Quattro passi nella Napoli antica

Quattro passi nella Napoli antica

/ La Città

Quattro passi nella Napoli antica

Via dei Tribunali oggi è la strada dei turisti.

Gigi e Antonio Sorbillo ci aiutano a scoprire storie e leggende legate a questa strada

di Giovanni Gaudiano

Parte proprio da Via dei Tribunali la Napoli cercata dai turisti. Sembra di vivere un ricorso storico,0 tipico del nostro compaesano Giambattista Vico. Decumano maggiore o Plateia qualsivoglia il cuore pulsante della città continua ad essere questa strada che unisce la casa della musica di San Pietro a Maiella a via Duomo e Castel Capuano passando per una serie di palazzi e chiese dove la storia e l’arte hanno lasciato importanti e indelebili tracce.
Con Gigione e Antonio Sorbillo, titolari di una delle pizzerie più note e frequentate, cerchiamo di ricostruire quale evoluzione sociale ha interessato la zona che dal punto di vista architettonico è di fatto rimasta quella di un tempo.

Gigi Sorbillo

È Gigione che parla, si tratta di un personaggio la cui simpatia può essere definita naturale:

“In questa strada sino al 1962 c’era solo la pizzeria del nonno, poi in quell’anno Di Matteo iniziò la sua attività con la friggitoria che decise di ampliare con il forno nel 1964: Sorbillo quindi voleva dire pizza. Io arrivai nel quartiere quando avevo quattro mesi e si può dire che da allora la zona è diventata la mia prima casa”

Erano tempi diversi, Antonio Sorbillo, cugino di Gigione, prosegue:

“Il nostro era un quartiere di fatto riservato ai soli residenti mentre oggi può essere definito una vera e propria attrazione turistica. La gente del posto viveva per strada. I bambini giocavano sotto i portici, erano tipiche le famose guaratelle, era di fatto l’epoca degli scugnizzi, quelli che non si vedono più. Oggi la strada è affollata dai turisti che chiedono informazioni, si fermano a mangiare, visitano tutto quello che c’è da vedere e molto spesso ritornano. Quest’andamento basta a descrivere la base del cambiamento. Prima i residenti neanche sapevano cosa ci fosse in questa zona, oggi quasi tutti sono pronti a spiegare, indirizzare, consigliare chiunque chieda informazioni”

“Prima – riprende Gigione – tutti conoscevano solo il monte dei pegni perché serviva molto spesso per la sussistenza giornaliera e non si interessavano di sapere cosa altro offrisse questa strada. Nelle chiese che oggi vengono visitate da turisti che arrivano da ogni parte del mondo ci si andava per un funerale, per qualche funzione familiare non esisteva il culto del bello. Era nota la chiesa di Santa Patrizia perché veniva frequentata da tutte le donne che non potevano avere figli che per devozione pensavano di risolvere dentro quelle mura il loro problema”

Via dei Tribunali dunque è davvero cambiata radicalmente, prima c’erano gli studenti che occupavano le case in fitto oggi si è addirittura superato il concetto di bed & breakfast con le case vacanza che vengono fittate a giorni o a settimane, con gli universitari fuori zona che non riescono più a trovare un posto.

“La zona ha subito un’osmosi delle attività – spiega Gigione – molte sono sparite a differenza di quanto avvenuto per esempio nella Pignasecca dove sono praticamente sempre le stesse. Via dei Tribunali ad un certo punto ha compreso che il futuro poteva essere racchiuso in altre attività più redditizie e così sono aumentate le pizzerie, i bar, i take away. Certo c’è chi si lamenta per l’eccessivo via vai dei turisti ed ha coniato l’espressione la maddalena delle pizzerie ma l’evoluzione ha portato dei cambiamenti da valutare positivamente. Il Comune potrebbe fare di più soprattutto per i trasporti, i collegamenti e la pulizia con per esempio una maggiore dotazione di recipienti per la raccolta spicciola dei rifiuti”

Via dei Tribunali fa parte del quartiere Pendino che anticamente aveva una sua denominazione:

“Era il quartiere della bizzoche – racconta Gigione – perché le donne di questa zona erano tutte signorine, non se ne sposava nessuna: un po’ perché non erano bellissime ma poi anche per le condizioni economiche dell’epoca. Proprio nella zona dove oggi c’è la nostra pizzeria c’era una signora di nome Gelsomina che vendeva la frutta, che in pratica era immangiabile. Quando capitavano gli studenti in cerca di alloggio Gelsomina gli trovava la stanza a patto che avessero anche comprato un po’ della sua frutta. Tutto avveniva a Vico Fico che si chiama così perché un nostro amico al centro della sua casa ha un albero di questa frutta che gli attraversa e gli arreda parte del salone”

L’attrazione della strada è stata però sempre Palazzo Spinelli con nel cortile quei suoi caratteristici locali dove lavoravano gli artigiani.

“E’ un palazzo del 600 dove hanno girato molti film tra cui il famoso Maccheroni con Jack Lemmon e Marcello Mastroianni. In quel film ebbe una parte anche il famoso charlot, personaggio del quartiere dedito alla vendita di sigarette di contrabbando, che fu utilizzato per fare il custode del palazzo. Era l’epoca della colazione domenicale fatta con pizze fritte accompagnate dal bicchierino di marsala all’uovo che comportava lo spostamento del pranzo alle 15.00. Oggi gli artigiani dell’epoca non ci sono più, la vita è cambiata, ma il palazzo resta bellissimo”

Palazzo Spinelli

La zona però negli anni non ha mai perso la caratteristica dell’imprevedibilità, un personaggio e una leggenda chiudono l’immaginaria passeggiata:

“Il quartiere ancora oggi – racconta Gigione – ospita quello che fu per tanti ragazzi un personaggio insolito: “Agostino ’o pazz” al secolo Antonio Mellino. Vive a Piazza dei Girolamini dove fa l’antiquario. Le acrobazie, le burle ai poliziotti gli portarono notorietà e qualche fortuna. Quando si giravano dei film gli organizzatori si affidavano a lui per la sua capacità di giostrare con la mitica Kawasaki 900 Testa Nera che “Agostino” custodisce ancora oggi con cura. In questa zona poi negli anni passati si incontravano diversi artisti come Pino Daniele che frequentava il Diaz e tutti lo chiamavano “Pinotto”, oggi da questo punto di vista c’è meno effervescenza”

La chiusura spetta ad Antonio che ci riporta alla leggenda del “Monaciello” che tanto leggenda nel caso di questa zona non pare essere:

“Napoli di fatto è tutta collegata nel sottosuolo. E questa zona lo è particolarmente. C’è stato un periodo in cui molte donne rimanevano incinte ed attribuivano, a loro dire, il fatto a questa entità sconosciuta che si sarebbe approfittata di loro. In realtà si dice che ci fosse un operaio che lavorava nelle grotte che sfruttando i cunicoli raggiungeva qualche signora compiacente senza essere visto. La leggenda del posto creò il “Monaciello” di via Tribunali”

La passeggiata per il momento finisce qua ma ci sono ancora tante storie particolari che aspettano di essere raccontate

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019

Il Cielo oltre gli Dei – La stazione, le fotografie

Il Cielo oltre gli Dei – La stazione, le fotografie

/ La Mostra

Il Cielo oltre gli Dei

La stazione, le fotografie

Presso la stazione ferroviaria Tav Napoli-Afragola

una mostra fotografica di Riccardo De Massimi, curata da Barbara Martusciello

di Lorenzo Gaudiano

La stazione Alta Velocità di Napoli-Afragola non è soltanto un punto di snodo fondamentale per il trasporto ferroviario nel Mezzogiorno, ma anche un capolavoro artistico-architettonico che a mano a mano si sta aprendo ad altri fronti di utilizzo. Non poteva esserci scenario migliore per la mostra di Riccardo De Massimi Il Cielo oltre gli Dei, a cura del critico d’arte Barbara Martusciello.

L’artista Riccardo De Massimi

L’artista originario di Priverno, in provincia di Latina, propone all’interno della struttura progettata dall’indimenticato architetto anglo-iracheno Zaha Hadid una rassegna fotografica di 22 scatti a colori e in bianco e nero.
Le figure statuarie e le architetture imponenti che fanno da soggetto alle fotografie costituiscono opere realizzate da artisti ispirati dalla grandezza divina. Stagliandosi verso il cielo, viene fuori un percorso immaginario che unisce due mondi: quello umano, creatore di opere d’arte, e quello divino, ispiratore e osservatore della loro realizzazione.
La mostra, per gentile concessione di Rete Ferroviaria Italiana, si avvale del Patrocinio della CIU (Confederazione Italiana di Unione delle Professioni Intellettuali) e sarà visitabile fino al 2 febbraio tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00 ad ingresso libero.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019