Consuntivo Super Positivo per “La città dei Ragazzi”

Consuntivo Super Positivo per “La città dei Ragazzi”

/ LA SOCIETÀ

Consuntivo Super Positivo per “La città dei Ragazzi”

I ragazzi protagonisti del progetto sostenuto dalla Coop. La Locomotiva Onlus, hanno raccontato con un filmato la loro esperienza

di Marina Topa

Sabato 18 maggio 2019, nella sala consiliare “Silvia Ruotolo” della 5^ Municipalità di Napoli, in via Morghen, i protagonisti del progetto “La città dei ragazzi”, sostenuto dalla soc. Coop. La Locomotiva Onlus, hanno relazionato in merito all’ esperienza vissuta durante quest’anno scolastico: CONSUNTIVO SUPER POSITIVO!

Come raccontato dalla Dott.ssa Luisa Russo (responsabile del Nucleo Operativo di Neuropsichiatria Infantile della Asl NA1 Distretto 27), a inizio anno scolastico un gruppo di ragazzi perlopiù sedicenni, volontari dell’associazione, avanzarono l’idea di affiancare con appuntamenti settimanali dei ragazzi autistici e, nel rispetto delle loro caratteristiche, ben spiegate durante degli incontri con la dottoressa, accompagnarli in un programma di autonomia dalla figura di riferimento familiare e soprattutto genitoriale.

Sia l’assessore alle politiche sociali del comune di Napoli, Roberta Gaeta, che Valentina Barberio, assessore allo Sport, Salute, Legalità e Politiche Sociali della 5^ Municipalità, hanno sottolineato quanto siano importanti e confortanti iniziative come questa, soprattutto in un momento storico come quello che sta vivendo Napoli, e come le istituzioni locali siano disposte a favorirne la realizzazione.

I ragazzi hanno raccontato in un filmato le tappe principali della loro esperienza; le mamme dell’Associazione “La Città Adattabile-Napoli per l’Autismo” hanno poi riportato le emozioni vissute da loro e dai propri figli in quelle stesse situazioni testimoniando il riscontro positivo che questo percorso ha avuto nella vita quotidiana dei loro figli.

Ovviamente ansia, tensioni, difficoltà non sono mancate ma il risultato finale è stato estremamente positivo: CONOSCENZA, FIDUCIA RECIPROCA e COLLABORAZIONE!

Queste sono state le caratteristiche della crescita umana personale di tutti coloro che sono stati coinvolti nell’iniziativa, indipendentemente dall’età e dalle situazioni individuali ed è questo lo spirito con il quale le nuove generazioni hanno bisogno di essere educate. Lo confermano le dichiarazioni dei genitori dei ragazzi volontari (genitori meritevoli di aver dato ai figli la possibilità di vivere un’importante occasione di crescita umana) ammirati di come i propri figli, guidati e sostenuti dall’équipe della cooperativa “La Locomotiva” Onlus, dottori Gisella De Feo, Valentina Gombos e Antonio Urso, siano stati i reali registi responsabili di tutto il percorso.

L’augurio è che la divulgazione dell’esperienza, oltre al sostegno e all’entusiasmo dei partecipanti, possa favorire la sua estensione a macchia d’olio includendo anche ragazzi legati ad altre problematiche nonché ad un numero crescente di volontari.

pubblicato il 22 maggio 2019

Il 25 maggio con il “Roma” il numero 10 di “Napoli”

Il 25 maggio con il “Roma” il numero 10 di “Napoli”

/ LA NOSTRA RIVISTA

Il 25 maggio con il “Roma” il numero 10 di “Napoli”

In distribuzione gratuita con il quotidiano in occasione dell’ultima gara di campionato contro il Bologna

di Redazione

Sabato 25 maggio, in occasione dell’ultima sfida di campionato al Dall’Ara tra Napoli e Bologna, verrà distribuita in edicola gratuitamente con il quotidiano “Roma” la rivista “Napoli – La Città, La Squadra, Gli Eventi”, giunta al numero dieci.

Una sezione sportiva dedicata al Napoli con interviste e servizi di approfondimento sulla squadra, un’altra culturale dedicata alla nostra città con le sue storie e i suoi eventi principali: tutto in 84 pagine dove gli spunti e gli argomenti di certo non mancano.

In questo numero all’interno sarà possibile consultare un inserto, realizzato interamente dal nostro direttore Giovanni Gaudiano, dedicato alla kermesse “Napoli Teatro Festival Italia “2019”. Una guida di accompagnamento ai vari eventi che interesseranno i teatri napoletani e un approfondimento speciale su Sportopera, di scena al Teatro Sannazaro dal 12 al 20 giugno.

Affrettatevi in edicola!

La copertina del numero 10

pubblicato il 21 maggio 2019

Carlo Ancelotti e la rosa del suo Napoli

Carlo Ancelotti e la rosa del suo Napoli

/ L’EDITORIALE

Ancelotti e la rosa del suo Napoli

La costruzione della nuova squadra è partita, toccherà anche alla società mettergli a disposizione un organico funzionale per lottare su tutti i fronti

di Giovanni Gaudiano

La stagione volge al termine. Quattro giornate ancora e poi per tutti i giocatori inizieranno le vacanze. Il calcio italiano cancellato dalle competizioni europee ai quarti dovrà riflettere su questa debolezza, sull’incapacità di avere un ruolo credibile in coppa. Per il Napoli è stata comunque una stagione da valutare in senso positivo. Lo pensa anche Ancelotti, che ha avuto modo di saggiare il valore dell’intera rosa a sua disposizione e questo gli tornerà utile nella costruzione della sua prima vera squadra qui a Napoli. Ora tocca alla società, al presidente De Laurentiis, a Cristiano Giuntoli mettergli a disposizione la miglior rosa possibile, la più funzionale per lottare su tutti i fronti sin dal prossimo agosto.

Non sarà semplice ma potrà essere possibile. Potrebbe costare qualche sacrificio ma non sarà necessaria una vera e propria rifondazione. Si dovrà lavorare di fino sul mercato con intelligenza, andando a cogliere le opportunità che faranno al caso del Napoli e poi si dovrà pensare, se possibile, a dotare la squadra di una mente pensante, di un giocatore capace con la propria personalità di dare finalmente un volto definito al gioco, di dettare bene i tempi in mezzo al campo sia in costruzione che in ripiegamento e che soprattutto faccia crescere la personalità, la determinazione e la capacità di saper gestire le partite, quelle vinte prima di giocare e quelle da conquistare sul campo, come ogni squadra che possa dirsi tale deve tentare di fare.

L’uscita del Napoli dalla Champions prima e dall’Europa League dopo e quella di tutte le altre squadre italiane a partire da chi ha fatto importanti investimenti dimostra che il calcio italiano è molto indietro. In giugno l’europeo Under 21 ci dirà se la nazionale ha un serbatoio dal quale potrà attingere per il futuro. Manca, per il momento, al movimento la caratteristica più importante per imporsi in campo internazionale: un gioco moderno e credibile. Non quello che il Napoli ha messo in mostra negli scorsi anni, tanto acclamato da quelli che cercano di vendere fumo e che ha dimostrato da solo di non essere capace di imporsi a nessun livello. Parlo, invece, del vero gioco del calcio, magari quello all’italiana rivisitato, quello capace di coniugare qualità tecniche a quelle tattiche, dove anche l’azione di contropiede e la sana capacità difensiva riacquistano il loro vero valore.

Una volta si diceva che per costruire una grande squadra fosse necessaria la dorsale centrale di qualità: un portiere di garanzia, un difensore centrale (all’epoca il libero) di grande qualità, un centrocampista dai piedi buoni dotato di una importante visione di gioco ed un attaccante in grado di assicurare un buon bottino di reti. Se questo discorso è ancora valido, e ritengo lo sia, il Napoli almeno due giocatori che hanno le caratteristiche richieste li ha già in rosa: Meret e Koulibaly. La buona stagione di Milik potrebbe far pensare che forse anche il terzo vertice, quello in attacco, è coperto. Manca la pedina giusta a centrocampo. Se la società riuscirà a trovarla, si può star certi che Ancelotti saprà gestirla al meglio. L’appuntamento è a Dimaro.

L’augurio è quello di vedere sulle Dolomiti, in Val di Sole, la squadra già al completo e pronta a prepararsi per una stagione che bisognerà far diventare ricordevole.

pubblicato su Napoli n.9 del 30 aprile 2019

Nicolò Barella: il predestinato in mezzo al campo

Nicolò Barella: il predestinato in mezzo al campo

/ PROFILI

Nicolò Barella: il predestinato in mezzo al campo

In campo è un mastino ma nella vita è un buono. Matteoli, Zola e Festa hanno creduto in lui ed oggi anche … Ancelotti!

di Lorenzo Gaudiano

A centrocampo è impossibile non avvertire la sua presenza. Un muro difficile da scavalcare per gli avversari, un pericolo per le retroguardie difensive, un robusto sostegno per i compagni di squadra. A 22 anni Nicolò Barella già si muove con personalità e disinvoltura nella zona nevralgica del campo, “morde” quando necessario le caviglie di chi prova a superarlo come un vero mastino di razza, dall’aspetto però mansueto e simpatico, costruisce e tenta la finalizzazione dell’azione con un talento che madre natura non ha avuto problemi a donargli, sicura che un giorno sarebbe maturato attirando l’attenzione e la meraviglia di tutti. Il giovane sardo oggi è “uno dei più brillanti prospetti del calcio italiano”, come dichiarò qualche tempo fa il The Guardian, e il Napoli da qualche mese gli ha messo gli occhi addosso, sperando di riuscire a soffiarlo alla concorrenza e renderlo un “mastino napoletano”.

“Sono un buono ma ho le mie sfuriate, come in campo”

In una famiglia di giocatori di basket, al piccolo Nicolò non piaceva per niente giocare il pallone con le mani. Il richiamo dei piedi già a tre anni e mezzo si faceva sentire con insistenza. Impossibile ignorarlo. Un carattere tenace come il suo difficilmente si sarebbe lasciato convincere a fare qualcosa di diverso da quello che il destino gli avrebbe di lì a poco riservato. Alla scuola calcio “Gigi Riva” prima, nelle giovanili del Cagliari poi Barella ha proseguito il suo percorso senza guardarsi mai indietro e con i primi sguardi di tecnici e tifosi che vedevano in lui un futuro campione. Come oggi in campo, da bambino la sua vivacità era incontenibile. La mamma, commessa in un negozio di scarpe, lasciò il lavoro per seguirlo, oggi tocca a sua moglie Federica più grande d’età confrontarsi con lui, con il suo carattere buono ma forte, mansueto ma caparbio.

“Mi sento più mezzala. Da trequartista sono libero di muovermi, ma sono meno utile nella riconquista del pallone. Schierato davanti alla difesa, faccio più filtro ma vedo meno la porta avversaria. Il ruolo di mezzala mi permette di difendere e attaccare”

L’esordio in Coppa Italia nel 2015 con la prima squadra del Cagliari di Zola, il prestito al Como nel 2016, il posto da titolare con la fascia di capitano nella squadra della sua città e le prime presenze in Nazionale con Mancini sono le tappe del percorso di crescita di Barella, che con determinazione non ha mai smesso di credere nei propri sogni, nemmeno nei momenti di grande difficoltà. Oggi Nicolò rappresenta la speranza della rinascita del calcio italiano, un talento in un panorama in questi anni povero e certamente inferiore rispetto alle altre nazionali calcistiche. La sua aggressività a centrocampo, che gli costa ancora qualche cartellino di troppo, la sua visione di gioco e la sua capacità di tirare rigori e punizioni ne fanno una mezzala di grande prospettiva su cui provare assolutamente a mettere mani, prezzo permettendo. La sua è una storia simile a quella di Nainggolan, cresciuto nel Cagliari e diventato grande alla Roma, anche se il suo idolo da bambino è sempre stato Dejan Stankovic.

“Ho tante persone a cui dire grazie. Matteoli mi ha portato a Cagliari, Zola mi ha fatto esordire in prima squadra, Festa in campionato… La mia è una storia di sardi”

Eppure non c’è soltanto il calcio tra gli interessi del centrocampista sardo. Tra una ricca collezioni di vini e le partite di NBA di momenti per staccare con il panorama calcistico se ne presentano sicuramente. Il suo cane porta il nome di un fuoriclasse del basket come il gigante Le Bron James. È difficile stabilire se la grandezza del cestista americano possa essere eguagliata da Barella nel mondo del calcio. Nicolò con la sua tenacia continuerà a percorrere il sentiero che il destino ha tracciato per lui, non esiterà sicuramente a provarci perché è il suo carattere a guidarlo nella sua ricerca di essere migliore, come uomo e come calciatore. La giovane età, ormai è uno slogan dirlo, è dalla sua parte.

I pensieri di Nicolò

“I complimenti di Ancelotti? Uno stimolo a fare meglio, aiutare la squadra e dare quello che posso”

““Il mio sogno è diventare un sardo importante nel mondo, proprio come Gianfranco Zola, Fabio Aru, Gigi Datome. Ad Aru ruberei la caparbietà, a Zola tecnica e visione di gioco. A Datome … i centimetri!”

“Ringrazio Rastelli perché mi ha fatto capire, anche a muso duro, che stavo sbagliando. Grazie a lui ho cambiato mentalità”

Dicono di lui:

“Barella è nato nella scuola calcio che porta il mio nome. Fin da bambino mostrava qualità e tecnica superiori alla media. Sì, aveva anche furbizia e voglia di emergere. Voleva sempre vincere e non tollerava che potesse perdere un contrasto o sbagliare un passaggio. Ricordo di averlo seguito, anche di nascosto, da bordo campo. Mi aveva colpito anche per come calciava. Adesso è pronto per volare”

Gigi Riva

“Io idolo di Barella? Mi fa piacere. Io a 18 anni ero capitano della Stella Rossa, in Italia quasi mai un giovane riesce ad imporsi. Lui invece ce l’ha fatta, è già un leader”

Dejan Stankovic

“Questo campionato finora, oltre che di Cristiano Ronaldo, è stato anche di Nicolò Barella. Per essere un giovane, ha una padronanza del ruolo molto importante”

Roberto Mancini

““È più forte di Ancelotti giovane. È la verità, è più dinamico, molto bravo. È da grande squadra, da Napoli”

Carlo Ancelotti

“Ha sempre avuto una forte personalità al di là delle doti tecniche e di quello che gli ha dato madre natura. Era precoce, aveva una straordinaria testa: quando la palla andava fuori campo non aspettava che gliene passassero un’altra, lui saltava la rete e la riprendeva”

Gianfranco Matteoli

“È un predestinato. Già da piccolo aveva la testa sulle spalle, è arrogante in senso buono, per meglio dire spregiudicato, dotato di quella sicurezza che non ti fa mai avere paura”

Gianluca Festa

pubblicato su Napoli n.9 del 30 aprile 2019

La storia di Taverna Raphael a Sant’Anastasia

La storia di Taverna Raphael a Sant’Anastasia

Lo chef Giacomo Maione

/ METTI UNA SERA A CENA

La storia di Taverna Raphael a Sant’Anastasia

Una storia fatta di passione, arte e amore con Giacomo Maione in cucina e sua moglie Giusi all’accoglienza

di Lorenzo Gaudiano

Un panino al basilico di un verde intenso con burger di salmone, friarielli e stracciata di bufala. Così ha inizio la cena presso Taverna Raphael, con un’entrée originale, bella da guardare e particolarmente gustosa da mangiare. Un sorso di prosecco e subito si presenta al tavolo lo chef Giacomo Maione in compagnia di sua moglie Giusi. Due volti sorridenti che sprigionano una grande determinazione oltre che un’infinita passione per questo lavoro. Genio, arte, ricerca continua e studio incessante di nuovi abbinamenti per le proprie ricette sono necessari in questa professione e Giacomo con questo primo assaggio ha già messo in evidenza tutte queste qualità. Quindi il nostro percorso gastronomico in questo locale bello e accogliente a Sant’Anastasia si interrompe un attimo. La parola passa allo chef, disponibile a raccontare dall’inizio fino ad oggi la propria storia, una storia fatta di sacrifici, di coraggio e soprattutto d’amore per il proprio mestiere.

«Mio padre si chiamava Raffaele e per il locale non abbiamo esitato ad usare il suo nome. Ha sempre voluto che io intraprendessi questo mestiere, che ho cominciato sin da quando avevo 12 anni e che porto ancora avanti dopo 21 anni».

Suo padre quindi ha voluto per lei questa strada.

«Aveva una bottega ai Colli Aminei a Napoli. Il commercio però è sempre stato in continua evoluzione e per questa ragione decise di trasferirsi a Sant’Anastasia, dove iniziò a lavorare con i miei zii che avevano un’impresa edile. Mise gli occhi sin da subito su questo locale con l’idea un giorno di avviare un’attività».

Da sempre, quindi, la passione per la cucina.

«Una passione nata sin da quando ero bambino. In cucina insieme alle mie sorelle mi piaceva preparare la tavola, seguendo naturalmente i canoni della mise en place tipica delle ristorazioni».

Poi sei cresciuto e hai girato un bel po’.

«Tra l’Italia e l’estero ho accumulato tanta esperienza. Lavorare su alcune isole come l’Elba e Capraia mi ha insegnato tanto e trasmesso la passione per le ricette a base di pesce. Soprattutto Capraia, perché è un’isola incontaminata che mi ha dato una conoscenza approfondita della materia prima e delle metodologie di preparazione più adeguate per esaltarne i sapori più variegati».

Un attimo di pausa. Arriva un piatto con tre antipasti invitanti e dal profumo intenso: polpo alla brace condito con una crema di peperoni; tonno scottato alla brace con melanzane saltate insieme a capperi e pomodorini; polpetta di totano con pangrattato aromatizzato alla curcuma, crema di piselli e riduzione al parmigiano. Una fantasia ed un equilibrio di sapori eccezionali, abbinamenti di pesce con le verdure che creano un gusto intenso e non ordinario. La storia di Chef Giacomo può riprendere.

«Rientrai a Sant’Anastasia per avviare proprio in questo locale l’attività insieme a mio padre. Nel 2005 papà purtroppo venne a mancare e decisi quindi di mettere da parte questo progetto perché il solo ricordo generava in me tanta sofferenza. Continuai a lavorare in zona per un ristorante di mare dove per circa 13 anni mi sono occupato della gestione del locale e della creazione dei menu. Nel frattempo ho conosciuto mia moglie che, appassionandosi nel corso degli anni al mio lavoro, mi propose di allestire un locale tutto nostro. Allora non avevamo una grande forza economica, ci rimboccammo le maniche e partimmo da zero».

Giusi, in quanto moglie e collega, com’è lavorare con tuo marito?

«È molto bello e stimolante. Facevo tutt’altro nella vita prima di incontrarlo. Ero un’arredatrice e grazie alla sua bravura ai fornelli mi sono appassionata alla ristorazione. Nella vita sono sempre stata determinata, tant’è vero che a lavoro smettiamo di essere marito e moglie e diventiamo colleghi».

A quel punto, Giacomo, l’idea di un locale tutto tuo viene nuovamente fuori. Inizia la storia di “Taverna Raphael”.

«Era il 6 dicembre 2015 e finalmente il nostro progetto partì. Abbiamo vissuto otto mesi senza vedere una persona sedersi a tavola, anche perché ci troviamo alle pendici del Monte Somma, una zona non proprio di passaggio. Un giorno però, era un mercoledì e non posso dimenticarlo, alle tre del pomeriggio entrò nel nostro locale un giudice che desiderava mangiare qualcosa. Gli cucinai un piatto di spaghetti a vongole ed una pezzogna all’acqua pazza, tutti prodotti offerti dal pescato giornaliero. Nemmeno il tempo di finire il primo piatto in tutta calma che il cliente mi venne a cercare in cucina per riferirmi che non aveva mai assaggiato un piatto così squisito. In quel periodo eravamo in due, io che operavo ai fornelli e mia moglie che serviva ai tavoli e puliva le stoviglie. Oggi abbiamo a disposizione otto operai».

Dai risultati conseguiti in questi anni deduco che quel giorno ci fu la svolta.

«L’affluenza nel nostro locale crebbe a vista d’occhio. Il mio problema allora non era vendere un piatto ai clienti perché avevo imparato a riconoscere ed individuare una materia prima di qualità, ma dover cucinare per un numero di persone che rispetto all’inizio dell’attività si era incrementato notevolmente. Cominciava ad esserci fila per venire a mangiare nel nostro locale. Tornò nuovamente il giudice che andava di fretta per motivi lavorativi. Lo feci accomodare in cucina perché voleva mangiare di nuovo i miei spaghetti alle vongole e soprattutto perché per merito suo il locale stava cominciando a funzionare».

In crescita continua, qualche progetto a lungo termine ci sarà sicuramente.

«Qui vicino c’è un pezzo di terra appartenente alla famiglia di mia madre che vogliamo sfruttare per creare una sala eventi per 100 persone circa e ospitare anche battesimi, comunioni ect».

L’assaggio del primo piatto, mezze candele con un sugo di pomodori del piennolo, lupini e San Pietro, davvero molto buono, introduce ai primi più frequentemente preparati da chef Maione.

«Oltre a questo, linguine o spaghetti allo scorfano, di cui viene fritta la lisca per offrire al cliente una doppia preparazione, con sugo di pomodori oppure adagiato su una crema di piselli, anche se il pesce viene cotto a bassa temperatura in bianco. Poi un altro primo che preferisco è abbinato all’astice blu e infine una pasta mista con un sugo di cavolfiore e tartufi di mare».

Un dessert, fatto rigorosamente in casa, e la cena è conclusa. I complimenti allo chef e alla moglie sono d’obbligo per quanto finora sono riusciti a costruire e per la passione che è venuta fuori attraverso il racconto di questa storia, e naturalmente attraverso queste eccellenti preparazioni. Giacomo ai fornelli è un artista, i suoi piatti sono opere d’arte e dopo la prima visita la voglia di ritornare a mangiare nel suo locale di certo non mancherà.

La proposta di Taverna Raphael per il mese di maggio:

Antipasto – Tartare di Tonno e gamberoni al sale

Primo piatto – Spaghetti alle vongole

Secondo piatto – San Pietro o scorfano all’acqua pazza

Pre-Dessert – Pallina di cioccolato a freddo con crema di ricotta

Dessert – I dolci fatti in casa

pubblicato su Napoli n.9 del 30 aprile 2019