Fernando Llorente: l’ariete per Ancelotti

Fernando Llorente: l’ariete per Ancelotti

PROFILI

Fernando Llorente: l’ariete per Ancelotti

Lo spagnolo va a completare il reparto offensivo degli azzurri: affidabilità, esperienza e capacità di giocare per la squadra

di Marco Boscia

Un rinforzo necessario

Svincolatosi dal Tottenham, recente finalista di Champions League, è arrivato all’ombra del Vesuvio il trentaquattrenne Fernando Llorente, soprannominato El Rey León. L’attaccante, per età lontano dalla politica sempre seguita dal club, sarà un’arma in più per Ancelotti. È, infatti, soltanto il decimo over 30 dell’era De Laurentiis: il presidente pare abbia atteso Mauro Icardi finché ha potuto, ma viste le titubanze dell’argentino, al quale offriva un contratto milionario, ha deciso poi di “virare” sullo spagnolo. El Rey León è, però, tutt’altro che un ripiego e va a completare un reparto già forte che adesso risulta davvero completo. Originario dei Paesi Baschi, dal carattere introverso e poco incline alla luce dei riflettori, Llorente, una volta rotto il ghiaccio con il primo gol in azzurro, nonostante un passato nelle file della Juventus, saprà certamente farsi voler bene dal popolo napoletano.

Il perché di una scelta

Ancelotti, pur avendo in rosa Milik e Mertens, che è oramai riduttivo definire un falso nueve, ha chiesto ed ottenuto un’altra punta con caratteristiche diverse sia da quelle del polacco che del belga. Llorente è, infatti, un attaccante dotato di un fisico possente, ottimo colpitore di testa e uomo d’area di rigore, utile ad accentrare su di sé le attenzioni dei difensori avversari e ad aprire gli spazi per i compagni di squadra. Sarà importante per la causa azzurra: quasi certamente il tecnico lo impiegherà per sbloccare partite complicate o per recuperare da situazioni di svantaggio. Ad ogni modo non è detto che, raggiunta la piena forma, oltre che in spezzoni di gara, il basco non riesca a ritagliarsi uno spazio importante anche dall’inizio, senza essere relegato al solo ruolo di vice.

Un curriculum da top player

Più di 100 gol in 9 stagioni con l’Athletic Bilbao prima di approdare nel 2013 alla Juventus, con cui esordisce in Champions e vince 2 campionati. Nell’agosto 2015 Llorente torna in Spagna al Siviglia e vince l’Europa League; l’anno successivo milita in Premier League con lo Swansea City e realizza 15 gol. Nell’estate 2017 lo acquista il Tottenham dove diviene a tutti gli effetti la riserva di Harry Kane. Quest’anno con il definitivo gol del 3-4, in casa del Manchester City, ha riportato gli Spurs in semifinale di Champions dopo 57 anni, competizione poi persa in finale contro il Liverpool. Nel suo curriculum da annoverare una Coppa del Mondo nel 2010 ed una d’Europa due anni più tardi con la nazionale spagnola.

pubblicato su Napoli n.14 del 14 settembre 2019

Gli opinionisti ondivaghi che illuminano le partite

Gli opinionisti ondivaghi che illuminano le partite

L’EDITORIALE

Gli opinionisti ondivaghi che illuminano il commento alle partite

Il Napoli cede al Cagliari dopo una gara stregata. La squadra sarda viola il San Paolo in maniera rocambolesca

di Giovanni Gaudiano

L’equilibrio impone la capacità di pesare le parole che si usano prima senza doverne spiegare successivamente reconditi significati. Gli opinionisti anche se hanno giocato al calcio spesso usano espressioni fuori luogo ed a volte sfiorano l’offesa personale. Il Napoli, del quale tutti abbiamo decantato la capacità offensiva di questo periodo, si è fermato di fronte al Cagliari, una squadra arrivata al San Paolo per giocare la sua partita con i suoi obiettivi ed alla sua maniera.

Nessuno può discutere chi si difende, chi fa ostruzionismo anche se l’arbitro dovrebbe impedire l’estremizzazione del fenomeno. La gara di ieri sera è stata semplicemente una di quelle partite che gli azzurri forse non avrebbero sbloccato neanche giocando sino al mattino dopo. Porterà delle conseguenze non per il Napoli ma sicuramente per tutte le squadre che verranno a giocare al San Paolo, la storia di questa stagione è ancora molto lunga e lo si vedrà.

È necessario ancora una volta valorizzare, invece, le parole di Carlo Ancelotti.

Il tecnico ha spiegato come non si possa discutere la prestazione della sua squadra. Il Napoli poteva vincerla largamente questa gara, forse si può discutere sulla prestazione di qualche singolo, apparso meno brillante che in altre recenti occasioni e di sicuro nella sacralità dello spogliatoio il tecnico saprà evidenziare le cose che non hanno funzionato e quindi correggerle. Ma quello che di sicuro sia Ancelotti che Insigne non hanno potuto mandar giù, davanti alle telecamere, sono state le espressioni: “Sembrava per il Napoli una gara amichevole con poca determinazione” oppure “è mancata l’intensità da parte della squadra”.

Sono frasi da non poter accostare alla partita giocata dal Napoli contro il Cagliari, sono frasi di chi sembrerebbe non aver visto la partita e quindi parlare per partito preso. Non sono atteggiamenti nuovi e di certo non termineranno dopo questa giornata di campionato.

Una verità che si può invece affermare è l’assoluto atteggiamento ondivago di chi parla in televisione, che risente quasi sempre dell’ultima prestazione e soprattutto di cosa sia capitato proprio in alcune frazioni di gioco, affrontando raramente la valutazione di una gara e dei suoi protagonisti riuscendo a mantenere l’equilibrio di cui si parlava all’inizio.

pubblicato il 26 settembre 2019

Giallo o Noir? Parola a quattro editori

Giallo o Noir? Parola a quattro editori

GLI EDITORI

Giallo o Noir? Parola a quattro editori

Aldo Putignano, Alessandro Polidoro, Rosario Bianco e Diego Guida parlano di Maurizio de Giovanni e dell’editoria campana

di Giovanni Gaudiano

La saga del Commissario Ricciardi chiude o forse s’interrompe ma il lavoro di Maurizio De Giovanni prosegue e proseguirà. Il lavoro del romanziere ha segnato ad oggi un punto fermo nel genere noir e dai consensi che ha raccolto tra il pubblico quanto tra la critica è chiaro come non si possa più parlare di un fenomeno ma di un autore consolidato del quale si aspettano con ansia i prossimi lavori. Abbiamo rivolto a quattro editori napoletani, Aldo Putignano di Homo Scrivens, Diego Guida di Guida Editori e presidente degli editori italiani, Alessandro Polidoro dell’omonima casa editrice e Rosario Bianco della Rogiosi Editore, tre domande per meglio esplorare il genere, l’opera di De Giovanni e lo stato dell’editoria.

I quesiti rivolti:

1) Quale è per lei la differenza sostanziale tra giallo e noir?
2) Cosa ne pensa del successo di De Giovanni e dell’addio di Ricciardi?
3) Che periodo attraversa l’editoria in Campania ed in generale in Italia?

Aldo Putignano

1) Il giallo è un gioco intellettuale che parte da un evento nefasto e le indagini che ne scaturiscono servono ad analizzare le persone, la società quindi idealmente il mondo che gira intorno alla storia. Il noir scompagina le carte perché non ha come obiettivo la certezza di una soluzione, tipica del giallo, può non arrivare ad una soluzione e questo serve ad aggiungere inquietudine nel lettore.

2) Per quanto riguarda la carriera di Maurizio ritengo sia un unicum nella moderna storia letteraria perché si è trattato di un arrivo improvviso che ha ottenuto immediatamente grande attenzione e grandi risultati in Italia e all’estero. In questo panorama Ricciardi ha avuto un preciso ruolo in una scrittura che si caratterizza per vari aspetti: quello umoristico, quello storico con il racconto di un’epoca fino ad arrivare a quello horror. Ritengo inoltre che in Maurizio sia forte il desiderio di rilanciarsi trovando nuove strade ed affrontando nuove sfide per mettersi sempre in discussione. Dispiace non leggere più di Ricciardi ma siamo anche tutti curiosi di vedere che strade De Giovanni prenderà.

3) Credo che l’editoria napoletana sia in grande fermento, ha superato la fase di un’editoria tradizionale legata agli editori-librai che nella nostra città hanno svolto un ruolo determinante per approdare ad un ambito nazionale come dimostra il fatto che tra gli scrittori italiani più letti ci siano diversi autori campani. Poi manifestazioni come “Ricomincio dai libri” e ancora di più “Napoli-Città-Libro” testimoniamo di un’attenzione importante e anche che il dialogo è ripartito.

Diego Guida

1) Credo che pochi siano in gradi di comprendere la vera differenza letteraria tra giallo e noir. Maurizio è riuscito a costruire un percorso anche di dialogo con i suoi lettori e penso che questo sia importante. Ritengo inoltre che De Giovanni abbia il merito di aver contribuito a valorizzare la nostra città con la descrizione dei posti e dei luoghi che troviamo nelle sue opere.

2) Apprezzo molto la scelta di De Giovanni perché dimostra il coraggio di inventarsi un nuovo personaggio mentre poteva vivere sugli allori di uno già noto al grande pubblico. Avere il coraggio di presentarsi con un novità vuol dire essere attento al mutamento dell’umore dei lettori e quindi personalmente plaudo a questa sua scelta.

3) Credo ci siano una serie di concomitanze che ci fanno tornare all’attenzione nazionale come editoria partenopea e campana. Sono convinto che il grande successo di alcuni nostri autori su tutto il territorio nazionale, anche se i libri sono stati pubblicati da case editrici non napoletane, combinato con il successo delle due edizioni del Salone del libro a Napoli ci abbiano riportato un po’ alla ribalta nazionale ed internazionale. La città è stata riscoperta per quella che in realtà è, oggi Napoli ha un’immagine diversa da spendersi all’esterno che ha permesso di abbandonare i soliti stereotipi.

Alessandro Polidoro

1) Credo che la chiave di lettura sia quella della contaminazione anche tra giallo e noir che sono due generi che possono avvicinarsi tra loro e attrarre una platea di lettori eterogena e più vasta rispetto ad una classificazione troppo rigida.

2) Il successo di De Giovanni è da considerarsi meritatissimo, ha dimostrato di essere un creativo che ha saputo attraversare diverse forme artistiche come la scrittura, la sceneggiatura, il teatro, il cinema, la televisione dimostrando di essere un artista camaleontico capace di raggiungere un pubblico molto vasto. L’editoria campana ha ricevuto grandi beneficio dal suo lavoro.

3) È un periodo di grande fermento e ciascuna azienda editoriale sta puntando sulla qualità, sulla specializzazione e sulla competenza. Quest’atteggiamento sta portando gli editori campani ad essere osservati e ad avere un preminenza ed un’importanza anche a livello nazionale. C’è ancora tanto da fare, da lavorare sulla promozione e sulla distribuzione ma le buone intenzioni, le competenze e le qualità ci sono.

Rosario Bianco

1) Il giallo presenta una trama contorta, quasi enigmatica mentre il noir rappresenta un genere distinto che in qualche maniera si contrappone al giallo nel senso che ha seri paradigmi di violenza, è molto più duro e poco enigmatico e non ha come obiettivo la ricerca della soluzione.

2) Maurizio è una persona coerente. Questa sua scelta gli dà ancora più lustro, più spessore sia come uomo che come scrittore perché ha mantenuto i presupposti che aveva anticipato. Con Ricciardi ha esplorato un tipo di narrazione territoriale nella quale si sono riconosciuti un po’ tutti i napoletani perché Maurizio è bravo non solo nella descrizione dei luoghi ma del humus, del vissuto dei luoghi stessi. Il suo lavoro però ha raggiunto il risultato di coinvolgere anche quelli, non napoletani, che amano la parte positiva della nostra città.

3) Credo che l’editoria campana non ha mai attraversato un periodo di crisi come fermento culturale perché le vendite sono un argomento da trattare a parte. A questo proposito mi piace sottolineare come sia un dato di fatto che coinvolga tutta la regione e come l’iniziativa non sia mai venuta meno. Il momento attuale vede una bella reazione dell’editoria organizzata che forse si è avvalsa dell’organizzazione del Salone del Libro per allargare la propria attività. C’è tanta vitalità anche se vediamo che i nostri migliori autori per forza di cose sono pubblicati da case editrici non napoletane e non campane ma questo fa parte del gioco dell’impresa.

pubblicato sull’inserto dedicato a Maurizio de Giovanni di Napoli n.13 del 07 agosto 2019

Napoli-Lecce: gioco verticale 4 – polemiche 1

Napoli-Lecce: gioco verticale 4 – polemiche 1

 L’EDITORIALE

Gioco verticale 4 – polemiche 1

Ancelotti spiazza tutti schierando insieme Insigne-Milik-Llorente mentre Liverani si dedica alle polemiche

di Giovanni Gaudiano

Il presidente aveva chiesto una prova di maturità dopo la grande prestazione di martedì sera contro il Liverpool e la squadra ha risposto immediatamente. Sono queste le partite da vincere e sono queste le partite nelle quali le soluzioni messe nelle mani di Ancelotti possono servire a tenere tutta la rosa pronta ad entrare in campo. Sono stati sei i cambi rispetto alla gara di Champions, si è visto un attacco a due vere punte, il Napoli non giocava così da anni, e si è visto un centrocampo che ha saputo correre, interdire e costruire.

Un gioco sempre più verticale con la capacità di ribaltare l’azione di interdizione in un veloce e ficcante contropiede con i difensori di fascia complessivamente apparsi in buona crescita. Ci sono stati degli errori in appoggio e qualche errore nella fase terminale dell’azione d’attacco ma nell’economia generale della gara non hanno inciso.

Il risultato lascia poco spazio alle congetture ma che Ancelotti durante le interviste post partita abbia ammesso che esiste un’area di miglioramento in questo particolare è significativo. Il Napoli deve crescere ancora nel rendimento, come nella tenuta atletica e soprattutto mentale. Non è il caso di parlare dei singoli ma è naturale menzionare LLorente che in meno di una settimana mette a segno tre reti (una in Champions e due in campionato) di grande importanza per un giocatore che da svincolato ha iniziato la preparazione da solo.

Dopo quattro gare sono 13 le reti messe a segno dall’attacco azzurro e manca ancora all’appello Milik, fermato da guai fisici, apparso comunque in ripresa a Lecce. Con questa gara è iniziata una settimana impegnativa per il Napoli atteso mercoledì al San Paolo contro il Cagliari e di nuovo in casa domenica contro il Brescia. Poi la trasferta in Belgio per la seconda gara di Champions e la partita domenica ad ora di pranzo contro i granata a Torino.

pubblicato su Napoli il 22 settembre 2019

In aereo o in auto siamo tutti pronti

In aereo o in auto siamo tutti pronti

 OBIETTIVO ISTANBUL

In aereo o in auto siamo tutti pronti

Il Napoli ha le qualità per poter sperare in un miracolo, nonostante sia inferiore a diverse pretendenti alla coppa

di Giovanni Gaudiano

Che si vada in aereo o in auto la distanza tra Napoli ed Istanbul supera abbondantemente i mille chilometri, per l’esattezza 1236 Km in aereo e 1547 Km, quasi tutti in autostrada con un passaggio in mare tra Bari e Igoumenitsa, in autovettura.

Sembrano due distanze tanto diverse ma non per la differenza del chilometraggio, che pure è sensibile, quanto per il tempo che si impiega a percorrerle secondo il mezzo usato. Eppure è certo che da quando c’è stato il sorteggio in tanti avranno pensato di organizzare un viaggio lungo una settimana, una specie di pellegrinaggio per seguire la maglia azzurra partendo da Capodichino per arrivare ad Istanbul. Forse è solo un sogno ad occhi aperti ma certo servirebbe a certificare definitivamente una dimensione internazionale per il Napoli creato da Aurelio De Laurentiis e messo nelle sapienti mani di Carlo Ancelotti.

Peraltro il viaggio in auto, sicuramente più romantico, avrebbe il vantaggio di passare per Alessandropoli e la storia racconta come il macedone, che dà il suo nome alla città greca di confine, avesse annesso al suo impero Bisanzio, la città che oggi conosciamo come Istanbul.

Lasciando la digressione turistica e storica e tornando alla “pedata” di marca breriana, la strada per arrivare all’Atatürk Stadium è lunga, difficile, irta di insidie, prevede scontri con grandi società e di conseguenza grandi squadre e come tutte le cose della vita avrebbe bisogno di un pizzico di fortuna che in apparenza almeno nel sorteggio del girone pare che quest’anno ci sia stato, anche se Ancelotti fa bene a diffidare.

È bene intendersi, nessun avversario va sottovalutato ma se stiamo pensando (sognando) di organizzare un viaggio in Turchia non sono gli avversari di terza e quarta fascia che ci debbono impensierire.

Invece sarà bene guardarsi proprio dal Liverpool e non solo nei confronti diretti ma evitando di fare calcoli sul potenziale dei Reds che dovrebbero puntare al bottino pieno di punti in tutti i confronti.

È un errore da non ripetere, già in due occasioni i calcoli hanno penalizzato un Napoli che meritava di andare avanti e non retrocedere in Europa League. Quindi attenzione e decisione nel cercare di vincere tutte le gare, cercando la qualificazione con le proprie forze senza sperare che Klopp e la sua masnada facciano bottino pieno con Salisburgo e Genk.

pubblicato sull’inserto dedicato alla Champions di Napoli n.14 del 14 settembre 2019