ed in fase di non possesso, più che marcarli, gli avversari li stalkerizza, seguendoli fin dentro lo spogliatoio. È praticamente in ogni zona del campo, e in tutti modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Uomo ovunque.

Zielinski: Dal Vangelo secondo Ringhio: “Tu sei Piotr, e su questo Piotr fonderò il mio centrocampo”. Tornato nell’ultimo mese nella sua posizione di mezzala si riprende tutto quello che è suo, e anche di più. Incide la “Z” di Zielinski tra le maglie della difesa bianconera come fosse Zorro col Sergente Garcia, e regala al popolo partenopeo un urlo di gioia che mancava da tanto, troppo tempo. NaPolacco.

Dybala: Presentarsi al San Paolo da argentino, mancino, col numero 10 sulla schiena e la maglia della Juve è più inopportuno che entrare nel giardino di casa di Valentino Rossi impennando su un cinquantino. Il “Picciriddu”, così lo chiamavano a Palermo, stasera diventa piccolo non solo di nome, ma anche di fatto, al cospetto di una sontuosa difesa azzurra. Se c’eri non ti ho visto.

Hysaj: Dimenticato da Ancelotti come quel parente di cui nessuno ricorda l’esistenza e che ricompare solo nelle feste comandate, nelle gerarchie di Gattuso si ripropone, in senso più che positivo, come la peperonata dopo un paio d’ore che l’hai mangiata. Nella sua zona di competenza anticipa in più occasioni qualsiasi juventino provi a impensierirlo, prevedendone le mosse come si prevede il finale delle barzellette più scontate alla terza parola. Hysaj l’Ultima?

pubblicato il 27 gennaio 2020

Assalto alla Juventus per raddrizzare la stagione

Assalto alla Juventus per raddrizzare la stagione

FRAMMENTI

Assalto alla Juventus per raddrizzare la stagione

Una partita dinanzi al proprio pubblico sempre molto sentita per cambiare l’inerzia di una stagione impensabile

di Giovanni Gaudiano

Stasera per il Napoli sarà la prova del nove.
I campioni d’Italia in carica della Juve, che arriveranno al San Paolo con la forza di un vantaggio di quattro punti sull’Inter e con un Ronaldo in grande vena realizzativa, ci diranno se la serata di Coppa Italia di martedì sarà stata l’inizio di una ripresa o un lampo di luce in una stagione che vede gli azzurri in campionato soffrire l’impensabile.
Il Napoli ha raggiunto la semifinale della coppa nazionale ed ora attenderà la vincente di Inter – Fiorentina di mercoledì prossimo per sapere con chi si giocherà l’accesso alla finalissima.
Si insinua forte, a questo punto, la tentazione di pensare che la squadra azzurra possa avere la propensione alla partita secca, alla serata di coppa, ovvero che sia una formazione incapace di gestire una stagione intera ma che in una competizione limitata negli impegni e dilatata nel tempo possa dire la sua.
Fosse così, il resto della stagione in campionato sarebbe una sorta di prolungata tensione fatta di momenti difficili ma è lecito sperare di vedere aumentare le giornate di campionato simili alla serata di Coppa. L’augurio è che il Napoli esca dalla situazione attuale e risalga in classifica, recuperando una posizione più consona al suo reale valore.
Dopo la prestazione incolore con la Fiorentina le probabilità di vedere in campo una squadra diversa erano davvero poche ed invece gli azzurri nella serata contro la Lazio ci hanno messo finalmente l’anima. Si sono visti i due nuovi arrivati insieme e stavano ben funzionando in un centrocampo che non sembrava soffrire la forza dell’attuale Lazio. Tutto questo sino a quando Gattuso ha dovuto, per l’espulsione di Hysaj, sostituire Lobotka. Si è vista una tribuna dove sedevano indisponibili Koulibaly, Mertens e Allan e veniva da pensare come questi uomini fossero stati determinanti nella stagione dei 91 punti.

Si è risentita finalmente la spinta del San Paolo e si è vista l’intera formazione in campo dare il massimo per rispondere al tifo che è tornato a risuonare nello stadio.
Si è visto Meret in panchina e ci si augura che il tecnico lo impieghi contro la Juve per concedergli la rivincita rispetto allo scorso anno, anche perché Ospina è un buon portiere ma non pare sia così bravo nelle giocate con i piedi, visti i tanti rilanci sbagliati nella serata di martedì.
Quella contro la Juve a questo punto potrebbe davvero essere “una partita che vale un campionato”, frase coniata nei tempi che furono dal collega Michele Mottola per indicare la sfida che vedeva il “ciuccio” azzurro tentare di azzannare la “lupa” capitolina nel derby del sole.
Sarà necessario giocare con feroce determinazione. La difesa e il centrocampo dovranno sacrificarsi per contenere l’indubbia forza della squadra bianconera per poi consentire in contropiede agli avanti azzurri di pungere nelle maglie di una difesa che di recente non è apparsa ermetica come in passato (vedi per esempio la partita con il Parma).
La serata di Coppa Italia potrebbe quindi aver restituito il Napoli al campionato ed al calcio italiano e potrebbe consentire di pensare ad una ripartenza da protagonisti sino alla fine della stagione per poi avere il tempo di valutare come impostare la squadra del domani.
La conclusione di queste brevi riflessioni è dedicata a Lorenzo Insigne.
Gli è stata dedicata la copertina perché con le sue tre reti, due su rigore al Perugia, ha consentito al Napoli di tenere accesa la fiammella di giocarsi ancora qualcosa.
Il ragazzo di Frattamaggiore è stato in diverse occasioni oggetto di molteplici critiche ma ora che sembra stia coagulando attorno a sé la squadra va sostenuto a pieno regime.
Ci si augura che non si sia trattato solo di un momento ma che la svolta abbia preso il sopravvento in una stagione che il Napoli deve raddrizzare.

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

IL CONFRONTO

Il giovane Meret vs l’esperto Szczesny

La rivincita del portiere azzurro contro la Juventus che in porta si affida al gigante polacco, erede di Buffon

di Marco Boscia

Stasera alle 20.45, allo Stadio San Paolo, il Napoli ospita la Juventus dell’ex Maurizio Sarri. Nonostante l’attuale andamento degli azzurri in campionato, a Napoli quella con la Juventus è da sempre la partita più sentita della stagione e chi di sicuro vorrà provare a riscattarsi è il portiere partenopeo Alex Meret, espulso lo scorso anno al San Paolo. Di fronte a lui, dal lato opposto, saranno i guantoni del più esperto Wojciech Szczesny a difendere la porta dei bianconeri dagli attacchi del connazionale Arkadiusz Milik e dei suoi compagni.

Meret: la rivincita del friulano

Un’infanzia passata a rincorrere un sogno: riuscire a diventare uno dei portieri più forti d’Italia e del mondo. Alex Meret non ha mai pensato ad altro, ha lavorato, sudato e si è impegnato per riuscirci. Il percorso non è stato privo di difficoltà ma già ai tempi di Udine, a soli 16 anni, veniva considerato, da tutti gli addetti ai lavori, un predestinato dal futuro roseo. Da lì in poi è stato un crescendo: prima il debutto in Coppa Italia, poi il passaggio alla Spal, con cui si è guadagnato la Serie A e la titolarità nella stessa e, dopo alti e bassi dovuti ad un grave infortunio che ne ha rallentato la crescita, la chiamata del Napoli. Con Ancelotti in panchina ha esordito anche in Europa ma si è alternato spesso con Ospina, mentre Gattuso gli ha dato fiducia dal primo giorno scegliendolo come titolare. La voglia di scendere in campo domani è tanta, quella di riscattarsi anche: il portiere friulano venne difatti espulso l’anno scorso, generando non poche polemiche, nel tentativo di fermare Cristiano Ronaldo su un retropassaggio maldestro di Malcuit. Meret, anche in seguito alla recente papera contro l’Inter, adesso vuole ricominciare a sorridere, ed una vittoria domani, contro chi domina il campionato italiano da quasi un decennio, potrebbe ridare nuova linfa al Napoli e permettere al portiere partenopeo di rilanciarsi.

Szczesny: un’eredità importante

Primi passi mossi da giovanissimo in casa con il Legia Varsavia. Quindi il debutto in Premier League con la maglia dell’Arsenal. Nelle sue cinque stagioni a Londra, il gigante polacco si guadagna la convocazione in nazionale e si afferma come uno dei portieri più interessanti del panorama europeo. Arriva in Italia con la formula del prestito nel 2015 alla Roma: la prima stagione in giallorosso è altalenante mentre, nella seconda, la sua porta resta inviolata in ben 14 occasioni, record stagionale. Lo acquista quindi la Juventus a titolo definitivo per 12 milioni. A Torino fa da vice allo storico numero 1, ma esordisce sia in campionato che in Champions, riuscendo ad essere confermato per raccogliere la pesante eredità di Gigi Buffon, che lascia i bianconeri per accasarsi al Paris Saint-Germain. Nella scorsa stagione si afferma come uno dei portieri più continui, con un rendimento costante ed elevato che gli permette, anche con il ritorno di Buffon, di restare il titolare e di consacrarsi come uno dei migliori al mondo.

Alex si racconta

“Fin da piccolo ho sempre voluto fare il calciatore, non ho mai pensato a qualcos’altro. Fortunatamente non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di non riuscire a farcela: è stato tutto un crescendo in modo graduale”

“Ho sempre fatto il portiere, non ho mai provato nessun altro ruolo. Mi piace perché è quasi uno sport diverso: sei da solo, devi comandare tutti i tuoi compagni, hai molte responsabilità e ti mette al centro dell’attenzione, ti spinge a dare sempre il massimo perché sai che sei l’ultimo uomo, quello decisivo”

Szczesny scherza e rivela il suo segreto

“Quando ero alla Roma il mio secondo era Alisson, che oggi viene considerato il miglior portiere al mondo. Ora sono alla Juventus e Buffon, sicuramente il migliore della storia, è il mio sostituto. Questo vuol dire che sono il miglior portiere del mondo e della storia del calcio?”

“Faccio meditazione da tre/quattro anni, da quando ero a Roma. Mi aiuta a migliorare mentalmente e poi mi alleno sempre come se stessi giocando i 90’. Il giorno dopo, poi, riguardo ogni mio contatto con il pallone, che sia con i piedi o con le mani. Solo in questo modo posso migliorare”

pubblicato su Napoli n.22 del 26 gennaio 2020