MAV – Realtà e immagine virtuale si incontrano

MAV – Realtà e immagine virtuale si incontrano

Il dr. Orvitti direttore del museo di Pietrarsa

/ IL PATRIMONIO

MAV – Realtà e immagine virtuale si incontrano

Ad Ercolano il museo che ripropone l’aspetto storico delle città devastate dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. prossimo ai 100mila visitatori

di Lorenzo Gaudiano

“La meraviglia è il principio della conoscenza”. È proprio una massima del filosofo greco Aristotele ad inaugurare la visita del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, una vera e propria immersione multimediale in un’epoca remota di cui quei pochi resti rimasti da ammirare diventano protagonisti di affascinanti ricostruzioni digitali, realizzate con l’ausilio delle tecnologie più all’avanguardia. Il risultato è proprio quella meraviglia di cui si parlava, suscitata dalla possibilità di ampliare con questi strumenti la visione della realtà ed affacciarsi in un mondo che non è solo immaginazione ma anche riproduzione di qualcosa che l’istintività della natura in un attimo, nel lontano 79 d.C., ha cancellato con inarrestabile furia.

Da edificio scolastico a museo. La storia del Mav è cominciata nel 2003, quando il Comune di Ercolano e la Provincia di Napoli sottoscrissero un protocollo d’intesa per trasformare l’abbandonata scuola Iaccarino in luogo museale. Poi la costituzione della Fondazione C.I.V.E.S per la gestione del museo e i servizi culturali connessi nel dicembre 2005, l’inaugurazione del Mav nel 2008 e infine l’adesione alla fondazione della Regione Campania nel maggio 2009. Da quel giorno la crescita non si è più fermata grazie all’interesse culturale dei vari visitatori e alle tecnologie di cui il museo dispone per affascinare il pubblico e permettere la conoscenza di un importante pezzo di realtà storica appartenente al nostro territorio.

Ricostruzione virtuale della casa del poeta tragico a Pompei
Testimone di quest’incessante evoluzione è il Direttore Generale della Fondazione C.I.V.E.S. Ciro Cacciola, in carica dal 2009.

«Dal punto di vista dei numeri oggi il Mav ha raggiunto circa i 100mila visitatori l’anno. Dieci anni fa tutto questo era davvero impensabile, quindi è chiaro che ci sia stato un cammino di grande crescita. In base ai riscontri del primo quadrimestre del 2019 abbiamo la certezza di superare la quota di 100mila. Nella precedente annata infatti abbiamo accolto all’incirca cinquecento scuole di Napoli e provincia, abbiamo organizzato centinaia di laboratori per bambini. Poi naturalmente vanno sottolineati i continui aggiornamenti agli exhibit museali, con una dotazione di tecnologie e contenuti in continua evoluzione».

Evoluzione che in questo campo non può assolutamente mancare.

«Con il nuovo allestimento di ottobre, a cui stiamo lavorando già da qualche mese, il Mav sarà l’unica realtà museale ad avere nel proprio percorso tutte le nuove tecnologie di nuovissima generazione tra realtà virtuale, realtà aumentata, realtà mista e strumenti di interattività come il Kinect. Tra l’altro presso i nostri laboratori si lavora anche con alcune tecnologie che sono ancora di uso sperimentale. Rispetto a dieci anni fa il Mav si è evoluto in maniera considerevole. Se non fosse così, non incontrerebbe il gradimento del pubblico perché gli attuali visitatori hanno aspettative diverse da quelle di dieci anni fa. Le tecnologie cambiano continuamente e dunque gli aggiornamenti diventano necessari per avere un riscontro favorevole. La stragrande maggioranza del nostro pubblico è costituita dai cosiddetti millennials, ovvero tutti coloro che sono nati dopo il 2000. È evidente che le aspettative di questi ultimi siano totalmente diverse da quelle della generazione precedente».

Il direttore Ciro Cacciola

Non solo Ercolano, ma anche Pompei, Baia, Stabiae e Capri si offrono agli occhi dei visitatori con una maggiore completezza, che senza dubbio non vuole sostituire ma integrare la conoscenza degli scavi archeologici. Una riproduzione della mappa dell’antica Ercolano con un dispositivo interattivo per visualizzare le schede di accompagnamento relative ai principali punti di interesse della città apre il percorso multimediale che insieme alle voci delle divinità Venere, Dioniso e Atena mostra ai visitatori l’antico aspetto di edifici pubblici come il Teatro e le Terme di Ercolano e il Tempio di Giove a Pompei, delle domus romane più importanti come la casa del Fauno e del citarista e della prestigiosa Villa dei Papiri. Un film in 5D sull’eruzione del Vesuvio che più di 2000 anni fa ha dato origine a tutto chiude una visita affascinante e spettacolare. La conversazione con il direttore Cacciola ora può riprendere..

Realtà degli scavi da una parte, immagini virtuali dall’altra. Lei si schiera?

«Ritengo che le due cose siano complementari. La direzione verso cui quasi tutti i musei tendono oggi è un intreccio sempre più stretto tra la realtà fisica del patrimonio culturale e quella virtuale. I feedback ricevuti sono unanimi su un punto: che la visita al Mav costituisce un complemento agli scavi di Ercolano, favorendone una maggiore comprensione. Questo soprattutto perché i visitatori non sono specialisti del settore ma persone con una grande passione per il patrimonio culturale ed archeologico. Penso che oggi di questo connubio non se ne possa fare più a meno in nessun ambito culturale».

Proprio per questo è stata istituita la ErcolanoVesuvio Card.

«Da dicembre 2018 grazie a questo strumento, che costa 22 euro, si può avere accesso a quattro siti: scavi di Ercolano; Vesuvio; Mav e Ville Vesuviane. Grazie alla Scabec abbiamo fornito ai nostri visitatori l’opportunità con un unico pass di entrare dappertutto».

Non sono solo i turisti stranieri a visitare il museo.

«In percentuale il 40% è costituito da studenti di tutti i livelli di istruzione, il 35% dal turismo internazionale, il restante da famiglie italiane, napoletane e regionali».

E gli eventi organizzati naturalmente non mancano.

«L’anno scorso abbiamo realizzato ed ospitato circa 100 eventi. Alcuni sono gratuiti e rivolti ad un pubblico locale, data la nostra attenzione al campo del sociale. Cerchiamo di calibrare la programmazione da noi offerta in base a tutte le fasce d’età».

Eruzione del Vesuvio

pubblicato su Napoli n.10 del 25 maggio 2019

Gianni Di Marzio: “Non esisteva lo staff”

Gianni Di Marzio: “Non esisteva lo staff”

Gianni Di Marzio con Massimo Giletti e Fulvio Collovati

/ L’INTERVISTA

Gianni Di Marzio: “Non esisteva lo staff”

Oggi consulente ed opinionista, seminatore d’oro per due anni, parla del precampionato, della tattica e della tecnica

di Giovanni Gaudiano

Storie di ritiri, di lavoro sul campo per i giocatori e per gli allenatori. Di località alpine dove una volta la temperatura era sempre fresca ed ora spesso il caldo non molla la sua presa neanche a più di mille metri di altezza. Storie di allenatori, di quelli andati via, di quelli appena arrivati e di quelli confermati con la voglia di iniziare una nuova stagione vincente. Ma quanti sono stati i napoletani che hanno occupato la panchina del Napoli? Pochi, molto pochi e per troppo poco tempo, a scorrere la lista se ne trovano cinque: Egidio Di Costanzo, Rosario Rivellino, Gianni Di Marzio, Vincenzo Montefusco e Giovanni Galeone. Alla lista forse si potrebbe aggiungere l’indimenticabile Bruno Pesaola, argentino di nascita ma napoletano d’adozione e d’indole. Per i napoletani “veraci” spezzoni di stagione con l’unica eccezione di Gianni Di Marzio, al quale però non fu dato il tempo necessario per mettere in evidenza tutte le sue capacità, visto che nel suo primo anno, quello completo sulla panchina degli azzurri, ottenne un quinto posto qualificando la squadra per la coppa Uefa e perse in finale di coppa Italia a Roma con l’Inter, una gara condizionata dall’incolore prestazione del portiere Mattolini e di mister due miliardi, al secolo Giuseppe Savoldi, capocannoniere della manifestazione con 12 reti messe a segno in undici partite, rimasto a secco proprio nella finale di Roma. Gianni Di Marzio ha nella sua storia un palmarés importante ma bastano i due “Seminatore d’Oro” (premio antesignano dell’attuale panchina d’oro) ottenuti nel ‘72 e nel ‘76 per confermarne la capacità, il valore e la sua competenza che ha poi sviluppato con successo da direttore sportivo, da direttore generale e da responsabile dell’area estera della Juventus.

Il tecnico partenopeo con il Mago Helenio Herrera
Con lui iniziamo una chiacchierata partendo proprio dai ritiri, dall’evoluzione del pre-campionato e dalla differente preparazione che oggi svolgono le squadre nella fase estiva.

«Sono stato il primo allenatore a portare il Napoli in Alto Adige nel 1977 a Bressanone. La prima settimana di quel ritiro la squadra si allenò in alta montagna e poi scendemmo in città dove c’erano le attrezzature necessarie per rifinire la preparazione. A Bressanone infatti c’era una palestra grande quasi metà campo da calcio opportunamente attrezzata che ci consentiva di non interrompere il lavoro anche in caso di tempo cattivo. Ci trovammo molto bene».

Cosa è cambiato nel ritiro che oggi viene programmato per le squadre di calcio?

«Se parliamo della preparazione atletica, è giusto ricordare come l’allenatore fungesse anche da preparatore grazie ad una conoscenza approfondita della materia che si studiava a Coverciano con il professore Nicola Comucci, il primo valido insegnante di scienze motorie a cui la Federazione affidò i corsi riservati ai futuri allenatori. Vorrei ricordare come in quel periodo non esistesse lo staff che siamo abituati a vedere oggi, formato da 7/8 persone che collaborano con il tecnico in maniera specialistica. C’era solo l’allenatore in seconda. La preparazione (ed il suo studio) era interessante e importante soprattutto se, come ho fatto io, la si seguiva nei vari corsi delle varie categorie. Debbo dire che ho fatto l’allenatore per quasi 40 anni e grazie al tipo di preparazione atletica che ho adottato i miei giocatori non hanno mai sofferto per incidenti muscolari».

Parlando della preparazione cosa è cambiato nel programma e nella metodologia?

«Noi facevamo molto fondo, mettevamo tanta benzina nelle gambe. L’attenzione che veniva data alla capillarizzazione, che io considero ancora oggi la prima condizione per realizzare una valida preparazione, era massima. Si ricercava di dare ai muscoli dei giocatori la maggiore ossigenazione possibile, che poi aveva la sua funzione nello smaltimento dell’acido lattico accumulato nel corso di una partita di calcio. Si lavorava quindi sul potenziamento muscolare, sugli addominali e sulla resistenza con allenamenti sia in palestra sia soprattutto nei boschi che, presentando i classici sali/scendi, portavano anche ad un potenziamento delle gambe; poi arrivava la fase riservata alla velocità. Il mio programma di lavoro era distribuito su tutto l’arco della stagione, con l’ausilio di un diagramma che prevedeva le fasi e le riprese di lavoro mese per mese e che teneva in considerazione le variazioni climatiche e di conseguenza quelle dei campi da gioco».

Con Arrigo Sacchi
Cosa ne pensa della figura del preparatore?

«Nessuno discute la preparazione degli attuali specialisti ma voglio ribadire come la figura dell’allenatore racchiudesse in sé tutte le informazioni necessarie alla gestione della squadra. Non avevamo bisogno a fine partita di analizzare statistiche o particolari analisi per sapere quanto avesse reso questo e quel giocatore, mentre la valutazione dello stato di forma generale della squadra ci permetteva di programmare la settimana di lavoro variandola ed adeguandola alle esigenze che la gara ci aveva indicato. Era tutto concentrato nel bagaglio tecnico dell’allenatore. Nel mio caso, pur tenendo in grande considerazione la preparazione atletica, non ho mai tralasciato la parte riservata alla tecnica, con le mie squadre ho sempre lavorato moltissimo, come si fa in Brasile, sul pallone. Questo voleva dire sviluppo della tecnica individuale su tutti i cosiddetti fondamentali, velocità nell’esecuzione delle giocate e variazioni di ritmo; alla fine i giocatori non si annoiavano e lavoravamo molto bene con buoni risultati».

Cosa pensa delle tante amichevoli che si disputano oggi e delle lunghe ed a volte stressanti tournée alle quali molte squadre sono costrette?

«Ritengo che incida negativamente perché impone di accelerare la preparazione, che diventa di fatto una mini-preparazione, per permettere ai giocatori di andare in campo e rendere per i minuti stabiliti dal tecnico che è costretto ad alternarli nel corso di queste amichevoli. Alla fine si tratta di un compromesso che consente alle società di vendere il proprio brand a beneficio delle proprie casse ma la squadra finisce per risentirne per tutta la stagione».

Il Napoli ha iniziato la sua preparazione con assenze dovute agli impegni internazionali e con un mercato ancora in evoluzione. Cosa pensa che manchi alla squadra di Ancelotti per fare l’ultimo, decisivo salto di qualità?

«Manca la qualità (sorride ndr). Ci sono alcuni ruoli dove bisogna aumentare il coefficiente qualitativo. L’allenatore è indiscutibilmente un vincente, in squadra ci sono 6/7 giocatori all’altezza per lottare per lo scudetto ma non basta. Ci vogliono 3/4 giocatori di esperienza e qualità senza dover spendere cifre irragionevoli ma compiendo le scelte giuste. Il Napoli che ha vinto gli scudetti oltre a Maradona aveva in rosa tanti altri giocatori di grande qualità. Basta pensare a Giordano, Carnevale, Careca, Alemao, Bagni ed altri. I grandi giocatori, soprattutto negli ultimi trenta metri in attacco come in difesa, determinano la partita mentre al contrario gli errori dei giocatori non all’altezza condizionano i risultati in partite che andrebbero vinte. Tutto questo non intacca il percorso positivo che la nuova società ha saputo costruire in questi anni di crescita e che potrebbe avere un suo compimento con il definitivo innalzamento dell’asticella».

In tv con Andrea Carnevale
James Rodriguez rientra in questo tipo di giocatore necessario al Napoli?

«È un trequartista mancino di grande talento, sa calciare le punizioni, diciamo che è un classico numero 10 che deve giocare alla spalle di una prima punta. Non ha fatto sino ad oggi la carriera che poteva e può ancora fare, dipenderà anche da come Ancelotti deciderà di impiegarlo. Mi auguro che non ripeterà l’esperimento di adattare i giocatori al suo gioco».

Pensa che il Napoli con la coppia Koulibaly-Manolas si sia rinforzato in difesa?

«Si tratta di una coppia molto diversa rispetto a quella formata con Albiol. Lo spagnolo ha esperienza e carisma mentre Manolas è rapido, è un guerriero, con lui il Napoli acquista in forza fisica e la linea difensiva potrà giocare più alta. Alla fine c’è una sorta di compensazione ma va considerata anche l’età che è a favore del greco».

È stata una chiacchierata piacevole densa di spunti ma anche una piccola lezione erogata da un maestro di calcio che da molto tempo si diletta a fare anche l’opinionista televisivo in vari salotti, cercando di spiegare con la passione e la competenza che lo contraddistingue questo mondo che molti hanno voluto rendere complicato e difficile anche se in realtà, pur avendo le sue ben precise regole, è più semplice di quanto sembra.

pubblicato su Napoli n.12 del 13 luglio 2019

Il ritiro e l’importanza economica di Dimaro

Il ritiro e l’importanza economica di Dimaro

/ L’APPROFONDIMENTO

Il ritiro e l’importanza economica di Dimaro

La località alpina è oramai la seconda casa del Napoli e la meta fissa per le vacanze di molti tifosi azzurri

di Francesco Marchionibus

Anche quest’anno il Napoli ha dato l’avvio alla propria stagione a Dimaro, la splendida località della Val di Sole in cui la squadra partenopea effettua il ritiro precampionato oramai dall’estate del 2012.

Dimaro già detiene, nella storia della società azzurra, il record per aver ospitato il maggior numero di ritiri consecutivi (dopo aver superato i sette anni del Ciocco, il centro toscano che ha vissuto negli anni settanta la preparazione precampionato delle squadre di Chiappella, Vinicio e Pesaola); ma la striscia di presenze è destinata ad allungarsi ulteriormente, visto che la SSC Napoli all’inizio di quest’anno ha concluso un nuovo accordo con il sistema turistico Trentino (Assessorato al Turismo, Trentino Marketing, Apt Val di Sole e Comune di Dimaro Folgarida) per il triennio 2019 – 2021.

Sempre più azzurra, dunque, la Val di Sole, e sempre più forte il legame tra Dimaro, la squadra ed i tifosi. A rafforzare questo legame contribuisce poi anche la durata del ritiro: quasi nessuna tra le squadre più importanti, sia italiane che internazionali, si trattiene nella stessa località per un periodo lungo come quello dei partenopei, che soggiornano a Dimaro per ben tre settimane.

La maggiore durata del ritiro, prima di partire per le amichevoli di lusso in giro per il mondo, ha per il Napoli diversi effetti positivi.

Innanzitutto ne beneficia la qualità della preparazione dei calciatori, fondamentale per affrontare al meglio la stagione agonistica. Come dichiarato dal mister Ancelotti in occasione della presentazione del ritiro: “Una preparazione ideale è di cinque settimane e poterne svolgere tre a Dimaro Folgarida per noi è perfetto”.

Il sindaco di Dimaro Lazzaroni

In secondo luogo, la permanenza più lunga dà maggiori possibilità di avere un contatto diretto con i propri beniamini ai tifosi azzurri, soprattutto a quelli provenienti dalle regioni settentrionali e dall’estero, che durante l’annata calcistica hanno ovviamente meno opportunità di seguire da vicino la propria squadra del cuore.

Ma gli aspetti positivi del ritiro a Dimaro così come concepito dal Napoli non sono solo quello tecnico e quello del coinvolgimento della tifoseria, c’è anche un importante risvolto di carattere economico, che coinvolge sia la stessa società azzurra che i territori che la ospitano.

La crescita che il brand Napoli ha registrato nelle ultime stagioni ha consentito al presidente De Laurentiis di ottenere nell’ambito dell’accordo con il sistema turistico Trentino un compenso di oltre due milioni di euro per il periodo 2019 – 2021, con un deciso incremento rispetto ai circa 600mila euro ottenuti per il 2018 e soprattutto rispetto al milione e 200mila euro introitati per il triennio 2015 – 2017.

A fronte dei compensi corrisposti al Napoli, è evidente che Dimaro e tutto il territorio della Val di Sole ricevano importanti benefici in termini di pubblicità e comunicazione, e questo proprio grazie alla importanza e alla diffusione che il marchio Napoli ha raggiunto a livello sia nazionale che internazionale.

Tutto ciò ovviamente consente alle attività ricettive e commerciali della zona di ottenere importanti ritorni economici, che se hanno il loro picco nel periodo del ritiro (l’anno scorso si sono registrate a luglio oltre 40.000 presenze) si estendono però, grazie alla bellezza della Val di Sole e all’ospitalità della propria gente, anche agli altri periodi dell’anno.

In sostanza anche il ritiro è un business, ma quest’anno l’accordo tra SSC Napoli e sistema turistico Trentino ha particolare valore sotto l’aspetto “sociale”: i tifosi napoletani, con la loro entusiastica partecipazione al ritiro, possono aiutare Dimaro a riprendersi definitivamente dopo i tragici eventi atmosferici dello scorso ottobre.

Parlano di Dimaro:

“In Trentino mi sento in un ambiente piacevole, con una cultura dell’ospitalità e del lavoro simile alla mia visione della vita. Dove si lavora per risolvere i problemi”

Aurelio De Laurentiis

“Siamo stati benissimo in Trentino, abbiamo trovato strutture ottime e sono molto contento di poter tornare a Dimaro”

Carlo Ancelotti

pubblicato su Napoli n.12 del 13 luglio 2019

Completare la squadra per non avere rimorsi

Completare la squadra per non avere rimorsi

/ L’EDITORIALE

Completare la squadra per non avere rimorsi

Il presidente deve mettere a disposizione del tecnico la migliore compagine possibile grazie anche alla grande capacità del suo staff di sistemare i cosiddetti esuberi. Varata la campagna abbonamenti

di Giovanni Gaudiano

Ultimi giorni di ritiro per il Napoli. Mercoledì 24 alle 17.30 la squadra sarà ancora impegnata a Carciato in amichevole questa volta contro la Cremonese e mentre i giocatori a disposizione di Ancelotti proseguono negli allenamenti si è mosso, e bene, il mercato in uscita.

Nel frattempo si è aperta la campagna abbonamenti varata con l’evidente intento di riportare il pubblico al San Paolo grazie a prezzi che sembrano abbordabili e decisamente scontati rispetto a quelli che verranno applicati per le singole gare di campionato che la società ha già comunicato, dividendo le avversarie in tre fasce.

Negli ultimi giorni hanno parlato sia il presidente che l’allenatore e dalle loro parole è possibile intuire che ci sarebbe l’intenzione di completare la squadra per tentare l’assalto ai primi della classe.

Aurelio De Laurentiis ha spiegato molto bene le ragioni della società, la politica che oramai tutti ben conoscono. Ha lasciato capire che ci dovrebbero essere operazioni in entrata di qualità, anche se per rispondere a chi gli ha chiesto di Rodriguez ha fatto intendere che non ritiene il giocatore come quello più adatto alle esigenze della squadra.

Le parole del presidente rappresentano un’invasione di campo perché se gli compete parlare della parte economica, degli investimenti, del valore che questi assumono nella formazione del bilancio della società e della possibilità di creare plusvalenze non sarebbe proprio ortodosso intervenire sulle questioni tecniche, sulla opportunità di prendere questo o quel giocatore rispetto alla sua valutazione del giocatore stesso. Questo non significa che il presidente non possa esprimere il suo parere, il suo punto di vista sull’investimento, ma di sicuro dovrebbe limitare al massimo i suoi interventi sulle questioni di campo dove, con la sua genialità, sa di avere affidato i lavori ad un uomo d’esperienza e all’altezza del compito.

Insomma si può condividere il pensiero del presidente quando sottolinea come il Bayern Monaco abbia avuto per due anni il giocatore in prestito ed oggi che lo ha restituito sembra fuori luogo che il Real Madrid voglia venderlo per quasi 50 milioni mentre quello che non va bene sono le considerazioni aggiuntive. Rodriguez ha qualità e potenziale di gioco che, se messo opportunamente a disposizione del Napoli, che negli scorsi anni ha mostrato carenze proprio in queste caratteristiche, potrebbero definitivamente consacrare il giocatore e renderlo fondamentale per il raggiungimento in campo di quella qualità auspicata da tutti. È quindi ragionevole che tanto il Napoli quanto il Real trovino la giusta soluzione per consentire al giocatore di confermare in azzurro le sue qualità e mettere in condizione il tecnico di poter impostare definitivamente la sua squadra.

Ancelotti peraltro in una lunga intervista ha mostrato ancora una volta la sua coerenza, la sua convinzione e il suo attaccamento al progetto Napoli e soprattutto la sua determinazione a voler portare la squadra al vertice. Nelle parole del tecnico si denota una serenità di giudizio ed una ragionevolezza oltre che una condivisione dell’operato della società che mostrano, se fosse necessario, le sue grandi capacità professionali.

È fuori discussione che il tecnico conosca perfettamente cosa andrebbe fatto, si comprende che la sua posizione è anche figlia di una fase d’attesa ma sarebbe un peccato mortale non completare la rosa da mettere a sua disposizione. Alle dichiarazioni che il presidente ha reso su un quotidiano nazionale, che esternano la sua volontà di imporsi, devono seguire fatti concreti. Se Ancelotti dice che il secondo posto gli fa venire la pelle d’oca e che entro fine agosto saremo tutti contenti, bisogna credergli e se alla fine invece i conti non dovessero tornare le responsabilità non potranno essere sue. Pacta sunt servanda e siamo sicuri che tra il presidente ed il tecnico la visione d’assieme sia stata concordata nel reciproco rispetto, al di là di qualche entrata a piedi uniti, delle proprie competenze e possibilità.

pubblicato il 22 luglio 2019

Quando Dimaro sembra la nostra Napoli

Quando Dimaro sembra la nostra Napoli

/ COPERTINA

Quando Dimaro sembra Napoli

Da nove anni la località alpina ospita il ritiro del Napoli e la pacifica invasione dei suoi fantasiosi tifosi tra i boschi, l’aria fresca e la cucina

di Lorenzo Gaudiano

È estate. Solitamente la meta preferita è il mare per sconfiggere il calore con qualche bagno e mettere da parte per qualche tempo lo stress maturato nel corso dell’anno.

C’è invece chi alla sabbia preferisce l’aria di montagna, il giubbino alla crema solare. Una buona parte dei tifosi napoletani da nove anni a questa parte sceglie di seguire la propria squadra del cuore in Trentino, a Dimaro-Folgarida, per staccare la spina nella splendida e bucolica cornice della Val di Sole e tornare a respirare l’aria del grande calcio con la preparazione estiva del Napoli e le prime amichevoli.

Nel paesino di circa 2100 abitanti manifesti con la nuova maglia da gioco indossata da Insigne, Milik, Zielinski, Koulibaly e Fabiàn Ruiz troneggiano un po’ dappertutto e il percorso verso lo stadio di Carciato è sempre affollato e lo sarà ancora di più con il passare delle settimane. Un tir che ospita lo store del Napoli con la nuova divisa già a ruba, nonostante l’imperituro dibattito tra tradizione ed innovazione ed il parere discordante di tifosi ed addetti ai lavori, il grande seguito alle due sedute giornaliere di allenamento, cosa non possibile a Castel Volturno durante la stagione, e poi le fotografie di rito con i calciatori selezionati a turno e gli eventi serali in piazza per vivere con la squadra quella che non costituisce soltanto una fase iniziale della stagione ma un momento determinante per cominciare con il piede giusto in campionato e nelle varie competizioni in cui il Napoli sarà impegnato.

Quindi, Dimaro o Napoli? Una domanda a cui è difficile rispondere, per la grande affluenza che si registra ogni anno. Saranno i boschi, il kayak, l’aria fresca, i canederli, lo strudel o semplicemente la passione di un popolo che in questo periodo dell’anno ha lo spirito e la forza di riunirsi anche lontano dal Vesuvio e dal mare per offrire il proprio sostegno alla squadra.

pubblicato su Napoli n.12 del 13 luglio 2019