La violenza ed il razzismo nel calcio

La violenza ed il razzismo nel calcio

/ L’Intervento

La violenza ed il razzismo nel calcio

Massimo Costa

pensa che occorra una maggiore determinazione da parte delle istituzioni

per evitare la violenza nello sport

di Giovanni Gaudiano

La vergogna di Milano nella partita del 26 dicembre tra Inter e Napoli e la guerriglia di Roma di qualche giorno fa. A poca distanza di tempo due episodi che testimoniano come l’ambiente del calcio italiano non stia attraversando uno dei migliori momenti.
Ne parliamo con Massimo Costa attuale segretario Provinciale del PD ma soprattutto arbitro benemerito dell’Associazione Italiana Arbitri della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Massimo Costa
Cosa ne pensi di questa situazione verificatasi a Milano con le urla e gli insulti a Koulibaly e soprattutto di questo razzismo strisciante che continua a imperversare nel campionato italiano?

“É una cosa grave, su cui agire con determinazione a tutti i livelli a partire dalle istituzioni. Si tratta di un fenomeno che può mettere a rischio lo sport, le competizioni e la credibilità del sistema. Non si può più parlare di razzismo strisciante, è un atteggiamento che non va preso sotto gamba che non appartiene al mondo dello sport ma al tempo in cui viviamo. Ne trascende un preoccupante ricorso alla violenza che è diventato drammatico, assistiamo a morti che sono collegati a questo o quell’evento sportivo ma alla fine si tratta di episodi di pura violenza. Bisogna agire con mano ferma, i delinquenti devono andare in galera e rimanerci, pensare di andare allo stadio già armati deve corrispondere ad una condanna di livello. Se non diamo esempi di questo tipo, avremo sempre più difficoltà a contenere la problematica. Le istituzioni calcistiche, che fanno egregiamente il loro lavoro, devono agire anch’esse con grande determinazione”

Sarebbe stato importante interrompere o sospendere la gara tra Inter e Napoli per lanciare un chiaro segnale a tutto il mondo del tifo organizzato e non?

“Ci ho riflettuto a lungo, è complicato dire cosa sarebbe stato meglio fare. La sospensione della partita per esempio potrebbe essere strumentalizzata da tutte le tifoserie per poter aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti delle società. E poi una decisione simile avrebbe determinato un serio problema di gestione dell’ordine pubblico visto il numero di spettatori presenti alla partita. Credo sia più praticabile immaginare una sanzione successiva. Chi non merita di vedere una partita di calcio dovrebbe essere allontanato, sarei per il Daspo a vita di fronte a comportamenti di questo tipo, magari immaginando una possibile revisione solo in presenza di comportamenti di sicuro ravvedimento ma almeno dopo dieci anni. Un presunto tifoso che va armato allo stadio e aggredisce avversari e forze dell’ordine merita il Daspo ed altri provvedimenti di legge”

Sei d’accordo con il Presidente Gravina, quando ha detto che il calcio non si deve fermare?

“Sono d’accordo, non si può fermare il campionato per quattro delinquenti. Del resto di fronte alla delinquenza cittadina cosa dovremmo fare: chiudere le città? Io penso che vada adottata la linea dura contro i colpevoli, anche attraverso la tecnologia. Abbiamo telecamere negli stadi che aiutano a identificare i tifosi. Prendiamo i responsabili e diamo un segnale forte”

Gli scontri di Roma che preludono alla partita tra Napoli e Lazio portano un altro tema: le tifoserie in trasferta. Giusto impedire le trasferte a tutte le tifoserie?

“Di fronte a situazioni gravi bisogna agire in maniera straordinaria. Ricordo quando furono aboliti i treni dei tifosi, che rappresentavano un modo tradizionale di seguire la propria squadra, perché ci furono i morti tra i tifosi della Salernitana sotto il tunnel della stazione delle Carrozze. Gli incidenti di Roma di questi giorni sono gravi. È difficile immaginare che questi gruppi di pseudo tifosi invece di sostenere i propri colori non trovino di meglio che aggredire le forze dell’ordine. Il fenomeno non ha nulla di sportivo ma è prettamente delinquenziale e quindi va combattuto con qualunque mezzo”

Che sensazione ti ha lasciato la reazione di Koulibaly, che forse era più rivolta al pubblico che all’arbitro, dal punto di vista umano oltre che professionale?

“Non so se fosse diretta al pubblico. In quel frangente è normale che abbia determinato la sanzione arbitrale. Certo giocare un’intera partita sentendosi beccato costantemente non è piacevole sia sul piano sportivo che su quello umano. Inoltre è umiliante per tutti gli altri spettatori dell’evento e per gli stessi compagni di squadra. A questo proposito ho colto dopo l’espulsione una partecipazione dei calciatori dell’Inter, soprattutto di Icardi, di grande comprensione per quanto stava avvenendo. Il mondo del calcio e le istituzioni devono lottare affinché questo fenomeno sia eradicato”

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019

Sibilia e la nuova FIGC

Sibilia e la nuova FIGC

/ L’EDITORIALE

Sibilia e la nuova FIGC

Il Napoli avanza in Coppa Italia.

Ancelotti al primo bilancio

di Giovanni Gaudiano

Carlo Ancelotti

Riparte il campionato, il Napoli avanza in Coppa Italia e si prepara alla sfida di Europa League con lo Zurigo.

 Ancelotti ha mantenuto l’impegno di stilare un primo bilancio dopo il girone d’andata. Ha parlato di come il rendimento della squadra sia in linea con quanto ci si aspettasse ed ha sottolineato come il Napoli sia fuori dalla Champions per un pelo e dopo aver disputato delle buone prestazioni. Il tecnico emiliano nella sua modestia, che è pari se non superiore alla sua capacità, ha parlato poco della sua scelta di utilizzare praticamente tutta la rosa a sua disposizione e di come questo aspetto influirà moltissimo sulla costruzione del prossimo Napoli, il primo che potrà modellare sulle proprie convinzioni. È banale dirlo ma ancora c’è chi non ha capito che Ancelotti sta adattandosi alle caratteristiche dei giocatori che ha trovato e lo sta facendo senza lamentarsi, senza accampare scuse e affermando come il Napoli abbia il dovere di puntare a tutti gli obiettivi possibili, compreso il campionato dove la Juventus sembra troppo lontana. Non gli interessa parlare di mercato, di rado parla dei singoli e se lo fa è per elogiarne la prestazione e l’adattamento alle esigenze della squadra. 

La partita di stasera al San Paolo è delicata. Di fronte il Napoli, con alcune assenze importanti, si troverà una squadra vogliosa che ha l’obiettivo di riprendersi quella qualificazione alla Champions sfuggitagli all’ultima partita dello scorso campionato.

Il Napoli però non può distrarsi. C’è Milik in doppia cifra, il folletto Mertens, al quale dedichiamo una breve monografia, voglioso di riprendersi il ruolo di uomo guida dell’attacco partenopeo. Poi ci sono diversi giovani che il tecnico sta valorizzando e che potrebbero fare la differenza. A proposito, in questa stagione Ancelotti ha dato spazio già a due prodotti del vivaio azzurro: Luperto mandato in campo 4 volte in Campionato e Gaetano, anche se per pochi minuti, in Coppa Italia. Non avveniva da qualche anno ma nessuno lo ricorda.

In questo numero abbiamo celebrato gli 80 anni di Gigi Simoni, auguri di cuore ad un gentleman del calcio italiano, abbiamo realizzato due interessanti interviste con Giordano e Foggia ed abbiamo proposto un breve ma inteso film fotografico del girone d’andata del Napoli.

Cosimo Sibilia

Siamo riusciti anche ad avere l’intervento del Presidente della Lega Nazionale Dilettanti e vice Presidente Vicario della FIGC Cosimo Sibilia, che ha fornito una serie di risposte chiare sui temi del calcio di questi giorni. La Federazione è consapevole che c’è molto da lavorare e che le difficoltà da superare sono tante ma è evidente che da solo il massimo organismo del calcio nazionale non potrà risolvere tutti i problemi, a partire da quello della sicurezza fuori e dentro gli stadi e dalla maleducazione dei tifosi italiani che nasce da un forte decadimento della nostra società sia culturale che sociale. Chiudere un settore di uno stadio ai tifosi abituali e poi chiedere di riempirlo con i ragazzi delle elementari e medie, che finiscono per comportarsi come i propri genitori, è praticamente inutile (vedasi Juventus – Genoa del 2017).

La stupidità purtroppo non ha confini, non ha età, l’educazione non è più un valore, i genitori sono un cattivo esempio per i propri figli e poi la vita dei social incide eccessivamente su tutti i cosiddetti internauti. La cultura non sembra occupare la giusta posizione nella scala dei valori necessari alla formazione di una sana e laboriosa società. Si può ancora intervenire, basta volerlo.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019

Il Napoli e l’Europa League dopo la Champions

Il Napoli e l’Europa League dopo la Champions

/ L’approfondimento

Il Napoli e l’Europa League

Ranking e premi: ecco perché il Napoli dovrebbe puntare alla seconda competizione europea magari intervenendo sul mercato

di Francesco Marchionibus

Il sogno Champions del Napoli si è infranto di fronte a un girone di qualificazione difficilissimo, in cui gli azzurri si sono misurati con due delle candidate alla vittoria finale della competizione, e al termine del quale nonostante le belle prestazioni fornite sono stati costretti all’eliminazione solo per differenza reti e con una sola sconfitta subita. Ma proprio il cammino condotto nelle partite del girone ha mostrato come la squadra azzurra sia oramai in grado di competere praticamente ad armi pari, e comunque di non sfigurare, con le maggiori potenze calcistiche europee. Ecco dunque che l’eliminazione dalla Champions, una volta superata l’amarezza per aver visto sfumare in extremis un traguardo quasi raggiunto, può rappresentare il trampolino di lancio per una grande stagione in Europa League: il carisma di mister Ancelotti e la sua abitudine a disputare le competizioni internazionali, unitamente alla sempre maggiore consapevolezza della propria forza da parte dei giocatori, molti dei quali hanno oramai maturato anche una buona esperienza internazionale, possono consentire al Napoli di arrivare molto avanti in E.L. e, perché no, di puntare alla vittoria finale. E se gli azzurri riusciranno a disputare una grande Europa League, oltre a regalare ulteriori emozioni e soddisfazioni alla tifoseria, compiranno un ulteriore importante passo in avanti anche per il consolidamento futuro del club partenopeo, sia dal punto di vista sportivo che da quello economico. In primo luogo, infatti, andare avanti il più possibile in E.L. consentirà al Napoli di conquistare i punti necessari per mantenere il proprio ranking internazionale (attualmente la 16^ posizione), se non addirittura per migliorarlo, e quindi di presentarsi ai sorteggi della prossima Champions 2019/2020 mantenendo la seconda fascia. Inoltre, grazie all’incremento dei premi previsti in questa stagione per la partecipazione all’Europa League, il club azzurro arrivando in fondo alla competizione potrebbe garantirsi un ritorno economico molto interessante. La UEFA ha stabilito un montepremi complessivo per l’E.L. 2018/2019 di 560 milioni di euro, con un aumento di oltre 160 milioni rispetto alla stagione precedente. Del montepremi totale il 25% (140 milioni di euro, 2,92 a squadra) è destinato ai 48 club partecipanti alla fase iniziale a gironi, il 30% (168 milioni) attribuito in base alle prestazioni (1 milione alle vincenti dei gironi, 0,5 alle seconde, 0,5 per i sedicesimi, 1,1 per gli ottavi, 1,5 per i quarti, 2,4 per le semifinali e 4,5 per le finaliste, con 4 milioni ulteriori per la squadra vincente), il 15% (84 milioni) attribuito in base al ranking degli ultimi dieci anni e il 30% (168 milioni) in base al cosiddetto “market pool”, e cioè alla suddivisione delle quote del mercato televisivo. Con questi numeri, anche se non è possibile stabilire in anticipo la cifra precisa che si potrà incassare (gli importi distribuiti dal market pool per ogni singolo club possono essere calcolati non prima della fine della competizione), è però possibile stimare che il raggiungimento delle semifinali di E.L. possa essere più remunerativo della partecipazione agli ottavi di Champions e che arrivare in finale di E.L., magari vincendola, possa equivalere a disputare un quarto di finale di C.L.. Questo vuol dire che con l’attuale situazione di classifica della serie A il club azzurro pur non facendo calare la tensione in campionato dovrà considerare l’Europa League come un obiettivo primario, per prestigio sportivo, prospettive future e ritorno economico. Per questo motivo, anche se il mister ufficialmente ha dichiarato che non ci saranno interventi sul mercato di gennaio e se la gran parte delle notizie che si rincorrono in questi giorni sono destinate a rimanere solo voci senza fondamento, per il Napoli in prospettiva europea sarebbe importante acquistare uno/due giocatori capaci di elevare ulteriormente la qualità della rosa senza alterarne gli equilibri.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019

Verdi – Un “lumbard” ambidestro a Napoli

Verdi – Un “lumbard” ambidestro a Napoli

/ PROFILI

Verdi – Un “lumbard” ambidestro a Napoli

Un legame indissolubile con Bologna e l’approdo in una
“Big” come il Napoli dove ha trovato il maestro Ancelotti

di Marco Boscia

Otto squadre nel suo curriculum

Simone Verdi nasce a Broni, una piccola cittadina di ca. 9300 abitanti in
provincia di Pavia, il 12 luglio 1992. A soli 11 anni arriva al Milan dalla
società dilettantistica Polisportiva Audax Travacò. Dopo le giovanili con i
rossoneri, esordisce con i “grandi” in Coppa Italia all’età di 17 anni.
Nell’estate del 2011 viene ceduto in compartecipazione al Torino, con il
quale fa il suo esordio in Serie A. Nel giro di tre anni approda prima alla
Juve Stabia, quindi all’Empoli, con cui sigla il suo primo gol in A proprio
contro il Napoli, e poi in prestito dal Milan per sei mesi prima in Liga
all’Eibar e poi per altri sei al Carpi. La svolta della carriera arriva a Bologna
dove milita per due stagioni, diventando l’idolo indiscusso della tifoseria.
Al Napoli approda la scorsa estate dopo le incertezze dello scorso
mercato di gennaio.

Ambidestro con grande tecnica

Verdi nasce come trequartista ma nel corso degli anni la sua posizione in
campo è variata, grazie soprattutto alla lungimiranza di mister Donadoni,
che lo ha spostato sulla fascia. Se all’Empoli difatti era solito, sotto la
guida di Maurizio Sarri, alternarsi con Riccardo Saponara proprio nel ruolo
di mezza punta, a Bologna è diventato un giocatore polivalente capace di
spaziare su tutto il fronte offensivo. Oltre ad una velocità palla al piede
fuori dal comune, è il dribbling il suo principale punto di forza, unito poi al
fatto di saper usare in egual modo entrambi i piedi. Ancora oggi risulta
essere l’unico calciatore del campionato italiano ad essere andato in gol
nella stessa partita con due calci piazzati battuti di destro e di sinistro.

L’arrivo a Napoli

Ammirato, corteggiato e poi concretamente cercato dal Napoli di De
Laurentiis già nella sessione invernale scorsa del calciomercato, Verdi
rifiutò con un secco no di approdare all’ombra del Vesuvio. Troppo
grande il suo legame con Bologna, dove era diventato un idolo e dove ha
trovato anche l’amore della sua vita, la bolognese Laura, che ha
conosciuto proprio durante il suo recupero da un infortunio al malleolo.
Da quel momento ad ogni suo gol Simone è solito festeggiare mimando
proprio una “elle” con indice e pollice, dedicando ogni sua marcatura alla
propria amata. Nella scorsa estate, chiusa la stagione, il Napoli è tornato
prepotentemente sul calciatore, riuscendo a strapparlo alla concorrenza
ed aggiudicandosi le sue prestazioni. In azzurro non è ancora riuscito a
trovare continuità per colpa di qualche infortunio di troppo, ma è già
andato in gol contro il Torino in trasferta. Verdi sa comunque di poter
contare oggi sulla stima di Ancelotti e la bella Laura non aspetta altro che
ricevere altre dediche, e se lo augurano anche i tifosi azzurri.

Verdi in gol contro il Torino

Verdi parla delle sue scelte:

Sulla scelta della maglia:

“Il 9 me lo tengo stretto; da Savoldi a Giordano a Higuain: so bene cosa ha rappresentato questa maglia per la storia del club, ma sono convinto di poterla onorare al meglio. Ci credo”

Sulla telefonata con Ancelotti che lo ha convinto ad accettare Napoli:

“Una telefonata che difficilmente dimenticherò. A partire dallo squillo e al suo “ciao, sono Carlo Ancelotti” non sapevo cosa dire, ero intimorito. Lui fu perfetto. Si svelò subito come la persona che poi ho conosciuto a Dimaro: semplice, simpatica, autorevole ma umile nell’approccio; rispetto a Sarri ha una mentalità più aperta, più espansiva”

Sul no al Napoli nella scorsa stagione:

“Resterò per sempre legato ai tifosi del Bologna, dovevo finire un percorso. Donadoni mi disse: “Sei uno stupido a non andarci”. Ma con la mia fidanzata decidemmo di rinviare. Inter? Sono qui, e questo conta. Da gennaio a giugno sono stato sempre in contatto con il d.s. Cristiano Giuntoli”

Su Napoli:

“Vivo in centro, tutti mi dicevano fosse una città meravigliosa, con la mia fidanzata la stiamo visitando. Sinceramente non me l’aspettavo. Da fuori non hai questa percezione di Napoli, sono rimasto sorpreso”

Dicono di lui:

“Si vedeva che da piccolo aveva delle doti incredibili”

Sergio Catalani, primo allenatore all’Audax

“Credo che Ancelotti stia cercando di valorizzare la sua rosa, e quindi di
far sentire tutti i suoi giocatori come possibili titolari. Verdi dal punto di
vista tecnico non ha da invidiare nulla a nessuno, neanche a livello fisico. È
l’aspetto caratteriale e mentale che poi va a incidere e a fare la differenza,
quindi lui deve calarsi in questa nuova realtà che non è più quella di una
squadra come il Bologna, ma di una squadra abituata in questi anni ad
altri obiettivi. Il suo salto di qualità dipende da questa sfera mentale”

Roberto Donadoni, suo allenatore al Bologna

“Verdi? Ovviamente non gli telefonerò, non mi permetterei mai. Posso
dire che è un talento straordinario, l’ho avuto due anni ad Empoli:
abbiamo conquistato una promozione dalla B e poi con me ha giocato
pure in A. Ha ancora margini di miglioramento, ne sono convinto. L’ideale
sarebbe un giocatore con la sua tecnica e la velocità di Deulofeu”

Maurizio Sarri, suo allenatore all’Empoli

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

La beffa del buco nella rete del 1962

/ TESTIMONE DEL TEMPO

Napoli-Lazio tra picche, ripicche, scudetti e petardi

Dalla beffa alle aquile nel ’73 al gol scudetto di Baroni nel ’90. Tanti i ricordi di una sfida mai banale

di Mimmo Carratelli

Vanno bene i conti del Napoli con la Lazio: 47 vittorie, 41 pareggi, 36 sconfitte in 124 partite in serie A. Saldo casalingo ugualmente attivo (30 vittorie azzurre, 22 pareggi, 10 sconfitte). La Lazio è una delle tredici squadre contro le quali il Napoli può contare più vittorie che sconfitte. Atalanta, Bologna, Cagliari, Chievo, Empoli, Genoa, Parma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese sono le altre formazioni. Incroci di scudetti, picche, ripicche e petardi sono disseminati lungo la storia dei confronti fra Napoli e Lazio, raramente un match tranquillo.

Oscar Damiani
La beffa partenopea del 1973

Nel campionato 1972-73, la prima sfida-scudetto fu una guerra di nervi, provocazioni, risse e vendette. La Lazio ci rimise il titolo all’ultima giornata perdendo a Napoli. Vigilia tesissima di quella partita. All’andata, la squadra di Maestrelli e Chinaglia stravinse a Roma (3-0 con gol di Manservisi, Nanni e Chinaglia nella porta di Carmignani) e in campo ne successero di tutti i colori. Vavassori e Chinaglia non si risparmiarono alcun tipo di botte. I laziali, una banda di straordinarie lenze e virtuosisti della palla, presero a deridere gli azzurri (Juliano, Carmignani, Zurlini, Vavassori, Improta, Damiani) che se la segnarono al dito per il “ritorno”. La partita al San Paolo del 20 maggio 1973 fu un inferno come gli azzurri avevano promesso ai laziali all’andata. In vetta, lotta serrata per lo scudetto: Milan 44 punti, Juventus e Lazio 43. In quell’ultima giornata, il Milan si tolse clamorosamente di mezzo, naufragando a Verona (3-5). Lo scudetto fu una sfida agli ultimissimi minuti tra la Juve di Vycpalek con Zoff, Furino, Causio, Anastasi, Haller, Altafini, Capello, Bettega e la Lazio di Maestrelli. Mentre la squadra biancoceleste resisteva a Napoli sullo 0-0, la Juve andava sull’1-1 a Roma contro i giallorossi (pari di Altafini). A questo punto sarebbe stato necessario lo spareggio-scudetto. La condanna venne nel finale delle due gare. La Juve passò 2-1 sulla Roma con un gol di Cuccureddu (87’), due minuti prima che il Napoli, col “sangue agli occhi” per la partita dell’andata, giocando alla morte, battesse la Lazio 1-0 con un gol di Damiani. Mancava un minuto alla fine. Lo “sfregio” segnò per sempre i rapporti fra Napoli e Lazio. La Juve volò a 45 punti campione d’Italia, la Lazio rimase inchiodata a 43 dietro al Milan (44). Il Napoli di Chiappella giocò con Carmignani; Bruscolotti, Pogliana; Zurlini, Vavassori, Rimbano; Damiani, Juliano, Canè, Esposito (77’ Umile), Ferradini. La Lazio con Pulici; Polentes, Martini; Wilson, Oddi, Nanni (70’ La Rosa); Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Manservisi.

La testata di Baroni del 1990

Il Napoli, invece, non mancò lo scudetto nella seconda sfida con la Lazio in cui fu in gioco il tricolore. Campionato 1989-90. Bigon sulla panchina azzurra. Prima dell’ultima giornata, il Napoli a 49 punti e il Milan di Sacchi a 47. La Lazio a metà classifica. Alla penultima giornata, il Napoli era dilagato a Bologna (4-2), inneggiato dai tifosi bolognesi “campioni, campioni”, il Milan naufragò per la seconda volta a Verona (1-2). Napoli-Lazio si giocò al San Paolo il 29 aprile 1990. All’andata era finita ancora male per gli azzurri, un altro 0-3. Il San Paolo fu addobbato a festa. In tribuna c’era Carlos Bilardo che stava preparando la nazionale argentina per il Mondiale di giugno-luglio in Italia. Marisa Laurito fece il giro del campo con la maglia azzurra e il numero 2 sulla schiena che preludeva al secondo scudetto della squadra di Maradona. Furono in sessantamila nel San Paolo sconvolto dai lavori per Italia 90.

Il colpo di testa vincente di Marco Baroni nel 1990

Immensi fili di carta verdi, bianchi, rossi si riversarono dagli spalti sulla pista insieme a cascate di azzurro. Quando le squadre entrarono in campo, Maradona apparve con Claudia, Dalmita che aveva tre anni e Gianinna un anno. Alemao portò in braccio la sua bambina, Corradini il suo figlioletto. Crippa e Francini andarono verso i “distinti” a raccogliere un lancio di fiori. Diego andò verso la tribuna d’onore e lanciò un mazzetto di garofani all’indirizzo di Lady Ferlaino, Patrizia Boldoni. Tutto questo prima che si decidesse lo scudetto. Ma c’era la sensazione della vittoria perché il Napoli s’era messo due punti avanti al Milan. Traguardo in pugno e l’ansia di non lasciarselo scappare con la Lazio pronta a dare battaglia, memore dello “scherzo” di diciassette anni prima. Ma, stavolta, il Napoli non aspettò gli ultimi minuti per vincere. Andò subito a segno Marco Baroni, lo spilungone fiorentino che giocò con un paio di slip rossi portafortuna. La Lazio non rimontò il fulmineo 1-0 azzurro. Il Milan vinse inutilmente l’ultima partita (4-0 al Bari). Bigon schierò: Giuliani; Ferrara, Francini; Crippa, Alemao, Baroni (66’ Fusi); Corradini, De Napoli (85’ Mauro), Careca, Maradona, Carnevale.

Giorgio Chinaglia, autore di una tripletta nella sfida del 1974
La tripletta di Chinaglia del 1974

Memorabile tra Napoli e Lazio il 3-3 del 1974 al San Paolo, l’anno dopo lo “sfregio” del gol di Damiani che aveva tolto lo scudetto ai laziali. Si giocò a metà del girone di ritorno, la Lazio di Maestrelli lanciata verso la conquista del campionato. Botta e risposta di gol. Vantaggio azzurro con Clerici, pari di Chinaglia, a segno Juliano, di nuovo Chinaglia, terzo vantaggio del Napoli con Clerici e rigore finale di Chinaglia che aveva siglato anche l’1-0 dell’andata a Roma. La Lazio vinse lo scudetto a 43 punti, due avanti alla Juve (41). Il Napoli di Vinicio, il primo Napoli furente del “leone”, si classificò terzo (36). Le formazioni dei sei gol al San Paolo. Napoli con Carmignani; Bruscolotti (50’ Montefusco), Pogliana; Landini, Ripari, Orlandini; Canè, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia. Lazio con Pulici; Petrelli, Martini; Wilson, Oddi, Nanni (77’ Inselvini); Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico.

Higuain dopo il rigore fallito nel 2015
Un confronto mai banale

Napoli-Lazio non solo scudetti e vendette, ma anche gol-fantasma e i golazi di Maradona da centrocampo e dal corner al portiere Orsi nel febbraio 1985. Freme ancora De Laurentiis per i milioni della Champions (quaranta?) sfumati a fine maggio 2015 nella folle sfida di Higuain ai laziali. Doppietta da matador e poi il rigore calciato alle stelle che spianò il successo alla squadra di Pioli e le assegnò il preliminare europeo. Gonzalo sbagliò la palla del tre a due che avrebbe potuto segnare il destino diverso del match, conclusosi 2-4. Mai una partita tranquilla con la Lazio, compresi i petardi del San Paolo su Pighin e Manfredonia nel match che il Napoli pareggiò 1-1 ai tempi di Savoldi (gennaio 1979) e perse “a tavolino” dal giudice sportivo. Una storia di risse e rivincite furenti che ebbe inizio nel pazzo mese di marzo del 1962 al Flaminio. Sullo 0-0, calcio di punizione di Seghedoni per la Lazio. La palla entrò nella porta di Pontel, ma uscì da un buco della rete. Dolo Mistone ricorse a tutta la cazzimma napoletana con l’arbitro Rigato, che respinse le proteste dei laziali e disse che la palla era filata via a lato. Conclusione: quell’anno il Napoli fu promosso in serie A, la Lazio rimase in B.

pubblicato su Napoli n.5 del 20 gennaio 2019