Il Mercatino di Natale a Pietrarsa

Il Mercatino di Natale a Pietrarsa

/L’EVENTO

Il Mercatino di Natale a Pietrarsa

Dal 30 novembre al 6 gennaio a Pietrarsa ritornerà la magia del Natale con tanti stand e prodotti tipici

di Giovanni Gaudiano

Sono trascorsi meno di due mesi dall’anniversario del 3 ottobre scorso, quando alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella il Museo di Pietrarsa ha festeggiato il 180° anno del primo viaggio della prima ferrovia italiana, quella Napoli – Portici che resta un primato incancellabile nella storia del nostro paese.
La splendida location sarà ancora una volta al centro dell’attenzione generale grazie ad una programmazione intelligente e mirata che ha compreso come l’organizzazione di eventi e manifestazioni possano aiutare il polo museale a svolgere meglio la sua funzione, anche perché il gradimento e la risposta che in questi anni le iniziative hanno ricevuto conferma come questa sia la strada giusta da percorrere.
Il direttore dr. Oreste Orvitti e la Fondazione delle Ferrovie dello Stato hanno compreso come le iniziative possano dare ulteriore lustro ad un hub culturale dedicato al treno tra i più importanti d’Europa.
D’altronde nella storia del nostro paese le strade ferrate e le locomotive prima, gli elettrotreni dopo e i treni moderni ad alta velocità oggi hanno sempre rappresentato un punto di riferimento ed una visita al Museo di Pietrarsa è come ripercorrere la storia e l’evoluzione del nostro paese non solo nel settore dei trasporti.

Questa volta tocca al caratteristico mercatino di Natale che, dopo il successo della passata edizione, anche quest’anno coinvolgerà con la sua magia il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa che lo accoglierà, dal 30 novembre al 6 gennaio, raddoppiando il periodo dedicato all’evento e aumentando le aperture rispetto all’edizione dello scorso anno.
Le tipiche casette di legno, inserite negli ampi spazi del polo museale gestito dalla Fondazione delle Ferrovie dello Stato, decorate e illuminate a festa come da tradizione consentiranno agli oltre 60 artigiani presenti di esporre oggetti ed opere creative da proporre all’attenzione dei visitatori, che si attendono numerosi vista l’affluenza che ha contraddistinto la passata edizione.
Anche quest’anno sarà prevista l’allestimento di un’area food dove si potranno gustare cibi e dolci locali, tipici del periodo, a beneficio anche dei turisti provenienti da altre zone d’Italia.
Il biglietto di ingresso includerà anche la visita libera al Museo che, costituito da 7 padiglioni per un’estensione complessiva di circa 36mila metri quadrati, ospita locomotive a vapore, elettriche e diesel, carrozze d’epoca, modellini e tanto altro ancora.
Suggestiva ancor di più sarà la sala delle locomotive nella quale un grande albero di Natale darà all’esposizione un ulteriore tocco e riporterà indietro nel tempo tutti quelli che hanno visto le locomotive in servizio.
L’atmosfera magica e vivace dell’iniziativa farà vivere a grandi e piccini un’esperienza unica, in uno luogo incantevole, offrendo l’opportunità di trascorrere una giornata diversa in un mix di festa, cultura e tradizione.

Informazioni utili

Gli orari *

Lunedì – chiuso
Martedì – 10:00 – 23:00 (ultimo ingresso ore 22:00)
Mercoledì – 10:00 – 23:00 (ultimo ingresso ore 22:00)
Giovedì – 10:00 – 23:00 (ultimo ingresso ore 22:00)
Venerdì – 10:00 – 01:00 (ultimo ingresso ore 24:00)
Sabato – 10:00 – 01:00 (ultimo ingresso ore 24:00)**
Domenica – 10:00 – 23:00 (ultimo ingresso ore 22:00)
* apertura straordinaria il 23, 30 dicembre e 6 gennaio
* chiusura dei mercatini anche nei giorni 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio
** sabato 14 dicembre chiusura anticipata alle ore 16:00

I costi

Dal martedì al venerdì
Adulto: 5,00€
Bambini dai 4 ai 12 anni: 4,00€
Sabato e Domenica
Adulto: 8,00€
Bambini dai 4 ai 12 anni: 5,00€

Per le visite di gruppo la prenotazione è obbligatoria scrivendo a museopietrarsa@fondazionefs.it

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

Sinisa Mihajlovic: la forza di un uomo

Sinisa Mihajlovic: la forza di un uomo

VERSO NAPOLI – BOLOGNA

Sinisa Mihajlovic: la forza di un uomo

Il tecnico del Bologna e la sua vita segnata da tanti momenti difficili con l’unica certezza che saprà affrontarlo con la solita grinta

di Lorenzo Gaudiano

Il calcio è solo uno sport

Nell’ultimo periodo il Napoli è sulla bocca di tutti. Da queste parti stanno accadendo tante cose, negative per lo più, che stanno condizionando il morale dell’ambiente e riscaldando forse in maniera eccessiva gli animi. Per quanto la passione possa essere travolgente, è pur sempre di calcio che si sta parlando. Del resto lo sport fa proprio questo, dà libero sfogo alle emozioni del tifoso, che qualche volta si lascia andare troppo facilmente, fino a perdere la cognizione della realtà. I problemi nella vita, le cose per cui disperarsi davvero e soffrire sono ben altre. Basta pensare al 1° dicembre, alla sfida che vedrà il Napoli impegnato al San Paolo contro il Bologna per capire che il primo pensiero, per una volta tanto, non sarà rivolto al verdetto del terreno di gioco, alla classifica e ai risultati delle altre gare di campionato. Ma a lui, Sinisa Mihajlovic, e alla sua presenza in panchina, con tuta e cappellino rigorosamente rossoblù, laddove tanti anni fa si ergeva trionfante una folta chioma riccioluta pari alle capigliature delle statue greche e romane ammirate ancora oggi dai cultori dell’arte antica.

Sinisa “Cuor di Leone”

Di avversari nella vita ne ha incontrati tanti, in campo soprattutto, in veste sia di calciatore che di allenatore. Eppure Sinisa non ha mai avuto paura, perché le guerre nella ex Jugoslavia lo hanno segnato profondamente: città distrutte, amici che si sparavano tra di loro, lo zio croato materno che voleva “scannare come un porco” il suo papà serbo. Nella sua Vukovar, città più bella del mondo ai suoi occhi, tutto a quei tempi finì raso al suolo, c’erano soltanto scheletri di palazzi e macchine ammassate per creare trincee, non volava un uccello, non c’era un cane. Solo armi e ragazzini che le impugnavano con sguardi disumani, per volere di un destino crudele, spietato e fuori da ogni possibile logica. Mihajlovic porta sempre con sé questa cicatrice, nel suo sguardo, nel suo sorriso penetrante, a tratti provocatorio, che oggi lo contraddistinguono. La sua filosofia calcistica nasce forse proprio da tutto il suo vissuto: per battere un avversario inutile aspettare, bisogna necessariamente attaccare. Per una volta però il serbo ha fatto qualcosa di diverso dal solito. Si è chiuso nella sua stanza da letto a piangere, ripensando alla sua vita e al futuro di cui il destino per qualche giorno sembrava averlo privato in maniera del tutto improvvisa. La leucemia non è come tutti gli altri avversari, fa davvero paura. Dopo pochi giorni Sinisa si rialza, grazie a sua moglie Arianna e ai suoi cinque figli che ogni giorno gli danno la forza di andare avanti ed affrontare a testa alta la malattia con la determinazione, anche in questo caso, di portare a casa i tre punti.

All’attacco!

“Mi piace costruire squadre alla Bond, con lo smoking sotto la muta da sub. Pratiche ed aggressive, ma anche belle ed eleganti. Di lotta e di governo. Di spada e di fioretto. Proletarie e aristocratiche”. Colpi di scena, difficoltà superate magnificamente, momenti di intensa azione: c’è un po’ di Fleming nelle partite del Bologna da quando sulla panchina felsinea è tornato Mihajlovic. Nella passata stagione si rischiava la retrocessione e l’arrivo di Sinisa è stato determinante per rimanere in Serie A. Grazie alla valorizzazione di giovani come Skorupski tra i pali, Dijks in difesa ed Orsolini in attacco coadiuvata dall’esperienza di Danilo, Poli e Palacio il tecnico serbo ha plasmato una squadra con una filosofia aggressiva, propositiva ed offensiva, che anche quest’anno ha tutte le carte in regola per potersi ripetere. Il Napoli, viste le difficoltà contro squadre che preferiscono chiudersi nella propria metà campo per colpire poi in contropiede, potrebbe avere un vantaggio in questa sfida, affrontando la gara naturalmente con la giusta convinzione nei propri mezzi. Al San Paolo non ci sarà spazio per la noia, sperando naturalmente che in panchina ci sia Sinisa.

Adesso parla Sinisa

Sul rapporto con i giocatori

“La soddisfazione più grande oggi come allenatore è il rapporto con i giocatori. Le lacrime che hanno versato quando sono andato via, il rispetto che non è mai mancato, la stima anche di chi ho fatto giocare poco. Perché posso sbagliare scelte, ma sono diretto, leale e mi comporto da uomo. Sciascia ne ‘Il giorno della Civetta’ divideva l’umanità in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. E nel mondo del calcio è la stessa cosa”

Sulla sua vita

“Oggi mi piace vivere bene, so cosa significa avere poco da mangiare. Da piccolo adoravo le banane, mia madre ne comprava una e la dovevo dividere con mio fratello. Oggi quando vado al ristorante scelgo il meglio, ma niente supererà mai il gusto di quei pezzetti di banana”

pubblicato su Napoli n.18 del 23 novembre 2019

“Un sasso nella testa” di Francesco Paglino

“Un sasso nella testa” di Francesco Paglino

LO SPETTACOLO

“Un sasso nella testa” di Francesco Paglino

Prodotto da Teatri Uniti, sarà in scena presso la Sartoria del Sannazaro domani alle 19.30 e domenica alle 21

di Lorenzo Gaudiano

“Ho sempre trovato strano il fatto che riesco a ricordare gli avvenimenti della mia giovinezza con chiarezza e precisione, mentre le cose accadute ieri sono confuse, e non ho alcuna fiducia nella mia capacità di ricordarle accuratamente. C’è forse qualche procedimento di fissaggio, mi chiedo, per cui il tempo, anziché far svanire i ricordi (come ci si aspetterebbe), fa il contrario, li rende solidi come cemento, l’esatto opposto della poltiglia che mi sembra di ottenere quando cerco di parlare di ieri?”. È Dennis Cleg che parla, protagonista del romanzo psicologico “Spider” dell’inglese Patrick McGrath. Un piccolo stralcio soltanto di un monologo interiore intenso che proietta il lettore nella Londra tra gli anni ’40 e ’50, in pieno dopoguerra, quando si cominciò a voltare pagina dopo le tante perdite e le abominevoli distruzioni causate dalla seconda guerra mondiale. Liberamente adattato da questo lavoro letterario è “Un sasso nella testa” di Francesco Paglino e Fabio D’Addio, affidato alla regia di Andrea Renzi e prodotto da Teatri Uniti, che fa parte del progetto Cantiere Residenze presso la Sartoria del Teatro Sannazaro e che sarà in scena il 30 novembre alle ore 19.30 e il 1 dicembre alle 21.

Un libero adattamento da un romanzo psicologico. Com’è nato questo progetto?

«“Un sasso nella testa” – racconta Francesco Paglino – ha debuttato nel 2010 al Teatro Civico 14 di Caserta. Abbiamo trasposto la storia di “Spider” da Londra al casertano per adattarlo ad un contesto più vicino al nostro e per compiere un lavoro di ricerca soprattutto sulla lingua. Al centro della rappresentazione c’è un uomo che, dopo aver visto in giovane età il padre uccidere la madre, in uno sgabuzzino ricostruisce i momenti dolorosi della sua vita alla ricerca della sua verità. Non rivelo altro per non indirizzare già il pubblico su cosa si tratti».

Dal 2010 ad 2019 c’è stata sicuramente una continua evoluzione in questo lavoro?

«Lo spettacolo è andato in scena diverse volte, in ogni occasione la ricerca linguistica si arricchisce di contributi sempre nuovi. Si tratta di un work in progress continuo. Non è un film, un video che hai fatto e rimane lì. Come un normale essere umano, anche un attore con tutte le sue esperienze inevitabilmente si evolve».

Quale è stata la ragione della scelta de la Sartoria del Teatro Sannazaro?

«È un monologo molto intimo, come se fosse un concerto da camera. Ha bisogno del contatto col pubblico, anche se questo non è mai coinvolto nella rappresentazione. Avere questo contatto a due/tre metri contribuisce alla creazione istantanea dell’empatia e all’immersione diretta nella storia del personaggio».

Quanto è importante per la riuscita di questo lavoro il suo confronto con Andrea Renzi alla regia?

«Lavoro con Teatri Uniti dal 1997. Debuttai professionalmente con “Rosencrantz & Guildenstern sono morti”. Sono trent’anni che faccio teatro ed ho partecipato a tanti spettacoli proprio con Andrea Renzi e Toni Servillo. Nel corso di questi anni si è creato un rapporto sia umano che lavorativo molto forte. In merito a questo monologo in realtà con Andrea abbiamo lavorato in modo completamente diverso da come normalmente si fa in teatro. Non ci siamo chiusi in un teatro per venti giorni, lavorando su personaggio e messinscena. Al contrario, ho lavorato da solo su alcune scene e a mano a mano mi confrontavo con lui. Il lavoro è stato concentrato da parte mia sulla costruzione del personaggio, Andrea invece mi ha sempre offerto suggerimenti importanti per migliorare la mia ricerca drammaturgica, mantenendosi sempre fedele a questa sua idea che bisognerebbe tendere all’autoregia del monologo, ossia insistere sull’idea della coscienza di stare in scena».

Facendo un passo indietro, come è nata la sua passione per il teatro?

«Ho iniziato casualmente, non ho mai avuto da ragazzo nessuna idea di fare l’attore e fare teatro. Andando un giorno a Napoli all’università, notai una locandina di un corso di teatro. Ero incuriosito e a mano a mano mi sono appassionato sempre di più. Questo corso si teneva in una di quelle cantine sotto ai palazzi di un tempo, tipo sottoscala per intenderci. Lo spazio era enorme e c’era quest’odore di muffa per l’umidità che mi è rimasto impresso. Ho avuto la fortuna di conoscere nel corso della mia esperienza professionale tante piccole realtà che hanno alimentato negli anni la passione e l’interesse per quest’arte».

“Francesco ha preparato questo suo assolo in autonomia ed è sempre per me un enorme piacere affiancarlo in questa esperienza. Quando mi ha manifestato la sua intenzione di volersi sperimentare nel genere del monologo, ha chiesto una mia supervisione su alcune fasi del suo lavoro. Per il suo carattere fortemente emotivo ha scelto un testo che sente particolarmente. Spider è un personaggio a lui molto caro”

Andrea Renzi

“Io l’ho visto in una situazione di studio e mi è sembrato un esperimento drammaturgico e linguistico particolarmente interessante da poter regalare all’esperienza della sartoria, soprattutto per cominciare a sperimentare come la sala può diventare luogo per monologhi e favorire un ravvicinato e intimo rapporto con il teatro. Un vero e proprio teatro da camera, fatto attraverso l’assolo di un attore con una storia piccola, ambientata in un contesto vicino al nostro, ma abbastanza inquietante”

Francesco Saponaro

pubblicato su Napoli n.16 del 19 ottobre 2019

A Liverpool il Napoli combatte e si ritrova

A Liverpool il Napoli combatte e si ritrova

L’EDITORIALE

A Liverpool il Napoli combatte e si ritrova

Carlo Ancelotti schiera l’ennesima squadra inedita ad Anfield e mette un piede negli ottavi di Champions

di Giovanni Gaudiano

Un Napoli garibaldino ad Anfield ma costruito con intelligenza tattica e tecnica da Carlo Ancelotti. Una squadra concentrata anche se ancora convalescente, che ha saputo offrire una prestazione convincente che consente agli azzurri di vedere la qualificazione agli ottavi e che costringe il Liverpool ad andare a giocare a Salisburgo una partita vera. Una società che attraverso il tweet del presidente finalmente fa sapere il suo punto di vista su una vicenda che ha rischiato di mandare all’aria un’intera stagione.
Intendiamoci, la tempesta non è del tutto passata. Adesso viene la parte più difficile, quella di dare continuità alle prestazioni ed ottenere i risultati attesi in campionato come in coppa, compresa la Coppa Italia a gennaio. Per dirla in breve: adesso servono le vittorie.
Le parole del presidente hanno come sempre una venatura acida verso chi esprime le sue perplessità nei confronti della squadra e della società, che in questo caso potrebbe essere condivisibile. Forse però l’area di miglioramento nella comunicazione sulla quale, ci permettiamo dire, dovrebbe lavorare De Laurentiis è proprio questa: la capacità di accettare il parere degli altri soprattutto quando non si forniscono spiegazioni sugli accadimenti.
Che il presidente voglia dare una sterzata alla situazione deviando l’attenzione e ricordando a tutti che le vicende interne restano tali è più che giusto. Sarebbe stato meglio che non accadesse nulla ma questa oramai è storia di ieri.
Il Napoli ha adesso un ventaglio di possibilità per approdare agli ottavi di Champions, potrebbe farlo addirittura da prima nel girone ma la cosa importante è andare avanti.
La prestazione degli uomini mandati in campo è stata convincente anche in considerazione che Mario Rui e Fabian Ruiz rientravano da infortuni.
Ancelotti ieri sera, schierando l’ennesima formazione, ha mandato alla società un chiaro segnale. Il Napoli attuale non è proprio la squadra che lui avrebbe voluto ed allora il tecnico ha fatto di necessità virtù, ad esempio: ha inserito a sorpresa un esterno alto a destra fresco (Di Lorenzo), due centrocampisti dedicati soltanto all’interdizione sacrificando l’estro di Ruiz, una difesa con tre giocatori dalle caratteristiche da centrali ma con Maksimovic adattato a destra e Rui poco presente nella manovra d’attacco, due punte (Mertens e Lozano) pronte al contropiede in assenza del centravanti, Milik, che avrebbe dovuto essere il titolare del ruolo con Llorente inserito solo nel finale di gara.

De Laurentiis, Giuntoli e tutto lo staff sanno bene ora più che mai cosa manca a questa squadra per poter lottare sempre al massimo, sarà loro compito aggiustare, riammodernare senza stravolgere la rosa inserendo almeno un paio di giocatori di qualità superiore e senza blandire paventate epurazioni dal sapore punitivo.
La società deve anche ripensare a questi ultimi venti giorni e deve, se vuole fare l’ultimo necessario salto di qualità per vincere in campo come in contabilità, costruire un’organizzazione solida, autorevole, competente prendendo spunto da quelle che si incontrano in queste occasioni sul palcoscenico europeo (tipo Liverpool).
Sarebbe il caso infine che tutti quelli che hanno chiesto la sostituzione di Carlo Ancelotti si rendano conto che l’allenatore è venuto fuori da questa scabrosa situazione tatticamente, tecnicamente e con il lavoro e la tenacia riuscendo a tenere compatto uno spogliatoio, sicuramente in ebollizione, forse come nessun altro sarebbe stato capace di fare.
La personalità del tecnico è un valore aggiunto per la piazza di Napoli che non può essere sottovalutato. Non c’era scelta migliore che la società potesse fare quando lo ha ingaggiato e non per il suo passato vincente ma per le sue doti umane, caratteriali e lavorative tipiche di un solido reggiano che ha saputo pazientemente affrontare tutte le difficoltà che la vita gli ha presentato, superandole con classe e dignità.
La squadra è attesa ora in campionato, bisogna mettere fieno in cascina senza fare conteggi, tabelle, calcoli poi a tempo debito si vedrà!

pubblicato il 28 novembre 2019

L’occasione di Liverpool per ritrovare serenità

L’occasione di Liverpool per ritrovare serenità

OBIETTIVO ISTANBUL

L’occasione di Liverpool per ritrovare serenità

La qualificazione è vicina. La meritano la squadra, l’allenatore e la tifoseria

di Giovanni Gaudiano

L’appuntamento è per le 21.00. Il Napoli di Carlo Ancelotti ritornerà ad Anfield nel tempio del Liverpool per cercare di concretizzare la seconda occasione e chiudere anzi tempo questa benedetta qualificazione agli ottavi di Champions. Non dovesse riuscirci, il confronto presenta le sue difficoltà, ci sarà poi da vincere la gara del San Paolo con il Genk per avere la matematica certezza di approdare al turno successivo. La squadra lo meriterebbe sin da subito in terra inglese sia per quello che ha fatto da quando è nella mani dell’attuale tecnico che per il suo valore nei confronti delle altre formazioni, senza sottovalutare nessuno, inserite nel girone E. L’allenatore, neanche a dirlo, lo meriterebbe per quello che ha fatto da quando è al Napoli con una rosa sicuramente importante ma sopravvalutata, che lui ha dovuto sempre definire competitiva per il rispetto del ruolo che occupa.
Il Napoli, lo abbiamo ampiamente spiegato nel numero precedente del nostro giornale, non ha investito in pratica nulla nel mercato dell’estate appena trascorsa. Gli importi degli acquisti sono stati ampiamente pareggiati dagli incassi che entro l’inizio della prossima stagione arriveranno nelle casse della società. È una politica condivisibile, sicuramente oculata ma che non deve creare false aspettative negli appassionati ma soprattutto negli addetti ai lavori, che troppo spesso si lasciano andare.

Se si pensa che Antonio Conte, dopo la sconfitta di Dortmund, si è lamentato con la società facendo capire di avere una rosa incompleta e corta e se si tengono presente gli importanti investimenti fatti dall’Inter ed i sacrifici che hanno determinato la cessione di Icardi, praticamente gratis, al Psg per volontà dello stesso allenatore, è naturale chiedersi cosa si può volere di più da un tecnico che ha, al contrario, rivalutato una rosa che per tre anni aveva scaldato la panchina.
L’opinione pubblica, come naturale, sull’argomento ha il suo pensiero, ci sono quelli che si aspettavano da Ancelotti risultati diversi nonostante le considerazioni avanzate sulla rosa siano in fondo condivise dalla maggioranza. In sostanza “la coperta è corta”, gli infortuni e gli errori non sono mancati, la società ha confermato di avere il braccino corto, l’informazione ha pompato la situazione con superficialità e poi c’è stato anche un pizzico di cattiva sorte. Tutti questi fattori hanno determinato l’attuale situazione che sembra attanagliare la squadra, che avrebbe bisogno di una serie di risultati di spessore per superare il momento meno felice sino a questo punto della gestione Ancelotti. La gara di Liverpool può rappresentare proprio per questo l’occasione per tentare di cambiare passo. Una vittoria con la qualificazione potrebbe infondere fiducia e consapevolezza dei propri mezzi invertendo l’attuale inerzia.
È l’ennesima occasione per mettere in mostra il meglio, ci si augura che gli azzurri non se la lascino scappare.

pubblicato sull’inserto di Napoli n.18 del 23 novembre 2019