A nozze in Europa con gli svizzeri

A nozze in Europa con gli svizzeri

Maradona solleva la Coppa Uefa del 1989

/ TESTIMONE DEL TEMPO

A nozze in Europa con gli svizzeri

La Coppa delle Alpi nel ’66, la vittoria nel ’89 e la semifinale del 2015. La storia del Napoli in E.L. riparte dalla Svizzera

di Mimmo Carratelli

Eliminati dalla Champions, il Liverpool avvantaggiato dai due gol in più, torniamo a navigare nell’Europa cosiddetta minore, l’Europa League che dal 2009 ha preso il posto della Coppa Uefa in cui fummo re e principi nel 1989 con Diego imperatore. Il Napoli vanta 35 partecipazioni nei tornei europei: 13 in Coppa Uefa, 8 in Europa League, 8 in Champions, 2 in Coppa delle Coppe, 4 in Coppa delle Fiere. Gli azzurri hanno disputato inoltre tre edizioni della Coppa delle Alpi, una dell’Intertoto, una del torneo anglo-italiano, uno del torneo di Lega italo-inglese.

La Coppa Uefa del 1989

Il 17 maggio 1989, il Napoli conquistò a Stoccarda la Coppa Uefa, allenatore Ottavio Bianchi, con Giuliani; Ferrara, Francini; Corradini, Alemao (Carannante), Renica; Fusi, De Napoli, Careca (Bigliardi), Maradona, Carnevale. Guadagnata la doppia finale con i tedeschi (2-1 al San Paolo, 3-3 in Germania) dopo avere eliminato i greci del Paok, la Lokomotive Lipsia, il Bordeaux, la Juventus nei quarti (0-2 a Torino, 3-0 a Napoli dopo i tempi supplementari), il Bayern (2-0 al San Paolo, 2-2 a Monaco).

L’Uefa Europa League 2019

I sedicesimi di Europa League 2018-19 sono una folla di trentadue squadre: molte di origini controllate: Arsenal, il Chelsea di Sarri, Valencia, Siviglia, Zenit di San Pietroburgo, Benfica, l’Inter, altre di nobiltà recente: Salisburgo, Bayer Leverkusen, Betis.
Dopo il sorteggio assassino di Champions, che intrappolò il Napoli nel girone più duro con Paris Saint Germain, Liverpool e la belgradese Stella Rossa, in cui neanche la fortuna dette una mano agli azzurri, ecco che la Provvidenza sollecitata da San Gennaro ha pescato dalle urne dell’Europa League lo Zurigo, formazione che nella Super League elvetica (dieci squadre) è alle spalle dello Young Boys e del Basilea.

Lo Zurigo

Apparentemente lo Zurigo non è una formazione eccelsa, dodici volte campione di Svizzera (l’ultima volta nel 2009), sovrastata in campionato dall’arrembante Young Boys e dal Basilea che ha vinto nove degli ultimi undici campionati elvetici. Il presidente Ancillo Canepa, 66 anni, esperto uomo di calcio, ha esultato per il sorteggio in Europa League: «Non sono mai stato a Napoli, sarà un’occasione per scoprire questa bellissima città. In casa faremo il pienone allo stadio perché sono numerosi i napoletani che vivono in Svizzera». L’allenatore dello Zurigo è Ludovic Magnin, 39 anni, di Losanna, difensore da calciatore fino al 2012, promosso da pochi mesi alla guida della prima squadra dopo avere guidato le giovanili dello Zurigo. La sua tattica preferita è il 4-4-2. L’attaccante nigeriano Stephen Odey, 21 anni, 1,82, è il gioiello della squadra in tandem con l’ala sinistra Benjamin Kololli, 27 anni, svizzero naturalizzato kosovaro. In difesa, Roberto Rodriguez, fratello del difensore del Milan. Zurigo-Napoli si giocherà al Letzigrund Stadion, 25mila posti, impianto moderno senza barriere, ristrutturato nel 2008. Le tribune sono dotate di pannelli solari. Il Napoli, falliti già tre obiettivi dopo avere dolorosamente abbandonato anche la Coppa Italia, punta a passare il turno per giocarsi gli ottavi con un avversario più celebre.

Bruno Pesaola
Il filotto di Pesaola

Il Napoli di Pesaola (con Sivori) disfece quattro formazioni svizzere nella vittoriosa Coppa delle Alpi 1966, battute a suon di gol: una mista Zurigo-Losanna, il Basilea, il Servette e lo Young Boys. In altre occasioni della stessa competizione alpestre, il Napoli ha battuto il Bienne e il Basilea. Il conto dei confronti con le squadre elvetiche vede il Napoli maramaldo (7 vittorie, 2 pareggi, 3 sconfitte). Al tempo della Coppa Uefa, eliminò il Grasshoppers e il Wettingen (2-1 al San Paolo con la clamorosa esclusione di Maradona da parte di Bigon). Ha battuto al San Paolo lo Young Boys nel girone di Europa League 2014-15 per 3 a 0 (andata 2 a 0 per gli svizzeri). Il Napoli dovrebbe farcela con lo Zurigo per agguantare gli ottavi ed evitare il tonfo totale di questa prima stagione con Ancelotti. Si dice sia un vantaggio giocare l’andata fuori e il ritorno in casa. Ma molto dipenderà dalle condizioni di forma degli azzurri. Zurigo-Napoli di giovedì 14 febbraio si giocherà fra Fiorentina-Napoli e Napoli-Torino di campionato, Napoli-Zurigo fra Napoli-Torino e Parma-Napoli.

Rafa Benitez
La semifinale col Dnipro

A parte il trionfo con Maradona del 1989, il Napoli si è spinto sino alle semifinali di Europa League nel 2015, stroncato dall’arbitraggio del serbo Mazic che favorì sfacciatamente la squadra ucraina del Dnipro nel match di ritorno a Kiev (0-1 dopo l’1-1 al San Paolo). Era il Napoli di Benitez che giocò a Kiev (4-2-3-1) con Andujar; Maggio, Albiol, Britos, Ghoulam; David Lopez (Henrique), Inler; Callejon, Gabbiadini (Hamsik), Insigne (Mertens), Higuain. La squadra azzurra era giunta in semifinale superando lo Sparta Praga, lo Young Boys, lo Slovan Bratislava, il Trabzonspor, la Dinamo Mosca e il Wolfsburg.

Il tabù degli ottavi

In dodici edizioni della Coppa Uefa e in sette dell’Europa League, il Napoli si è fermato sei volte agli ottavi di finale, eliminato dal Burnley (1967), dall’Ajax (1970), dal Banik Ostrava (1975), dal Werder Brema (1990) e dall’Eintracht Francoforte (1995) in Uefa, dal Porto (2014) in Europa League.

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019

Quanto è cresciuto il valore del Napoli di De Laurentiis?

Quanto è cresciuto il valore del Napoli di De Laurentiis?

/ L’APPROFONDIMENTO

Quanto è cresciuto il valore del Napoli

di De Laurentiis

dal primo anno di serie A?

Nell’arco di dodici anni il valore della rosa è cresciuto di oltre 10 volte,

passando da 47,65 a oltre 551 milioni di euro

di Francesco Marchionibus

Uno degli aspetti che meglio certificano il costante processo di crescita che ha caratterizzato la Ssc Napoli dal momento del ritorno in serie A, avvenuto nella oramai lontana stagione 2007/08, sino ad oggi è l’incremento di valore registrato dalla rosa dei calciatori azzurri.

Nell’arco di dodici anni il valore della rosa è cresciuto di oltre 10 volte, passando da 47,65 a oltre 551 milioni di euro. Se poi ci limitiamo alle ultime cinque stagioni, in cui il Napoli ha mantenuto costantemente posizioni di vertice nel nostro campionato, vediamo che rispetto ai 243 milioni del 2013/14 l’aumento è stato di oltre il 126%.

La costante valorizzazione della rosa è avvenuta grazie all’acquisto di calciatori forti, al lavoro egregio di allenatori competenti che si sono succeduti sulla panchina del Napoli da Reja, a Mazzarri, a Benitez, fino all’innovatore Sarri e al plurititolato Ancelotti.

A questi fattori si deve poi aggiungere la politica della società di mantenere in organico i propri calciatori migliori, a meno di offerte clamorose: dal 2012 ad oggi sono stati ceduti quattro “titolarissimi” (Lavezzi, Cavani, Higuain e Jorginho) ma a cifre molto elevate che, reinvestite in calciatori di valore, hanno consentito di salvaguardare la competitività della squadra e, addirittura, di incrementarne il valore.

 

Ma non è stato solo il valore della rosa ad aumentare enormemente in questi anni: nell’ultimo studio “The European Elite 2018” elaborato dalla KPMG (una multinazionale specializzata nella revisione di bilancio) il Napoli occupa il 17° posto della classifica dei club europei. A livello nazionale il club azzurro occupa la seconda posizione, superando società tradizionalmente più ricche come Roma, Inter e Milan e collocandosi alle spalle della Juventus.

L’analisi della KPMG si basa sull’esame di una serie di informazioni pubbliche, finanziarie e non, riguardanti le 32 società europee più importanti, effettuato con un algoritmo che considera cinque indicatori: redditività, popolarità, potenziale sportivo, diritti di trasmissione, proprietà dello stadio. Dunque il sensibile aumento della valutazione complessiva del club azzurro è dipeso, oltre che dal notevole miglioramento tecnico e dal grande incremento del valore di mercato del parco giocatori, anche dalle partecipazioni consecutive alla Champions, dalla grande qualità delle prestazioni sportive offerte, dalla conseguente accresciuta visibilità a livello nazionale ed internazionale e dalla solidità dei bilanci societari.

Ma quali sono, se ci sono, gli ulteriori margini di crescita del Napoli? E’ chiaro che nel calcio di oggi il raggiungimento, e soprattutto il mantenimento, delle posizioni di vertice passa necessariamente attraverso i risultati della gestione economico/finanziaria delle società. Da questo punto di vista la Ssc Napoli, che ha recentemente reso pubblico il bilancio 2018, se da un lato presenta una situazione patrimoniale florida d’altro canto registra ricavi “strutturali” (esclusi cioè i proventi da partecipazione alle coppe europee e da plusvalenze per cessione di giocatori) sostanzialmente analoghi a quelli degli ultimi cinque/sei anni, a fronte di costi che invece sono notevolmente aumentati soprattutto riguardo agli ingaggi dei calciatori.

Per proseguire ulteriormente nel suo processo di crescita, limitando al minimo le cessioni dei pezzi da novanta della squadra, il sodalizio partenopeo deve dunque restare sempre competitivo ottenendo la qualificazione alla Champions League, e nello stesso tempo deve incrementare quei proventi che ancora non sono all’altezza dei risultati sportivi raggiunti. In questa ottica sarà fondamentale l’acquisizione di nuove sponsorizzazioni di livello internazionale che possano assicurare un deciso incremento dei ricavi e nello stesso tempo contribuire a diffondere ulteriormente nel mondo il marchio Ssc Napoli. E se corrispondono a verità le voci registratesi nell’ultimo mercato di gennaio pare che la società azzurra sia orientata a seguire, in futuro, proprio questa via.

pubblicato su Napoli n.6 del 21 febbraio 2019