L’ANNIVERSARIO

180 anni di storia che corrono sui binari

Le ferrovie italiane iniziarono il loro viaggio a Napoli e da oggi il Museo di Pietrarsa sarà al centro di manifestazioni ed eventi

di Giovanni Gaudiano

Era il 3 ottobre 1839, un po’ dopo le 12.00, quando da Portici dopo il classico fischio del capo stazione la locomotiva Vesuvio e le sue sette carrozze dove trovarono posto la corte, le personalità, i militari di tutte le armi e la banda della guardia reale partirono per il viaggio inaugurale della prima ferrovia italiana. Il convoglio con a bordo il re Ferdinando II di Borbone arrivò a Napoli dopo poco più di nove minuti e l’intero tragitto di oltre 7 Km compiuto alla velocita di 50 Kmh fu accompagnato da ali di folla festanti e stupite di vedere il nuovo mezzo di locomozione. Quel giorno nacque il primato della prima ferrovia italiana, ampliata poi negli anni seguenti e che il re intese completare con l’allestimento delle famose officine borboniche di Pietrarsa, vero fiore all’occhiello di quella che sarà la fiorente industria italiana. Quelle officine opportunamente riadattate 30 anni fa, ed anche questo è un anniversario che cade il 7 ottobre, ospitano il Museo Ferroviario di Pietrarsa, il più importante hub ferroviario europeo che sarà il centro delle manifestazioni che inizieranno il 3 ottobre per concludersi 4 giorni dopo.

È un avvenimento di grande importanza che avrà l’opportunità di svolgersi in un posto incantato dove il tempo sembra essersi fermato anche se tutto è in perenne movimento. A Pietrarsa non manca nulla: c’è il mare che lambisce il museo, ci sono i grandi padiglioni che lo ospitano, c’è l’enorme statua in ghisa del re (alta 4,50 m del peso di 7 tonnellate, poggiata su un basamento di ca. 3 m) che sembra stare lì a guardia. Poi ci sono i locomotori, le littorine, le carrozze e soprattutto la sala delle locomotive dove davvero sembra di entrare in una sorta di cattedrale per la maestosità e la bellezza di queste macchine, che hanno lavorato tanto ed oggi sembrano godersi il meritato riposo con il sole di Napoli che le illumina dai finestroni e la fresca brezza marina, che si respira in tutto il sito, che soffia quasi a rinfrescarle.

Ne parliamo con il dr. Oreste Orvitti, direttore del Museo di Pietrarsa e con Renato Granato, corrispondente territoriale per la Campania delle relazioni del gruppo Ferrovie dello Stato italiane.

«Quello del 3 ottobre – spiega il direttore Orvitti – è uno dei primati della nostra penisola e del Regno delle Due Sicilie che elaborò un progetto già sviluppato in Inghilterra. Bisogna lavorare di immaginazione a distanza di tanti anni, anche se la lungimiranza di quel re e la capacità della manodopera partenopea dimostrano ancora oggi la voglia di evoluzione che esisteva a quei tempi. Quel giorno quel treno che congiunse per la prima volta Portici a Napoli rappresentò una vera e propria delizia per gli ingegneri e per i tecnici che ci avevano lavorato scegliendo la linea costiera per evitare di espropriare terre togliendole all’agricoltura. Si trattò di un progetto d’avanguardia se pensiamo alle strutture ancora in essere come il Ponte dei Francesi e le arcate di Torre Annunziata. Quell’opera certifica ancora oggi come la capacità tecnologica ed ingegneristica in campo ferroviario ebbe inizio in questo territorio e segnò la nascita della figura del ferroviere».

Quindi si può dire che oggi sarà anche la festa dei ferrovieri?

«Assolutamente. Il 3 ottobre del 1839 segna solo l’inizio di una storia con i primati che successivamente negli anni le ferrovie italiane avrebbero raggiunto grazie al lavoro e all’attaccamento di tutti i ferrovieri ed all’evoluzione che porterà allo sviluppo tecnologico delle nostre attuali ferrovie con i Frecciarossa che oggi sono all’avanguardia nel panorama europeo e rappresentano il vanto del patrimonio ferroviario nazionale grazie alla capacità di collegare in poche ore i punti più distanti della nostra penisola. In fondo la storia del treno in Italia dimostra che noi italiani siamo un popolo ingegnoso, capace di costruire ricercando costantemente il miglioramento in tutto quello che facciamo».

Cosa c’è di vero nell’idea del re di collegare di fatto le sue regge per rendere più agevoli i suoi spostamenti?

«Direi poco o niente, se pensiamo che stiamo parlando di un re lungimirante padrone di uno stato dalle casse floride dove l’economia si sviluppava attorno alle regge che i Borbone avevano costruito creando benessere per gli abitanti del posto. Penso al Miglio d’Oro, alla stessa Reggia di Caserta. Si trattava di una strategia che favoriva la produzione agricola, il commercio e addirittura l’industrializzazione di un territorio sino ad arrivare con gli scavi di Pompei ad alimentare l’industria della cultura. L’idea di base di carattere commerciale è confermata dalla scelta di allestire la stazione Bayard, quella di Napoli, a piazza Mercato dove gli scambi commerciali trainavano l’economia dell’intera città».

Parliamo dell’avvento delle Ferrovie dello Stato, quest’enorme macchina che collega ogni giorno i posti più disparati del nostro paese.

«La miccia accesa dai Borbone proseguì attraversando le varie fasi della storia del nostro paese come l’Unità d’Italia per giungere alla data del 1905 quando nascono le Ferrovie dello Stato italiano, che avevano il primato nel campo ma si assunsero contemporaneamente il compito oneroso di mettere insieme le varie ferrovie locali che erano sorte negli anni precedenti, armonizzandole nell’interesse dell’intero paese. In questo lavoro si è innestato anche quello della Fondazione, che ha riportato alla luce linee secondarie (oltre 600 km) che collegavano paesi all’interno dello stivale valorizzandone l’aspetto turistico ed offrendo al viaggiatore italiano ed a quello straniero la possibilità di raggiungere posti con percorsi che in alcuni casi sanno di antico, sia pur accompagnati da un grande comfort, e che attraversano l’infinita bellezza dei nostri paesaggi e collegano luoghi legati alla spiritualità propria del pellegrino viandante».

È il momento di parlare dell’anniversario, della cerimonia e dei festeggiamenti previsti.

«La manifestazione avrà dei momenti dove il gioco prevarrà sul protocollo. Ripeteremo l’esperienza con i trenini di “Vapore Vivo”, che gireranno all’interno del Museo per grandi e bambini. Ci sarà un concerto di Massimo Masiello, cantante e attore emergente. Poi si esibiranno le EbbaneSis, il duo al femminile composto da Viviana e Serena che si stanno imponendo per le loro voci e per i loro adattamenti di canzoni famose in napoletano. Avremo delle sfilate e dei balli che saranno proposte nei costumi dell’epoca borbonica. Abbiamo pensato di partire dal quadro del Fergola quasi per farvi uscire i personaggi che il pittore, che potremmo definire anche un cronista dell’epoca, disegnò proprio per festeggiare la nascita della prima ferrovia. Nei quattro giorni ci aspettiamo anche una visita istituzionale importante che possa valorizzare questo primato che va ascritto a tutto il paese. Pensiamo inoltre che questo primato vada condiviso oltrepassando i confini nazionali, perché il treno è patrimonio dell’intera umanità, e la sera del 3 ottobre abbiamo invitato la banda della NATO che di fatto raccoglie persone provenienti da tutto il mondo, mentre la chiusura della manifestazione sarà affidata alla banda dei Carabinieri con un programma che sarà di sicuro gradimento. Ci saranno anche dei punti di ristoro legati alle tradizioni partenopee e siciliane».

L’anniversario delle prima ferrovia sarà quindi al centro di quattro giornate da oggi al 6 ottobre ricche di avvenimenti, di spettacoli, di giochi, di rievocazioni e tutto si svolgerà nel meraviglioso spazio del Museo di Pietrarsa che, come si diceva, compirà proprio il 7 ottobre il suo trentesimo anno di attività.

«Pietrarsa sarà al centro dell’attenzione – prosegue il direttore Orvitti – i padiglioni furono allestiti per ospitare la storia delle ferrovie ed oggi l’evoluzione ci ha portato ad avere una vera e propria casa del treno. Visitarlo significa fare un esperimento, vivere un momento di una giornata circondati dai treni. Oggi abbiamo realizzato solo una parte del programma che vogliamo portare avanti sfruttando le nuove tecnologie che ci consentiranno di avere tra le tante cose anche un simulatore di guida, carrozze con dei finestrini che condurranno il visitatore in posti lontani come se si stesse viaggiando per davvero. Saranno ancora tante le cose che pensiamo di introdurre per migliorare la nostra offerta e tenerla al passo dei tempi».

Il museo di Pietrarsa oggi è davvero un fiore all’occhiello per l’intero paese e come tale meriterebbe ancora più attenzione.

«Abbiamo parlato di primati – aggiunge Renato Granato – credo che Pietrarsa sia l’unico museo che abbia una stazione delle ferrovie al servizio esclusivo del sito che nel tempo è diventato un museo atipico e non poteva d’altronde essere diversamente vista la vocazione di quello che rappresenta, cioè le ferrovie, il movimento. Siamo abituati naturalmente a guardare ad un qualunque museo come una struttura statica mentre questo sorto trent’anni fa qui a Pietrarsa è un struttura dinamica che si va evolvendo sempre di più con il coinvolgimento delle persone. La dinamicità è direttamente collegata alla storia che questo museo vuole raccontare ed è nella natura del materiale che il visitatore trova nei padiglioni».

Ora è necessario che il lavoro attorno al brand continui, si vada sempre più allargando per portare la nostra avvincente storia nel mondo anche attraverso una sapiente azione di merchandising. L’Italia è un paese che resta molto attrattivo per le sue bellezze, per l’ingegno degli italiani e per la capacità di un popolo che nella sua diversità territoriale ha una caratteristica comune: quella di non essere mai banale e scontato.

pubblicato su Napoli n.15 del 28 settembre 2019

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